Olena à Paris – 11

«Natascia, lasciatelo dire, senza offesa» dice nonna Pina guardando l’uomo inginocchiato «Dove hai imparato a tagliare i capelli? Gli hai lasciato tutte scalette, per non parlare dei tagli che ha in testa e di quell’orecchio mezzo staccato. Ci toccherà chiamare il veterinario per fargli mettere qualche punto» conclude la vegliarda scuotendo la testa.
«Colpa sua, io avevo detto lui di non muovere sua testa» risponde Olena, alzando le spalle.
«Senti, giovanotto» riprende nonna Pina amichevolmente «facciamo così: adesso tu ci dici che volevate da noi e noi forse vi lasciamo andare, va bene? Oppure Natascia ricomincia e ti dà un’altra spuntatina»
«Vi ho detto che non so niente, dovete credermi! Noi dovevamo solo seguirvi e riferire, non conosciamo questo Carlos, non l’abbiamo mai visto, veniamo sempre contattati per telefono!»
«Seguirci e riferire al telefono, ma certo» ripete nonna Pina comprensiva. «Dunque siete una specie di esploratori, dei boy scouts, dico bene? Bè, allora è tutto chiaro, deve esserci stato un fraintendimento. Non pare anche a te, Natascia? Ma dimmi una cosa, il cannone che portavi alla cintura a che ti serviva, a segnare il mezzogiorno¹? Natascia, tagliagli l’altro orecchio»
«Molto vuolentieri, babushka» risponde la russa, accingendosi a dare una passata contropelo al malcapitato; prima che questo inizi a protestare però un uomo anziano in sella ad uno splendido criollo dal mantello falbo² fa il suo ingresso nel cortile spianando un fucile da caccia:
«¿Lo que pasa?» chiede l’uomo, deciso.
Tutti si girano lentamente verso il nuovo arrivato; Olena allargando le braccia gli rivolge un sorriso, mentre nonna Pina gli punta contro il Kalashnikov.
«Ma che sta succedendo? E che state facendo ai miei nipoti?» ripete l’uomo, puntando il fucile ora sull’una ora sull’altra. Poi, incrociando lo sguardo di nonna Pina, un ricordo lontano affiora alla sua mente; abbassa il fucile, si sporge in avanti e strizza gli occhi per mettere meglio a fuoco, e infine chiede:
«¿Eres doña Eusebia?» poi, vedendo la meraviglia dipingersi negli occhi della centenaria, continua: «Donna Eusebia, sono Juanito, vi ricordate di me?»
Nonna Pina raddrizza la schiena sconcertata e fissa la sorgente di quel saluto inaspettato, finché una luce le si accende negli occhi .
«Juanito?» chiede ancora incredula. «Juanito la pulce… sei proprio tu? Mio Dio, come hai fatto a riconoscermi, Pulce? Saranno passati…»
«Ottant’anni, donna Eusebia, ottant’anni. Ma voi siete ancora bellissima»

All’entrata in guerra dell’Italia, il 10 giugno 1940, nonna Pina si trovava in tournée in Argentina con la compagnia di varietà di Tazio Martelloni, compagnia di cui era la vedette assoluta con il nome d’arte di Wanda del Rio, nome che evocava spiagge e passioni esotiche; tra attori, ballerini e orchestra si trattava di una cinquantina di elementi che avevano attraversato insieme tutto il paese anche se con trattamenti assai diversi, le star in alberghi lussuosi e i comprimari in pensioncine o locande tanto che spesso qualche ballerina e ballerino non disdegnava di farsi ospitare da qualche ammiratore focoso. Per il gran finale a Buenos Aires la compagnia era attesa al famoso teatro Grand Splendid, più di mille posti, e l’accoglienza si prospettava entusiastica, dato che la capitale era, e lo è ancora, una delle città con più abitanti di origine italiana al mondo. Fino a quel momento in Argentina della guerra si erano sentite solo le eco, più che altro attacchi a navi mercantili per tagliare i rifornimenti ai nemici, da una parte e dall’altra; aveva fatto scalpore l’affondamento o meglio l’autoaffondamento della corazzata tedesca Admiral Graaf davanti al Rio della Plata, ma gli argentini ne erano stati solo spettatori. Wanda era al massimo del suo fulgore e i rotocalchi erano pieni di foto del sorriso languido e delle “rotondità” della soubrette, la quale però pur senza darlo a vedere era preoccupata perché le fasciature e gli abiti di scena facevano omai fatica a nascondere l’incipiente maternità dato che era infatti incinta di sei mesi di un ballerino della troupe, Emilio Pallavicini³, relazione che i due tenevano segreta per non compromettere la carriera di Wanda. Il Ministero degli Affari Esteri del Regno d’Italia era guidato da Galeazzo Ciano, conte di Cortellazzo e Buccari, genero del Duce; gli interessi italiani richiedevano che l’Argentina si schierasse con l’Asse o quantomeno rimanesse neutrale ed a questo scopo il Ministero manteneva una fitta rete di informatori e finanziava personalità politiche, imprenditoriali e militari considerate amiche. A questo scopo si utilizzavano ovviamente anche le associazioni degli emigranti,  che godevano di un vasto seguito e disponevano di un buon potere economico; anche gli artisti potevano dare una mano, dato che spesso venivano invitati a presenziare a pranzi, feste, ricevimenti, convivi in cui tra un bicchiere e l’altro, un approccio e l’altro, qualche ospite si lasciava andare a qualche confidenza, magari per far colpo sull’interlocutore; e così Wanda ed Emilio, non avrebbero saputo dire nemmeno loro se più per convinzione che per per spirito d’avventura, si ritrovarono ad ascoltare e riferire: a fare le spie, insomma.

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¹ Riferimento al cannone del Gianicolo che segna il mezzogiorno ai romani, o se preferite al cannone di Brunate che segna il mezzogiorno ai comaschi.
² Il criollo è un tipico cavallo dei gauchos; il mantello falbo è grigio argentato con zebrature degli arti.
³ Cfr. “Niente sushi per Olena” – 2018

27 pensieri su “Olena à Paris – 11

  1. Tanta stima per “le eco”: sempre più spesso lo incrocio al maschile, plurale compreso.
    Mi viene il sospetto che sia, contrariamente a quanto ho creduto sinora, accettato anche così; con buona pace delle maestre e di me stessa che non ho fatto altro, nella vita, che ripetere che “eco” è femminile, punto.

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    • Hai ragione sul progetto migliore, a proposito dovrei accelerare un po’ perché se no non lo finirò nemmeno per Natale, altro che Ferragosto… ho dovuto riprendere la scaletta perché non mi ricordavo più a che punto li avevo lasciati. E ho un sacco di cose ancora da mettere… le poesie di Camilito Estudiantes da pubblicare… La telenovela Lacrime e Laterizio, come finirà? E alla fine dovranno pur tornare a Parigi, o no? Altrimenti dovrò cambiare titolo in “Olena à Buenos Aires”… e un tango a nonna Pina non glielo lasciamo fare? E il fantasma di Evaristo non lo facciamo riapparire? Aiutooooo!!!!!

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