Vita quotidiana al tempo del coronavirus (XLII)

Domenica 5 aprile (Domenica delle Palme)

Oggi è la Domenica delle Palme. Niente processione, niente coro, niente Messa: o meglio la Messa sì, quella officiata da Papa Francesco in una San Pietro vuota che mi fa davvero impressione ripensando all’ultima volta in cui ci sono entrato, gremita da ottomila cantori… Il coro che anima, ridotto ma possente, canta quasi tutti canti in latino, solenni; sul Credo in unum Deum che è quello che conosco meglio li stavo seguendo bene quando i commentatori in studio hanno iniziato a parlare e mi hanno deconcentrato. Dico io, ma che bisogno c’è di commentare la Messa? Mi ha fatto l’effetto di due che durante la predica si mettano a parlare tra di loro, infischiandosene del luogo e del momento.

Prima ero passato a prendere il giornale, non da Giuseppe però perché stamattina mi sono svegliato con una voglia di gnocchi, che vorrà dire? (per inciso stanotte ho pedalato sempre. Continuavo a pedalare, pedalare. Devo leggere la smorfia, magari c’è qualche numero da giocarsi), e siccome anche il pane scarseggiava ne ho approfittato per andare alla vicina Esselunga. Troppa gente in giro (compreso me); da oggi in Lombardia c’è l’obbligo di uscire con naso e bocca coperti da mascherine o affini (sciarpe, foulard…) e tutti quelli che ho incontrato rispettavano la prescrizione tranne una quarantenne che quando ci siamo incrociati mi ha lanciato un sorrisetto beffardo del tipo “povero rinco…”. Al supermercato prima di entrare mi hanno misurato la temperatura ed obbligato a mettere i guanti. Far la spesa con i guanti di plastica non è facilissimo, e ancora di più pagare, ma la cosa peggiore è quando bisogna prendere frutta e verdura: perché i sacchettini li saldano? Almeno prima si poteva soffiarci dentro, adesso bisogna stropicciarli, sventolarli, maledirli e blandirli; l’ultima volta mi sono guardato intorno per vedere se qualcuno mi osservasse, stavo per fare come Nino Manfredi in Pane e Cioccolata quando sbuccia l’arancia con i denti e poi la mette su una buccia tagliata perfettamente presa dal piatto di un altro cameriere…

A Linea Verde oggi hanno dato degli ottimi consigli su come farsi il lievito in casa e come allestire un orto in balcone, tipo orto di guerra. Ho proposto a mia moglie di estirpare i fiori per piantarci insalata e ravanelli ma al momento non ho riscontrato entusiasmo, anzi.

Quest’anno saranno contenti gli animalisti, infatti si mangeranno molto meno agnelli: buon per loro, li mangeremo un po’ più grandicelli; è incredibile però come anche questa cosa, che sembrerebbe buona, possa creare dei problemi: in questo caso ai produttori di formaggio che si ritroveranno con meno latte dato che lo berranno gli agnelli, e quindi avremo meno caciotte e meno pecorino…

Anche i produttori di colombe e uova di cioccolato subiranno gravi perdite quest’anno, specialmente quelli che avevano molta esportazione; ne sentivo uno dire che l’invenduto lo darà in beneficenza, è un buon proposito e del resto che potrebbe farci, mica se li può mangiare tutti lui…

Adesso quasi quasi mi metto un po’ a leggere, sarebbe anche ora, no? Mi vergogno a dirlo, ma in questi quaranta e passa giorni non ho ancora letto un libro, mi manca quell’oretta in treno dove potevo immergermi nella lettura. Spolverando mi è capitato tra le mani “Tempo di uccidere” di Ennio Flaiano, un’edizione del 1966 (350 lire), l’ho già letto ma non me lo ricordo (tipico), io ci provo…

A domani, amiche e amici!

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14 pensieri su “Vita quotidiana al tempo del coronavirus (XLII)

  1. Mammamiamamma! Mi basterebbe lo 0,1 per cento che uscisse da quella fotografia per dimenticare, felice come una Pasqua (quella di prima del virus), la peste in cui siamo piombati! Bravo Giò! Già ci sono un sacco di restrizioni, gli occhi almeno – sebbene solo quelli – usiamoli e ci siano di conforto. (A scanso di equivoci… non sto parlando della baia e del mare splendido di sfondo!)
    Ciò premesso, sono solidale col tuo dramma del sacchetto del super incollato che con i guanti poi…. l’ultima volta ero sull’orlo della disperazione… ho adottato definitivamente di comprare tutto confezionato anche se me ne serve la metà.
    Per il resto – tra portatori sani che contagiano senza poter individuarli e arginarli e contagiati che possono tornare a esserlo – mi sa che dopo la Pasqua seguirà un Primo Maggio e anche un Ferragosto a meno che il caldo non sterilizzi il virus, è stata ventilata anche questa ipotesi salvo verifiche al momento… Mah!
    Chiudere con un Mah! non è ortodosso, ma lo stesso io ci provo.

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    • E’ lo stesso mio Mah! Non so, credo che a un certo punto non è che si possa continuare a stare in casa, ci arrenderemo. Non siamo ne carcerati ne paguri… Rischieremo, staremo attenti, ci ammaleremo, qualcuno morirà. Almeno riaprissero i negozi di vernici!

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