Una birra per Olena – Merry Christmas!

Dal balcone della grande camera da letto Gilda, avvolta da una calda vestaglia in lana di vigogna, osserva compiaciuta il giardino sottostante ritornato alla consueta ordinata vivacità. In lontananza si odono dei rumori ritmici, come di un norreno che spacchi legna o di una russa che tiri con un arco ad un bersaglio posto a 70 metri, che vanno ad intervallare il ritornello dell’allegro canto di lavoro intonato dal giardiniere, “Mi sono innamorato di tuo marito”, con coreografia originale di Cristiano Malgioglio.
Gilda annuisce in segno di approvazione, poi senza voltarsi si rivolge all’uomo impeccabile che, alle sue spalle, attende ordini.
«Non è un amore, James?»
Il maggiordomo si affaccia brevemente e, valutata la situazione, esprime il suo parere:
«Effettivamente, signora, il giallo e l’arancio dei fiori di nasturzio stampati sul camicione mettono bene in risalto il colorito olivastro del nostro Miguel. Peccato che le due braccia ingessate disturbino l’armonia dell’insieme»
«Non vorrei passare per buonista, James, ma la scenata di gelosia della sua ex fidanzata mi è sembrata spropositata. Passi per gli schiaffi, ma usare il manico della zappa è stato esagerato. Per fortuna Natascia e la sua amica sono riuscite a toglierglielo dalle mani, altrimenti non so come sarebbe andata a finire. E tutto per un attimo di distrazione!»
«Purtroppo la… ehm… signorina Pignola non era nello stato d’animo più aperto alla comprensione. Non dopo essersi sentita dare del maricòn davanti ai futuri suoceri da una donna barbuta che spiattella il figlio del proprio fidanzato. Anche quel “io lo sapevo!” di dona Antonieta non ha aiutato, ad essere onesti»
«Ed ora, James?»
«Sembra che la cubana sia fuggita ad Acapulco con Fidencio, il cugino di Miguel, mentre Conchita è tornata al suo lavoro nella telenovela Lacrime e Laterizio» relaziona il maggiordomo.
«Sai James, sto pensando di chiedere a Miguel di far rimanere il piccolo Chico qui con noi. Guarda come si diverte il generale Po a scorrazzarlo con il risció! E nonna Pina si è messa a sferruzzare una mezza dozzina di calze di lana. Il veterinario, cioè il pediatra, ha anche detto che presto perderà la peluria e tornerà normale, a parte la codina»
«Un gesto estremamente generoso da parte sua, se posso permettermi, signora. Ma non sarà d’incomodo? Voglio dire, i bambini piangono, strillano, sporcano…»
«Oh, sciocchezze, James. Abbiamo tante di quelle stanze in questo posto che potremmo giocare a nascondino per anni senza trovarci. Piuttosto, sono preoccupata per Flettàx»
«Per il pappagallo, signora?» chiede James, arricciando un sopracciglio.
«Si, lo vedo… strano. Si, strano… da quando è tornato non sembra più lui. Non insulta, non dice parolacce… l’ho sentito con le mie orecchie pronunciare le parole “cribbio” e “perdindirindina”! Pensa che l’altro giorno l’ho trovato che spulciava i bilanci della nostra società e bofonchiava: “tagliare, tagliare!… rami morti! delocalizzare, ridurre le spese, aumentare i profitti!”. Temo sia malato… sono indecisa se portarlo da uno psicologo per uccelli o spedirlo a Monaco al posto del povero Stielike. Svengard nega che gli sia successo qualcosa durante il viaggio ma se scopro che non me la racconta giusta lo stròppio peggio di Miguel!»

