Olena à Paris – 12

«James, ti confesso che sono un po’ emozionata. Non me l’aspettavo, sai? Addirittura un invito personale, chissà perché proprio me, non mi pare di aver fatto niente di particolare…» dice Gilda, dando un’ultima occhiata al trucco e premurandosi che la scollatura sia bene in evidenza.
«Se posso esprimere il mio parere, signora, lei è troppo modesta. Dato il consesso, si tratterà sicuramente di un riconoscimento alle sue capacità imprenditoriali. Il Presidente vorrà conoscere la sua opinione in merito alla ripresa…»
«Tu dici, James? Non mi starai un tantino adulando? Non so se sono all’altezza, come sai sono più portata per la pratica che per la teoria, e lì ci saranno un sacco di cervelloni e professoroni. Come ci si rivolge tra l’altro al Presidente, Eccellenza andrà bene? Non vorrei fare brutta figura… E questo vestito, dici che è adeguato all’occasione?»
«Presidente andrà benissimo signora, ed in quanto all’abito mi sembra che il blazer morbido color lavanda sopra il top glitterato e paillettato rappresenti quel giusto mix di classico e attuale, di morbidezza e decisione indispensabili alla manager e donna moderna» dichiara il maggiordomo, con un filo d’invidia.
«Come rassicuri tu rassicurano in pochi, James caro. Tra l’altro il Presidente ha buon gusto nel vestire, non è vero?»
«Sicuramente, signora, incidentalmente ci serviamo dallo stesso stilista»
«Davvero, James, anche lui veste Girifalchi? Mi sembrava infatti, quelle pochette mi erano familiari»
«Il Presidente ne possiede una bella collezione, purtroppo per motivi istituzionali può indossare solo quelle a tinta unita»
«Bè, è un peccato, vero James? Qualche barchetta o pesciolino non avrebbe sfigurato. Bene, allora andiamo, vuoi caro?» dice Gilda, sistemandosi la bandana in seta stampata con figure di piccoli cupidi che si rincorrono.
«Prego, signora, faccio strada» dice James, aprendo il grande portone del salone delle cerimonie di Villa Pamphilj.

Gilda si ferma un attimo sulla soglia, permettendo ai numerosi partecipanti di ammirare quelle grazie per cui è nota come Calva Tettuta; dopo aver misurato il gradimento della parte maschile, si avvia verso il gruppetto di rappresentanti del sesso cosiddetto debole, e le saluta con esagerata cordialità:
«Ma guarda guarda, ci siete proprio tutte… Ursula, Angela, Christine, Kristalina… ma che bella sorpresa! Angela ti trovo un po’ sciupatella, non mangi? Domani ti faccio spedire un camion di agnolotti al sanguinaccio, mi raccomando eh?»
«Danke Gilda, ma io essere a tieta, manciare solo insalata e kvauti»
«Non essere sciocca Angela, non puoi andare avanti con quella roba, una della tua costituzione! Accetta almeno un carico di olive ascolane»
«Fa bene, allora molte krazie Gilda»
«Di niente, figurati. Scusate un attimo eh, ragazze? Vado a salutare il Presidente»

Il Presidente, in un impeccabile completo blu, è girato di spalle e riordina sul grande tavolo degli oratori i fogli del suo discorso; Gilda si avvicina fino ad arrivare alla distanza opportuna e poi tossicchia, per attirarne l’attenzione.
«Eccell… ehm, Presidente, sono qua, mi ha mandata a chiamare?»
Il Presidente, al vibrare del cinguettio della Calva Tettuta ha come un soprassalto. Poggia i fogli sul tavolo, si raddrizza e si gira, lentamente.
Sul volto di Gilda si dipinge la sorpresa, e poi l’orrore, mentre il Presidente inizia a ridere irrefrenabilmente, e con lui tutta la sala.
«Aahhh!!!!» urla Girla, terrorizzata. «Evaristo!!!»

Gilda si sveglia, sudata, con il respiro affannato ed il cuore in gola. Dalle persiane filtra appena una striscia di luce notturna; con una mano tocca Svengard che addormentato al suo fianco gode il meritato sonno e tirato un sospiro di sollievo sta per rimettersi a dormire quando, dall’angolo della stanza, un’ombra luminescente non attira la sua attenzione.
«Aahh!!» ristrilla Gilda, stavolta sveglia. «Evaristo, per la miseria, mi stavi facendo prendere un colpo! Lo vuoi capire che sei morto? Andato, defunto, kaputt, devi toglierti dalle scatole! Guarda che lo faccio, eh! Domani chiamo l’esorcista! Si può sapere che vuoi?»
«Perché disturbi il mio sonno? Ci sono segreti che devono rimanere tali! Lascia stare l’Argentina!» intima lo spettro.
«Fino a prova contraria chi disturba il sonno degli altri sei tu, mi pare!» protesta Gilda. «Perché non ti rendi utile, se proprio devi stare tra le scatole? Segreti, ma di che segreti vai blaterando? Procurami almeno qualche numero da giocare al lotto, anche da fantasma non servi a niente!» strilla la Calva Tettuta.
Il fantasma, scuotendo la testa dolentemente si allontana indietreggiando, seguito dalle contumelie della ex-moglie finché, arrivato alla parere di fondo, si avvolge nel suo tabarro e scompare.
«E non farti vedere più!» gli urla dietro Gilda, tirandogli una ciabatta di pelo.

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