Vita quotidiana al tempo del coronavirus (XC)

Sabato 23 maggio

Stamattina nel chilometro di tragitto tra casa mia e l’edicola di Giuseppe ho contato 25 guanti, 4 mascherine e 2 boccette di disinfettante vuote abbandonati per strada o sul marciapiedi, e questo vuol dire due cose: che c’è parecchia gente incivile e che la pulizia viene fatta troppo poco frequentemente. Quando ero bambino nel mio paese c’era uno spazzino, uno solo, (“lu scupì”, lo scopino), operaio comunale mica dipendente o magari socio finto di qualche cooperativa come ora, che tutti i giorni che Dio mandava in terra faceva il giro del paese a spazzare in terra e ritirare l’immondizia: mestiere ingrato, pochissimo considerato, e chi lo faceva era quasi da evitare come un appestato. Lui era il nonno di mio cugino, padre di suo padre, un ometto schivo, balbuziente, che ogni tanto alzava il gomito, come tanti della sua età.

Giuseppe comunque è contento, ha già ricevuto i secondi 600 euro e quindi gli ho ricordato la promessa di mettermi da parte un calendario come si deve per l’anno nuovo. Quel vecchio extraparlamentare è diventato un fan di Conte e sarebbe anche disposto a dargli pieni poteri, Conte Jong-un.

Oggi fa caldo, ho tirato fuori le magliette a maniche corte ed ho tagliato capelli e pizzetto. L’aspetto è decisamente più giovanile ma il pizzetto mi manca, ogni tanto me lo stiracchiavo e adesso non so più dove mettere le mani. I capelli me li sono fatti tagliare da mia moglie con la macchinetta, così mi sembra di tradire di meno Leo, il mio barbiere, che comunque ha riaperto lunedì per richiudere subito, forse non c’è stata quella ressa di clienti che si aspettava. Del resto, come dicevo, non credo abbia fatto grandi lavori di sanificazione; per dire, la parrucchiera di mia moglie si è fatta fare una certificazione di adeguatezza, dopo aver fatto tutti i lavori di messa a norma, che gli è costata 900 euro: credo sia stato un suo scrupolo perché se fosse stata obbligatoria in ben pochi avrebbero riaperto.

Stamattina mi è successa una cosa strana, alla radio stavano trasmettendo una vecchia canzone di Fred Bongusto ed ho notato che il vecchio Fred cantava “spaghetti insalatina e una tazzina di caffè” tralasciando il pollo che invece io ricordavo. Che storia è questa? Mi sono fissato che fosse un qualche intrallazzo della lobby vegana per togliere dalle canzoni tutti i riferimenti a cibi di origine animale; ho avuto solo un dubbio perché proprio ieri avevo sentito Fausto Leali cantare “Angeli negri” e forse in nome del politicamente corretto allora si sarebbe dovuto cambiare quelli in “Angeli di colore” prima di togliere il pollo dall’insalatina; insomma ho passato una mezzoretta a cercare prove a sostegno della mia ipotesi complottista. Fortunatamente sono stato smentito e non solo, sono stato anche consigliato di fare una cura di fosforo perché dimentico le cose: Fred inizia con “Spaghetti pollo e insalatina” ma poi, nei ritornelli, canta solo “spaghetti insalatina e una tazzina di caffè”. Che sollievo! La dittatura vegana non è ancora instaurata.

Negli Stati Uniti e in Canada è fallita la Hertz, il colosso dell’autonoleggio; in Italia più modestamente la Jabil (componenti elettronici) ha annunciato il  licenziamento collettivo per 190 dipendenti della fabbrica di Marcianise, Caserta. Volevo scrivere un pippone su queste due vicende ma lo farò domani, invece voglio dire che nel pomeriggio sono andato in libreria, a cambiare dei libri arrivati via posta ma che non volevo; sono così stordito che ne ho preso uno che già avevo e me ne sono accorto solo arrivato a casa. Comunque ho fatto la strada con mio figlio, all’andata (in discesa) a piedi, al ritorno col bus. Il distanziamento è saltato,  bus sono pieni e gli autisti si guardano bene dall’intervenire, chi glielo fa fare? Dovrebbero litigare ogni minuto: corse in più non ne sono state messe, anzi, anche perché i mezzi e gli uomini sono quelli che sono, non s’inventano da un momento all’altro; i controllori non esistono; tremo all’idea di quello che potrà succedere alla ripresa della scuole, perché non mi pare possibile pensare di fare le lezioni da casa. Se in sei mesi non siamo saremo stati capaci di garantire il ritorno a scuola in sicurezza degli scolari possiamo fallire, come la Hertz…

Amiche e amici, siamo arrivati a novanta raccontini quotidiani, un bel record! Ed in canna c’è un’altra puntata di Olena, è lì lì sulla punta della penna. Stasera pizza, il pizzaiolo ha deciso di fare due teglie con lo stesso impasto, grandi esperimenti; io da parte mia penso ai beveraggi, la solita Ichnusa non filtrata… buona serata, e buona domenica!

s-l400

 

19 pensieri su “Vita quotidiana al tempo del coronavirus (XC)

  1. con la censura vegana m’è uscita una risata sonora…effettivamente la ricordo bene la canzone del buon Fred che tra l’altro merita un’altro collegamento con la foto della Minoprio che hai postato,; infatti in una sigla di chiusura di un programma rai ( di cui non ricordo il titolo) cantava la sigla quasi impassibile mentre lei gli ronzava intorno provocandolo…anzi sai te la metto qui sotto tanto per gradire…. riguardo i tuoi raccontini quotidiani hai mai pensato di raccoglierli in un libro? non sarebbe male … ciao 🙂

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    • Eh sì che li ricordo… era il 1971, “Speciale per voi” , c’erano personaggi come Aldo Fabrizi, Ave Ninchi, Paolo Panelli, Bice Valori… dei mostri sacri… se penso che adesso il massimo dell’intrattenimento è L’eredità o I Soliti Ignoti mi viene da piangere . Minnie Minoprio era molto spiritosa (oltre che bella), veniva dalle Bluebells se non ricordo male, due gambe che non finivano più, io ero ragazzino faceva un certo effetto… 🙂

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  2. Chiusura di post nostalgica… Ricordo bene la Minoprio Minnie, c’era quella punta di british (di moda) a rendere la faccenda più sexy. Un Boris Johnson era inimmaginabile…
    Tralascio le miserie di cui il tuo post trabocca che, è ovvio, non è colpa tua se il mondo è pirla.
    Ho appena finito di leggere che i contagi e morti dei Paesi più deboli e poveri di Europa sono di molto inferiori e la spiegazione appunto è che ai primi allarmi, questi Paesi consci della loro debolezza hanno adottato subito misure restrittive severe.
    E giusto per stare in argomento, primo Paese sul pianeta per morti ecc. sono gli USA (Trump), secondo il Brasile (Bolsonaro), segue Russia (Putin)…
    A domani (gli Dei permettendo, che tenerne conto è sempre cosa saggia)

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