Vita quotidiana al tempo del coronavirus (LXXXVIII)

Giovedì 21 maggio

Piccoli segnali di ritorno alla normalità: alle 7:50 ero davanti al gommista per cercare di fare il cambio gomme, da invernali ad estive (una tassa semestrale) ma avevo già davanti cinque auto. Tutta gente che evidentemente è andata presto perché poi deve andare a lavorare… stimato che avrei dovuto aspettare più di un’oretta ho desistito e sono andato a fare la spesa. Anche la Coop è tornata alla normalità: orario dalle 8 a.m.alle 8 p.m. (non come l’impiegata di Cinzia Leone, quella della torta di fango del Camerun, la ricordate? Che teneva lo sportello aperto dalle 8 alle 8…). Mi sono lamentato con uno dei caporeparto, non è possibile che da marzo ad oggi non ho mai trovato l’alcool; mi ha detto di aver pazienza ancora per un po’, e fin qui sono d’accordo, però quando gli ho chiesto come mai in altri supermercati ce l’hanno ed ha risposto “ne dubito” mi sono chiesto in quale corso di formazione insegnino a dare del bugiardo al cliente; non che occasionalmente non ci sia chi se lo merita, per carità…

Un altro bel segnale di ritorno alla normalità è che ieri a Torino degli infermieri hanno protestato perché dopo tante pacche sulle spalle, siete i nostri eroi, cuoricini e arcobaleni, e soprattutto tanti morti, si sono ritrovati nella busta paga ben 1 (uno) euro in più. Nel frattempo, ma mi ripeto, si toglie l’Irap a chi non ne ha alcun bisogno, e si garantiscono prestiti alla Fiat che ha già detto, per bocca di John Elkann, che distribuirà 5,5 miliardi (5.500.000.000) di euro di dividendi agli azionisti perlopiù stranieri. Ovviamente è una coincidenza che l’importo sia più o meno uguale a quello che garantisce lo Stato per il maxi-prestito…

Mi chiedo, riflettendo su queste assurdità, se non abbiano ragione i quattro paesi “rigoristi” che non ne vogliono sapere di dare soldi a fondo perduto a chi tanto li spenderebbe male: Danimarca, Svezia, Olanda e Austria, che insieme fanno due terzi della nostra popolazione, paesi che ho visitato da turista e di cui ho dei bei ricordi; in particolare mi piacerebbe tornare ad Amsterdam perché quando sono andato qualche anno fa, era agosto, c’erano dieci gradi e mi sono ammalato quindi niente coffe shop e quartiere a luci rosse appena intravisto. Ah, il Museo Van Gogh invece si, lì sono andato, c’era una coda pazzesca, bisognerebbe andarci adesso!

Anche perché non è che gli italiani siano tutti con le pezze al culo, no no… l’asta dei BTP (buoni poliennali del tesoro) con scadenza 2025 ha avuto un grande successo: 22 miliardi di euro, di cui 14 dal retail, ovvero gli investitori singoli… quindi se qualche paese chiede garanzie anche sul come verranno spesi i soldi ricevuti, che ad esempio non servano a pagare gli interessi sui titoli di stato ma a fare investimenti e “riforme” (su cosa si intende per riforme però bisogna capirsi. Di solito chiedono di privatizzare il privatizzabile, tagliare servizi e allungare l’età pensionabile. Da parte mia penso che sia stata allungata anche troppo) è anche comprensibile.

Mi rendo conto di aver fatto un ragionamento molto poco sovranista, ma fare i sovranisti con i soldi degli altri è un po’ come, ci siamo capiti, insomma…

Comunque io delle idee su dove recuperare quei miliardi che ci servirebbero ce le avrei, adesso faccio due conti e poi li mando a Conte.

A domani, amiche e amici, sperando di avere più tempo perché un altro segnale di ritorno alla normalità è che al lavoro si ricomincia a rompere le scatole, mandare migliaia di mail inutili, chiedere cento volte le stesse cose, fare e disfare… buona serata!

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visto che da qualche tempo trascuro le amiche, ecco per loro l’arrotino del giorno:

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Vita quotidiana al tempo del coronavirus (LXXXVII)

Mercoledì 20 maggio

Oggi mi ero predisposto mentalmente per liberare la cantina dall’armadio eliminato dal balcone e da altre cianfrusaglie ma l’isola ecologica non è ancora accessibile liberamente; fino alla settimana scorsa bisognava prendere appuntamento (non l’ho fatto) e dalla prossima invece l’accesso sarà contingentato: hanno abbinato ai giorni le lettere iniziali del cognome e potranno andare solo le auto, non ai furgoni. A  me toccherà venerdì, speriamo non piova.

Stiamo cercando di capire domenica prossima come funzionerà la messa; il coro senz’altro non potrà cantare (o meglio: non è che alle persone sia proibito cantare, solo che devono farlo con la mascherina, distanziate e nei posti stabiliti perché non ci si può spostare dai banchi; devono avere una buona memoria però perché i libretti non possono essere distribuiti). Aspettavamo delle linee guida specifiche dalla diocesi ma forse mi sono sfuggite, finirà che ognuno farà come gli pare; non prevedo una grande affluenza ma magari verrò smentito, chissà.

Ieri l’ufficio di mia moglie, un patronato, ha riaperto al pubblico ed è stato il delirio: la gente pretendeva di entrare senza appuntamento in barba alle misure anti-contagio ed al buon senso e prendendosela con la povera impiegata della reception che non li faceva entrare; ad un certo punto uno si è appoggiato alla porta scorrevole e l’ha rotta, e da allora in poi tenerli fuori è stato ancora più difficile. Ce la faremo un cazzo, amici miei: finché ci sono persone che non hanno rispetto del lavoro degli altri, appena qualcuno comincerà a strillare che questo servizio costa troppo, quell’altra coperta è troppo corta, accorpiamo di là e tagliamo di là gli andranno dietro come pecoroni, perché più che l’immunità è l’impunità di gregge che hanno in testa. Da notare che i dirigenti invece di fronteggiare gli scalmanati si sono tappati nei loro uffici, lasciando le rogne alle impiegate: e questa è un’altra bella metafora del paese, quelli in basso ad arrangiarsi e quelli in alto a pontificare col culo all’asciutto.