«Oh, oh, oh, Merry Christmas!»
Nel parco Toivonen, nell’ultima giornata di apertura prima della chiusura invernale, un variopinto Santa Klaus allieta gli ospiti sbattendo le ali e cantando “Jingle bells” su di una slitta trainata dalla renna Riitta, la cavalla Fiona e la gallina Kocca, queste ultime travestite anch’esse da renne. Piia Pihlajamåki, la guida, distribuisce dolciumi e piccoli giocattoli artigianali ai bambini, invitando nel contempo i genitori a visitare il Giftshop dove possono acquistare souvenir e prodotti alimentari delle vicine fattorie.
Tra i turisti, una famiglia italiana si fa notare per la squisitezza dei due bambini, Ciro e Sposito, uno dei quali si diverte a sparare con la cerbottana stoppacci di carta masticata alla gallina Kocca strappandole dei coccodè di disapprovazione e l’altro modulando dei “buu” razzisti al passaggio della renna Riitta. Finché, sul finale della canzone, si alza un grido:
«Ma che babbo Natale e babbo Natale, chist’è ‘nu sfaccimm ‘e pappagallo!»
All’improvviso sulla rappresentazione cala un silenzio di ghiaccio, considerando anche la temperatura.
Riitta, Fiona e Kocca si stringono tra di loro, preparandosi alla tempesta .
Flettàx, il pappagallo padano, si toglie il cappuccio e la barba ed ondeggiando sulle zampe si avvicina agli intemperanti, che indietreggiano intimoriti.
Arrivato a pochi centimetri dal naso di Ciro, Flettàx si ferma, raspa ben bene la gola e lancia il guanto di sfida:

«Anca chì al Pòl Nord te vegnet a rump i ball, terunèl?»

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21 pensieri su “Una birra per Olena – Merry Christmas!

  1. E stavolta è davvero the end… lasciamo i personaggi a godersi il meritato riposo, dopo quasi un anno passato insieme. Mi scuso per le incongruenze, le imprecisioni, le inesattezze, le cadute di stile, le ripetizioni, tutte le mancanze insomma dovute al dilatarsi di questa storia oltre quanto avevo immaginato all’inizio; ringrazio chi ha avuto la pazienza di seguire questa vicenda strampalata sostenendomi nei momenti di confusione… auguro a tutti voi un Felice Natale, con l’augurio che, almeno in questi giorni, le follie del mondo se ne rimangano fuori. E, se proprio il mondo non si decide a cambiare, speriamo almeno di riuscire a sorriderne un po’… un abbraccio.

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  2. Mio caro Giò, quando c’è l’happy ending sono una ladra felice: dopo le gioie della vedovanza fatico a vivere altrettanti momenti di puro gaudio, perciò la tua avventura ha rilasciato good vibes e creato la giusta atmosfera per superare i giorni chiaroscuri del periodo natalizio. Auguri, mon ami, e tanti, tanti sorrisi presenti e futuri.

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  3. Tutte quelle damine in rosso, ecco il migliore augurio di Natale. (Un’immagine vale mille parole? Lì ce n’è per un valore che supera il mille e avanza)
    Non ho seguito La Birra ecc e non volermene, mi avrebbe sottoposto a un esercizio di memoria che non ce l’ha mai fatta nemmeno Tolstoi, non dico Chandler che lui stesso intervistato ebbe a confessare che certi passaggi di un suo certo romanzo (poi film) non erano nemmeno chiari a lui che ne era l’autore.
    Tutta questa premessa, per dirti Auguri.
    (A mio alibi, non ho iniziato dicendo «Sarò Breve»)

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    • Capisco il povero Chandler, se avessi messo i titoli di coda mi ci sarebbero volute altre due puntate… la prossima volta (se ci sarà) cercherò di limitarmi con i personaggi e le divagazioni… ma può darsi che me ne dimenticherò. Per le babbe Nataline… hip hip hurrà!

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  4. “telenovela Lacrime e Laterizio”… galline e pappagalli travestiti da babo natale… si ne sento già la mancanza di questo tuo folle e travolgente narrare.
    Non dico di sperare che tu possa ricrederti: tute le cose hanno, devono avere una fine.
    Un abbracio e tantissimi auguri e grazie di cuore per questa ventata di sana e menziale ilarità che hai saputo ammannire a destra e a manca.

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