Alla guerra con la Tachipirina

Amiche e amici, prima di raccontare la giornata di ieri devo far precedere un antefatto, ovvero che la nostra amica nigeriana alla quale come vi ho raccontato facciamo dei piccoli favori, saputo che lo “Zio”, che sarei io stava male ha chiamato Gianni, un dottore nostro amico, e gli ha chiesto se io avrei potuto chiamarlo per avere un consiglio, Gianni ha naturalmente acconsentito e l’amica, chiamiamola ormai pure mia nipote anche se ha cinquant’anni ed è più grande e notevolmene più forte di me, me l’ha prontamente riferito intimandomi di chiamarlo subito. Come potevo contrariarla? Ho chiamato subito, scusandomi per il disturbo ma soprattutto per non averlo chiamato prima; Gianni, per dare un’idea dell’uomo, mi ha ringraziato di averlo chiamato, e dopo qualche domanda per farsi un’idea dello stato delle cose mi ha detto che sarebbe passato a visitarmi il giorno dopo, quindi ieri, alle 13:30-13:45, scusandosi per non poter passare prima. Ho attaccato incredulo, ripensando al fatto che la MIA dottoressa da circa dieci anni ormai incassa la quota della mutua per me ed i miei familiari senza praticamente far niente, per vederci quando le dice male una-due volte l’anno e non ha MAI messo il naso fuori dalla porta del suo ambulatorio, e dispensando appuntamenti come se si trattasse di qualche primario cardio-chirurgo.

La giornata di ieri era iniziata come al solito, ovvero senza febbre, ossigenazione un po’ calante, ma verso l’ora di pranzo come al solito la febbre ha iniziato a salire fino ad arrivare a 37,9. Ho pranzato, la dottoressa mi aveva detto di smettere l’antibiotico e mi aveva prescritto il cortisone (da notare che la stordita mi aveva fatto una ricetta bianca che secondo lei volando sarei dovuto andare a recuperare nel suo ambulatorio. “Ma non ha qualcuno che può venire, qualche amico?” Ma santo Dio, a parte che se non mi avvisa come faccio a sapere che mi fa la ricetta bianca, ma se mi fa la ricetta normale e me la manda col telefonino riesco a girarla a qualcuno e farlo andare in farmacia. Finalmente, risolto questo terribile problema oganizzativo, è riuscita a farmi ‘sta benedetta ricetta).

Ma io non ho preso niente finché non è arrivato Gianni. Lui ha qualche anno più di me, i capelli tutti bianchi e una barbetta bianca; una persona mite, che da giovane ha fatto il volontariato medico in Africa ed ancora oggi oltre al lavoro ha un ambulatorio, insieme ad altri colleghi,  per curare migranti e rifugiati senza possibilità economiche. Uno che crede nella sua professione, un uomo di una profonda fede, sofferta e conquistata, dice lui, dopo anni di cammino. Ci conosciamo da anni per le frequentazioni parrocchiali, lui e sua moglie erano anche alla mia festa di compleanno dell’anno scorso, e chissà come mai non mi era venuto in mente di chiamarlo.

Mi ha visitato accuratamente, non come la mia Maria passa via, e con il suo stile, pacato, rassicurante, ha in pratica detto: a) per  i sintomi che avevo il tampone è stato richiesto tardivamente, adesso prima di fare quello di chiusura è meglio aspettare una settimana in più, altrimenti si rischia di ritrovarselo positivo ancora e si riparte con la quarantena b) se anche la “collega” pensava si trattasse si infezione delle vie urinarie l’antibiotico era giusto ma il dosaggio sbagliato: andava raddoppiato, e può anche essere che la risalita serale della febbre dipendesse anche dalla copertura insufficiente c) lasciarmi senza copertura antibiotica era comunque un errore. Va bene anzi è doveroso il cortisone, ma anche se ovviamente il Covid è un virus e l’antibiotico agisce sui batteri, su un fisico già indebolito è meglio non lasciare ulteriori porte aperte, specialmente come nel mio caso che c’è in corso una piccola bronchite (“Bronchite, Gianni? O cazzo” “Si, ma non c’è rantolo, stai tranquillo. Tutt’al più tra una settimana se persiste facciamo i raggi” “Ah ok, grazie”) Insomma, mi ha prescritto l’antibiotico, mi ha detto di non esagerare con la tachipirina, di resistere almeno finchè la temperatura non supera i 38, cosa per per la verità ho quasi sempre fatto e di prendere il cortisone non dopo pranzo, ma durante il pranzo, stando attendo allo stomaco; e per la prima dose che non avevo ancora preso mi ha detto di mangiarmi insieme una mela e un panino. Se n’è andato, e una sensazione di pace è scesa su di me.

