Turisti per caso al tempo del coronavirus – 4

Lasciata L’Aquila troppo presto per il pranzo e rifocillati da un centrifugato disintossicante (una volta si chiamavano spremute e costavano un decimo) ci dirigiamo verso Rieti. L’attraversamento della valle reatina, piena di verde, ci fa ben sperare; la fama della cittadina laziale, definita dai classici “Umbilicus Italiae” ovvero centro d’Italia (e quindi del mondo a mio parere e con buona pace del cantante Jovanotti) ci predispone a goderne le delizie. L’anno scorso eravamo stati a Viterbo, con monumenti importanti e a pochi chilometri da ville papali spettacolari (basti pensare a Villa Farnese), ci aspettavamo altrettanto: invece, e mi perdonino gli amici reatini, a Rieti non c’è niente. Il giudizio sarà forse condizionato dal fatto che, arrivati in centro dopo la scalata a cui ci siamo sottosti verso le 14:30 e con 35°, c’era un solo bar aperto che ci ha propinato una piadina indecente al modico costo di 10 euro; o dal fatto che l’ufficio turistico avrebbe dovuto aprire alle 15:30 ed invece l’omino si è presentato dopo le 16 e si è degnato di rivolgermi la parola dopo una ventina di minuti, indispettito dall’essere interrotto dalla sua senz’altro interessantissima storia di Rieti a quattro ragazzi, ed alla mia richiesta di una mappa me l’ha quasi tirata, argomentando che tanto Rieti si gira tutta in un’ora e mezza; o sarà per il fatto che, nonostante tutto, la sera la città si è misteriosamente animata ed ho fatto fatica per trovare un ristorante libero, e quando sono riuscito a prenotare un tavolo in uno abbastanza ben recensito su Tripadvisor (di solito abbastanza attendibile, secondo me) ho pagato poco, è vero, ma mangiando una amatriciana preparata con pancetta affumicata anziché guanciale (eresia!) e passata di pomodoro tipo mensa aziendale ed una cacio e pepe acquosa. Non ci siamo proprio, amici! Per non parlare del fatto che un insetto di qualche sorta ha punto mia moglie causandole un bozzo preoccupante. Io sono sempre terrorizzato dal ragno violino, qualche mese fa il ragazzo di mia nipote ne fu punto e se la vide brutta: per fortuna non di quello si trattava ma probabilmente di una vespa annoiata, e la pomata al cortisone è bastata in qualche giorno a far rientrare l’allarme. E’ evidente che con queste premesse non posso che parteggiare per i Romani che si fotter.. ehm, rapirono le Sabine.

A voler grattare qualcosa di trova: delle belle mura, la Chiesa di San Francesco, il ponte romano (non un granché), la movida serale lungo il fiume Velino frequentate da ragazze molto carine (l’occhio vuole la sua parte, amici, sapete che la mia è una valutazione meramente estetica senza assolutissimamente secondi fini); ma soprattutto Rieti è una base per escursioni nei dintorni, per gli sciatori che vanno al Terminillo o per i pellegrini che affrontano il cammino francescano. A proposito di San Francesco, siamo andati ovviamente a Greccio, dove la tradizione narra che Francesco d’Assisi “inventò” il presepio; la grotta è molto suggestiva, e il contrasto tra la semplicità delle origini ed il Santuario che ci è stato costruito sopra (pur cercando di rimanere abbastanza spoglio) è evidente. Di Francesco potrei scrivere per dei giorni, era un uomo coerente alla lettera del Vangelo, oggi forse sarebbe definito un integralista (ma anche alla sua epoca lo era). Salvatore o foglia di fico della Chiesa? Nei nostri tempi di consumismo esasperato la risposta pare quasi scontata ma se si ha l’onestà di guardarsi intorno si può vedere che, tra tante storture, il suo insegnamento ed il suo esempio sono ancora vivi… forse il destino dei francescani è quello di essere voce profetica per ogni tempo: che il tempo non finisce oggi, Covid o no…

Dopo questa divagazione mistica, fatemi dire che abbiamo visitato anche il Borgo di Greccio, che fa parte del circuito dei Borghi più belli d’Italia; è carino e soprattutto vi abbiamo mangiato, sotto il fresco di un albero nella piazzetta principale (l’unica), un tagliere di affettati e formaggi che ci ha riconciliato con il Creato. Il simpatico gestore, essendosi sbilanciato sul fatto di avere una quantità bastevole di birra Ichnusa, dato che non ce l’aveva per farsi perdonare mi ha offerto un Peroncino. Santi posti!

