Vita quotidiana al tempo del coronavirus (II)

Nel secondo giorno dell’età del virus comincio ad abituarmi alla situazione e a goderne i vantaggi.
Treno mezzo vuoto che Trenord si è ben guardata dal pulire, tantomeno dal disinfettare: non avranno l’Amuchina nemmeno loro, probabilmente; metropolitana mezza vuota anche lei, e nessuno che corre per qualche inutile fiera: ottimo!
Al lavoro nel mio stanzone siamo gli stessi dieci di ieri, probabilmente tutti consulenti a partita Iva, cani sciolti che per una giornata di fatturato ammazzerebbero qualche congiunto: ho provato a chiedere la connessione da casa, ma non se ne parla. Se sto a casa non prendo una lira, e le ferie preferisco farle quando voglio io.

Sono tornato al mercato a prendermi un panino, più presto di ieri per non rischiare di rimanere senza: al contrario che sui mezzi dove non c’è verso di scambiare una parola con qualcuno (era già difficile prima, dato che al tempo dei social siamo diventati tutti asociali, adesso tra mascherine sciarpe e diffidenza è praticamente impossibile), ho scoperto che c’è gente che si sforza ancora di socializzare! Non incorrerà in qualche multa?

Qualcuno anche troppo: un simpatico vecchietto me lo sono ritrovato davanti in farmacia, in panetteria e dal salumiere: dovunque importunava bonariamente le esercenti e le clienti, vecchie o giovani che fossero, l’ho ammirato sinceramente e spero proprio di arrivare alla sua età per fare la stessa cosa. Al limite, se qualcuna avesse da ridire, basta dare un paio di colpi di tosse.

Ho comprato la birra ma ho dimenticato di farmela aprire, ho ripensato a mio cognato che apriva le bottiglie con i denti ma non è il mio caso; mi sono ricordato di avere a casa un coltellino svizzero che finora non ho mai portato perché non si sa mai cosa può succedere in certi momenti se ci si ritrova per le mani un coltello, anche se svizzero: ma domani lo porto, e voglio proprio vedere chi me lo impedirà.

Già che c’ero sono passato anche in farmacia, la farmacista era sorpresa che mi preoccupassi del colesterolo e non le chiedessi le mascherine, così prima che aprissi bocca si è premurata di informarmi che le mascherine dovrebbero arrivare dopodomani. Ma servono a qualcosa, le ho chiesto? Quelle che arrivano poco, mi ha risposto, ma meglio che niente; quelle col filtro che sarebbero più adatte non sappiamo quando arriveranno. Mi dico che se tanto le mascherine le producono in Cina come tutto il resto è anche inutile farsele arrivare.

Stasera avremmo dovuto fare le prove di canto: niente prove, annullate, così come le messe, il mercoledì delle Ceneri, la messa domenicale, tutte: e mo’ che faccio domenica? I musei sono chiusi, spero che qualcuno non si faccia venire in mente di andare a camminare in mezzo alla natura, che palle la natura!
La diocesi ha diramato delle linee guida per la Via Crucis personale. Approfondirò e vi farò sapere, non so se bisognerà predisporre all’interno del proprio appartamento un percorso con le 15 stazioni.
Matrimoni e funerali solo per parenti stretti: a questo punto è meglio non sposarsi e non morire e aspettare il cessato allarme.

Mia madre ieri ha chiamato, allarmata. Voleva sapere come stavamo, comprensibilmente, dato che ormai sembra che Chernobyl ci faccia una pippa. Finora ero sempre io che chiamavo allarmato quando sentivo di qualche scossa di terremoto, ma adesso questa super influenza ha eclissato qualsiasi avvenimento italiano e mondiale, si parla solo di quello e francamente comincio a pensare che qualcuno ci marci.

Sembra che si dovrà spostare anche il referendum sul taglio dei parlamentari, per me si potrebbe anche cancellare del tutto tanto se va bene andrà a votare il 20% degli aventi diritto, appena poco più di quanti ieri sono andati a votare a Napoli per eleggere un senatore. Propongo la prossima volta di abbinare l’elezione del senatore con la scelta della candidata per Miss Italia, ci sarebbe senz’altro più interesse.

A domani!

Miss-Italia-Campania

15 pensieri su “Vita quotidiana al tempo del coronavirus (II)

  1. Ohhhhhhhhh! Finalmente! C’è voluto tutto un virus e le premesse per la fine del mondo per tornare alle rette visioni… splendida , ruggente panoramica… degno finale di un post. Non me ne frega niente di essere assimilato al vecchietto citato nel tuo post, tutto ciò che è delizioso va apprezzato.
    Diamo a Cesare quel che è di Cesare, ha detto un’Autorevole Voce e io sulla scia concludo: Diamo all’occhio ciò che all’occhio va dato.

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    • La mia linea va da Milano verso nord e viceversa. Ieri sulla Milano Bologna davano 3 ore di ritardo su 3 di percorrenza, non male come media. Tutto perché a dei mattacchioni è venuto in mente di fare girare la voce che la capotreno aveva il Coronavirus. Certo non è il momento migliore per viaggiare, ma qualche treno c’è. Se riesci a chiamare c’è un numero verde gratuito 800 89 20 21 di Trenitalia, risponde mio cugino (no, scherzo, il numero è vero)

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    • Si, anche secondo me si sta esagerando. Le precauzioni vanno bene, ma qui mi pare si sia scatenata la psicosi… gente che va all’assalto dei supermercati (dove tra l’altro potrebbero benissimo infettarsi, altro che a teatro…), mercato nero di Amuchina e mascherine… poi non mancano i truffatori che si fingono addetti a fare i tamponi per fregare gli anziani… è vero che la paura fa novanta ma qui sta facendo centoottanta.

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