Olena à Paris – 19

E’ una Gilda infuriata quella che rientra a Villa Rana dopo il colloquio infruttuoso con il direttore della filiale della Banca del Ponte che, dopo un lungo giro di parole in cui dopo essersi dichiarato personalmente dispiaciuto delle difficoltà in cui verteva l’azienda e consapevole dell’importanza di disporre di una cospicua liquidità, si è in sostanza rifiutato di rivedere i termini di restituzione del prestito.
«Quello strozzino!» sbotta la Calva Tettuta. «Ma vedrai se prima o poi non lo sistemo. “I pappagalli non possono entrare”, che idiozia! Spread, preparami immediatamente un piano per chiudere tutti i conti correnti dei dipendenti da quella banca di mentecatti e convertirli in bitcoin¹» intima al pappagallo economista Spread, al quale è stato impedito di dare il suo fattivo apporto nella trattativa. «E mi ero persino messa i braccialetti Masai per far colpo su quell’invertebrato. “Disposizioni aziendali sui crediti incagliati…” gli si è incagliato il cervello, altro che i crediti. Non ha nemmeno dato una sbirciata al decolté, e sì che l’avevo messo bene in mostra. Piuttosto mi sembrava parecchio interessato ai tuoi, di pettorali, James caro. C’è qualcosa che dovrei sapere?» chiede provocatoriamente la vedova Rana.
«Assolutamente, signora. Il direttore mi è sembrato piuttosto imbarazzato, come se dovesse obbedire ad ordini superiori» mente il maggiordomo, ripensando con un fremito all’ultima sauna condivisa con il bancario Renato Galbiati, Tina per gli amici.
«Sarà, ma quello non me la racconta giusta» continua Gilda. Poi, notando un assembramento insolito all’ingresso della magione, chiede lumi al maggiordomo:
«Ci mancavano solo quelli. Che diavolo vogliono adesso?»

Ai cancelli della villa staziona infatti una delegazione sindacale dove spiccano Armando Carrettoni, segretario del Cobalapari, Comitato di Base dei Lavoratori di Pasta e Ripieno, il delegato Aurelio Trozzo e l’operaio Erminio Garganigo, quest’ultimo controllato a distanza dal cognato Luison Cazzaniga, che li osserva a braccia conserte scuotendo la testa. Trozzo imbraccia un megafono scandendo slogan antipadronali, mentre gli altri srotolano uno striscione in ecoplastica che stigmatizza contemporaneamente gli allevamenti intensivi ed il calo di produzione dovuto alla penuria di materia prima.

«James, solo per curiosità, se accelerando ne investissi un paio credi che l’assicurazione pagherebbe i danni alla carrozzeria?» chiede dubbiosa la Calva Tettuta.
«Non credo, signora. In ogni caso il bonus malus aumenterebbe tremendamente»
«Peccato James, allora desistiamo. Hai idea per che cosa protestino stavolta? Cosa credono, di essere i soli a soffrire per la crisi? Stiamo stringendo tutti la cinghia, che diamine, io ho dovuto persino disdire l’ordine delle nuove valigie Louis Carcassonne, che diamine!» «Davvero disdicevole, signora» commenta James, deluso dal fatto di non poter mettere le mani sui nuovi bagagli.
«Bè, sentiamo cosa hanno da dire. Non sarà mica per la storia del reparto che Haruki ha mandato a raccogliere cicoria nei campi? Ma santo cielo, dovrebbero capirlo da soli che se siamo a corto di carne qualcosa dobbiamo pur mettere negli impasti, altrimenti mandiamo tutti a casa. E, detto tra noi, l’idea del ripieno cicoria rucola e ricotta, la ciculotta, non era così campata in aria, bisognava solo dargli il tempo di farsi conoscere. Pensi che dovrei scendere dall’auto, dire due parole di circostanza?»
«Sarebbe molto democratico da parte sua, signora, ma dato il periodo è meglio evitare incontri ravvicinati, basterà un saluto con la mano, ovviamente con la mascherina indossata»
«Giusto, allora farò un saluto sofferto, del tipo vorrei ma non posso. Sbaglio o sta squillando un telefono?» chiede Gilda, interrotta dalle note di “Bravi ragazzi” di Miguel Bosè. James tossicchia e preme il pulsante del vivavoce.

«Pronto, casa Rana. Chi parla?» chiede professionalmente il maggiordomo. Dall’altra parte una voce di donna roca, spazientita risponde:
«Chi diamine vuoi che sia, James, sono io, passami subito Gilda!» comanda imperiosamente la donna. Prima che il maggiordomo abbia il tempo di reagire Gilda abbranca il cellulare e risponde in sua vece: «Nonna! Come state, avete trovato…»
«Sshh!» la ferma nonna Pina, «Stai zitta Gilda, una buona volta, stai a sentire che ho poco tempo. Abbiamo la carne, tutta roba di prima scelta allevata allo stato brado, non quella roba frolla che prendeva tuo marito. Domani partiranno i primi carichi, manda i camion all’aereoporto. E fai sapere a tutti quelli che volevano fotterci che adesso i loro ricatti e minacce se li possono mettere nel cu…»
Provvidenzialmente cade la linea, prima che nonna Pina possa dare la stura a tutto l’elenco di contumelie che aveva pronta sulla punta della lingua. Gilda rimane un attimo a rimirare il cellulare, incredula, e poi ordina:
«Ferma l’auto, James!»
«Ma, signora…» «Ho detto fermati. La musica è cambiata!»

