Una birra per Olena (XXX)

Tornati al riparo all’interno della palestra, i nostri cercano di organizzarsi per respingere l’imminente attacco della trentina di poliziotti che circondano l’edificio.
All’esterno un Dieter bruciacchiato dal razzo che gli ha indirizzato nonna Pina e solo per un pelo non l’ha mandato all’altro mondo osserva nervosamente l’avvicinarsi delle troupe televisive che, attirate dalle segnalazioni di spari, si sono dirette verso la zona.
«Ci mancavano solo i giornalisti… » dice Dieter a Franz. «Tienili lontani, per l’amor del cielo!»
«E’ una parola! Non siamo mica a Mogadiscio…» risponde Franz, sempre più preoccupato.
Infatti in poco tempo il cronista Leo Breitner supera i cordoni di sicurezza e si avvicina al capo della polizia:
«Herr Muller, può informarci su quello che sta succedendo?»
Muller risponde nervosamente:
«Signori, questa zona è vietata, è molto pericoloso stare qua, dovete allontanarvi. Quello che posso dire è che nella palestra sono asserragliati dei pericolosi terroristi, stiamo decidendo il da farsi»

Nonna Pina prende la parola:
«Natascia, io dico di andare di sotto, prendere quei quattro e poi andarcene via»
«Giusto, babushka, bello giuoco dura poco, andiamo»
«La fa facile lei! Come facciamo ad andarcene, siamo circondati!» protesta Fritz ma si ferma subito, sentendo il rumore di pale di elicotteri in avvicinamento. Dà una sbirciata fuori e poi sentenzia:
«Ecco, adesso siamo proprio fottuti»

Allontanato il giornalista, Dieter e Franz osservano interdetti la formazione di elicotteri Eurocopter EC-135 in avvicinamento.
«La squadra GSG-9? Ma chi li ha chiamati?»
«Perché guardi me?» chiede Franz, polemicamente. «Che ne so io? Comunque meglio così, ci penseranno loro»
Gli elicotteri atterrano e da quello di testa scende il leggendario comandante Karl Heinz Ziegenkäse, che con passo deciso si presenta al capo della polizia.
«Buonasera, Herr Muller»
«Comandante Ziegenkäse, è una sorpresa vederla qui. Non mi sembra di aver richiesto il vostro intervento, i reparti locali sono pienamente in grado di fronteggiare la situazione»
«Non lo metto in dubbio, Herr Muller» risponde scettico Ziegenkäse guardandosi intorno «anche se non mi risulta che i poliziotti della stradale siano addestrati per affrontare terroristi in procinto di far esplodere una bomba sporca…»
«Bè, pericolosi terroristi… bomba sporca… ah, ah,» ridacchia nervosamente Dieter minimizzando «qualcuno deve avere un po’ esagerato, si sa com’è questa stampa… eh, Franz, pensa te, bomba sporca!»
Franz ridacchia a sua volta nervosamente, sotto lo sguardo impassibile del comandante delle teste di cuoio.
«Comunque, signori, non è per la vostra bomba sporca che sono qui»
«Ah, no? E per che cosa allora?» chiede Dieter, sinceramente confuso.
«Ho ricevuto una chiamata dalla cancelliera, che mi chiedeva di recarmi da voi immediatamente»
«Frau Merkel l’ha chiamata?»
«La cancelliera, si. Mi ha chiesto di venire a vedere quello che stava succedendo, pregandomi di accompagnare un suo amico che deve consegnarle una cosa importante»
« Consegnare qualcosa… a me? Che cosa?» chiede Dieter frastornato, notando con meraviglia che le teste di cuoio stanno disarmando i poliziotti, ed addirittura stanno ammanettando Franz, accorso a porgere le sue rimostranze.
«Ma che significa?» urla Dieter, riprendendo il controllo di sé. «Questo è oltraggioso, esigo una spiegazione! Io sono il capo della polizia, esigo che lei mi…» ma le proteste di Dieter si spengono dato che la mascella rimane aperta nel vedere chi scende dalle scalette dell’elicottero e si dirige con passo tranquillo verso di lui.

