Recondite armonie

Amiche e amici, sono in spasmodica attesa dell’esito del tampone di verifica, ormai scalpito dato che sto bene ma la prudenza non è mai troppa e quindi finché non ci sarà l’ufficialità della guarigione continuerò l’isolamento nella mia stanzetta. A fare il tampone, sempre in modalità drive-in, sono andato ieri mattina; confermo che il processo mi sembra organizzato bene, non ho dovuto aspettare molto, solo una mezz’oretta di coda; la cosa strana è che per il primo tampone ero stato chiamato da ATS Insubria, e come ricorderete mi ero dovuto recare all’ex ospedale psichiatrico, mentre per questo mi ha chiamato l’Asl Lariana, ed il luogo è il vecchio Ospedale, a due passi da casa. Un’altra diversità è che qui mi hanno fatto compilare un foglio di consenso informato: ma a che serviranno tutti questi fogli? Nel pomeriggio ha fatto il tampone anche mio figlio, finalmente; essendo passati quattordici giorni dalla mia segnalazione avrebbe già potuto uscire, ma per sicurezza ha preferito farlo anche lui. Aveva paura che l’auto non partisse, dato che è stata ferma quindici giorni: invece si è avviata quasi al primo colpo, e forse per ringraziarla l’ha portata a lavare, cosa che a memoria d’uomo non mi pare sia mai successa.

Ho ricominciato a lavorare (quasi) a tempo pieno, e questo se da un lato, quello economico, mi fa piacere, dall’altro mi dà quasi un senso di fastidio, sembra che mi tolga il tempo per fare cose più interessanti: o Giò, direte, mica vorrai lamentarti del lavoro, in questo momento che tanti lo perdono o ce l’hanno estremamente precario! Per carità, sarebbe perfino immorale; non vorrei essere frainteso, ma in questi giorni sono entrato quasi in un’ottica da pensionato, ovvero del potersi dedicare solo a quello che piace, che diletta (tranne ovviamente quei pensionati che devono fare i baby sitter ai nipoti: ma magari a loro diletta questo). Ad esempio l’altro giorno invece di pigiare i tasti del computer mi sono sentito la Tosca: volete mettere?

Erano passati ormai più di tre anni dall’ultima volta in cui vi avevo assistito dal vivo, a Torre del Lago Puccini, vicino Viareggio, nel Gran Teatro all’aperto; avevamo approfittato di una breve vacanza a Marina di Massa per fare una puntata alla casa museo di Puccini e lì, per caso, avevamo notato le locandine per la serata. Siccome a Marina di Massa non è che ci sia tutta questa gran vita, di sera, decidemmo su due piedi di andare; arrivammo senza molto anticipo, al botteghino c’era una gran fila e ricordo che comprammo i biglietti da un signore che ne aveva presi una decina per una comitiva che però non sarebbe arrivata: li svendeva, praticamente un bagarino a rovescio. A parte lo Sferisterio di Macerata, molto più raccolto, era la prima volta che assistevo ad un’opera all’aperto: belle scenografie, maestosi movimenti corali ma che vi devo dire, sarà stata la lontananza dal palco, sarà stato che avevo dimenticato di prendere il libretto (alcuni vicini lo seguivano sul tablet e la luce era parecchio fastidiosa), non me la sono goduta. L’opera va vista in teatro, c’è poco da fare… l’unica eccezione che sarò disposto a fare nel futuro sarà per l’Aida all’Arena di Verona: e lì voglio anche gli elefanti, sia inteso!

La pusher di vino ha richiamato, e stavolta ho ceduto: mi ha proposto del Recioto, e come si fa a rifiutare? Diciamo che mi sono fatto il regalo di Natale, e ovviamente non mi sono limitato al Recioto, fino a Pasqua dovrei essere coperto. Ho considerato che quest’anno grazie ai lockdown di Conte (non saranno mica in società?) ho consumato un sacco di vino in più; a mensa il vino non c’era (per fortuna), ma a casa un bicchiere anche a pranzo non lo disdegno (tranne in quest’ultimo periodo, ma conto di rifarmi).

Stasera quindi potrebbe essere l’ultima sera di prigionia, ne approfitterò per vedere un bel film (ieri sera ho visto Child-44, un giallo angosciante ambientato nella Russia dei tempi di Stalin, dove uno pscicopatico uccide dei bambini ma il clima di terrore abiezione delazione e arbitrio che regna è persino più violento degli omicidi stessi. Dopo questo, penso proprio che cercherò una bella commedia!)

Amiche e amici, l’ora si avvicina, tra poco potrò tornare alla normalità, a comprare il giornale, a guardare il telegiornale, ad incazzarmi per l’Eredità: ma sono proprio sicuro di volerlo?  

24 pensieri su “Recondite armonie

  1. certo, Tosca con Callas è sicuramente un’altra cosa rispetto a quella che chiunque può cantare oggi…
    In quanto al teatro a Torre del lago, tanti anni fa, più di una ventina, ero a Lucca da un’amica ora perduta nelle nebbie della dimenticanza e volevamo andare a vedere la Butterfly…
    Andammo per fare i biglietti e restammo petrificati. Volevano, per i posti più lontani, 180 mila lire (c’erano ancora le lire!) a posto…
    Rinunciammo.
    Ci consolammo pensando che non avremmo sentito cani cantare…
    😉

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  2. come non darti ragione sull’assuefarsi a far le cose che piacciono? il lockdown drastico aveva permesso di dilatare i tempi a proprio piacimento proprio su cose che normalmente non si avrebbe tempo di soffermarsi ..Auguroni per tutto e non osare l’inosabile 🙂

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    • Fermarsi a riflettere, ogni tanto, magari senza virus, fa molto bene… solo che se uno non è costretto difficilmente lo fa, ed è un peccato. Se uscirò negativo potrei anche buttarmi nella folla senza mascherina ma non vorrei rischiare il linciaggio. Penso che farò quello che faccio sempre, poi se avrò nostalgia della quiete mi rinchiuderò nella stanzetta…

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  3. Adesso, nel caso di tampone negativo, non mollare col comunicato di rigore.
    Ci spetta, è abitudine assodata, non avrai i miliardi di “followers” assatanati di qualche strimpellatore fatto di droga del genere funk-punk-rap ecc. però ne hai di pochi ma buoni.
    Hai una “mission”! (si dice così vero?)

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  4. Ciao Gio puoi dire che va benissimo così . Riprendere la vita normale ciò non ti obbliga a privarti di qualche sano cambiamenti sperimentato ultimante. Il Recioto è una delizia per il mio palato. Lo sferisterio di Macerata non è grande ed è bello. Trovando una buona postazione per me vale la pena di andarci. Io faccio parte della schiera dei nonni impegnati. Stanca , è vero ,ma non è una pena. Con i più piccoli è divertente. E non ultimo ,ho molto da imparare sempre dai bambini. Una professione svolta con passione Ciaoo😘

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    • Cara Francesca l’importante è che uno possa fare ciò che gli piace, indubbiamente curare i nipotini è un bell’impegno ed una bella soddisfazione, una mia coppia di amici ne tiene tre… qualcuno dice che è facile fare i figli così, sbolognandoli ai nonni, ma insomma meglio così che non farne. Spero presto o tardi di diventare nonno anch’io e ovviamente se ci sarà da dare una mano non mi tirerò indietro… per adesso l’evenienza non è all’orizzonte, mi toccherà prendermi un cane…

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