Vita quotidiana al tempo del coronavirus (LXXXVI)

Martedì 19 maggio

Anche oggi il tempo non è molto bello, ieri sera c’è stato un bel temporalone; ricordo che da bambino quando in lontananza ne ne vedeva uno ci mettevamo con mio padre vicino alla finestra e calcolavamo quanti secondi passavano tra il lampo del fulmine ed il rumore del tuono per capire quanto fosse lontano (ogni secondo corrisponde più o meno alla distanza di tre chilometri); ancora oggi mi piace stare dietro la finestra con le luci spente e godermi gratis lo spettacolo della natura, altro che Sky!

La vita continua, nel bene e nel male: è morta la madre di un mio amico, di vecchiaia; era una donna sempre gentile, sorridente, negli ultimi anni però era stata colpita da una grave forma di demenza, non riconosceva più nessuno, urlava e insultava i suoi stessi figli, bestemmiava come credo non abbia mai fatto in vita sua: forse un tempo le persone in queste condizioni le avrebbero chiamate indemoniate… una sofferenza per tutti, che in questo caso sorella morte ha alleviato.

Ma alleviamo ancora l’atmosfera con un paio di notiziole che rallegrano: gli americani annunciano di essere sulla buona strada per produrre il vaccino, l’hanno testato su ben 8 (otto) volontari, non so voi cari amici ma io prima di farmi vaccinare con quel vaccino lì indosserò la mascherina ancora per parecchio tempo. Purtroppo questo tormentone (“quando sarà pronto il vaccino?”) sostituirà quello vecchio (“quando potremo dire di essere fuori dalla fase uno?”) e quindi prepariamoci a sorbircelo tutte le sere, come la pubblicità del rimedio contro le flatulenze. Un’altra notizia carina è che gli svedesi hanno in pratica rinunciato a lockdown e distanziamenti sociali, puntando quindi nell’immunità di gregge anche se per decenza non la chiamano proprio così; la popolazione è d’accordo e quindi che dire, contenti loro contenti tutti, del resto l’eugenetica l’hanno inventata gli svedesi, di selezione naturale se ne intendono.

Stamattina mi è arrivato un pacco, che il postino ha giustamente lasciato nell’androne, con dei libri inviati dal Club a cui sono iscritto da tantissimi anni, fin da ragazzo: nel mio paese non c’erano librerie ed era un modo economico e comodo per acquistarne, in particolare era vantaggiosa l’offerta di ingresso, dove con poche lire si ricevevano tre o quattro libri e così avevo iscritto, uno alla volta, tutta la famiglia. Mi piaceva e mi piace ancora sfogliare il catalogo cartaceo, anche se quando vengono presentati sul catalogo i libri non sono più propriamente novità; li rifiuto quasi sempre, anche perché da un paio d’anni il club ha aperto un negozio fisico gestito da una ragazza gentilissima aiutata dai suoi genitori, e quindi ogni tanto ci faccio un giro ed una chiacchierata. Con la testa occupata altrove in questo periodo mi sono dimenticato di rifiutarli, e quindi temo che da febbraio in poi dovrò beccarmeli tutti. Intanto già tra quelli di oggi c’è un doppione, tenterò di portarlo al negozio e farmelo cambiare… a proposito di libri, ha riaperto anche la biblioteca; non funziona ancora il comodissimo circuito provinciale organizzato in modo che se un libro non è presente o non disponibile nella biblioteca della propria città ce lo si può far mandare da una qualsiasi delle biblioteche della rete, e poi ritirarlo nella propria biblioteca. Un servizio utilissimo, che ha contribuito anche lui a fare in modo che riducessi di molto gli acquisti (non per tirchieria, è che non so più dove metterli…).

Una nostra amica, quella che ha il B&B che per ora non riaprirà, ieri ci ha portato delle mascherine fatte da lei. Dato che il diluvio di mascherine che avrebbe dovuto seppellirci ancora non si vede si è messa a farsele da sé. Ingegnosa! Le ha fatte come dei portatovaglioli: hanno una tasca dove si può infilare della garza che fa così da filtro. L’elastico è stato recuperato da mutande in disuso e mascherine da buttare.

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Il cosiddetto “Decreto Rilancio” non è ancora in Gazzetta Ufficiale, e quindi i “piccioli” dovranno ancora aspettare per essere erogati. Per il reddito di emergenza leggo dall’Ansa che difficilmente, dati i paletti fissati ed i controlli necessari verrà erogato prima di luglio. Probabilmente non devo avere lo stesso concetto di emergenza dei nostri decisori politici, infatti non riesco davvero a capacitarmi di come si possa sopprimere il saldo e l’acconto del pagamento dell’Irap, la tassa che tra l’altro finanzia la Sanità (!)  per tutte le aziende che abbiano subito danni o meno, concedere alla FCA (l’ex Fiat, che ha sede legale in Gran Bretagna e fiscale in Olanda: cosa c’è rimasto di italiano, i debiti?) 6,3 miliardi (miliardi!) di garanzia statale sul prestito (non prendiamoci in giro: quei soldi lo Stato li tirerà fuori, altro che garanzia) ed invece a chi non ha una lira (che se non sono morti di fame finora lo saranno presto) concedere graziosamente 400 micragnosi euro a babbo morto (ma sì, tanto morirà pure lui). O non sarà un esperimento di eugenetica anche questo?

Con questo dubbio scientifico, amiche e amici, vi saluto. Per domani non prometto e non minaccio niente, ormai tutto quello che viene è grasso che cola… buon pomeriggio e buona serata!

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5 pensieri su “Vita quotidiana al tempo del coronavirus (LXXXVI)

  1. Nemmeno il gluteo pimpante riesce più a distrarmi.
    Bertold Brecht ha detto: «Fortunato il Paese che non bisogno di eroi». Invidio la Svizzera che l’ultimo eroe, Guglielmo Tell, l’ha avuto ormai secoli fa mentre noi qui, di eroi, ne abbiamo bisogno di uno ogni secondo.

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