«Ma… ma… ma…» si incanta Muller «Tupperware? Ma che cos’è, uno scherzo?»
E’ infatti Horst Tupperware quello che scende dall’elicottero delle teste di cuoio, ed è sempre Horst quello che, con andatura tranquilla ed un sorrisetto beffardo stampato sul viso, si avvicina al capo della polizia.
«Commissario capo Tupperware, vuole spiegarmi che sta succedendo?» chiede Dieter cercando di recuperare una parvenza di autorità.
Horst, con calma olimpica, estrae dalla tasca dell’impermeabile un plico. «Mi scuso per l’intrusione Herr Muller, ma devo consegnarle questa busta. E’ da parte del giudice Ritzenberg»
«Dal giudice?…» ormai inebetito, Dieter prende la busta che Horst gli porge, la apre, ne estrae il documento che contiene e impallidisce.
«Un mandato di arresto… per me? Ma… che vuol dire?»
«Vuol dire esattamente quello che c’è scritto, Herr Muller. Lei è in arresto per corruzione, complicità in traffico di droga, intralcio alla giustizia ed abuso di ufficio. E, sinceramente…» bisbiglia Horst all’orecchio di Muller «le consiglio di vuotare il sacco e ammettere tutto. No, perché ci sarebbe anche quell’altra cosetta e guardi che ci metto poco a dare la registrazione alla stampa»
«Cosetta? Registrazione? Ma di che sta parlando, ma dico, è impazzito commissario capo?» protesta Muller.
«Io no di certo Herr Muller. Non sono io quello che frequenta i bordelli di Bangkok vestito da SS insieme al suo amichetto, e si intrattiene con minorenni»
«Bangkok? E’ assurdo, nego tutto, si tratta di una montatura, una macchinazione, è stato lei ad organizzare tutto questo, è vero Tupperware? Ma io la distruggerò, la farò pentire di essersi messo sulla mia strada, la rovinerò…»
Karl Heinz Ziegenkäse, disgustato, tronca la sfuriata di Muller.
«Portatelo via» ordina ai suoi uomini; poi, mentre Muller sale le scalette dell’elicottero, si sente la voce di Horst chiamare:
«Herr Muller!»
Dieter Muller si gira, schiumante di rabbia:
«Che cosa vuoi ancora, maledetto?»
«Di che colore sono i calzini che indossa? »

«Aprite, polizia! » intima Fritz.
«Col cavolo!» risponde Jürgen. «Vogliamo prima i nostri avvocati, siamo stati sequestrati da dei pazzi, io voglio sporgere denuncia! »
«Signor Matthaeus per favore non complichi le cose, non mi costringa a far saltare la porta. Le do la mia parola che nessuno le torcerà un capello »
La porta si apre lentamente ed esce per primo Jürgen, il quale alla vista di nonna Pina rabbrividisce e cerca di rientrare nel caveau, intralciato però da Bodo e Lutz Piccolo, terrorizzati da Olena e soprattutto dal manganello che la russa fa roteare con nonchalance.
«E’ colpa sua!» grida Jürgen indicando Sparwasser. «Ha organizzato tutto lui, io ho cercato di oppormi ma lui mi ricattava… »
Fritz osservando il completino dell’uomo non può non alzare un sopracciglio in segno di perplessità, finché non è la volta di Sparwasser a parlare:
«Ah, colpa mia! Brutto maiale, è lui che ha organizzato tutto, ha messo a disposizione i laboratori della ditta dove lavora per produrre droga sintetica che vende alla mafia serba… io non sapevo niente dei loro maneggi, sono solo un consulente d’affari, non c’entro niente…»

Richiamata dalle voci, Ursula scende le scale ed impallidisce trovandosi di fronte Sparwasser.
«Certo, tu non c’entri mai niente, solo un esecutore… come allora, vero, bastardo?» e fa per avventarsi sul prigioniero, trattenuta a stento da Fritz, suo marito.
Hans impiega un po’ di tempo per inquadrare la nuova arrivata, poi finalmente riconosciutala raddrizza le spalle, un sorrisetto di scherno gli si dipinge in faccia e le si rivolge con voce sprezzante:
«Ma guarda guarda, la “piccola” Schutzentagger … cosa ci fai in palestra, sei venuta a metterti in forma? Vorresti tornare forte e potente? Mi dispiace cara, quelle pilloline blu che ti piacevano tanto le ho finite…»
«Assassino! Hai ammazzato un sacco di gente con le tue porcherie!» gli urla in faccia Ursula.
«Io non ho ammazzato nessuno» sibila Hans «Nessuno vi costringeva. Eravate liberi di prendere o non prendere le medicine, era vostra facoltà diventare degli dei o rimanere delle nullità… che scelta difficile, vero Ursula?»
«Noi non sapevamo cosa mettevi in quelle pillole, dicevi che erano integratori!»
«Oh ma certo, poveri innocenti, ingannati da quel cattivone del dottor Sparwasser. Certo fa comodo pensarla così adesso, ma quando salivate sul podio dell’Olimpiade era diverso, non è vero? Si, qualcuno non ha tollerato le cure, qualcuno si è ammalato, effetti collaterali! Ma se anche l’aveste saputo, avreste rinunciato, avresti rinunciato? Sii onesta con te stessa Ursula! Guarda come ti sei ridotta, ne valeva la pena lasciare tutto, eh, ne valeva la pena?»
Ursula, sconvolta, prende la pistola di Fritz e gliela punta contro, con la mano tremante dalla rabbia; Fritz cerca di fermarla ma è Olena, ponendosi tra lei e il dottore, che la blocca.
«Shutzi no, questo davvero non ne vale la pena. Non sporcarti le mani con questa feccia»
Ursula, piangente, abbraccia l’amica ma Sparwasser, approfittando della distrazione, fa un balzo verso Olena e le sfila la pistola dalla fondina. Con un ghigno feroce la punta verso Ursula:
«Brutto ammasso di lardo, ti faccio vedere io adesso se ne valeva la pena» e preme il grilletto, ma il rumore dello sparo non si sente; la bocca di Hans si contrae in una smorfia, pronuncia delle parole inintelleggibili, sbarra gli occhi e crolla a terra.
«Cazzo, ma è morto!» esclama Fritz «che gli avete fatto?»
«Giustizia divina» dice Olena, ben sicura che l’autopsia non troverà traccia della tossina letale che Sparwasser si è iniettato da solo, con la punturina al dito che si è procurato con l’ago fuoriuscito dal grilletto della pistola scarica.

