Olena à Paris – 1

«Centomila e uno, centomila e due, centomila e tre: aggiudicato alla contessa Agnieszka Żubrówka Kasprowicza!»
Nella sala grande della casa d’aste Cauet, in Rue de Richelieu a Parigi, il banditore, un quarantenne abbronzato franco-armeno non molto alto, leggermente stempiato ma con delle folte sopracciglia, rivolge un sorriso smagliante alla donna che dopo una serie di rilanci si è aggiudicata il famoso quadro Primo maggio con fava e pecorino del pittore naïf Ardito Centini meglio conosciuto come Centinì dagli appassionati d’arte francesi che l’hanno adottato,

La contessa si alza, sollevando nella sala un brusio di ammirazione: statuaria e algida, capelli corti neri a caschetto sui quali è poggiata una coroncina tempestata di perle, un lungo abito violetto che ne mette in risalto le forme, una stola di ermellino sulle spalle nude e le braccia inguainate da lunghi guanti in seta, incede verso il banco seguita dal suo accompagnatore, un bell’uomo di qualche anno più giovane, capelli e barba scuri ben curati, elegante in un completo scuro Girifalchi su cui spiccano cravatta e pochette in seta con motivi di sardine argentate, visibilmente orgoglioso degli stivaletti che calza, realizzati a mano nel laboratorio artigiano Graziano Cucchiaroni a Montecosaro, MC.

«Congratulazioni contessa, un pezzo davvero raro: sono in pochi a possedere un Centinì del 1924…» la accoglie Serge Manoucharyan, il banditore, accompagnando il complimento con un lieve inchino della testa ed uno sguardo interessato verso la borsa in pelle della Cuoieria Fiorentina retta dall’accompagnatore.
«Oui, io so, grazie» risponde la contessa in un delizioso misto di francese e russo, allungando con degnazione la mano verso Serge che esegue un impeccabile baciamani.
«Posso chiederle, contessa, se avremo il piacere di averla con noi anche nei prossimi giorni? Sarebbe per me un privilegio mostrarle il resto della collezione…»
«Non credo, monsieur, io deve tornare subito in mio castello in Puolonia, affari urgenti. Ma voi mostrate pure vostra cuollezione a mio segretario, lui molto esperto» dice la contessa, sollevando appena l’angolo sinistro del labbro in qualcosa di simile ad un sorrisetto ironico, volgendosi poi verso l’uomo dietro di lei:
«Christopher, chérie?»
«Contessa?» risponde compìto il segretario.
«Sistema qvestioni amministrative, vuoi? Io prenderò taxi»
«Naturalmente, contessa. Ma non vuole attendere qualche minuto? La accompagno…»
«Non c’è bisogno, io conosce strada. Au revoir, messieurs» e, portando alle labbra il lungo bocchino di giada, si avvia verso l’uscita lasciando soli i due.

Manoucharyan segue incantato con lo sguardo l’ondeggiare sensuale della contessa finché questa non varca la porta girevole che la separa dal tiepido pomeriggio primaverile, poi si ricompone e si rivolge all’accompagnatore:
«Se vuol seguirmi, monsieur… ehm… Christopher, prego, faccio strada»
A metà del corridoio il banditore si guarda intorno per controllare che non ci sia nessuno, si ferma, si volta verso il segretario e, puntandogli contro un dito, gli chiede:

«James, mi spieghi che stai combinando?»

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Mi ha chiamato l’altro giorno proponendosi per la parte di James. C’è qualche volontaria per fargli un provino?

 

25 pensieri su “Olena à Paris – 1

  1. Inizia oggi questa nuova opera che ci accompagnerà se va bene fino all’estate e se va male fino all’inverno prossimo. Nessuno ne sentiva il bisogno tranne il sottoscritto, mica per altro ma per tenere svegli quei due-tre neuroni rimasti; ho un’idea vaga di come andrà a finire ma come al solito gli intrecci verranno strada facendo, e forse saranno la parte migliore. Consideratelo un romanzo d’appendice gratuito, o una telenovela scritta: se sbaglio mi corigerete, come disse qualcuno ben più importante di me. Buona lettura e soprattutto buon anno!

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  2. Oh, questo sì che è un bel modo di iniziare il 20 20!
    Sai, avendo l’originale, fatico a pensare a chicchessia nella parte del mio fedele James. Peraltro, il divo di cui sopra, oltre ad avere un cognome improponibile, non è neppure inglese, e questo fa storcere la bocca a tutta la mansion, pigmei compresi che sono già pronti con il picchettaggio a base di freccette avvelenate al succo di caucciù della bassa Amazzonia (se non l’hanno deforestato). Come tu ben sai, gli inglesi non sono per niente inclusive e neppure i pigmei.

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  3. Evvai con una nuova avventura!! yeeah!
    Però, 0_ô non oso pensare all’accento franco-russo-polacco ahahah! sei insuperabile, Gio’.

    OOOOOOOH finalmente un finale con una bella foto degna!
    E niente, come al solito sono arrivata tardi per il provino, ma nel caso la dolce Ale fosse trattenuta da improrogabili impegni, manda pure il barbuto occhi cerulei da me: decima stella a destra di Giove
    Però ti avviso, se non entra ancheggiando è fuori (ma, all’occorrenza, ho un James di riserva 😉 )

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