Olena à Paris – 36

Un uomo che indossa un impermeabile nero con il bavero rialzato, occhiali da sole ed in testa un cappellino Bucket¹ esce dall’hotel Cauet e si guarda intorno circospetto. Si incammina nella direzione presa dalla donna che l’ha preceduto, estrae un cellulare e compone un numero. Pochi squilli, e risponde una voce autoritaria:
«Dimmi» ordina l’uomo, evidentemente in attesa della chiamata.
«Hanno iniziato a venderli. Da Cauet, un Caravaggio»
«Lo sapevo che non avrebbero resistito. Bene, tu sai cosa fare, non è vero?»
«Sì, lo so. Ma se dovessero sorgere, ehm, complicazioni?»
«Fatti tuoi. Cerca di essere… convincente.»

Olena, svoltato l’angolo con Rue de Provence, si avvia verso Rue Lafayette, godendosi il sole primaverile. Continua ancora qualche decina di metri, intenzionata a proseguire fino alla Grande Sinagoga, ma un pensiero la fa desistere e, visto un taxi in attesa, si avvicina e sale. Il tassista, un quarantenne marocchino, sfodera il suo sorriso migliore:
«Bonjour, Madame. Dove posso portarla?»
«Inizi a dirigersi verso l’Arco di Trionfo, poi le dirò» ordina Olena in perfetto francese, lanciando un’occhiata rapida al lunotto posteriore. Il tassista, notato il movimento, chiede:
«Qualche problema, signora? Se devo seminare qualcuno me lo dica, sarà un piacere fare un po’ di gimkana. »
«Non si preoccupi. Anzi, vada piano, che voglio godermi il panorama. Mi porti in Boulevard Lannes, al 40.»
«Boulevard Lannes? All’Ambasciata Russa? Qualche affare, madame?» chiede il tassista, interessato.
«Lei è molto curioso, monsieur. Troppo, si limiti a guidare. A proposito, mi dica…»
«Si, madame?»
«E’ assicurato per i danni causati da colpi di arma da fuoco?»

Gli occupanti del Suv Peuget 5008 nero con i finestrini oscurati si consultano.
«Ma dove sta andando? L’albergo è dall’altra parte della città» si chiede quello seduto accanto al guidatore.
«Lo scopriremo presto André, di certo a questa velocità non ci scappa» dice il pilota.
«Stai attento a non stargli troppo sotto, non farti scoprire» avverte il terzo, dal sedile posteriore.
«Tu pensa ai fatti tuoi, che io conosco il mio mestiere» risponde piccato il guidatore.
«Buoni, non mettetevi a litigare come al solito» invita il quarto, quello che sembra il capo. «Michel, te l’ho detto mille volte, le vostre faccende personali dovete risolverle fuori di qui, ok? E poi possibile che non ti sia ancora rassegnato? Tua moglie era una zoccola, Michel, ficcatelo in testa»
Michel incassa la testa nelle spalle e bofonchia un “fanculo” che non promette niente di buono.
«Quando avremo finito la missione faremo i conti» minaccia Michel.
«Ok, ok, farete i conti, ma adesso buono, va bene? Attento, Pierre, si stanno fermando»
«Ho visto» risponde l’autista «L’ambasciata russa? Capo, che storia è questa, non avremo problemi con i russi, vero? Quelli non scherzano…»
«Perché, io ti sembro uno che scherza? Non so che sia venuta a fare qua, magari è venuta a trovare l’amante. Ma dove sta andando?» si chiede l’uomo, vedendo Olena che, scesa dall’auto, congeda il tassista e si avvia a piedi verso il parco.
«Sta entrando nel Bois de Boulogne» constata Pierre. «Che facciamo? Lì non posso entrare in macchina.»
«Parcheggia e scendiamo, svelto» ordina il capo.