Ieri sera mentre stavo portando fuori la spazzatura una vicina mi ha chiamato ed ha voluto improvvisare una estemporanea assemblea di condominio su per le scale. L’ordine del giorno consisteva in: ma se il governo ci dà il 110% della spesa, i lavori alle facciate li facciamo? Sebbene non avessimo i millesimi necessari per deliberare ha chiamato subito l’amministratore e quasi pretendeva un preventivo su due piedi ma quello, figlio d’arte e non solo, ha invitato ad aspettare almeno una settimana; allora la signora, chiaramente non soddisfatta, l’ha accusato di non aver risposto tempestivamente ad una sua vecchia segnalazione di una infiltrazione d’acqua nello stenditoio e che così non si fa. Donna battagliera, per quanto parecchio confusionaria; ho lasciato l’assemblea convinto che i lavori si faranno solo se davvero saranno gratis e forse nemmeno a quella condizione; sono anche abbastanza convinto che non saranno tantissime le ditte che accetteranno di essere pagate con il credito d’imposta anziché con i contanti, ma anche in questo può darsi che mi sbagli.

Sembra che Mr. Trump (o almeno questo è quanto ha detto lui, ma ogni tanto scherza) prenda una pastiglia di idrossiclorochina al giorno: che dire amici, buon pro gli faccia. In realtà sospettavo da tempo che assumesse qualche sostanza, pensavo peggio a dire la verità.

Ed eccoci anche oggi alla fine di questa piccola rassegna di cose minime di questo tempo; riflettevo che se qualcuna di queste forzate novità rimanesse, tipo la maggior distanza tra i tavoli ai ristoranti e tra gli ombrelloni, non sarebbe male. Ma magari ne parliamo domani? Buona serata!

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Vita quotidiana al tempo del coronavirus (LXXXVI)

Martedì 19 maggio

Anche oggi il tempo non è molto bello, ieri sera c’è stato un bel temporalone; ricordo che da bambino quando in lontananza ne ne vedeva uno ci mettevamo con mio padre vicino alla finestra e calcolavamo quanti secondi passavano tra il lampo del fulmine ed il rumore del tuono per capire quanto fosse lontano (ogni secondo corrisponde più o meno alla distanza di tre chilometri); ancora oggi mi piace stare dietro la finestra con le luci spente e godermi gratis lo spettacolo della natura, altro che Sky!

La vita continua, nel bene e nel male: è morta la madre di un mio amico, di vecchiaia; era una donna sempre gentile, sorridente, negli ultimi anni però era stata colpita da una grave forma di demenza, non riconosceva più nessuno, urlava e insultava i suoi stessi figli, bestemmiava come credo non abbia mai fatto in vita sua: forse un tempo le persone in queste condizioni le avrebbero chiamate indemoniate… una sofferenza per tutti, che in questo caso sorella morte ha alleviato.

Ma alleviamo ancora l’atmosfera con un paio di notiziole che rallegrano: gli americani annunciano di essere sulla buona strada per produrre il vaccino, l’hanno testato su ben 8 (otto) volontari, non so voi cari amici ma io prima di farmi vaccinare con quel vaccino lì indosserò la mascherina ancora per parecchio tempo. Purtroppo questo tormentone (“quando sarà pronto il vaccino?”) sostituirà quello vecchio (“quando potremo dire di essere fuori dalla fase uno?”) e quindi prepariamoci a sorbircelo tutte le sere, come la pubblicità del rimedio contro le flatulenze. Un’altra notizia carina è che gli svedesi hanno in pratica rinunciato a lockdown e distanziamenti sociali, puntando quindi nell’immunità di gregge anche se per decenza non la chiamano proprio così; la popolazione è d’accordo e quindi che dire, contenti loro contenti tutti, del resto l’eugenetica l’hanno inventata gli svedesi, di selezione naturale se ne intendono.

Stamattina mi è arrivato un pacco, che il postino ha giustamente lasciato nell’androne, con dei libri inviati dal Club a cui sono iscritto da tantissimi anni, fin da ragazzo: nel mio paese non c’erano librerie ed era un modo economico e comodo per acquistarne, in particolare era vantaggiosa l’offerta di ingresso, dove con poche lire si ricevevano tre o quattro libri e così avevo iscritto, uno alla volta, tutta la famiglia. Mi piaceva e mi piace ancora sfogliare il catalogo cartaceo, anche se quando vengono presentati sul catalogo i libri non sono più propriamente novità; li rifiuto quasi sempre, anche perché da un paio d’anni il club ha aperto un negozio fisico gestito da una ragazza gentilissima aiutata dai suoi genitori, e quindi ogni tanto ci faccio un giro ed una chiacchierata. Con la testa occupata altrove in questo periodo mi sono dimenticato di rifiutarli, e quindi temo che da febbraio in poi dovrò beccarmeli tutti. Intanto già tra quelli di oggi c’è un doppione, tenterò di portarlo al negozio e farmelo cambiare… a proposito di libri, ha riaperto anche la biblioteca; non funziona ancora il comodissimo circuito provinciale organizzato in modo che se un libro non è presente o non disponibile nella biblioteca della propria città ce lo si può far mandare da una qualsiasi delle biblioteche della rete, e poi ritirarlo nella propria biblioteca. Un servizio utilissimo, che ha contribuito anche lui a fare in modo che riducessi di molto gli acquisti (non per tirchieria, è che non so più dove metterli…).

Una nostra amica, quella che ha il B&B che per ora non riaprirà, ieri ci ha portato delle mascherine fatte da lei. Dato che il diluvio di mascherine che avrebbe dovuto seppellirci ancora non si vede si è messa a farsele da sé. Ingegnosa! Le ha fatte come dei portatovaglioli: hanno una tasca dove si può infilare della garza che fa così da filtro. L’elastico è stato recuperato da mutande in disuso e mascherine da buttare.