James ferma la Rolls Royce a ridosso del picchetto dei dimostranti. Gilda spalanca la portiera, scende e si dirige decisa a piccoli passetti veloci verso l’attonito Aurelio Trozzo e, prima che questi si riprenda dallo stupore, gli strappa di mano il megafono e sale sul predellino della Royce.
«Compagni!» urla la rossa. «Fratelli!» continua la pasionaria. «Vi avevo chiesto di avere fiducia, di credere in me, e voi invece cosa fate? Congiurate, tramate, vi ammutinate! No, non posso credere che nel vostro animo alberghi tanta abiezione!»
Gilda si guarda intorno, e vede delle teste abbassarsi imbarazzate, mentre James, in piedi vicino al posto di guida, si chiede da dove la padrona abbia tirato fuori la parola “abiezione”.
«Sono delusa di voi, meritereste che vi abbandonassi al vostro destino! A spedire pacchi per Karamazon, o a consegnare pizze per Deriperù!»
«No, Deriperù no!» protesta una voce dal fondo del gruppo.
«Ma oggi mi sento magnanima» prosegue Gilda. «So che in fondo siete buoni, siete solo stati traviati, non è vero?»
«Si, siamo stati tramvati!» risponde la stessa voce, da lontano.
«Lo sapevo. Ma vi perdono, mie maestranze. Da domani la produzione riprenderà su tre turni!»
Grida entusiastiche accolgono l’annuncio, gli striscioni vengono riavvolti e le bandiere ammainate; Gilda si gode l’acclamazione, quando dal fondo si alza una non del tutto opportuna rivendicazione:
«E gli straordinari?»
Un silenzio di gelo segue le improvvide parole, e immediatamente si fa il vuoto attorno all’uomo che le ha emesse. Erminio Garganigo, rosso in viso, guarda timoroso il cognato Luison e chiede, confuso:
«Ma che ho detto di male?»

La Rolls Royce attraversa i cancelli tra due ali festanti di folla; una volta arrivati davanti all’ingresso, prima di scendere Gilda porge un bigliettino a James, e gli chiede:
«James, caro, mi chiameresti questo numero?»
Il maggiordomo prende il pizzino e osserva perplesso il prefisso, +33.
«E’ sicura, signora?» chiede James, preoccupato, riconoscendo il numero.
«Sicurissima, James. A la guerre comme à la guerre, o giù di lì» Poi, prendendo il cellulare che gli porge il maggiordomo, apre una videochiamata, sfoggia il suo miglior sorriso e cinguetta:
«Antonietta, sono Gilda… Oui, oui, è un piacere anche per me, mon cher ami! Oggi mi sei venuta in mente e mi sono proprio detta: da quanto tempo non faccio una bella chiacchierata con la cara Antonietta? E ti ho chiamata… Come stai, bene? Mi fa piacere, cara. E il tuo bel Jean? Sai, mi è dispiaciuto non averti incontrata quando sono venuta a Parigi… ah, non lo sapevi? Si, mi aveva chiamata lui, sai, affari… E’ sempre indaffarato, per fortuna ha quella ragazza che l’aiuta… no, non la segretaria Genoveffa, l’altra, la ragazzina, Chantal mi pare si chiami, è tanto servizievole sai… Ah, non ti aveva detto nemmeno questo? Bè, gli sarà scappato di mente, ha tante cose a cui pensare… Perché, pensi ti nasconda qualcosa? Ma no, non mi dire… ah tu dici che… racconta, racconta…»

¹ Misteriosa moneta elettronica i cui possessori sono soliti inviare messaggi entusiastici intasando le caselle di posta elettronica.

9 pensieri su “Olena à Paris – 19

  1. una miniera di novità questo capitolo!

    La ‘ciculotta’ nun se pò senti’… ma se fa magnà di sicuro magari con un sugettino pomodorini e basilico (e scarpetta finale) 😉

    Su ‘Karamazon e Deriperù’ ho dovuto trattenere una sana sonora sgignazzata… ma giusto per non svegliare casa che ronfa beata il sonno del giusto. 😆

    Antonietta? huuum, se la memoria non mi inganna è una nuova entrata. Noto che la Gildona le è davvero moooooolto affezionata e non le farebbe male nemmeno per tutto l’oro del mondo… ihihihih!!

    grande, Gio’ 😀

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