Voi non ci crederete, amiche e amici, ma la febbre è scesa senza bisogno di prendere la tachipirina; verso le 17 era tornata normale, ed ha continuato una discesa all’apparenza inarrestabile, tanto che stamattina era di 34,3°, cosa che mi poneva più dalla parte degli animali a sangue freddo che di quelli a sangue caldo, al punto che sono stato tentato di chiamare Gianni e fargli schioccare le dita o fargli scandire “Sim sala bim” o qualcosa che interrompa la caduta.

La notte è stata abbastanza tranquilla, solo è stato un continuo di bere sudare fare pipì tanto che ad certo momento stanco di alzarmi ho deciso di usare la ciotola che uso per farmi la barba come pitale; ovviamente la prossima volta che mi sbarberò vedrò di lavarla bene. Virus ti sto sconfiggendo, esci da questo corpo, io ti piscio: Pape satàn, pape satàn aleppe!

In uno dei sogni fatti protagonista è stato mio nipote, una pasta di ragazzo adottato dalla Lituania che aveva sei anni; era un selvaggio che mio cognato ha dovuto domare a suon di sberloni e calci nel sedere ma era l’unico linguaggio che il bambino capisse; ricordo ancora con raccapriccio la prima volta che venne a casa nostra con mia cognata, e ce lo ritrovammo seduto a cavalcioni del balcone, al terzo piano, a guardare di sotto i gatti; mia moglie perse il colore dei pochi capelli ancora non imbiancati, e rivedo mia cognata avvicinarglisi da dietro in silenzio, abbrancarlo e tirarlo dentro e affibbiargli una di quelle scariche di schiaffoni che difficilmente uno dimentica nella vita. Ricordo anche quel pomeriggio d’inverno in cui ci fu lasciato in affidamento per poi andare a Como col bus; c’era la neve e il malandrino, sfuggito alla mia sorveglianza, si era appostato all’imbocco del sottopassaggio e aveva bersagliato il primo malcapitato con una palla di neve; realtà e fantasia ancora si confondevano ai suoi occhi, ma non a quelli del bersagliato che voleva farsi giustizia sommaria e ce ne volle del bello e del buono per farlo desistere dai suoi pur condivisibili propositi. Bravo ragazzo, dicevo, tranne per il piccolo difettuccio di sgraffignare  vasetti di cetriolini ed andarseli a sbafare in bagno. Traumi antichi, sembra.

Amiche e amici, sono di nuovo in bagno di sudore, quanto di più assomigliante a quello sforzo creativo tanto caro agli antichi aedi e cantori; per oggi è meglio che mi fermi qui, mi do una sciacquata, una goccia di profumo e dopo un congruo periodo di riposo tornerò alle lettura di Zio Fred in primavera, un libro di P.G.Wodehouse, uno dei più grandi scrittori inglesi del secolo scorso, un genio. Buona giornata!

28 pensieri su “Alla guerra con la Tachipirina

  1. Da come scrivi, dal piglio, sei in forma. La febbre (o il 34,4?) vedo che funzionano da Musa sexy. Le tue cronache oltretutto sono anche utili perchè sono esperienze da cui c’è da imparare, sia umanamente che… clinicamente, caso mai ci si trovasse negli stessi frangenti. Cosa per niente difficile.
    Sono molto contento di leggerti, ottimo segno di normalità. 🙂

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    • Spero che queste cronachette possano essere utili, anche se ovviamente non lo auguro; per prima cosa assicuratevi di avere un dottore quanto meno coscienzioso e questo è già un buon punto di partenza. Per il resto si tratta in gran parte di fortuna, se il fetente va nei polmoni sono comunque cacchi. Sempre contento di trovarti qua, Guido, grazie!

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  2. santo cielo! respiro di sollievo. tanto ci voleva a trovarsi un medico vero? spero che quella disgraziata di base la pianterai in asso non appena ti sarà possibile.

    la tachipirina, eh? che ti dicevo anche senza essere un medico, ma soltanto un impiccione? 🙂

    ma dai, evviva che ne sei già quasi fuori…

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  3. Al posto del tuo amico medico, oltre che raddoppiare la dose di antibiotici, ti avrei consigliato anche, se non l’hai già fatto, di leggere, sempre di PG Woodehouse: L’amore tra i polli, Lampi d’estate, Quattrini a palate, Una damigella in pericolo… Come tu ben dici: una risata seppellirà il virus…..

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    • Sono contento di aver allietato la tua giornata con queste piccole storielle, sembra che tutto si stia predisponendo per il meglio, l’orizzonte è roseo. Ieri mi sono visto anche un bel film, dopo spero di raccontare, se queste fastidiose squame smettono di crescere.

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