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Il cosiddetto “Decreto Rilancio” non è ancora in Gazzetta Ufficiale, e quindi i “piccioli” dovranno ancora aspettare per essere erogati. Per il reddito di emergenza leggo dall’Ansa che difficilmente, dati i paletti fissati ed i controlli necessari verrà erogato prima di luglio. Probabilmente non devo avere lo stesso concetto di emergenza dei nostri decisori politici, infatti non riesco davvero a capacitarmi di come si possa sopprimere il saldo e l’acconto del pagamento dell’Irap, la tassa che tra l’altro finanzia la Sanità (!)  per tutte le aziende che abbiano subito danni o meno, concedere alla FCA (l’ex Fiat, che ha sede legale in Gran Bretagna e fiscale in Olanda: cosa c’è rimasto di italiano, i debiti?) 6,3 miliardi (miliardi!) di garanzia statale sul prestito (non prendiamoci in giro: quei soldi lo Stato li tirerà fuori, altro che garanzia) ed invece a chi non ha una lira (che se non sono morti di fame finora lo saranno presto) concedere graziosamente 400 micragnosi euro a babbo morto (ma sì, tanto morirà pure lui). O non sarà un esperimento di eugenetica anche questo?

Con questo dubbio scientifico, amiche e amici, vi saluto. Per domani non prometto e non minaccio niente, ormai tutto quello che viene è grasso che cola… buon pomeriggio e buona serata!

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Olena à Paris – 9

Nel giardino di Villa Rana un uomo il cui vestito impeccabile è impreziosito da mascherina e guanti in tinta firmati Girifalchi si avvicina levitando al bersó sotto il quale, sdraiata su una elegante chaise longue color tortora Fratelli Impallomeni riposa la padrona di casa, il cui movimento sussultorio del generoso petto avrebbe causato turbamento in chiunque in quel momento si fosse avvicinato, levitando o meno, ma non nel nostro uomo avvezzo a situazioni del genere ma soprattutto interessato al braccialetto da caviglia con pendagli a forma di elefantino che  Gilda, la Calva Tettuta, indossa al piede sinistro. Con un sospiro di cupidigia repressa James, il maggiordomo, si palesa tossicchiando.

«Ah, James caro, sei tu? Devo essermi appisolata. Stavo leggendo un libro interessantissimo, “Sconfiggere la pandemia con le erbe di mellifrace”  di Augusto Propoli, ed ero arrivata al punto in cui parlava di fustigare il partner con i rami più flessibili. Quel Propoli è un genio, non capisco come mai non gli abbiano ancora assegnato il Premio Nobel, o almeno l’Oscar. A proposito, hai visto in giro Svengard? Se lo incontri digli di raggiungermi più tardi vestito da pastore sardo. Non alzare il sopracciglio James, guarda che ti ho visto, hai qualcosa contro i pastori sardi? »
«Assolutamente, signora» risponde il maggiordomo senza scomporsi «mi stavo solo chiedendo se preferisse un costume della Barbagia o della Gallura, ci sono piccole differenze ma significative.»
«Barbagia, Gallura, non stiamo a sottilizzare, James, l’importante è che sia un pastore. Tu hai mai sognato di far l’amore con un virologo, James? Scusa, come non detto. Il fatto è  che sono un po’ turbata, ho sognato appunto che un virologo vestito da pastore mi voleva convincere a raggiungere insieme l’immunità di gregge ma sul più bello la sua virilità è scemata, per così dire, però l’idea non mi pare da buttare ed ho intenzione di continuare l’esperimento con Svengard»
«Benissimo, signora. Ah, signora, dimenticavo, ha chiamato la signora Pina. Dice che hanno dovuto fare una piccola deviazione e probabilmente ritarderanno un paio di giorni.»

La pampa è un’immensa pianura del Sudamerica, che si estende per una superficie più grande del doppio dell’Italia tra Argentina, Brasile e Uruguay; vi si allevano milioni di capi di bestiame, tra ovini e bovini, la cui carne viene esportata in tutto il mondo; la pampa è il regno del gaucho, il leggendario mandriano che insieme al tango e a Maradona è l’emblema dell’Argentina, e sulle cui gesta sono state scritte pagine epiche. Uno dei massimi cantori della pampitudine, il poeta Camilito Estudiantes, così descriveva la vita nella pampa nella sua celeberrima “Tierra y vacas”:

Tierra y vacas
hasta donde llega la vista
y sobre todo
nubes de tàbanos.
Al horizonte, vacas:
y aquì, dos bolas. ¹

o nell’altra lirica altrettanto famosa dedicata proprio al gaucho, questo eroe solitario duro e orgoglioso ma capace di slanci poetici come in “Un mar de cuernos”:

Navego sobre un mar de cuernos          
El caballo conoce el camino
Pienso y me rasco la cabeza
Mi esposa se fue con Rocco
Ladròn de miseria, la vaca.²

Ed è proprio verso questa terra incantata, e precisamente a Santa Rosa, il capoluogo della provincia de La Pampa, che il monovolume con Olena,  nonna Pina e Osvaldo si stava dirigendo quando gli avvenimenti hanno costretto il gruppetto ad una piccola deviazione.

«Pronti, babushka?» chiede Olena, controllando dallo specchietto retrovisore il pick-up Nissan che si sta avvicinando.
«Lanciarazzi o bombe a mano?» chiede nonna Pina, armeggiando nel baule.
«Tutte e due» risponde la russa con un sorrisetto. «Osvaldo, tu vede quelle due case isolate?»
«Certo, capitano. Accelero?»
«Vai, accelera» dice Olena, imbracciando un lanciarazzi e calandosi in faccia un passamontagna.

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¹ Terra e vacche / fin dove arriva la vista / e soprattutto / nubi di tafani. / All’orizzonte, vacche / e qui, due palle.

² Navigo su un mare di corna / il cavallo conosce la strada / Penso e mi gratto la testa / Mia moglie è scappata con Rocco / miseria ladra, la vacca.

