Martire della porta accanto

Stamattina a poche centinaia di metri da dove vivo è stato ucciso un prete. All’ingresso della città, nella piazza S.Rocco che è in fondo alla Via Napoleona e non è una vera piazza ma un crocevia di strade; da qui parte Via Milano, la lunga strada dritta che arriva fino in Piazza Garibaldi, la grande piazza prospiciente le mura romane e dalle quali si apre Porta Torre attraverso la quale si accede al centro storico. Una strada che faccio spesso a piedi, l’ultima volta qualche giorno fa, per andare proprio in Via Milano in uno di quei negozietti di “cinesi” (in realtà in questo caso pakistano) che aggiustano cellulari e computer, a prezzi modici. Una via che è divisa fisicamente in due: da una parte via Milano bassa, la parte più vicina alle mura e quindi più pregiata, dove resistono diversi negozi eleganti, anche se con difficoltà; e dall’altra via Milano alta, dove i residenti sono ormai solo immigrati e le attività commerciali, almeno quelle rimaste perché molti negozi sono chiusi, sono decisamente multietniche. Piazza S.Rocco è all’imbocco di questa parte della via; la parrocchia confina con la nostra, era una parrocchia fiorente fino a qualche anno fa poi, a causa dello svuotamento dei residenti e della penuria di sacerdoti, ha subito diverse vicissitudini. Io l’ho frequentata per un breve periodo perché i miei amici congolesi ci si ritrovavano a cantare al sabato, e ogni tanto andavo a trovarli; davanti alla chiesa c’è un piccolissimo spazio con qualche panchina, che l’ultima amministrazione comunale ha fatto togliere perché favoriva assembramenti di ragazzi di colore, rifugiati o richiedenti asilo. Così si risolvono i problemi, spostandoli da qualche altra parte…  Ricordo un’assemblea cittadina, qualche anno fa, dove persino il rappresentante della comunità islamica chiedeva di intervenire contro il degrado della zona…

Il sacerdote si chiamava don Roberto Malgesini, l’avevo conosciuto insieme al coro qualche anno fa, lui giovane vicario in un paese vicino che veniva a sostituire il nostro parroco per la messa domenicale quando questi, anziano, andava in ferie (fino a quel momento non avevo mai saputo che i preti andassero in ferie) o doveva curarsi. Anche il nostro parroco ebbe una brutta disavventura, nel 2016, con una persona che lo trovò da solo in Chiesa e lo picchiò per farsi dare dei soldi, causandogli problemi che si porta dietro ancora oggi. Mi sono meravigliato quando oggi ho letto che don Roberto aveva 51 anni, lo ricordo giovane e con un sorriso timido, buono, con occhi che brillavano di entusiasmo e che dopo la messa veniva sempre a salutarci. Ho saputo che aiutava in parrocchia e si prodigava per aiutare i senzatetto, portandogli persino la colazione: ed era questo che stava facendo quando l’assassino l’ha colpito, non si sa ancora perché, se c’è un perché.

L’uomo che l’ha ucciso, un tunisino, era anche lui un senzatetto e alcuni amici della Caritas mi dicono che era conosciuto anche da loro dato che era stato ospite del dormitorio; aveva un decreto di espulsione dal 2015 nonchè problemi psichici, e veniva anche seguito dai servizi sociali. Ha accoltellato don Roberto e si è andato a costituire. Si possono fare le più svariate congetture, ma tali appunto restano per il momento.

In questa vicenda noto diversi elementi che mi fanno pensare che non stiamo gestendo queste situazioni nel modo migliore, sembra quasi che vogliamo mentire a noi stessi: decreto di espulsione ed era ancora qua, non nascosto dato che se è vero quello che mi dicono era seguito addirittura dai servizi sociali; ma che possono seguire i servizi sociali in questi casi, quando non riescono a seguire le povertà “normali”? Ricordo un paio di anni fa l’uomo che uccise i quattro figli per paura che glieli portassero via…

Nel 1999 qua vicino, a Ponte Chiasso, venne ucciso un altro sacerdote, sempre a coltellate, don Renzo Beretta: era un sacerdote di frontiera e non solo perché era vicino alla Svizzera, ma perché aiutava anche lui gli ultimi, emarginati, tossicodipendenti, immigrati (allora per la maggior parte dell’Est Europa, infatti fu ucciso da un ragazzo rumeno); il Vescovo di allora arrivò a dire che se l’era cercata, per dire che aria tirava…

Oggi, se non altro, almeno nella Chiesa la sensibilità è diversa; al di fuori non mi sembra, e sicuramente saranno in molti a dire che “se l’era cercata”. Un martire della porta accanto, l’ha definito l’attuale Vescovo: in questo tempo balordo dove si è perso il senso dell’essere comunità, e dove per fare i missionari non c’è più bisogno di andare in Africa.

