Turisti per caso al tempo del coronavirus – 2

Stamattina ho avuto l’idea di andare a tagliarmi i capelli, effettivamente allungati; purtroppo il mio parrucchiere Leo, calabrese verace, è in ferie, per cui anche se a malincuore ho dovuto dirigermi verso il salone cinese che c’è in piazza. In dieci minuti netti mi hanno misurato la temperatura, fatto disinfettare le mani, lavato i capelli facendomi indossare una mascherina nuova e rapato in stile Auschwitz, con una strana cresta sulla sommità del capo. Niente da dire su pulizia e velocità, per il resto ho pagato in tutto per 12 euro scambiando solo quattro parole: lavare, corti ai lati (il loro concetto di lato però è molto esteso), e quanto pago? Nel frattempo ho assistito ad una buffissima disputa tra una vecchietta che stava cercando di spiegare che i capelli li voleva mossi e il cinese che la serviva che cercava di convincerla che mossi è un’opinione e non un tipo di acconciatura. Leo, perdonami, non lo farò più…

Come vi dicevo, il giro è stato organizzato al volo; la prima scelta era Matera ma un po’ la distanza (più o meno la stessa che c’è tra Como e il paese) e le opinioni di chi c’è stato nello stesso periodo (“ma siete matti? Fa un caldo dell’accidente”) ci hanno spinto a ambiare destinazione. Senza fare tantissima strada abbiamo fatto lo stesso un giro molto interessante: Ascoli Piceno, L’Aquila, Rieti (e dintorni, soprattutto dintorni), Todi e dulcis in fundo Siena. Sapete che sono un tipo di larghe vedute, e penso che ognuno abbia il diritto di suicidarsi come meglio crede: fare i turisti nelle città d’arte e storiche la settimana di Ferragosto è senz’altro uno dei più piacevoli, ma vi assicuro che nelle ore più calde ho avuto dei momenti di invidia profonda per quelli che si sono andati ad assembrare in spiaggia… Non farò una cronaca dei monumenti perché quelli si possono trovare in ogni guida ma riporterò solo qualche impressione, le cose che più mi hanno colpito.

Inizio dunque da Ascoli Piceno, dove non ero mai stato, imperdonabile per un marchigiano ma tenete conto che sono andato via di casa poco dopo i venti anni, la ex ministra piangente Fornero sarebbe orgogliosa di me perché non sono proprio stato un choosy e quindi ho avuto poco tempo per fare turismo, anzi mi rendo conto di conoscere tante altre regioni meglio della mia…

Ad Ascoli due piazze stupende, Piazza del Popolo e Piazza dell’Arringo; nella prima, la più famosa, con una bellissima pavimentazione, si affacciano la Chiesa di S.Francesco con le colonne del portone d’ingresso che, se ci si batte, suonano; il Palazzo del Capitano con la sede della Quintana, il palio che si svolge in agosto (quest’anno tutti i palii sono saltati, anche il nostro; tra l’altro tutte le città visitate hanno un palio, più o meno famoso, fino ad arrivare a quello celeberrimo di Siena…) e dove sono in mostra diversi costumi (di cui ho mandato le foto alla nostra reggente per farle invidia) e il Caffè Meletti. Questo caffè, uno dei caffè storici d’Italia (nelle Marche ce ne sono due ed uno è nel mio paese, per quello ve ne parlavo la volta scorsa. Sono caffè che hanno mantenuto gli arredamenti originali, di fine ottocento-inizio novecento, dei piccoli capolavori) è famoso per l’Anisetta, un mistrà digestivo; dopo pranzo ovviamente caffè corretto Anisetta, costicchia ma ne vale la pena.

Ah, prima ovviamente avevamo mangiato Olive Ascolane… ormai si trovano dappertutto ma non c’è paragone. Ricordo da ragazzo quando nei pranzi tradizionali al ristorante (le poche volte che si andava, solo per qualche cerimonia…) uno dei piatti forti era la frittura mista: agnello, verdure fritte, olive ascolane e crema fritta (si, crema pasticcera fritta). Che nostalgia, soprattutto dell’appetito che avevo. In Piazza dell’Arringo, dove si svolge il mercato, c’è il Duomo di S.Emidio, patrono della città, ed il Battistero. Sotto al Duomo c’è una cripta bellissima, affrescata nelle volte e che ha alla pareti mosaici recenti, fatti dopo la guerra, che ritraggono scene del tempo tra cui la ritirata dei tedeschi che lasciano la città per assetarsi sulla linea gotica. Ascoli Piceno fu risparmiata dai bombardamenti (cosa che non avvenne alla vicina San Benedetto del Tronto) grazie ad un accordo tra il Vescovo ed il Feldmaresciallo Kesselring (quello delle Fosse Ardeatine, per intenderci), che dichiarava la città “libera e ospedaliera”, in sostanza una zona franca non bombardabile. Non mi è molto chiaro come mai il Vescovo chiedesse ai tedeschi di non bombardare, dato che i bombardamenti a San Benedetto li avevano fatti gli inglesi, ma ad ogni modo la città fu fatta salva.


Ma forse la cosa che più mi ha colpito in questa città è stata una targa posta su di un lato del Duomo, a ricordo di una persona lì morta, forse un senzatetto: mi è sembrata una testimonianza di pietà e affetto così grande che l’ho voluta riportare.

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Mi sono dilungato un po’ troppo, amiche e amici, e siamo solo all’inizio… se continua così finirò per le vacanze di Natale! (A proposito di vacanze, mentre tornavamo sentivamo dichiarare da qualche sottosegretario che se i contagi continueranno a salire non è escluso che a settembre le scuole non riaprano. Dio ce ne scampi e liberi…)

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20 pensieri su “Turisti per caso al tempo del coronavirus – 2

    • Non mi aspettavo che mettessero la mascherina anche ai clienti… per me però il divertimento è sentire le storie (spesso amorose) del mio vecchio barbiere, un dongiovanni impenitente… e parlare di calcio… con i cinesi c’è poco da parlare… 🙂

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  1. “orgogliosi di averti stretto la mano” c’è scritto sulla targa dedicata a Michele. Sai Gio’, a leggere questa frase mi è venuta una nostalgia che metà basta: son mesi che, al più, tra conoscenti, ci si “dà di gomito”… quando torneremo indietro a quel gesto cordiale?

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