Olena à Paris – 43

«Ma fammi capire, Jean, non potevi prenderli e portarli da qualche altra parte quei quadri? Solo tu sapevi cosa c’era in quel magazzino, non capisco che bisogno avevi di tutta questa messinscena…»
«Vedo che continui a non capire, mia cara. Io non avevo nessuna intenzione di spostarli»
«Natascia, tu ci capisci qualcosa? Io ci rinuncio» dichiara Gilda, incrociando le braccia.
Mentre Olena inarca un sopracciglio, incuriosita, Biscuit continua il suo racconto.
«Mi spiego meglio, allora» continua Biscuit «quelle opere erano state nascoste per più di settanta anni; quelli che ne conoscevano l’esistenza erano spariti da tempo, o fatti sparire, chi lo sa; e io non avevo nessuna intenzione di agitare le acque e ritrovarmi magari con i nazisti alle calcagna, o peggio il Mossad…»
«Ma che accidenti racconti Jean, ma di che nazisti vai cianciando? Quelli rimasti avranno più di cento anni! E il Mossad, poi… perché non gli extraterrestri allora, già che ci siamo?»
Biscuit scuote la testa, divertito.
«Il tuo candore mi commuove, Gilda. Glielo spieghi lei, capitano, se ci sono ancora in giro nazisti. No, non devi pensare a quelli con la testa rasata, con magari qualche croce uncinata tatuata, nostalgici, razzisti…»
«Perché, quelli cosa sono, boy scout?» chiede ironicamente la Calva Tettuta.
«Folclore, scenografia, fumo negli occhi. Certo, possono diventare pericolosi, ma non sono certo loro a tirare le fila… quelli devi cercarli nei consigli di amministrazione delle multinazionali, nelle segreterie dei partiti, nelle banche di affari, negli organismi internazionali che stabiliscono le regole del commercio…»
«Cos’è, Jean, mi stai diventando comunista? » lo provoca Gilda «Non mi sembri credibile nei panni di Che Guevara. E comunque vieni al dunque, che ci volevi fare con quei quadri?»
«Un attimo di pazienza, che ci arrivo. Mi ritrovavo tra le mani beni di un valore inestimabile, il problema era come farli fruttare. Sapevi che per il mondo c’è un giro di collezionisti disposti a spendere fortune per aggiudicarsi pezzi del genere, solo per il piacere di tenerli chiusi nel proprio caveau blindato e rimirarseli ogni tanto, magari in compagnia di amanti pagate anche loro profumatamente? »
E’ la volta di Gilda scuotere la testa, stavolta di delusione.
«La solita storia, quindi, soldi. Ne hai già più di quanti potrai mai godertene, a che diamine ti servivano anche questi?»
«No, non soldi cara mia, ma quello che si ottiene con i soldi: il potere. Il potere di far credere che il nostro è il miglior modo di vivere, e l’unico possibile; di mettere nei posti giusti chi può fare leggi che ci favoriscano, per approvvigionarci di materie prime a prezzi ridicoli lasciano ai produttori solo le briciole, per combattere legislazioni troppo restrittive sullo sfruttamento delle risorse e sull’inquinamento; per comprare giornali e televisioni, infiltrarsi nei social; per corrompere politici e sindacalisti, quelli che cercano di organizzare i lavoratori e li spingono a lottare per i loro diritti; e per eliminare quelli che non sono disposti a farsi pagare, gli idealisti; in definitiva il potere di garantirci che, per i prossimi cinquant’anni almeno, comanderemo ancora noi. Noto una smorfia di disapprovazione sul tuo visino, dovresti essermi grata invece, in fondo sto lavorando anche per te…»
«Per me?» grida Gilda, esasperata. «Hai fatto ammazzare persino la nonna di mio marito, e l’hai fatto per me? Tu sei matto, peggio di Evaristo, ecco perché andavate d’accordo voi due! Ma Antonietta è al corrente di questa storia? Perché, nel caso non la conosca, non vedo l’ora di raccontargliela, e poi vediamo come va a finire!» urla la Calva Tettuta.
Biscuit fa un respiro profondo, e si avvia verso la propria poltrona, dove si siede, poggiando i gomiti sulla scrivania e prendendosi la testa tra le mani.
«Lascia stare Antonietta, Gilda. Lei non sa niente, non si è mai interessata di niente di quello che succede qua dentro. L’unica cosa che interessa quella beghina sono le opere di carità e le feste, ed è bene che continui ad occuparsi di quelle. Ma ora, cara Gilda, veniamo al dunque, come dicevi tu stessa. Questo è il contratto, manca solo la tua firma.»
«E se non firmo che succede, mi fai sparare?» chiede la vedova Rana, protendendo il generoso petto.
«L’idea non è malvagia» risponde Biscuit «ma vorrei evitare ulteriori spargimenti di sangue, se possibile. Se hai bisogno di una spintarella, comunque, potremmo far fuori i tuoi amici che in questo momento sono nostri… ospiti, in modo molto doloroso, se rendo l’idea»
«James?» esclama Gilda «Avete preso James? Natascia, che devo fare?»
Olena risponde senza scomporsi, recuperando una lieve inflessione russa:
«Pistola puntata alla tiesta ottimo arguomento di convincimiento, signuora»
«Allora devo darla vinta a questi bastardi, devo firmare?» chiede Gilda, con una punta di amarezza.
«A meno che» continua Olena «chi punta pistola non ha fucile puntato su sua testa»
E, seguendo lo sguardo della russa, tutti quanti fissano incuriositi il puntino rosso che si è illuminato sulla fronte di Jean Biscuit.