Vita quotidiana al tempo del coronavirus (LXXXV)

Lunedì 18 maggio

Da oggi basta autocertificazioni, si può scorrazzare liberamente per tutta la regione senza dover render conto a nessuno: rimane l’obbligo di indossare le mascherine anche se qualcuno declina a modo suo questa imposizione, infatti c’è chi la appende all’orecchio, chi la posiziona sotto al mento, chi lascia il naso fuori al fresco, addirittura ne ho visti un paio che la mettono in testa che evidentemente è la parte più bisognosa di protezione. Il giornale locale dice che ieri al lago c’erano parecchi assembramenti, io alla fine non sono andato e mi sono limitato ad una passeggiatina nei dintorni, giusto per sciogliere le gambe.

La parrucchiera di mia moglie, nostra amica, oggi non riaprirà perché sta ancora finendo i lavori di adeguamento. E’ una che ci tiene al suo locale, perciò non si è limitata a qualche sistemazioncina ma si è adeguata a tutte le disposizioni, ha comprato perfino una macchina per la sanificazione ad ozono ed un’altra _ questa è bellissima e vorrò andarla a vedere anch’io _ che incolla alle suole delle scarpe una pellicola trasparente, altrimenti avrebbe dovuto dare alle clienti i sacchetti copriscarpe ma si è chiesta poi che fine avrebbe fatto tutto questo materiale monouso, cumuli di sacchetti, guanti, mascherine, così ha deciso almeno di ridurre i sacchetti copriscarpe. Un’altra domanda che si è posta riguarda l’obbligo di usare teli di carta monouso per non far andare i capelli tagliati sui vestiti; questi devono essere messi in sacchi e portati fuori dal locale almeno due volte al giorno, ma se poi la raccolta differenziata viene fatta solo due volte la settimana che fine fanno questi sacchi? En passant, i vari adeguamenti le sono costati più di tremila euro, è vero che sono spese scaricabili dalle tasse ma quanti capelli bisogna tagliare per recuperarli? In compenso, a giudicare dalle prenotazioni, avrà da lavorare fino al 2028 per 24 ore al giorno.

Giuseppe mi ha detto che stamattina qualche pendolare in più si è rivisto; io però tutti quelli che ho sentito o continuano a lavorare da casa oppure vanno al lavoro in auto, hai voglia a fare piste ciclabili… devo informarmi sul bonus bicicletta, a proposito, è vero che in cantina ne ho tre che non tocco da anni ma l bonus vale anche per quelle con pedalata assistita, e quella in salita farebbe comodo… anche il bonus ristrutturazione sarebbe interessante, noi dovremmo rifare le facciate, con questi incentivi in pratica verrebbero gratis, ma la gente si fiderà? Temo che tanti in questo momento solo al pensiero di dover aprire il portafogli tremino. Io pure lavoro e non posso lamentarmi, ma non sono mica tranquillo: le banche in borsa stanno perdendo l’iradiddio, ed è ovvio che se dovessero tagliare i costi taglieranno progetti e consulenti. Ma non fasciamoci la testa prima del tempo, e non tiriamoci addosso sfighe… anzi, siamo positivi () e pensiamo al bonus ferie! Fantasticando su dove andare quest’anno (secondo me da nessuna parte, comunque) l’altra sera mia moglie non stava propriamente benedicendo la Fornero, infatti senza quella riforma da agosto sarebbe in pensione mentre così le toccherà lavorare qualche altro annetto. Per fortuna non le dispiace, anche perché se fosse andata in pensione avrebbe continuato a dare una mano come volontaria, quindi tanto vale che si faccia pagare.

Ieri sera ho rivisto in Tv Massimo D’Alema. Parla sempre molto bene, si fosse limitato a quello sarebbe stato meglio; condividevo quasi tutto finché non ha tirato in ballo l’epoca d’oro di quando in Usa governavano i progressisti (Clinton) e in Europa pure. Certo rispetto ad ora sembra un Eldorado, ma io di quell’epoca ricordo più che altro che i “progressisti” andarono a bombardare Belgrado e Clinton si dilettava con i sigari, che scherzi che fanno i ricordi…

A domani (forse) amiche e amici, siamo davvero agli sgoccioli con questa rubrichina e posso autocertificare che sono effettivamente un po’ stanchino…

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Vita quotidiana al tempo del coronavirus (LXXXIV)

Domenica 17 maggio

Ieri ci siamo incontrati per caso, dietro appuntamento, con una coppia di amici ed abbiamo fatto una lunga passeggiata dal mio quartiere al lago, fino alla piazza delle Funicolare e ritorno. Innanzitutto devo dire che, complice la giornata non bellissima, non ho visto grandi assembramenti; fa una certa impressione vedere tutte le barche e i traghetti fermi; le uniche file le abbiamo viste davanti ad una tabaccheria in centro ed ad negozio di alimentari credo indiano o cingalese nella parte della città “multietnica”, la parte dove gli autoctoni man mano hanno ceduto appartamenti per lo più fatiscenti e negozietti anche storici ma senza più speranza a immigrati da tutte le parti del mondo.

Al ritorno incontriamo, stavolta davvero per caso, una coppia con la quale l’anno scorso abbiamo fatto una bella passeggiata in alto lago, ci siamo chiesti quando sarà possibile ripeterla in sicurezza, e soprattutto quando sarà possibile farsi una bella mangiata: per la passeggiata siamo confidenti ma per la mangiata finché non sarà possibile godersela in santa pace senza limitazioni di distanze ci rinunceremo. Tra l’altro mi sono ricordato che dal mio compleanno ho ancora due voucher da spendere, quasi quasi dalla prossima settimana inizio a chiamare per vedere se mi accettano, anche se mi pare un po’ brutto andare lì a mangiare senza pagare quando questi avranno bisogno di incassare… però è anche vero che il mio buono è già stato pagato, e poi qualcosina ci lascio lo stesso, dato che il buono è per due e ci andremo in tre.

