Olena à Paris – 31

Gilda, affondata nella morbida poltrona Frau, si massaggia i piedi provati dall’impervia impresa di affrontare la processione dalla chiesa al cimitero in equilibrio su scarpine tacco 12. Di fronte a lei James sta posando su un tavolinetto in stile impero un vassoio in argento contenente vari generi di conforto inviati giornalmente dalla Premiata Pasticceria Giustozzi di Serrapetrona, paese natale della padrona di casa, come mostaccioli ricoperti di cioccolata, scroccafusi affogati nell’alchermes e cicerchiata al miele, accompagnati da vino cotto dolce proveniente dalla cantine di Loro Piceno.
«Una bella cerimonia, non trovi James? Dovremmo farne più spesso. Peccato per quel piccolo incidente…» sospira la Calva Tettuta, addentando un mostacciolo.
«Davvero spiacevole, signora» concorda il maggiordomo. «Tutto era andato bene fino alla tumulazione nella cappella di famiglia, Sua Eccellenza il Vescovo ha proferito parole molto toccanti sui meriti della defunta signora»
«Hai ragione James, anzi ricordami di firmargli un bell’assegno prima che riparta per Ladispoli. Ma cosa può essere successo, tu l’hai capito?» chiede Gilda, sorseggiando un bicchierino di vino cotto.
«Una volta deposta la bara, i calciatori sono tornati alla villa prendendo la scorciatoia che taglia per il bosco. Probabilmente il rumore della brass band che ha attaccato “When the Saints go marchin’ in” deve aver eccitato gli animi dei pigmei antropofagi che colà dimorano» ipotizza James.
«Ma santo cielo, non li avevamo rimandati tutti a fare gli animatori, anzi a mangiare gli animatori, nei villaggi Ranatour in Africa¹? Che ci fanno ancora qua?»
«Pare che un nucleo familiare, quello di un certo Gnugnu², si sia rifiutato di partire. E’ bizzarro, ma sembra che venerino un’immagine della nostra Natascia»
«Adesso si spiega il mistero del come mai continuano a sparire i portalettere. Passi per i postini, ma si può sapere perché hanno mangiato Alvaro Recoba?»
«Sembra che tra Gnugnu e l’uruguagio ci fossero degli antichi screzi» spiega il maggiordomo « Talvolta il fantasista ,quando i compagni non gli passavano il pallone, per palleggiare rubava al pigmeo la zucca che gli funge da indumento intimo restituendola tutta ammaccata. “Maltrattate la zucca ad un pigmeo ed egli non sarà mai ben disposto nei vostri confronti”, diceva sempre il mio professore di antropologia culturale»
«Bhè, a questo punto non posso dargli tutti i torti. Del resto mi pare che il calciatore si fosse ritirato, giusto James? L’assicurazione ci farà senz’altro uno sconto. Ma a proposito di Natascia, che fine ha fatto la ragazza? Non l’ho vista al funerale»

«Natascia era provata, sapete quanto fosse legata alla signora» riferisce James, ripensando ai due anni nei quali la russa sotto le mentite spoglie di badante aveva svuotato le padelle della centenaria allettata. «L’ho vista dirigersi verso l’hangar e montare le armi sul bimotore, mi ha detto che aveva bisogno di sfogarsi, credo andasse a mitragliare le auto parcheggiate in seconda fila vicino Piazza Castello, a Milano»
«La capisco James, anch’io a volte vorrei mitragliare. Buono questo scroccafuso» dice Gilda, leccandosi le dita dall’alchermes colato. In quel mentre si sente bussare e James, cogliendo lo sguardo interrogativo della vedova Rana, va alla porta per tornare subito dopo seguito da un anziano uomo di colore che indossa una marsina violetta, dei pantaloni neri con una riga dorata ai lati, in mano una tromba e sotto il braccio un alto cappello a cilindro nero.
«James?» chiede la Calva Tettuta sorpresa, ricomponendosi e posando a malincuore lo scroccafuso sul cabarè.
«Il signore è il direttore dell’orchestrina che ha animato la processione, prima di tornare a New Orleans ci teneva a salutarla»
«Che caro, ma prego, si sieda» lo invita Gilda, indicandogli l’ampio divano Chesterfield. «Gradisce un po’ di cicerchiata? Dalle sue parti dubito che se ne trovi»
«Thank you, signora, ma io deve andare presto, airport» ringrazia l’uomo, in un italiano stentato.
«Lei parla la nostra lingua?» chiede stupita Gilda
«A little, missis, poco poco. Io voleva dire che dispiace a lot per signora morta, io conosciuto lei many many years ago»
«Lei ha conosciuto nonna Pina? Ma in quale occasione, un altro funerale? James, aiutami con la traduzione per favore. Ma prego, si accomodi, non stia lì in piedi, e non si preoccupi per l’aereo, se lo perde la farò accompagnare con il nostro. Ecco, così, bravo» elogia l’uomo, che intanto si è seduto. «Assaggi un po’ di questo vino, altro che il vostro bourbon. Mi stava dicendo, allora?»

¹ cfr. “Niente sushi per Olena”, 2018
² cfr. “Natale con Olena”, 2017

13 pensieri su “Olena à Paris – 31

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