A questo punto avevamo di fronte un’altra mezza giornata e di tornare a Rieti non se ne parlava: direzione Lago di Piediluco e lungo la strada ci siamo resi conto che le cascate delle Marmore sono lì vicino e come non farci un salto? Abbiamo dovuto lottare con il navigatore che si ostinava a farci passare in un paesino che si chiama Papigno; dopo non so che giro arriviamo alle Cascate, spettacolo meraviglioso. Ci eravamo stati più di trent’anni fa, con i miei fratelli ed i miei genitori, per una scampagnata di quelle di una volta con teglie di vincisgrassi, vino a litri e cocomeri da mettere in fresco: allora l’organizzazione era alla buona, chi prima arrivava meglio alloggiava, si stendevano le tovaglie e poi si andava a vedere le Cascate. Ricordo che, dato che il fiume (Nera) viene sfruttato a fini idroelettrici, non sempre le cascate erano aperte, e si aspettava l’orario di apertura per vedere il getto iniziale, tutti con il naso all’aria e la bocca aperta…

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Ora è tutto molto organizzato; c’è un parcheggio ben segnalato (a pagamento) e alle cascate si accede pagando un biglietto; sono state predisposte passerelle, itinerari numerati; c’è un mercatino, bar, ristoranti… lo spettacolo è sempre meraviglioso, personalmente rimango un po’ perplesso e preoccupato: fra quanto dovremo pagare per osservare i fenomeni della natura, comprese albe e tramonti?

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Poi ci siamo diretti al Lago di Piediluco, certo per uno che arriva dal lago di Como il confronto è impari però direi che è carino, c’è una bella passeggiata, il lago non è piatto come altri dell’Umbria e del Lazio, tipo il Trasimeno o il lago di Bolsena, ma è incastonato tra colline verdi che gli danno un certo fascino. Ci sono delle spiaggette attrezzate per prendere il sole e ci siamo fatti uno Spritz beneaugurante. Tornati a Rieti per la cena, segnalo una delle ragioni per cui si potrebbe tornare nell’ombelico del mondo: l’Osteria delle Tre Porte, vicino al lungofiume, gestito da giovani che propongono piatti della tradizione rivisitati e propongono una buona lista di vini: notevoli le polpette di coda alla vaccinara. Prezzo giusto. Tornando all’albergo, anche Rieti ci sembrava più bella.

Ancora una volta mi sono dilungato ma vi rassicuro, le tappe sono quasi finite…

Lucrezia-Perelli-Insta

27 pensieri su “Turisti per caso al tempo del coronavirus – 4

    • Ahi mi dispiace per gli amici reatini, non vorrei se l’avessero a male. 😁 Avrei dovuto prepararmi meglio, c’è anche una Rieti sotterranea, un bel teatro, un museo che data la storia dovrebbe essere interessante, ma non avendoli visti non posso testimoniare. Si, le Cascate delle Marmore sono straordinarie, curiosi i venditori di ponchos per non bagnarsi… quando sei andata l’ultima volta?

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        • No, purtroppo a Perugia non metto piedi da un eone, ci ho fatto la visita militare pensa un po’… ricordo ancora il film che andai a vedere: L’Isola del dottor Moreau, con Burt Lancaster… ho visto Napoli sotterranea, interessantissima; c’è n’è una bella ad Orvieto ma quando volevo andarci era tutto prenotato. Perugia devo ristudiarmela, me la consigli?

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            • Penso che siamo fortunati a vivere in questi posti, spesso basta fare un giro di un’ora o due da dove si abita per scoprire davvero dei tesori. A volte magari non appariscenti ma pieni di storie, di tradizioni.. la varietà di piatti, di sapori… abbiamo avuto un gran c… 😆 adesso che mi hai fatto ricordare, anche a Fermo c’è una visita sotterranea, alla cisterna romana; anche lì dovrò tornarci perché il paese e soprattutto la piazza principale è carino, ma la cisterna non sono riuscito a vederla perché non ho prenotato in tempo…

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  1. Non è un post proprio francescano alla luce di tutti i menu scrupolosamente citati e commentati. Quell’insalatina che sembrava così prossima e vicina, è stata riposta nel cassetto dei buoni propositi.
    Ai prossimi due chili (minimo) in più!
    Nota: Totò diceva che la somma fa il totale.

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    • Ho avuto una grossa soddisfazione dalla bilancia, cambiando le pile: solo un chilo anziché tre! Un’inezia, praticamente basta saltare un pasto e sono già a posto. Che fortuna! 😁 Per il resto, a parte scherzi, bei posti, molto verdi, interessanti specialmente come dicevo nei dintorni… ah, la signorina nel caso te lo stesso chiedendo è una degna rappresentante delle sabine, è una reatina che ha partecipato a miss Italia un paio di anni fa…

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  2. Gradevole lettura di luoghi che conosco abbastanza bene e aggiungo che quasi avremmo potuto incontrarci o scontrarci alla cascate delle Marmore momenti di Frescura visiva per i 35 gradi di questi giorni…
    Permettimi solo di dirti che centrifugato e frullato Sono due cose distinte il frullato viene fatto con pezzi di frutta latte e due cubetti di ghiaccio mentre il centrifugato è frutta e verdure da cui la centrifuga estrae succo polpa🙃.

    Al Terminillo noi romani si va a sciare dalla mattina alla sera.

    Buon proseguimento 🍸🍹🍵🍉

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