Turisti per caso al tempo del coronavirus – 3

La seconda tappa del viaggio è L’ Aquila. Ero stato in questa città più di trent’anni fa per lavoro, e le uniche cose che ricordavo erano la lunghissima pausa pranzo, la faticosa salita per arrivare in centro, il freddo (credo fosse ottobre-novembre), i colori della Basilica di Collemaggio e lo stupore nell’imbattermi per caso nella Fontana delle 99 cannelle. Perché L’ Aquila dunque? Per prima cosa perché mia moglie non c’era mai stata, poi per verificare di persona come la città si sta riprendendo, dopo il terremoto disastroso del 2009; non per voyeurismo macabro ma con molto rispetto, con amore direi. Cosa abbiamo trovato? Il centro storico è tutto riaperto, i monumenti ed i palazzi in travertino bianco sembrano addirittura brillare; a volte si ha l’impressione di camminare tra una scenografia teatrale, perché le facciate sono rimesse a nuove ma magari dietro gli edifici sono puntellati, e se si scende man mano lontani dal centro diversi edifici sono ancora lesionati. La città mi è sembrata comunque viva, tanta gente per strada, turisti e non solo; la sera addirittura giravamo in alcuni tratti con le mascherine a causa dell’affollamento. Nella bella Piazza del Duomo abbiamo visitato la chiesa di Santa Maria del Suffragio, perché il Duomo è ancora in ristrutturazione; la sera nello spazio del mercato, nella stessa piazza, trasmettevano un film per bambini, ed era pieno di famigliole; abbiamo mangiato in un ristorantino in una via laterale, scelto a caso dato che ho cercato di prenotare telefonicamente in tre posti suggeriti da Tripadvisor ma erano tutti pieni (questo è stata una costante del viaggio: i locali per mangiare erano sempre pieni. Sarà che hanno dovuto mettere meno tavoli, o forse sarà che di gente in giro ce n’è comunque tanta, certo che si fa fatica a pensare ad un paese in crisi… tra l’altro devo dire che grazie al Covid i ristoratori sono obbligati a fare quello che avrebbero dovuto fare anche prima: disinfettare i tavoli quando cambiano avventori, e non mettere un tavolo appiccicato all’altro permettendo di godersi la cena. Quasi tutti, mi sembra, si sono adeguati a queste norme di normale igiene).

Abbiamo visitato la Basilica di Collemaggio che con i colori del tramonto è ancora più bella e visto la Porta dell’Indulgenza; ho preso un libriccino di poche pagine su Celestino V ma non sono ancora riuscito a leggerlo, ogni volta che lo apro mi si chiudono gli occhi; visitato la Fontana delle 99 cannelle, tutte funzionanti, e più su la Chiesa di San Bernardino da Siena con le spoglie del Santo, siamo arrivati fino alla Fortezza Spagnola, questa chiusa, con intorno un parco tenuto veramente bene nel quale è stato costruito da Renzo Piano il nuovo Auditorium (non so come mai ma ad ogni disastro Renzo Piano costruisce qualcosa).

Una sera abbiamo lasciato l’auto in un parcheggio vicino a Collemaggio che avrebbe dovuto essere collegato con il centro con delle scale mobili: peccato fossero tutte ferme e ce le siamo fatte tutte a piedi, in questi tunnel vuoti ed inquietanti. A L’ Aquila non abbiamo mangiato gli arrosticini e questo è già da solo un motivo per tornare.

Siccome il nostro albergo era vicino alla Stazione, per salire in centro dovevamo prendere l’auto (avremmo anche potuto andare a piedi ma con 35 gradi non era consigliabile) e passare in via XX Settembre, dove si trovava la Casa dello Studente nel crollo della quale persero la vita otto ragazzi; e si sarebbe potuto evitare, se ognuno avesse fatto il proprio dovere, a cominciare da chi fece i lavori che ne indebolirono la struttura per finire a chi non fece evacuare gli studenti dato che le scosse si succedevano ormai da mesi. Ma in questo paese siamo spesso a piangere i morti perché chi deve controllare non controlla, e sembra che non impariamo mai. Sembra passata un’era geologica: al governo c’era Berlusconi, ci furono polemiche a non finire, costruttori intercettati mentre se la ridevano pregustando i guadagni, G9 spostato dalla Maddalena a L’ Aquila, New Towns… il disastro usato come occasione di affari e vetrina mediatica: un vero e proprio schifo dal quale fortunatamente gli aquilani, gli abruzzesi, sono usciti con l’orgoglio che li contraddistingue.

Mi accorgo di starla buttando in politica e non è mia intenzione, anche perché come la penso su quei personaggi lo sapete. Continuiamo in leggerezza: la sera del ritorno in albergo c’è stato il primo scontro con il navigatore, che ci ha fatto fare un giro assurdo e sarà solo il primo tanto che a un certo certo punto l’ho dovuto esautorare e tornare alle usanze di una volta, ovvero chiedere ai passanti. La tecnologia ci salverà? Non credo.

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