Cronachette dal paese dei migliori (5)

Da oggi l’Italia è tutta zona gialla, tranne qualche regione del Sud arancione (e la Val d’Aosta, che evidentemente sconta la vicinanza con la Francia), e la Sardegna inopinatamente passata in poche settimane da bianca a rossa. Si litiga all’interno del governo su aperture serali dei ristoranti, o allungamento dell’orario del coprifuoco: questo è il livello della discussione, quando ci sarebbe da parlare di moratoria dei brevetti, di aiuti ai paesi attualmente più in difficoltà, come l’India, di autorizzazione ad altri vaccini ed in particolare allo Sputnik. Le Regioni protestano perché il governo ha stabilito di riaprire le scuole in presenza il più possibile: non ci sono i bus, dicono, e ci si domanda che cavolo hanno fatto in questo anno e perché mai non hanno preso quelli delle ditte di trasporto rimaste gioco forza ferme, e dato che se questo è il ragionamento i bus non ci saranno mai, quando secondo loro i ragazzi potranno tornare a scuola?

 Ho avuto l’esito dell’esame degli anticorpi: ce li ho alle stelle, il mio amico dottore mi ha detto che sarei stato un candidato a donare il siero per la terapia degli anticorpi, ma qua purtroppo non si fa e quindi i miei anticorpi me li tengo. In pratica posso saltare la prima dose di vaccino; tra qualche mese rifarò il controllo e se saranno scesi potrò fare solo il richiamo, altrimenti nemmeno quello. Che fortuna! Oggi peraltro si è vaccinata anche mia suocera, la ospitiamo per qualche giorno da noi nel caso abbia qualche effetto collaterale, anche se conoscendone la tempra ne dubito. Si è piazzata davanti alla tv e, anche se sto lavorando nell’altra stanza, mi sto sentendo tutta la puntata di saluto a Milva.

Che se ne è andata anche lei, non per il Covid ma per una malattia degenerativa: una grande artista che aveva il rispetto di sé stessa e della sua arte e che quindi, quando dieci anni fa aveva scoperto la malattia, si era ritirata dalle scene. Io pensavo fosse già morta, a dire la verità, ma mi accade spesso di far morire qualcuno che invece è ancora vivo, anche se non del tutto vegeto. A proposito di vivo e vegeto, ogni volta che chiamo mia madre si fa un pianto e dice che non ce la fa più. Da quando è morto mio padre ha perso ogni interesse, e certo la pandemia con la rarefazione dei contatti non aiuta. Dice che non avrebbe mai pensato, nel poco che le rimane da vivere, di finire così: purtroppo però il disagio è nella testa più che nel corpo, e se uno non riesce a reagire è dura uscirne fuori, ammesso poi che lo voglia.

Ieri secondo tempo delle Cresime: a solo titolo statistico riporto che i ragazzi con genitori di origine italiana erano meno della metà e senza essere retorici è stata una bellezza vederne “di tutti i colori”. Questo servirà a far superare anche ai genitori pregiudizi e diffidenze? Per chi avrà voglia di parlarsi e di conoscersi sicuramente sì, altrimenti ognuno rimarrà nelle sue convinzioni.

L’altro giorno Biden ha parlato del genocidio armeno, suscitando le ovvie proteste turche. Che sta succedendo da quelle parti? Prima Draghi dà del dittatore a Erdogan, poi questo attacco: c’è qualcosa che non sappiamo?

Sabato sera c’è stata una bella puntata di “Sapiens” di Mario Tozzi, sui disastri nucleari di Chernobil e Fukujima; è incredibile come basti un particolare insignificante per provocare una catastrofe, come ad esempio un tubo che porta l’acqua che dovrebbe raffreddare un reattore ad un circuito secondario azionato da una pompa che non va perché non c’è l’energia elettrica; o il generatore che si ferma per mancanza di benzina… se fossero successe a noi avrebbero detto “i soliti italiani”, ma dai giapponesi chi se lo sarebbe aspettato? Ma poi dico, se c’è un paese che avrebbe dovuto stare alla larga dall’energia nucleare quello è il Giappone, chi gliel’ha fatto fare? E adesso, dato che non sanno più dove mettere l’acqua con la quale stanno raffreddando i reattori, hanno detto che la butteranno in mare, ma niente paura, sarà filtrata, i livelli di radiazione saranno molto al di sotto della soglia tollerata. I pescatori comprensibilmente non sono molto d’accordo, spero almeno che stavolta ci sia qualcuno che controlli il pieno dei generatori…

Amiche e amici, si è fatta una certa e vado a preparare pranzo: oggi trofie al ragù, insalata mista e formaggio vario. E un bel bicchiere di Chianti, che fa sangue. A presto!

15 pensieri su “Cronachette dal paese dei migliori (5)

  1. Ma come? È un programma di successo, transgenerazionale, è in onda dagli Anni Ottanta!
    (Lo ignoravo, ho dovuto ricorrere a Wikipedia per capire la natura della tortura, ero fermo ai ferri roventi e alle scosse elettriche, non immaginavo che potesse esistere qualcosa di peggiore! 🙂 )

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    • La Turchia persegue una politica troppo autonoma per i gusti (e interessi) americani, credo. Con la Russia ha un rapporto molto pragmatico, ma le occasioni di scontro non mancano, in Libia, Siria, sulla Crimea, sull’Iran… questo non gli impedisce di comprare le armi, che come membro Nato sembrerebbe quasi assurdo. Insomma chi ci capisce è bravo…

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      • Guardando alle scelte politiche di Erdogan, mi sembra abbastanza chiaro dove voglia andare a parare: stufo di fare il tirapiedi degli USA, adesso crede di potersi affrancare giocando in proprio.
        E’vero che a Turchia è un paese grande e popoloso, situata in punto strategico, con un esercito tra i più armati e forti al mondo. Bisognerà vedere fino a quando gli USA saranno disposti a subirne le mattane come quella di comprare i missili russi.

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