Comunque la passeggiata mi ha lasciato parecchio stanchino, alla fine sono otto chilometri e gli ultimi due in salita non aiutano; le gambe erano dei tronchi e dopo la pizza stavo addormentandomi sul divano ma per fortuna mio figlio ha tirato fuori un filmetto divertente, “Operazione Uncle”, ambientato negli anni ’60, con una spia russa ed una americana che insieme devono impedire che una organizzazione guidata da italiani nostalgici costruisca una bomba atomica.

Stamattina sono andato a comprare il giornale all’Esselunga e chi ti incontro: Leo, il mio barbiere! Aveva delle sopracciglia lunghe almeno tre centimetri e non mi è sembrato lucidissimo; dice che domani riaprirà e si è anche lamentato che non l’abbiano fatto riaprire prima: voleva tagliarmi i capelli seduta stante ma, caro Leo, mi sa che dovrai aspettare un bel po’: non mi aspetto grandi sanificazioni e distanziamenti nel tuo locale, un conto è  la simpatia ed i comuni interessi per pallone e gentil sesso ma la salute è salute, caro mio.

Leggevo sul sito di Ryanair che da luglio ripartiranno con il 40% dei voli operativo, manterranno quasi tutte le rotte. Vietate le file per il bagno, quindi se dovete volare cercate di farla prima di imbarcarvi!

Ieri sera ho seguito la conferenza stampa del premier Conte, anche da piccoli segnali si capisce che stiamo scollinando, ha rimesso la pochette bianca al taschino del suo completo blu ; sullo sfondo un muro arancione che sembrava un salvaschermo più che una parete, davvero strano!

Riprendo una segnalazione di ieri di un lettore molto attento che informa che nel Nord Italia fino alla fine del mese con il cielo serale libero da nubi sarà possibile osservare il passaggio della stazione spaziale, luminosa e visibile… si vedrà passare da sud-sudovest a nord-nordovest, quindi cominciate a cercare di capire dove si trovano il sud ed il nord rispetto ai vostri balconi, e poi fateci sapere!

Chiudo con una cattiveria: la proprietaria di uno stabilimento balneare in Liguria si lamentava perché con le nuove norme sanitarie dovrà tenere una distanza tra gli ombrelloni tale per cui da 160 posti ne rimarranno 60. Ci voleva il coronavirus per finirvela di accatastare ombrelloni uno sopra l’altro? Io da una vita non vado più al mare in Liguria proprio per questo motivo, magari quest’anno sarà la volta buona per tornare…

Vi saluti amiche e amici, oggi c’è un pallido sole, magari una passeggiatina anche oggi ci sta, anche se più breve; da domani addio alle autocertificazioni ma non buttatele, non si sa mai!

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Vita quotidiana al tempo del coronavirus (LXXXIII)

Sabato 16 maggio

Cielo coperto, esco un po’ più tardi del solito, in giro molte meno auto dei giorni lavorativi: saranno andati tutti a far la spesa? Giuseppe mi informa che un ex-casellante è stato ricoverato più di un mese per il Covid, ma ne è uscito, meno male; non sarebbe sbagliato rimettere i caselanti in tutte le stazioni, dato che bisognerà controllare in qualche modo gli accessi ai treni, quando più gente si fiderà a prenderli.

Mi arriva un messaggino di un amico: “ci incontriamo PER CASO oggi pomeriggio?”. Non essendo congiunti l’incontro deve sembrare causale, in caso di controlli; non so come faremo a prenderci un prosecchino, sarà difficile.

Il nostro ineffabile assessore alla Sanità lombarda, tal Gallera che ha l’ambizione di candidarsi a sindaco di Milano, Dio ce ne scampi e liberi, non contento che la regione è stata una di quelle che in percentuale sugli abitanti ha fatto meno tamponi ha invitato in sostanza chi vuole farseli ad andare a pagamento dai privati, che fiutato l’affare hanno stabilito un prezzo di 70 euro. Io a volte mi chiedo se le pensino da soli o qualcuno gliele scriva certe battute, poi hanno anche il coraggio di incazzarsi se qualcuno gliele rinfaccia come è successo ieri in Parlamento (altra indegna gazzarra dei soliti leghisti).

E’ arrivata la temuta bolletta dell’Enel. Importo record, come c’era da aspettarsi: al netto del canone Rai un aumento di oltre il 34% rispetto all’anno scorso, più di un terzo, insomma. Il bello dello smart-working…

Ieri sera ho visto il film di cui vi dicevo, “Tutti i soldi del mondo”, la storia del rapimento del nipote di Paul Getty, l’uomo più ricco del mondo (“della storia del mondo” dice il nipote all’inizio del film). Non starò a raccontarlo, ci sarebbe da discutere delle ore peraltro; come curiosità sul film ricordo che il vecchio Getty avrebbe dovuto essere interpretato da Kevin Spacey, licenziato alla fine delle riprese a seguito dello scandalo #metoo, per cui la sua parte dovette essere rigirata; invece sul fatto ricordo che le dinamiche familiari all’epoca non erano molto note, visto da spettatori si trattava di un riccone sequestrato e di un vecchio avido che non voleva pagare; la cifra pagata, 4 milioni di dollari, adesso forse non farebbe scalpore ma si trattava di 2 miliardi e mezzo di lire; considerato che uno stipendi medio di un operaio (del nord, perché quelli al centro e al sud erano molto più bassi) era di 130.000 lire si trattava dell’equivalente di 19.200 stipendi, si può ben capire come intere zone traessero beneficio da questa “industria”…

Il 1973 tra l’altro, e il film lo ricorda brevemente, è stato l’anno dell’austerity, quando gli arabi avevano tagliato le forniture di petrolio, e ci trovammo a dover risparmiare sulla benzina e sulla corrente elettrica; la domenica la macchina non si poteva usare, e quindi in un certo senso una sorta di isolamento ci fu anche allora… quel periodo lo ricordo con piacere, ad esempio per andare a giocare le partite di campionato servivano dei permessi, e la società sportiva si era organizzata noleggiando dei pullmann…

Ma come al solito siamo all’amarcord, invece bisogna pensare avanti: la nostra amica nigeriana, poco fa al telefono, si chiedeva e ci chiedeva, preoccupata, dove si andranno a prendere tutti i soldi per far fronte alla ripresa e persino ai lavori ordinari, giacché due giorni di pioggia hanno già creato frane e allagamenti (qui sì che bisognerebbe mettere soldi, ma tutti ne parlano sempre lasciando i problemi come li hanno trovati). Si chiedeva anche come possa venire in mente a certi politici di parlare di sciopero fiscale: chi pagherà allora? E si chiedeva anche: ma non vi rendete conto che se poi doveste andar voi al governo vi trovereste un deserto di macerie?

