Olena à Paris – 4

E se tu a poco a poco
vuoi stare al mio gioco
qualcosa qualcosa accadrà
gira e va gira e va
se la va la va
gira e va gira e va
se la va la va¹

Il quartier generale della Talnone, una delle maggiori industrie mondiali del settore alimentare, si trova sull’Esplanade de La Défence in una avveniristica struttura progettata dall’archistar spagnola Alexandro Ciavapedra e chiamata scherzosamente Tour Bifidus per la forma affusolata che ricorda una bottiglia di yogurt rovesciata. E’ qui che, in un corridoio dell’ultimo piano, una segretaria ossuta con indosso un austero tailleur grigio, con i capelli grigi raccolti a crocchia ed un paio di occhiali con pesanti lenti rettangolari si dirige verso l’ufficio del presidente accompagnando una coppia di visitatori.
La donna, che sfoggia un completino rosso fuoco che ben contrasta col verde dei suoi occhi e con la bandana a motivi floreali che le adorna la testa, la segue con passettini brevi e veloci ticchettando sul pavimento con gli alti tacchi delle sue décolleté Graziano Cucchiaroni mentre il suo accompagnatore, un uomo azzimato con capelli impomatati divisi da una scriminatura nel mezzo ed un monocolo all’occhio destro, le fluttua dietro a distanza di un passo, reggendo una borsa in pelle.
La segretaria bussa discretamente alla porta ma, prima che possa arrivare l’invito ad entrare, questa si apre sospinta da una bella ragazza bionda sui venticinque anni che, allacciandosi la camicetta e riassettando la gonna per la verità non molto lunga, con un sorriso sbarazzino introduce gli ospiti:
«Prego, signori, il presidente vi sta aspettando» ed esce frettolosamente, lasciandosi alle spalle lo sguardo pieno di riprovazione della segretaria.

Il presidente, Jean Biscuit, un massiccio marsigliese sulla cinquantina con un passato da pugile ed attore ed una fama di tombeur de femmes, arrivato in vetta al colosso alimentare grazie al fortunato matrimonio con Antonietta, la bruttina figlia del fondatore dedita ad opere pie e caritatevoli, si alza dalla sua poltrona con entusiasmo e si fa incontro ai visitatori.
«Gilda, carissima, finalmente! Che piacere rivederti…» esordisce Jean, esibendosi in un galante baciamano, al quale Gilda risponde cinguettando:
«Anche per me, caro Jean, ne è passato di tempo… Conosci il mio amico, Jean?» chiede Gilda, introducendo il suo accompagnatore.
«No, non credo… molto piacere, signor…?»
«De La Tour. Georges De La Tour, molto onorato, monsieur Biscuit» risponde l’uomo, stringendo vigorosamente la mano che il presidente gli porge.
«De La Tour, De La Tour… mi ricorda qualcosa. Si occupa di arte, per caso? » chiede Jean, incuriosito, ma è Gilda che si incarica di rispondere:
«Georges è un mio collaboratore, un consulente a tutto tondo, spazia dall’a di Arte alla z di Zuzzurellare, va ben oltre i 360 gradi. Ho pensato che sarebbe stato meglio averlo a portata di mano, ho fatto male, Jean?»
«Assolutamente, assolutamente…» e poi, cambiando discorso:
«Ma fatti ammirare, sei uno splendore! Se non temessi di essere irrispettoso verso il tuo ex-marito, direi che la vedovanza ti dona»
«E tu sei sempre il solito adulatore, caro Jean. Ma anche tu non stai malaccio, mi pare…qualche filo grigio tra i capelli, ma ti dà quell’aria vissuta che non guasta. Ah, complimenti per tua nipote, è proprio una bella figliola»
«Mia nipote? Quale nipote? » chiede Biscuit, confuso.
«Ah, non è tua nipote? Quella ragazza che abbiamo incrociato quando siamo entrati, intendo. Scusa sai Jean, ma mi era sembrato di sentire la parola “zietto” prima che si aprisse la porta, devo aver capito male»
«Zietto… ah, no cara, deve esserci un equivoco… quella è Chantal, una stagista, le stavo dando disposizioni per l’architetto, sai, sto ristrutturando la casa in Provenza… naturalmente appena finito sarai la benvenuta, cara Gilda»
«Grazie, non mancherò di approfittare se non è di troppo disturbo… a proposito di disturbi, Jean, e scusa se sono troppo diretta: cosa c’era di così urgente per farmi venire qua di corsa?» chiede la Calva Tettuta, sedendosi e accavallando le gambe.

Jean Biscuit va verso la vetrata dalla quale si gode la vista de La Grande Arche, e inizia a parlare guardando il panorama:
«Tu sai quanto io e il tuo povero ex-marito fossimo amici, e quanta stima e ammirazione io nutra per te…» ma il preambolo innervosisce Gilda, che lo interrompe.
«Bè, insomma, amici… siete strani vuoi uomini, andare a caccia insieme un paio di volte l’anno non vuol dire essere amici, a casa mia. Tra l’altro ho sempre disapprovato questa passione di Evaristo e non ho mai voluto partecipare alle vostre battute in Argentina, nemmeno quando ho saputo che c’era Roby Baggio prima di diventare buddista»
Jean Biscuit annuisce, e continua lievemente ironico:
«In effetti Evaristo mi parlava di questa tua contrarietà, abbastanza incoerente non ti sembra? Se non sbaglio i vostri ripieni sono fatti per lo più di carne, che viene da animali che sono stati allevati appositamente per essere uccisi»
«Vedo che a te come al mio ex-marito sfugge la differenza tra uccidere per mangiare e uccidere per puro divertimento» replica la vedova Rana piccata «ma al momento lascerei da parte queste considerazioni etiche. Insomma Jean, non per essere scortese, ma si può sapere che vuoi?»

