Vita quotidiana al tempo del coronavirus (XCV)

Giovedì 28 maggio

Oggi è una di quelle giornate in cui ho apprezzato lo smart working, non tanto per il lavoro perché non sono riuscito a tirare il fiato nemmeno un attimo e infatti pubblico il post in ritardo, ma perché in mattinata sono riuscito a svolgere i compiti che mi ero prefissato, cosa che se avessi preso il mio trenino per Milano avrei dovuto rimandare ulteriormente. Innanzitutto ho fatto il cambio gomme dell’auto: alle 7:40 ero davanti al gommista, che apre alle 8, quindi sono stato il primo ad essere servito e alle 8:25 ero pronto per la seconda tappa: ritirare i sacchi della raccolta differenziata. I sacchi (per l’umido sono sacchetti di plastica, per la plastica di plastica gialla e per l’indifferenziato di plastica grigia) vengono distribuiti una sola volta l’anno, e quest’anno sono state stabilite delle giornate in base alle iniziali del cognome per evitare affollamenti. Arrivo lì, delirio! Una coda di auto chilometrica, ma capisco che non tutti aspettano per i sacchi ma bensì per portare i rifiuti all’isola ecologica, allora supero la fila, attirandomi occhiatacce e improperi, e arrivo davanti al cancello della distribuzione: chiuso! Maledizione, apre alle nove, e c’è già un assembramento di persone in attesa… allora via, a fare la spesa, ripromettendomi di tornare un altro giorno: faccio presto, ormai mi oriento anche se non so perché sembra si divertano a spostare degli articoli; ancora niente alcool, guanti e mascherine, mi pare incredibile; incontro uno dei coristi con il quale ci siamo alitati addosso l’altra sera e ci mettiamo un po’ a parlare di Settimana Enigmistica e rebus, di cui è appassionato. Ci salutiamo, vado alla cassa e pago, sto uscendo e mi chiama: guarda che le mascherine ce le hanno alle casse ma devi chiederle, mi dice, ed inoltre ha saputo che al centro di distribuzione sacchetti  ora non c’è coda. Cazzo! Per le mascherine mi riprometto di far casino la prossima settimana, e mi fiondo a prendere i sacchetti: ancora fila per l’isola ecologica, ancora sorpasso e occhiatacce; nello spiazzo sterrato dove parcheggio qualcuno evidentemente stufo di stare in coda ha lasciato una toeletta ed una specchiera, ritiro finalmente i sacchetti ed il ragazzo vuol prendermi la febbre anche all’uscita, mi sembra un eccesso di zelo.

Fatto tutto, alle 10 ero sul pezzo e fino alle 18, senza interruzione se non per il pranzo (risotto pronto Scotti radicchio e carciofi: voto 6,5, preferisco quello alla milanese al profumo lontano di zafferano; mia moglie scuoteva la testa e noi la scuotevamo a lei con la sua insalatina) ho fatto quello per cui mi pagano, una sorta di coperta di Linus sbrindellata ma tranquillizzante. Dei tecnicismi non mi interessa più niente, io cerco di capire i problemi e le persone: spesso i problemi non sono problemi, se si risolvono ci si lavora ma se non si possono risolvere bisogna cambiare prospettiva, e se uno si ricorda che le persone sono persone e non (solo) risorse, si è già a buon punto. Poi se si ha ha che fare con degli stronzi bisogna essere più stronzi di loro, questo non è facile perché ci vuole allenamento ed un po’ di peletto sullo stomaco.

Sono riuscito a leggere solo un paio di notiziole, che però mi sono sembrate abbastanza divertenti: la prima, che non ho verificato, è che i soldi che Berlusconi dice di aver versato per la realizzazione del’Ospedale Covid in Fiera a Milano non si trovano: l’ente dell’ospedale dice di non averli ricevuti, e anche in regione non ce n’è traccia. Le cose sono due: o Berlusconi dopo averlo annunciato se n’è scordato, oppure qualcuno glieli ha fregati, una bella truffa vecchio stile: la prossima volta li dia a me, Presidente, ci penso io…

La seconda è che i presidenti di  Sicilia e Sardegna accetterebbero turisti provenienti dalle regioni dove il contagio è ancora più diffuso solo se muniti di una sorta di Passaporto Sanitario. Una specie di certificato di sana e robusta costituzione, insomma. Ora, per quanto l’idea possa sembrare balzana, è anche comprensibile: in Corea del Sud i contagi stanno ripartendo e si riparla di lockdown, vale la pena rischiare? E, dato che si dovrà decidere a breve se permettere o meno la libera circolazione tra regioni, non sarebbe il caso per quelle ancora più colpite di stare tranquille ancora per un po’? Io non vedrei male una zona rossa che comprenda Liguria, Piemonte e Lombardia con libera circolazione all’interno di queste: c’è tutto, mare, laghi, montagne, che bisogno c’è di spostarsi di più? E’ ovvio che se il blocco è in uscita deve esserci anche in entrata, altrimenti chi entra poi deve mettersi in quarantena nel suo paese… quasi quasi giro la proposta al ministro Speranza (nomen homen) o direttamente al premier Conte, di cui mi mancano le conferenze stampa.