L’unica cosa che posso aggiungere, amiche e amici, è che questa amica non sa leggere ne scrivere ma ascolta e ragiona; al contrario c’è troppa gente che saprà pure leggere e scrivere, ma ragiona con una parte anatomica non consona.

Adesso vado a incontrami per caso con gli amici: a domani, e buona serata! (ah, stasera pizza pomodorini e wurstel, lievitazione di otto ore. E birra Ichnusa non filtrata. E chi non beve con me, péste lo cólga.)

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Vita quotidiana al tempo del coronavirus (LXXXII)

Venerdì 15 maggio

Ancora una giornata brutta, piovosa e anche freddina, 15 gradi alle 7 e un quarto quando sono uscito a prendere il giornale da Giuseppe, che sta aspettando ansiosamente il varo del decretone di aprile (!) per vedersi accreditati sul conto corrente gli altri 600 euro. A proposito della sveglia devo dire di essere abbastanza orgoglioso di aver mantenuto l’orario di sveglia della normalità, le 6 e venti, un po’ di disciplina è indispensabile per non sbracare. Dovrei tagliare ancora i capelli ma mia moglie si rifiuta, dice che ormai sta per riaprire il mio barbiere e di farmeli tagliare da lui, ma in verità sono un po’ perplesso, non so se il buon Leo, già pensionato, metterà in atto tutti i dispositivi di sicurezza prescritti dall’Inail oppure si affiderà alle proprietà benefiche e antisettiche del peperoncino calabro… ammesso che riapra, ma chi glielo fa fare? Ormai lavorava per far passare il tempo, non ce lo vedo proprio a spendere soldi per adeguare il locale alle norme. Mi toccherà andare dai cinesi, quando riapriranno… come dicevo, il segnale che la pandemia è veramente finita sarà quando riapriranno i centri massaggi cinesi; intanto il bar cinese ha già riaperto, quando riapriranno i parrucchieri ci sarà l’assalto.

Ieri, mentre i miei personaggi tramavano contro di me, sono andato a far spesa: ancora niente alcool e questo è davvero incredibile, niente mascherine a prezzo calmierato (figurarsi) ma poche anche delle altre, ne ho dovuto prendere un modello lavabile fino a 30 volte trattato con i carboni attivi: 6 euro l’una! E non le posso nemmeno scaricare dalla denuncia dei redditi perché quel modello non è considerato presidio sanitario. Un affarone! Lascio stare spritz e patatine e risotto pronto (comunque quello di Scotti mi piace molto, deve essere una perversione: ricordo che a Parma andavo matto per la trippa in scatola, non so se esista ancora ma da queste parti non si trova assolutamente). Ma la carne è sempre costata così tanto? Non mi pare che il mio amico macellaio-sassofonista Walter al paesello tenesse certi prezzi. Un arrosto a 18,50 al chilo è a norma? Roba da diventare vegetariani.

La batteria dell’auto di mio figlio è defunta: il meccanico ci ha messo una settimana a dargli un’occhiata, perché ha l’officina piena di ambulanze e macchine dei vigili e della polizia, mezzi che in genere hanno centinaia di migliaia di chilometri sul groppone. Comunque ha cambiato la batteria e fatto anche la revisione, che era scaduta a febbraio: e chi se lo ricordava?

Mia moglie è dovuta andare dal dentista: appena entrata le hanno fatto mettere i copriscarpe, come quando si entra in piscina; poi l’hanno mandata a lavare le mani e dopo averle lavate le hanno fatto mettere il gel igienizzante. Le poltrone avevano già prima le coperture monouso, almeno da quel punto di vista non cambia molto. I dentisti ovviamente coperti da capo a piedi, in testa il visore di plexiglass con sotto la mascherina. Non deve essere molto agevole lavorare così… a proposito di monouso, tante attività dovranno passare al monouso: quanti rifiuti produrremo in più? Noi nel nostro piccolo prima usavamo i tovaglioli di stoffa e capitava di scambiarseli, non è che ci fosse sopra il nome, adesso però ci siamo convertiti ai tovaglioli di carta ed abbiamo esaurito la scorta fatta all’Ikea (non dite che quando andate all’Ikea non prendete anche voi i tovaglioli di carta perché non ci credo. Io ci vado solo per quello. Ah, e per le polpette.)

Non ho ancora esaminato il maxi-provvedimento del governo, 55 miliardi di euro, un’enormità. Fanno pena i capitalisti (si può ancora dire, vero, o si passa automaticamente per vetero? Eppure questi personaggi negli ultimi venticinque anni aumentavano la loro ricchezza mentre tutti gli altri la diminuivano) che strillano “no all’assistenzialismo” e però vogliono essere assistiti. Se sei capitalista caccia i tuoi soldi, no? Non è che dobbiamo preservarti come una foca monaca perché sei un “imprenditore”.

Non so bene se le parole di cui sopra siano mie o di un certo personaggio che ben conoscete; mi arrabbio vedendo che si fa cagnara per negare 400 euro a dei poveracci e apparecchiare una tavola da miliardi a chi non ne ha bisogno (come per l’Irap: che bisogno c’era di toglierla a tutti? L’ho già detto, ma è assurdo: tra l’altro non è giusto nemmeno nei confronti delle aziende, così si avvantaggia ancora di più chi non ha avuto danni). Come le solite urla sulla regolarizzazione di qualche migliaia di migranti, che già lavorano qua, tra l’altro. I leghisti si stanno distinguendo per offese e insulti su Silvia Romano, persino la mummia della Vanoni si è sentita in dovere di fare dell’ironia a conferma che quando la gente invecchia non è detto che diventi più saggia; comunque ai leghisti che chiedono quanti soldi sono stati pagati chiederei di restituire i 49 milioni che devono allo Stato Italiano, così ci paghiamo una fetta di riscatto.

