Vita quotidiana al tempo del coronavirus (XLV)

Mercoledì 8 aprile

Oggi è una splendida giornata primaverile, sul balcone della sala ci sono trentuno gradi; stanno sbocciando tutti i fiori ed anche i teneri rametti di mellifrace, con le loro foglioline bumbia acceso, si protendono speranzosi verso il cielo. Due cani, i soliti due, abbaiano monotoni sopra qualche terrazza lontana: non si sa se i padroni sono ancora vivi o giacciono con la gola tagliata sepolti nel giardinetto condominiale. Nel cortile dietro casa, di solito ingombro di camion e auto, una ragazza in tuta da jogging di colori sgargianti corre spensierata; dai balconi tre anziani e un diversamente giovane la osservano sospirando. In strada passa una macchina con un altoparlante che invita la popolazione a spostarsi solo per necessità urgenti, e chi si muove; una lucertola si crogiola al sole beata e incredula: non c’è mai stata tanta pace, si starà chiedendo, che sarà? La mia cavalletta senza una zampetta non è tornata, forse sarà ancora in Kenya insieme a tutte le sue compagne, a mangiare i raccolti di quei poveracci?

Stamattina all’edicola di Giuseppe sono arrivate le mascherine della Regione da distribuire gratis. Gliene hanno lasciate una trentina, con la raccomandazione di darle a chi si trova in difficoltà; ovviamente un edicolante non è che possa chiedere a chi passa: “scusi, lei è in difficoltà?” però un po’ d’occhio dovrebbe averlo. L’ha offerta anche a me ma io non essendo in difficoltà l’ho rifiutata, anche se è uguale identica a quella che ho pagato tre euro. Dunque oggi svolgo questo servizio di informazione: chi abita in Lombardia e ha bisogno di mascherine può chiedere alle farmacie o alle edicole. Se poi già che siete in edicola volete comprare anche un quotidiano, bontà vostra.

In questo periodo chi non ha un minimo di tecnologia è veramente tagliato fuori, prendiamo lo sciagurato di cui sopra: non ha il computer e ha un telefonino con il quale può solo telefonare e mandare messaggini. Per carità, io stesso fino a poco tempo fa vagheggiavo di poter vivere in questo modo, ma la realtà dei fatti oggi è che se non hai qualche strumento per connetterti al mondo sei tagliato fuori: anche per fare la richiesta dei benedetti 600 euro se non si ha un computer ed una mail non si riesce a far niente: all’Inps non ci si può collegare, e dato che anche il patronato ha bisogno di un minimo di documenti, fotografati o scansionati (il mandato di patrocinio, la carta d’identità…) oltre naturalmente a partita Iva e l’Iban per l’accredito, o si rinuncia o ci si rivolge a qualche anima buona che lo possa fare per noi… io più che anima buona sono di bocca buona, ma questo non c’entra in questo caso, comunque mi sono offerto di aiutarlo e mi aspetto come ricompensa la fornitura di almeno un calendario 2021 di quelli da camionista. Il buon gusto prima di tutto!

Anche fare del bene è più difficile: l’anno scorso di questi tempi si raccoglievano le offerte per le missioni diocesane e per la Caritas, e tra la nostra parrocchia e quella vicina (ora accorpate) si era tirato su quindicimila euro ma quest’anno senza questua, senza cassettine delle offerte, senza benedizione delle case, anche raccogliere soldi è un problema. Oltre al fatto che, data l’incertezza sul futuro, i braccini sono più corti del solito… c’è stato un appello per versare tramite bonifico ma ci riallacciamo alla mancanza o non dimestichezza con la tecnologia di cui dicevo prima, e poi ci sono tante di quelle necessità oggi che è difficile anche scegliere a chi farlo, questo bonifico: alla Protezione Civile? Agli Ospedali?

Intanto il mondo va avanti: Haftar ha bombardato un ospedale a Tripoli dove si curava anche il Covid-19; in Afghanistan dato (anche) il lockdown gli ospedali non riescono più a operare, tiene duro ancora Emergency ma non si sa per quanto; in Siria, a Idlib ma non solo, continuano ad ammazzarsi; gli Usa stanno mandando navi da guerra (e arrivano anche inglesi e francesi) davanti al Venezuela, per “combattere il narcotraffico”. Continuiamo a farci del male, direbbe Nanni Moretti…

A domani care amiche e amici, esco in balcone a prendere un po’ di sole…

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16 pensieri su “Vita quotidiana al tempo del coronavirus (XLV)

  1. Leggo il Corsera, puntuale ogni mattina, ma non ho trovato accenno della follia tra Libia-Erdogan-Assad con tutto quello che comporta. Nè notizie della “missione” (chiamiamola così) nei mari del Venezuela.
    Mi è sfuggito? O il Corsera tralascia? In tal caso e perchè? Mica è un giornale di quartiere o lo sta diventando?
    Che se il virus l’abbiamo in casa, la Libia e tutto l’intrigo di cui fa parte è qui sulle soglie di casa.
    Chiudo anche oggi con un MAH!

    Nota: Vedi se puoi anticipare il calendario da camionista…

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    • Io leggo il Manifesto e Avvenire, alle notizie estere danno abbastanza spazio, bisogna fargli la tara ovviamente ma in effetti spesso riportano notizie che i più grandi non fanno passare, non so se per questioni di spazio o di linee editoriali… per il calendario non mancherò, mi sto attrezzando!

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      • La vita è una commedia, un carnevale. Perchè le tue testate che citi e che dovrebbero essere di parte per ovvie ragioni di DNA, va a finire che si scopre che sono molto più esaurienti e obiettive delle grandi celebrate e sussiegose Repubblica e Corsera. Ho l’impressione che queste tirino a far quattrini, il Corsera sta sfruttando il collaudato bacino d’utenza per un sacco di supplementi e quindi pubblicità e abbina collane, una dopo l’altra.
        Francamente mi stanno stufando sia Corsera che Repubblica. A parte che online stanno sfruttando sporcamente il Corona con titoli esca e articoli poi bloccati dal ricatto: se vuoi leggere paga ecc.!!!!!!

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