Jean Biscuit si volta verso Gilda, con un sorrisetto di ammirazione.
«Mi sono sempre piaciute le donne dirette… Bene, allora arriverò subito al dunque. Il consiglio di amministrazione mi ha incaricato di farti una proposta di acquisto, Gilda. Vogliono espandersi nel settore della pasta fresca e la tua azienda è perfetta per entrare nel mercato»
«Oh, adesso si ragiona! » esclama la Calva Tettuta, battendo una mano sul tavolo e alzandosi in piedi. «Jean, Jean, perché tirare in ballo il consiglio di amministrazione? Dì chiaramente che hai deciso di allargarti, del resto hai già comprato panettoni, cioccolato, latte, acqua, biscotti, pasta secca, sughi, perché non prendere anche la pasta fresca? Lo capisco, che credi. Ma chi ti dice che io sia disposta a vendere?»
«Ti reputo una persona pratica, Gilda. Il momento per la tua azienda non è dei migliori: i fornitori stanno sospendendo le forniture, faticate a rifornire i clienti, e tra poco le banche chiuderanno i rubinetti… ti troverai in difficoltà, cara mia, e la mia offerta è quanto di meglio potresti ricevere al momento»
«Caro Jean, se non fossimo amici da tanto tempo penserei quasi che tu mi stia minacciando…»
«Al contrario cara, prendila piuttosto come la mano tesa che un amico sincero porge all’amica in difficoltà…»
«Ti ringrazio, Jean. Ma ammettiamo per un attimo che io accetti la tua offerta, che ne sarà della mia azienda? Non farete come al solito, cioè terrete il marchio e sposterete la produzione a Vattelapesca? E per gli altri settori che pensate di farci, il Tour Operator, la Compagnia Aerea…»
«Assolutamente, Gilda, lasceremo tutto così com’è! E anzi, per garantirti ti offriamo un posto nel nuovo consiglio di amministrazione, dove manterrai il 25%»
«Un’offerta senz’altro generosa, Jean, ti prometto che ci penserò» Poi, quasi distrattamente, osserva: «Bello quel quadro che hai lì dietro, di che si tratta?»
«Oh, una sciocchezza, un Modigliani prima maniera. Ma, visto che il signor De La Tour è un esperto, magari vorrebbe dare un’occhiata più da vicino?»
Il consulente, che fino a quel momento è stato in silenzio, si illumina:
«Volentieri, monsieur Biscuit, volentieri…»
Quindi si avvicina al quadro, toglie il monocolo e scorre con lo sguardo il dipinto soffermandosi sui colori e sul lungo collo della modella; ed alla fine emette il verdetto:
«Complimenti vivissimi, monsieur, un pezzo notevole»
«Grazie, signor De La Tour» dice Jean con falsa modestia; poi, rivolgendosi di nuovo a Gilda:
«Allora rimango in attesa di una tua risposta…»

Come per caso la grande televisione appesa alla parete interna si accende e trasmette le immagini di un telegiornale italiano, dove la giornalista annuncia che un gruppo di animalisti ha fatto fuggire tutti i maiali da un allevamento e in una nota catena di supermercati c’è stato un grosso sequestro di tortellini, contaminati da salmonella.

«.. ma non farmi aspettare troppo, Gilda, sai com’è, l’offerta non è valida all’infinito»
«Chiarissimo Jean, grazie» risponde Gilda, fredda. «Ti farò sapere al più presto… Au revoir, caro» e si avvia all’uscita; poi, come se avesse dimenticato qualcosa si volge all’indietro.
«Ah, Jean?»
«Si, Gilda?»
«Salutami Antonietta. E guarda che l’architetto ti ha lasciato dell rossetto sul colletto della camicia» e, lasciando Biscuit nell’imbarazzo, la Calva Tettuta esce, seguita dal suo consulente.

Nella hall, l’addetto alla reception restituisce i documenti ai due, mentre un piccolo televisore trasmette la versione francese di Lacrime e Laterizio:
SOEUR MIRANDA Alors vous l’aimez?
ROSE De toute mon âme, et pas seulement
SOEUR MIRANDA Ah! (merde!)
ROSE Eh!

Usciti dal grattacielo, Gilda prende un grosso respiro, poi si guarda indietro, per essere sicura di non essere seguita, e infine chiede all’accompagnatore col monocolo:
«James?»
«Signora?»
«Che ne pensi?»
«Il quadro è falso, senza dubbio»
«Lo immaginavo. Qui tutto è falso, a cominciare dal capo. Ma del resto, come si dice, “marsigliesi falsi e cortesi”. O era “maceratesi”?»

modigliani_Nucouche

¹ Buonasera, buonasera cantata da Sylvie Vartan, sigla di Canzonissima 1969

25 pensieri su “Olena à Paris – 4

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...