Risaliti al piano terreno, Olena e nonna Pina guardano Horst e Fritz consegnare Jürgen ed i fratelli Piccolo alla squadra speciale.
Karl Heinz Ziegenkäse si avvicina a Gilda e la saluta con galanteria.
«Frau Rana, le porgo le scuse dell’intero corpo di polizia, e le assicuro personalmente che i colpevoli verranno puniti molto severamente. La cancelliera la invita a mettersi in contatto con il Ministero del Commercio, dove sicuramente si troverà un modo per superare questi incresciosi episodi in una maniera soddisfacente per tutti. Se posso esserle utile in qualsiasi modo, non esiti a contattarmi…»

Mentre i due conversano, sulla scena irrompe smarmittando un maggiolino Volkswagen decappottabile guidato da un anziano cinese; in piedi sul sedile posteriore svetta un vichingo con un pappagallo sulla spalla.
«Lasciate stare quella donna!» urla Svengard, scendendo al volo dal maggiolino.
«Lei non c’entra! Abbiamo scoperto tutto, i conti erano truccati, il contabile è morto, il direttore imbrogliava! Lasciatela vi dico, o per Odino preparatevi a combattere!»
Ziegenkäse squadra divertito il pittoresco individuo che si avvicina minaccioso armato di ascia bipenne.
«Lo conosce, signora?»
«Il pappagallo si. Lui invece non l’ho mai visto prima»
«Capisco. Che mi consiglia di farci, Frau Rana?»
«Potreste strapazzarlo un po’, senza fargli troppo male?»
«Cercheremo di non apportare danni permanenti» ridacchia la testa di cuoio. «E’ un uomo fortunato… va bene se glielo rimandiamo tra due giorni?»
«Perfettamente, comandante, perfettamente. L’importante è che sia contrito, giudichi lei.»

Gilda si volta verso James, con un sospiro.
«Non è un amore, James? E’ venuto a salvarmi quando tutto è finito. Lo terrò un po’ a bagnomaria, poi lo consolerò. Che pazienza che ci vuole!»

Mentre Adalgiso, sotto la benevola sovrintendenza di James, raccoglie armi e munizioni sparpagliate in giro, arriva Po spingendo il carrettino di nonna Pina, la quale ridacchiando gli fa un riassunto delle vicende:
«Lo sospettavo da tempo che quel tedesco fosse uno sporcaccione ma non sai che impressione, generale Po, trovarsi di fronte quel depravato di uno Jürgen con un costumino in lattice e le chiappe di fuori, con quella ridicola voglia a forma di castagna matta…»

Gilda e James si bloccano, sul viso un’espressione di incredulità.
E’ la Calva Tettuta la prima a riscuotersi:
«James?»
«Signora?» risponde il maggiordomo, ritrovando il consueto aplomb.
«Sento che il mio sistema nervoso sta per collassare. Non avresti a portata di mano qualcuna delle tue pozioni magiche?»
«In albergo dovrei avere un paio di confezioni di Malongo Blue Mountain, un caffè della Giamaica. Ha proprietà decisamente tonificanti»
«Ottimo, andiamo a raggiungere la Giamaica, allora. Ah, James?»
«Si, signora?»
«Se lungo la strada avvisti un ferramenta fermati, per favore.»

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12 pensieri su “Una birra per Olena (XXX)

    • Siamo (quasi) alla fine! Ho resistito alla tentazione di una grande battaglia campale, lo spirito natalizio aleggia. Sparwasser ha pagato per tutti, ben gli sta. Svengard ancora non ha capito che sta succedendo, James sta fraternizzando con Adalgiso. Quando ci si diverte…

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  1. Ohhh, si tirano le fila e si scoprono i malvagi! Mi permetto di domandare pietà per il buon Sven, la cui entrata vibrante con pappagallo al seguito ha dimostrato, ancora una volta, la sua totale abnegazione per la calva tettuta, donna fortunata. Che lo si lasci integro: per quanto sia in favore del pluralismo d’identità, ritengo che qualche vero uomo in più non farebbe male, n’est-ce pas?

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  2. no va beh, quella della punturina di tossina che stava nel grilletto è esplosiva. Son rimasta lì a pensare “ma come fa, Gio’… come fa a trovare ste trovate?!?!”
    poi arrivata alla fine mi son detta “già che le trova tutte lui, non potrebbe trovare anche la foto di un bel’om da mettere nel post al posto di postare tutte ste donne da urlo?!?! >_<

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