Della politica estera magari ci occupiamo dopo, eh? A domani (oggi, anzi), amiche e amici!

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21 pensieri su “Vita quotidiana al tempo del coronavirus (XCV)

    • Mi dispiace di averla fatta stare in apprensione, no, no, quando smetterò (tra poco, comunque), avviserò… non vorrei che qualcuno pensasse che mi sono ammalato! (ecco, se invece dovessi smettere senza avvisare vorrebbe proprio dire che mi è successo qualcosa. O si è rotto il computer. Tocco ferro, comunque). Grazie della pazienza e della simpatia, spero di non annoiarla troppo con le mie storielle!

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  1. Incontenibile sirena in fresche, chiare et dolci acque, come disse il Poeta. Mi riferisco alla chiusa, come di regola.
    Per quell’ospedale in Fiera, i 10 milioni-fantasma di Berlusconi sono solo un dettaglio dell’ennesima operazione beffa, i cui costi alla fine chi li paga veramente?. Un altro grande show, la montagna ha partorito il topolino.

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    • L’altro giorno parlavo con mia sorella, come sai a Civitanova Marche a pochi chilometri dal mio paese è stato realizzato un ospedale simile a quello della fiera, non per niente il consulente anche lì è stato Bertolaso. L’astronave l’hanno chiamato, vuoto fino all’altro giorno, adesso ci sono due pazienti, trasferiti da altre parti anche se ormai non c’era più necessità di trasferimento. Non a tutti sembrano assurdi i soldi spesi così, tutto sommato qualcuno si sente rassicurato, sono stati sprecati solo soldi ma appunti di soldi si tratta, però sapere che in caso di nuova emergenza ci siano i posti, mette in qualche modo tranquillità. Poi che non ci siano medici e infermieri, che ora i reparti Covid si stiano per fortuna svuotando, conta fino a un certo punto. E’ come sapere di avere qualche risparmio in banca, si sta più sereni…

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      • Sono d’accordo sull’avere delle riserve nel caso che.
        Resta il punto di partenza: i 10 milioni. E cioè ci sono o non ci sono? O è una fake new?
        Ma, in ogni caso, e questo è ciò che conta, è il costo delle opere in questione e le modalità del porre in essere.
        Un articolo molto dettagliato (ahimè, non ricordo la testata) riferiva che a Bergamo è stata realizzata una struttura analoga da una sezione specializzata degli alpini con il supporto di esperti locali. Non c’era l’onnipresente Bertolaso! (non ricordo bene, ma non è stato a suo tempo inquisito per L’Aquila ecc. ecc.?….)
        La struttura di Bergamo, l’articolo documentava, è costata la metà di quella in Fiera. Certo, non è stata inaugurata a suon di fanfare nè preceduta da annunci e super-annunci, di Salvini ovviamente compreso…

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        • Quando ci sono grandi opere Bertolaso non manca mai… piatto ricco mi ci ficco! Ai tempi del terremoto ne combinarono di tutti i colori, e L’Aquila è ancora lì da tirar su. Ma fecero la New Town (l’inglese serve sempre quando si vuol fregare qualcuno, adesso tocca allo smart working…). Sinceramente non sono riuscito a capire finora se si tratta di bufala; certo che il presunto bonifico è stato pubblicizzato ben bene, adesso invece tutto viene messo a tacere… a Bergamo si, l’ospedale da campo fu allestito velocemente dagli alpini, ci andarono ad aiutare anche i medici militari russi, curarono ben 70 persone… ma lì c’era poco da mangiarci sopra, quindi di strombazzamenti pochi…

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  2. ma… i vostri fornitissimi supermercati non vendono sacchetti per la differenziata?
    (in quanto alla signorina… per adesso va bene… ma fra vent’anni, [a essere ottimista]… chi lo sa…
    Vabbè che c’è sempre la chirurgia estetica…)
    😉

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    • Naturalmente, naturalmente! Tra l’altro avevo finito quelli grigi e li ho dovuti comprare, costicchiano pure! Ma il nostro comune (quasi tutti i comuni qua, a dire la verità) ci omaggia di sacchetti omologati, altrimenti ognuno farebbe come cacchio gli pare. Quelli di carta specialmente, per l’umido, dicono che favoriscono molto lo smaltimento dell’umido, assorbendo già una parte dell’acqua contenuta. A voi non li danno? La ragazzotta ha 25 anni, una bella stazza, certo dovrà combattere contro la forza di gravità ma ce la può fare.. 🙂

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