A proposito di riscatto, stasera su Rai1 c’è un bel film sul rapimento Getty, avvenuto a Roma nel 1973; io ero un ragazzo ma ricordo bene la vicenda, fece molta impressione, allora i rapimenti in Italia erano un’industria, anonima sarda, ‘ndrangheta… da quel punto di vista qualcosa è migliorato, mi pare.
Bene, non ho parlato di spritz così chi so io sarà contento; accenno solo che il lievito di birra si trova solo in panetti da mezzo chilo, ma che pensano che siamo diventati tutte panetterie?

Con questo dubbio vi saluto amiche e amici, la giornata è uggiosa come cantava Battisti e non ho gran voglia di lavorare; distribuisco mail a destra e manca, giusto per far vedere che non sono ancora diventato un ologramma.
A domani!

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Personaggi in cerca di bonus (Vita quotidiana al tempo del coronavirus – LXXXI)

«Allora, James, ci hai parlato?»
Gilda, fremente di indignazione, si solleva con il gomito dalla sdraio sulla quale è distesa e punta verso il maggiordomo il bicchiere di Mojito pieno, o vuoto a seconda dello stato d’animo dell’osservatore, per metà.
«Si, signora, ho potuto conferire brevemente con il signore» dice il maggiordomo, porgendo un vassoio con delle ciotoline di stuzzichini.
«E allora? Ti ha detto che intenzioni ha? Su, parla, non farti tirar fuori le parole con le tenaglie!» intima nervosamente la Calva Tettuta.
«Ehm, ecco, il signore dice che vuole immortalare questo momento. “Voglio tramandarlo ai posteri”, proprio così ha detto, mentre ticchettava sulla tastiera del suo portatile»
Gilda guarda inorridita il suo maggiordomo, non riuscendo a credere alle proprie orecchie.

«Ah, ah, ai posteriori casomai, altro che posteri»
Sotto l’ombrellone posto al bordo della grande piscina a forma di cuore, in testa un cappello a falda larga, in bocca un sigaro Cohiba Behike ed in mano un bicchiere di Ron Santiago de Cuba Añejo, Nonna Pina sghignazza con una voce ruvida come una lima da sgrosso.
«Quello si è montato la testa, ve lo dico io» continua la centenaria. «Non penserà di essere uno scrittore? Un Verga, un Pirandello? Ma per piacere! A chi pensa che interessi quello che combina tutti i giorni nella sua ridicola esistenzuccia, il lavoro, lo spritz, la pizza… puah, baggianate. I lettori vogliono evadere dalla quotidianità, vogliono sognare, vogliono identificarsi con dei personaggi! I lettori vogliono noi!» afferma la vegliarda, rafforzando il concetto con un potente scaracchio che per un pelo non va a colpire la coda del gatto Ringo. «Dico bene, Generale?»

Il cinese Po, ultimo rimasto della guardia dell’ultimo imperatore Pu Yi, sospende gli esercizi di tai chi con la racchetta elettrica e volge lo sguardo ad est, poi sorridendo risponde a Nonna Pina:
«Il nostro Autole tlae ispilazione dalla vita quotidiana, come solo i glandi sanno fale. Dobbiamo avele pazienza»
«Dici bene tu che sei confuciano!» sbotta Gilda. «Qui la pazienza è bella che finita. Guardatevi intorno, perfino i koala si stanno annoiando, e tra parentesi si sono quasi mangiati tutti gli eucalipti, ma se aspettano che glieli ripianto stanno freschi!»

«Io non mi annoio affatto» proclama Miguel, porgendo il becchime ai pappagalli Flettàx e Spread che si contendono il trespolo insultandosi coloritamente. «Forse perché “io” lavoro, io.» continua polemicamente il giardiniere «Chi annaffia l’orto, strappa le erbacce, dà da mangiare agli animali? Io, sempre io, Miguel. Non come certi sfaticati di mia conoscenza» dice il messicano sdegnato, carezzando la testa del piccolo Chico, il figlio avuto dalla relazione breve ma intensa con Conchita, la donna barbuta protagonista della telenovela “Lacrime e Laterizio”, indicando un tavolo dove quattro uomini stanno facendosi un pokerino fumando e bevendo birra.

«Ce l’hai con noi per caso?» chiede retoricamente Uppallo I, il maggiore dei due gemelli cantautori. «Non è colpa nostra se quello non scrive niente. Noi siamo stati ingaggiati per cantare e veleggiare, non per zappare l’orto»
«Ed io ho un contratto da toy boy» precisa Adalgiso, che ha in mano un full d’assi che non vede l’ora di metter giù.
«Io invece devo ancora capire cosa ci faccio, qua» si chiede pensieroso Svengard, il norreno.
«Non essere sciocco Sven, senza di te queste storie non starebbero in piedi» lo rassicura Gilda. «E comunque ne parliamo dopo, a quattrocchi» dice leccandosi i baffi.

«Amici, bisogna fare qualcosa» riprende Gilda. «Anche economicamente la cosa non è più sostenibile. Se quello non ci fa più lavorare finiremo sul lastrico! E allora io dico: chiediamo anche noi il bonus al governo, perché agli attori sì ed ai personaggi no? Se non ci fossimo noi loro non sarebbero niente, ha ragione nonna Pina. Ed i posteri dello spritz se ne fregano!»
«Per quanto, se posso permettermi, uno spritz ben fatto ha il suo perché» interviene il maggiordomo «Personalmente consiglio prosecco di Valdobbiadene e Aperol, ma c’è chi preferisce…»
«James non mi pare il momento di un trattato di spritzologia, vero caro?» lo interrompe bruscamente Gilda.
«Dobbiamo tutelarci, anche per una vecchiaia. Un sussidio farebbe comodo, lo danno anche agli attori che hanno lavorato appena sette giorni l’anno scorso, e noi che siamo stati sempre in pista, allora? Io dico di rivolgerci ad un patronato, ad un sindacato personaggi, insomma dobbiamo portare la questione all’attenzione dei media, fare rumore! E che diamine, alle badanti si e a noi no, non mi pare giusto!»