Olena, che regge con una mano il mazzo di fiori offerto da Serge e nell’altra la stola di ermellino, si addentra nel parco, dirigendosi verso il laghetto, al piccolo molo dove si affittano le barche per i turisti. Visto un piccolo boschetto alla sua destra, vi si infila.
«E adesso?» chiede Pierre.
«Magari le scappa la pipì» ipotizza Andrè.
«Andiamo a controllare» ordina il capo, ed i quattro si addentrano nel boschetto.
Fatto qualche passo, una voce beffarda li apostrofa:
«Possibile che non si possa avere un po’ di privacy? Non si può stare in pace nemmeno in un parco così grande. Capisco che voi finocchietti abbiate urgenza di fare sesso di gruppo tra di voi, ma siete pregati di cercarvi un altro posto, questo è già occupato»
«Sesso di che?» chiede Michel, poi intuendo la larvata allusione, reagisce: «Te lo do io il finocchio!» sbotta avanzando verso la donna che lo fronteggia con fiori e ermellino.
«Io non lo farei, se fossi in te» lo ammonisce Olena, mentre gli altri tre assistono divertiti.
«Perché, se no?» insiste con poco immaginazione Michel.
Olena fa un sospiro e si avvicina a Pierre. «Tieni questi, vuoi?» e senza dargli il tempo di rispondere gli mette in mano il mazzo di fiori, e subito dopo estrae dalla stola di ermellino un nunchaku².
«Oh cazzo» fa appena in tempo a dire Michel, prima che due colpi alle orecchie lo mettano fuori combattimento.
André si getta di istinto verso la russa, che lo schiva e lo atterra con uno sgambetto, e quando questi prova a rialzarsi gli rompe il naso con un colpo secco di bastone.
Pierre, rimasto paralizzato, non interviene, e quando Olena fa un passo verso di lui roteando il nunchaku, non trova di meglio che porgerle i fiori che lei gli aveva dato da reggere.
«Grazie» dice la russa, affibbiandogli una bastonata nelle parti basse.
Il capo, rimasto qualche passo indietro, scuote la testa, ed a sorpresa applaude.
«Bella performance» constata con ammirazione. «Ma dev’esserci un equivoco, signora»continua «noi non siamo qui per litigare» spiega allargando le braccia e mostrando le palme delle mani.
«Cosa volete, allora?» chiede Olena, ripiegando l’arma.
«Invitarla ad un rendez-vous, madame, c’è qualcuno che avrebbe piacere di incontrarla» .
«Un appuntamento? Ma che romantici. E chi sarebbe questo gentiluomo?»
«Uno a cui avete preso qualcosa che gli apparteneva. E che vuol proporvi uno scambio»
«Dite a questo signore che non so di cosa parla, e non sono interessata ad incontrarlo»
«Permettetemi di insistere» dice l’uomo, mentre il cellulare di Olena squilla. «Risponda pure signora, a volte una telefonata salva la vita» consiglia l’uomo, con un sorrisetto.

Olena stringe leggermente le palpebre, ed estrae lo smartphone, senza perder d’occhio gli uomini che ha davanti. Il numero che compare è sconosciuto, ma non la voce che parla:
«Come sta, capitano? Lo sapevo che non la avrebbero convinta»
«Carlos, ancora tu? Dovrò proprio decidermi ad ammazzarti»
«L’ultima volta che ci siamo visti c’è andata molto vicino, lo ammetto, ma per la prossima non ci conti»
«Taglia corto, Carlos, che vuoi?»
«Solo passarle una persona, capitano, magari questa sarà più persuasiva» ed in breve l’apparecchio, messo in vivavoce, trasmette una serie di improperie ed insulti:
«Vi ordino di liberarmi immediatamente! Chi siete, che volete? Non la passerete liscia, non sapete con chi avete a che fare, rimpiangerete amaramente di avermi sequestrato! Che volete, soldi? Idioti, è tutto vincolato, non avrete niente! Vi sguinzaglierò dietro tutti i cacciatori di teste del Borneo, vi farò tagliare le palle e le metterò nei miei ripieni! Siete ancora in tempo, lasciatemi andare e scorderemo tutto, non costringetemi ad usare le maniere forti! James, dove cavolo sei, quando servi non ci sei mai!»
«Signora…» sfugge ad Olena, stringendo la mascella.
«Natascia, sei tu? Grazie al cielo, adesso sono più tranquilla.» dice Gilda, giacché è lei la prigioniera, con un sospiro di sollievo «E mo’ so’ cazzi vostri, avete capito? Ve la siete voluta! Natascia mi raccomando, fagli tanto mal…» ma Carlos interrompe il fiume di invettive, e ripreso in mano il cellulare, chiede:
«Allora?»
Olena prende un respiro, e poi risponde con una voce tagliente come il ghiaccio:
«Ascoltami bene, Carlos. Se le torci un capello verrò a prenderti, fosse pure in capo al mondo, e allora dovrai implorarmi di ammazzarti. Pensaci.»

¹ Sarebbe un cappellino da pescatore ma Bucket fa molto più trendy.
² Arma contundente tradizionale formata da due bastoni uniti da una catena, usata in diverse arti marziali, tra cui il kung fu ed il jūjutsu.

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