donRoberto

12 pensieri su “Martire della porta accanto

  1. È un fatto grave, gravissimo, e non solo perchè c’è una persona uccisa, ma per la qualità della vittima, uccisa oltretutto proprio mentre si dedicava agli altri.
    Ma il fatto è grave anche per altri e tanti motivi. Per incominciare, giusto quello che dici: questo tunisino è espulso da 5 anni, cinque! ed è qua tranquillo che gira non solo ma è anche seguito dai servizi sociali!
    Ora, sono ormai anni che questo Stato è indifferente se non generoso con chi delinque (che si tratti dello scippo piuttosto che della truffa milionaria) ma attentissimo a punire la vittima solo che questa reagisca. O meglio, sì, la vittima può reagire ma in termini tali che alla fine il delinquente fa prima ad ammazzarti cento volte.
    Per l’immigrazione poi anche qui sono state fatte delle leggi, come in altri settori, astratte frutto di compromessi e confusioni ideologici e il più delle volte inapplicate.
    Conclusione: devi solo pregare il cielo che non ti capiti, perchè sei in balia del destino. La Giustizia è solo una parola scritta sui tribunali.

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    • Penso che si sia incancrenito un tipo di accoglienza malato. Non risolve i problemi, ne potrebbe, perché la soluzione sarebbe avere e dignità per tutti. In questo caso, emblematico, abbiamo due cose che cozzano: è da espellere? Va espulso. Va curato? Curiamolo. Ma non si può lasciare nel limbo, queste sono bombe a orologeria…
      Purtroppo so già che ci saranno speculazioni politiche, ma è ovvio quando le cose si lasciano andare, “tanto ci pensano i preti, o la Caritas”… stiamo spendendo fiumi di parole (e di soldi) per i banchi di scuola… ma della legalità, del vivere civile, e dell’accoglienza dignitosa no. Oggi leggevo che ad una manifestante no-Tav sono stati dati due anni di carcere (due!) senza condizionale, quando fino a poco tempo fa si parlava di pene alternative fino ai tre anni per tutti… da un eccesso all’altro, siamo un paese schizofrenico…

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      • Ho appena finito di leggere delle raccomandate che non vengono deliberatamente consegnate da Poste Italiane e di come funziona il carrozzone… non mi dilungo, anche se meriterebbe, dico soltanto che è un vero peccato perchè qui ci sarebbero talenti e capacità notevoli. Non a caso, l’emorragia di giovani e meno giovani diretti in Nord Europa, USA e finanche in Cina trova riscontri positivi, è apprezzata e ricopre spesso posti di livello.

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        • Ho sentito anch’io al TG… non si si crede, il 40% non consegnato, un’enormità… non gli basta aver tagliato uffici postali, personale, aver ridotto giorni di consegna, adesso non portano più nemmeno la posta… ma già, devono fare la banca, figurarsi se hanno tempo di consegnare la posta…

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  2. testimonianza toccante.
    preferisco non aggiungere altre note polemiche, del resto siamo tutti rassegnati e apparentemente incapaci di risolvere i problemi che evidenzi anche tu, oltre al tuo primo commentatore; e nel frattempo che è al potere si diverte a farci giocare lo stupido gioco destra contro sinistra, sinistra contro destra per mantenere paralizzato tutto.
    questo oramai è il paese della malavita e della droga, e la cricca dirigente ci prospera su.

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    • Stiamo andando avanti per forza di inerzia, non c’è un disegno. Temi solo di propaganda, da una parte e dall’altra, dici bene… ma idee e voglia di risolvere, niente. E chi ci sta in mezzo, chi si rimbocca magari le maniche, ci lascia anche le penne; o all’estremo se uno poi si incazza viene tacciato di razzismo. No, non ci siamo, stiamo sbarellando. Una piccola nota: in una delle piazze centrali si ripetono assembramenti fino alle 2 , 3 di notte di ragazzini che fanno casino. Quei poveracci che abitano lì intorno giustamente chiedono di poter dormire… risposta di Confesercenti: non criminalizziamo i ristoranti ed i locali. È un paese dove ognuno si fa i cazzi suoi e degli altri se ne frega, questa è la verità. Sto diventando fascista dice mio figlio, non so, forse ha ragione…

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      • Gio son d’accordo con te; il far rispettare le regole del vivere comune non ha colore, non deve schierare per forza verso un asse politico. Qui si tratta di creare delle regole e farle rispettare, a tutti, indipendentemente dall’etnia. C’è un limite a tutto; una categoria di lavoratori ( ristoranti e locali) deve rispettare le necessità di chi va a dormire alle 10 e magari si alza alle quattro del mattino per andare al lavoro. Così come devono essere maggiormente tutelate le persone che vivono a rischio, perchè a contatto con elementi borderline della società; un prete che muore accoltellato non può essere solo un titolo di cronaca, va analizzata meglio la condizione in cui sono messi dei poveri cristi a gestire un flusso di persone enorme tra cui può uscire il folle o l’esaltato che deraglia dai binari.

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