Olena à Paris – 37

Seduti ad un tavolo di una piccola brasserie in Place de Tertre, la piazzetta degli artisti di Montmartre, James e Serge stanno consumando uno spuntino con un tagliere di formaggi assortiti e qualche fetta di quiche Lorraine, il tutto accompagnato da una bottiglia di Crémant d’Alsace Brut, e discutono amabilmente del più e del meno.
«James, per la miseria, spero che abbiate un’idea di quello che state combinando. Dieci milioni per comprare quello che è già vostro! Guarda che io posso coprirvi fino ad un certo punto, poi qualcuno verrà a chiedermi spiegazioni…»
«Non preoccuparti, la contessa sa quello che fa, di solito» afferma James, cercando di essere convincente.
«Che vuol dire “di solito”? Vedete di non fare scherzi, io sto rischiando le chiappe!» protesta il banditore.
«Te l’avevo mai detto che sei affascinante quando ti arrabbi?» domanda il maggiordomo inclinando leggermente la testa e sollevando il calice. «Comunque stai tranquillo, le tue chiappe con me stanno al sicuro» lo rassicura, con un sorrisetto lievemente allusivo.
Prima che Serge possa rispondere una coppia di bohémiens con in testa dei cappelli di paglia, all’apparenza due pittori, si avvicinano al tavolo.
«Facciamo un ritrattino, signori?» chiede il più alto dei due, mettendo in mostra dei bicipiti insolitamente sviluppati per un artista. Serge, accarezzando per un attimo l’idea di fungere da modello, declina gentilmente l’invito:
«Magari un’altra volta, amico. Se non l’avessi notato stiamo mangiando e non ci piace essere disturbati, quindi fai il favore di portare i tuoi pennelli da qualche altra parte e vai a fare il ritrattino a qualche turista»
«Ehm, Serge, non è il caso di essere così… scortese» lo trattiene James. «Anche loro hanno diritto di guadagnarsi da mangiare, non credi?»
«Ma possibile che con tutte le persone che girano qui intorno proprio a noi dovete venire a rompere le scatole?» sbotta ancora l’armeno. «Comunque James tu sei liberissimo, per me puoi farti ritrarre pure da putto della Cappella Sistina, io finisco la quiche e poi mi fumo un bel sigaro, alla faccia vostra»
«Non le hanno mai detto che il fumo fa male, signore?» chiede il nerboruto, beffardo. Serge punta la forchetta verso l’impertinente, pronto a rispondere per le rime, quando nota un piccolo particolare che prima gli era sfuggito, ovvero il silenziatore collegato alla canna della Sig-Sauer SP 2022 che il secondo pittore sta tenendo premuto contro il costato del suo amico.
«Quand’è così, signori, considerata la vostra squisita cortesia, accetteremo l’invito. Signorina?» chiama Serge, alzando il braccio verso la cameriera: «L’addition, s’il vous plaît».

«¡Te digo que ha sucedido un drama!» urla in falsetto Miguel al telefono.
«Cosa successo a signuora? Tu prende fiato, e racconta tutto in ordine. E parla italiano, por favor» lo esorta Olena, all’altro capo della linea.
«E’ arrivata all’improvviso, io stavo potando le siepi del boschetto… aveva una macchina nera guidata da un ragazzone, nero pure lui, che sarà stato alto due metri, due spalle… »
«Non interessano questi dettagli. Cosa successo dopo?»
«Lei è scesa dalla macchina e si è avvicinata a Chico, il mio Miguelito… quando il bambino l’ha vista è rimasto a bocca aperta, e anche i koala, tutti a bocca aperta. Poi le si sono avvicinati, tutti volevano toccarla»
«Loro conoscevano lei?» chiede Olena, sorpresa.
«Eccome! E come potevano non riconoscerla? Loro volevano soltanto farle le feste. Ma lei è stata scostante, li ha scansati, si è diretta verso Chico e l’ha preso in braccio…»
«Lei voleva rapire Chico? Ma perché? E’ strano…»
«Be’, insomma, proprio strano non è, in fondo è sempre la sua mamma. Ma quando i koala si sono accorti che voleva portar via il loro fratellino non gliel’hanno permesso. Hai mai visto dei koala arrabbiati? Sembrano così teneri, ma tengono un bel caratterino! Li hanno circondati e prima hanno addormentato l’autista a forza de golpes, de mazzate insomma, e poi hanno preso lei e l’hanno imbavagliata e legata»
«Si può sapere di che stai parlando? Chi è stato imbavagliato e legato?»
«Ma come, chi? La signora, no? Conchita, mia moglie, o meglio la madre di Chico! I koala la guardano sempre in tv, si sono offesi quando lei li ha trattati male. L’hanno impacchettata e caricata su un camion di tortellini ripieni di eucalipto e menta in partenza per la Svezia» rivela finalmente il giardiniere. Al telefono si sente un respiro profondo, come di chi cerchi di non perdere la calma, e poi Olena sbotta:
«Miguel, quando tuorna io strappa te tue pallette muoscie. Io intendeva signuora Gilda. Cosa successo alla signuora, quando l’hanno presa?»
«Hanno preso la señora? O madre de Dios! Sven!! Svengard!!! Ven aquí, rápido!» chiama Miguel, con voce stridula. Il norreno, che poco lontano si sta allenando a sollevare sezioni di tronco d’abete a torso nudo, accorre prontamente, con tronco e tutto.
«Sven, la russa qua dice che qualcuno ha rapito la señora Gilda. Ma no es posible, la señora era con te, non è vero?» chiede Miguel incredulo. Poi notando le gote dello svedese imporporarsi, nonché le orecchie, scuote la testa e dice ad Olena «E’ meglio che parli con lui» e passa il cellulare al vichingo. Il silenzio pieno di imbarazzo viene rotto dalla russa, che chiede:
«Svengard?»
«Si?» risponde l’uomo.
«Cosa successo a tua donna?» chiede con un fremito all’udire la voce dell’unico uomo che finora le ha resistito.
«Ecco, io… non lo so» confessa Svengard.
«Che vuol dire non lo sai? Eri o non eri con lei?» alza la voce Olena.
«Si, si, ma… ecco, siamo andati a quella stupida conferenza… c’era quell’ometto assurdo, un certo Propoli, Augusto Propoli, Gilda se lo mangiava con gli occhi, e si è fatta anche fare l’autografo su uno dei suoi libri… ha cominciato a parlare di erbe, e tisane, e infusi, e clisteri e non so che altro e continuava a parlare, parlare… ad un certo punto penso di avere chiuso un attimo gli occhi»
«Te quedaste dormido, ti sei addormentato, insomma» chiosa Miguel, con un filo di perfidia.
«Ma solo per un attimo, lo giuro! O almeno credo… Quando mi sono svegliato la conferenza era finita e Gilda non c’era più, ho pensato che fosse andata da qualche parte con questo Propoli, e sono tornato a casa»
«Ma non hai provato a chiamare lei, a cercare di sapere dove lei era?» incalza Olena.
«No, veramente, ecco… io ho pensato che non volesse essere disturbata» risponde il norreno, timido.
«Glande uomo del Nold, il saggio dice: “conosci te stesso” » interviene il cinese Po, convenuto in tempo per seguire l’ultima parte della conversazione. «Tu hai tante qualità ma devi convincelti, non sei attlezzato pel pensale»

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