La storia dalla finestra

Dalla finestra della mia stanza ho una vista stupenda. Specialmente alla mattina, quando il sole non è ancora alto nel cielo, i colori del boschetto che circonda il colle del Baradello sono bellissimi: verde scuro, chiaro, ocra, giallo, arancione, marrone, e tutte le sfumature che non sono in grado di descrivere perché per i colori sono negato; e tante varietà di piante, di erbe, di arbusti; scendendo verso basso si slanciano le piante ornamentali, un enorme cedro del Libano, delle palme, nei giardini di case un tempo signorili e che oggi risentono dell’usura del tempo. Piante che conquistano e riconquistano il loro spazio: da un tetto sfondato vedo spuntare i rami di un caco, con i suoi frutti arancioni…

In cima al colle, appena 430 mt., il Castello Baradello, fatto costruire dal Barbarossa quasi mille anni fa, di cui rimane oggi la torre di avvistamento; mille anni, ed è ancora là, e tra mille anni di tutti i nostri blog, social, computer non rimarrà niente, forse a malapena il ricordo; anche la stessa casa da cui osservo la torre non esisterà più perché non è stata costruita per resistere mille anni ma solo l’arco di qualche generazione. Già c’è qualche crepa…

Alle pendici del colle, scendendo appena verso Como, furono martirizzati nel 303-305 sei soldati romani che facevano parte della Legione Tebana, per non aver voluto sacrificare agli dei romani in ossequio all’editto di Costantino: pochi anni ancora ed il Cristianesimo sarebbe diventata religione ufficiale dell’Impero… Carpoforo ed i suoi compagni sono ancora oggi ricordati e venerati, dopo 1700 anni: e lo saranno ancora per centinaia e forse migliaia di anni ancora, quando di quanto oggi è cronaca si saranno perse le tracce.

El Greco – Martirio di San Maurizio

In onore di Carpoforo alla fine del IV secolo venne costruita una basilica, ampliata nel 724 su commissione di Liutprando, re dei Longobardi; e dopo l’anno mille assunse le forme attuali del romanico dai Magistri Comacini che all’epoca erano ricercati in tutta l’Europa per la loro perizia nelle costruzioni.

Più in basso, sulla sinistra, vedo la cima del grattacielo che si affaccia sulla piazza di Camerlata, realizzato nel ’62-’64 per l’Istituto delle Case Popolari (esiste ancora?) sul modello del grattacielo Pirelli di Milano; palazzo che fa da degna cornice alla fontana razionalista che si erge al centro della piazza sfidando la legge di gravità, e più di una volta mi sono trovato a dare indicazione a turisti che venivano a fotografarla da ogni parte del mondo, e che di architettura ne sapevano ben più di me…

Vedo, proprio dritto avanti a me, sotto al Baradello, il campanile ed la parte superiore della facciata della mia chiesa, S. Brigida, costruita nel ’37 su una cappelletta (o vicino ad essa) costruita dai pellegrini che diffusero il culto di questa santa irlandese, nel quinto secolo, santa che fece dei miracoli straordinari come quello di trasformare l’acqua in birra, e prima o poi dovrò andare a visitare il convento, a Kildare, dove si dice vicino ad una quercia sacra bruciasse una fiamma eterna… tempi di passaggio tra paganesimo, druidismo, e cristianesimo che ne inglobò miti e tradizioni.

Vedo, sotto casa, dall’altra parte del piazzale dove ci sono delle officine e che spero tengano duro, perché nel momento in cui venderanno al posto del piazzale si alzerà un condominio e allora non vedrò più niente, la casa di una mia amica, separata da anni e che spera ancora che il marito torni indietro; anche questa è una storia…

Oggi va così amiche e amici, a volte anche a guardare fuori dalla finestra si possono vedere tante cose belle e viaggiare con la mente; del resto ve l’ho detto che mi sento in crociera, no? A presto!

23 pensieri su “La storia dalla finestra

  1. Oh, constato un ritorno alla normalità, pronto a raccogliere l’ammiccare complice della ragazza-charleston.
    Siamo sul passato, dal Barbarossa al tempo del Charleston, un bell’inserto culturale – cosa non fa fare il Corona!
    Mi hai fatto venire in mente “Le mie Prigioni”, testo celebre della mia infanzia, epoca in cui erano in auge gli eroi del Risorgimento (Silvio Pellico).
    Non vorrei essermelo inventato, il che può essere, ma mi sembra di ricordare che in queste memorie (Le mie Prigioni), Silvio Pellico che non godeva del tuo privilegio e relativi panorami, avesse escogitato di ammaestrare un ragno.
    Mica male come idea, cosa ne dici?
    Te la passo.

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