Carlos è il primo a rendersi conto della situazione.
«Mister, non si muova. E’ sotto tiro di un fucile di precisione»
«Che cosa? Sotto tiro? Ma chi diavolo… fai qualcosa, Carlos!»
«Gliel’avevo detto che era una pessima idea quella del suo ufficio» risponde Carlos, e poi si rivolge ad Olena, con ammirazione. «Bel colpo capitano, devo riconoscerlo. Chi avete piazzato là fuori?»
«Tu conosce lui molto bene, Carlos, e sai che difficilmente sbaglia colpo. E’ Osvaldo.»
«Osvaldo? Figlio di… non vi riconosco più capitano, in altri tempi ad un traditore avreste ficcato una pallottola in testa, stavolta non solo l’avete lasciato vivo, ma l’avete ingaggiato di nuovo. State diventando sentimentale…»
«Osvaldo non ha mai tradito me. Ha finto di tradirmi, era modo più facile per entrare in deposito, hai presente Cavallo di Troia?»
«Di troie ne conosco parecchie…» risponde Carlos, con poca eleganza. «E a proposito, signori…» continua, costringendo Gilda a sollevarsi dal divano e facendosene scudo, sempre puntandole la pistola alla testa. «Vi pregherei di non seguirmi, se non volete costringermi a far scoppiare questa testolina deliziosa» e, camminando a ritroso per non voltare le spalle ad Olena, si avvia verso la porta dell’ufficio.
«Natascia! Fai qualcosa, per la miseria!» urla la Calva Tettuta, inviperita.
«Carlos! Torna qui, bastardo!» urla Jean, rimanendo per il resto immobile.
Olena fissa Biscuit stringendo leggermente le palpebre, e poi lo rassicura beffarda:
«Tranquillo, tuo amichetto tuorna subito»
E, come se le avesse letto nel pensiero, la porta si apre e rientra Carlos, stavolta però con le mani alzate e con un fucile a pompa Rys-K puntato alla nuca.
«Che diamine…» sfugge a Biscuit, incredulo nello scoprire la ragazza che segue Carlos imbracciando il fucile. «Chantal?! Ma che cazzo ci fai tu qui, e che stai combinando con quel fucile?»
«Bel nome, Chantal» osserva Olena, avvicinandosi alla sua amica e prendendo la pistola che la ragazza si è fatta consegnare da Carlos.
Chantal spinge Carlos verso la vetrata, e sempre tenendolo sotto mira risponde:
«Con quello che mi paghi, caro “zietto”, sono costretta a fare qualche straordinario. Inoltre, devo dirtelo, preparare caffè, fare fotocopie e succhiare il tuo uccello sotto la scrivania come prospettiva di carriera non era allettante»
«Chantal, non fare la stupida, cos’è che vuoi? Metti via quel fucile, ti coprirò d’oro…» implora Biscuit, sudando.
Chantal sorride maliziosa, poi si gira verso Olena.
«Glielo dice lei, capitano?»
Olena annuisce, poi fa cenno a Biscuit di alzarsi, e di mettersi vicino a Carlos.
Nel frattempo nella stanza è entrata anche Gilda, ancora rossa dalla arrabbiatura.
«E mò so’ cazzi vostri, e non dite che non vi avevo avvisato!» urla ai due.
Olena sorride, e rivela la vera identità di Chantal:
«Vassilissa Kutnezova è ufficiale di FSB, servizio federale per sicurezza di Federazione Russa, indaga su traffico di oggetti d’arte e finanziamento di organizzazioni terroristiche» poi incuriosita chiede alla collega:
«E’ vero che tu fatto lavoretto a lui sotto tavolo? Poi tu racconta me tutto»
«Io non c’entro niente con quella porcheria!» protesta Biscuit, prima di rimanere gelato alla vista della figura che varca la soglia dell’ufficio. Antonietta Talnone, pallida di rabbia nel tailleur Chanel a piccoli quadri della collezione primavera 2021, avanza lentamente verso Gilda, e la abbraccia.
«Avevi ragione tu, gli uomini sono tutti porci» le dice all’orecchio.
«Non generalizzare, Antonietta. Io parlavo dei mariti» la corregge Gilda, accarezzandole la testa.

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