«Secondo me lui fa puoco sesso»

All’improvviso cala il silenzio e tutti si girano verso la voce, che appartiene una bionda statuaria intenta a oliare la sua pistola, una semiautomatica russa Udav a 18 colpi. Sentendosi osservata, la donna continua:
«Perché voi guardare me così? Io sicura che se lui fa più sesso, cento per cento pensieri negativi sparire e scrive nuove storie muolto divertenti» conclude la bionda, con un sorrisetto malizioso.
«Natascia, figlietta mia, sei un genio. Hai ragione, agli uomini non bisogna lasciargli il tempo di pensare troppo, si perdono. Il loro cervello non è attrezzato per fare due cose contemporaneamente, o pensano o scrivono. Adesso però c’è un problema… » dice nonna Pina guardandosi intorno «chi si sacrifica?»
Gli sguardi di tutti vagano dall’uno all’altro personaggio, finché non trovano un accordo e si concentrano tutti sulla stessa persona.

«Occhei, occhei. Io indossa stivaloni e prende frusta, si? Se domani lui non riprende a scrivere io non chiama più me Olena»

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Vita quotidiana al tempo del coronavirus (LXXX)

Mercoledì 13 maggio

Cielo bigio, giornata scura, piovigginosa. Sembra che la terra voglia dirci: “ma che fase due, statevene in casa che si sta meglio senza di voi” e non gli si può dare tutti i torti dato che in questo periodo tutti i parametri di inquinamento sono migliorati in tutto il mondo: bellissime le immagine viste ieri di Mumbai, la città più inquinata dell’India, dove finalmente l’aria era limpida e per le strade passeggiavano perplesse delle scimmiette, grattandosi il didietro.

Oggi sono in vena di ricordi, ieri sera ho rivisto il bel film su Mia Martini, una delle cantanti che ho amato di più; sono già passati venticinque anni dalla scomparsa e già questo è motivo di tristezza. La sua carriera, sembra incredibile perfino pensarlo, negli anni ’80 si interruppe perché nell’ambiente si diceva che “portasse male”: cattiverie, bassezze, invidie, perfidie, tutte sotto il cappello impalpabile della  superstizione: “io non ci credo ma…” Soffrì molto, abbandonò per anni le scene, si isolò; ritornò, bravissima e inquieta, e finì per morire da sola in una villetta di un paesino vicino all’aeroporto di Malpensa.

Mi è tornato in mente quando alle superiori, nell’attesa tra la fine delle lezioni ed il treno che mi avrebbe riportato quasi a casa, perché dovevo poi prendere ancora un bus, facevo una passeggiata di un paio di chilometri, sempre lo stesso giro perché non è che fossimo in una metropoli, e spesso sotto un portico incontravo sempre gli stessi quattro che facevano l’autostop, di cui uno era un mio compagno di classe. Dopo un po’ questi cominciarono a dire che io gli portavo sfortuna; io all’inizio scherzavo, poi cominciai a prenderli in giro dicendo che la colpa era solo loro se non li caricavano, primo perché erano brutti e secondo perché erano in quattro ma visto che questi continuavano mi toccò sistemarli. Presi da parte il mio compagno di classe e gli intimai di far smettere subito la storia, “perché, se no?” fu la risposta che del resto mi aspettavo. La settimana dopo, per pura combinazione, avevamo una partita di campionato, lui giocava nella squadra del capoluogo ed anche per quello se la tirava; in questi giorni ho letto che è uscito un libro del difensore della Juventus Giorgio Chiellini, che dice di provare verso alcuni avversari del vero e proprio odio; senza arrivare all’odio sicuramente quella squadra non la amavamo come nessuno tranne i propri tifosi ama la squadra di Chiellini e lo stesso Chiellini.

Si giocava in casa nostra, loro erano più forti di noi, ci difendevamo con le unghie ed i denti e tutto andò bene finché l’arbitro non ci fece una carognata e ci negò un rigore solare. Gli animi come è ovvio si scaldarono, spintoni e accenni di scazzottate; il nostro allenatore fu espulso; nell’azione seguente il mio compagno di classe che giocava in difesa provò a venire in avanti anche lui, ma nella nostra area non ci arrivò mai perché un mio compagno di squadra gli ruppe una gamba. Detto così pare brutale, io ancora oggi sono sicuro che fu uno scontro casuale, ma così non la pensò il mio compagno di classe.  Da allora di jella non si parlò più.

Un altro ricordo, più dolce, mi riporta al luglio 2001 quando i mie amici decisero di rievocare i venticinque anni dalla fondazione della nostra orchestrina e mi convocarono; io non toccavo più il basso da una decina d’anni e dovetti mettermi sotto seriamente a studiare, le mani non si muovevano più, i polpastrelli avevano perso i calli, anche nella lettura degli spartiti feci un po’ fatica perché avevo quasi dimenticato la chiave di basso; adesso si riesce persino a fare le prove collegati ognuno da casa propria ma allora facemmo tutto senza rete, riuscimmo a fare insieme solo una prova… Fu una bellissima serata, la piazza del paese era  strapiena con la gente che ballava sotto le logge che la delimitano (anche i miei genitori si fecero un paio di balletti) e fu una bella sorpresa anche per mia moglie e mio figlio, che non mi avevano mai visto suonare… uno dei pezzi più belli cantati dalla nostra cantante Antonina, che oggi purtroppo non c’è più neanche lei, fu proprio “Almeno tu nell’universo” di Mia Martini.  Ciao Antonina, e ciao Mia.

Amiche e amici, scusate se mi sono lasciato andare un po’ alla nostalgia ma è colpa del tempo, avrei dovuto rallegrarvi parlando del governo ma è andata così. A domani!

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Però qualcosina per tirarci su ci vuole…

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