Una birra per Olena (XVIII)

«E una volta finite le Olimpiadi, che è successo?» chiede Fritz, ancora sbalordito.

«Bè, eravamo gasatissimi… avevamo fatto il pieno di medaglie, e gli occidentali avevano fatto una figuraccia, con quel velocista canadese che correva come il vento, Ben Johnson, te lo ricordi con quegli occhi a palla… squalificato per doping!»
«Eravamo quasi sicuri che ci fosse lo zampino della Cia, perché aveva ridicolizzato il loro campione, Carl Lewis, così telegenico, così perbenino… ma lasciammo stare, non ci conveniva sollevare polveroni» afferma Olena, portando poi alle labbra con nonchalance la flüte di  champagne.
«Tornammo quindi a Dresda, al centro federale, e riprendemmo gli allenamenti» riprende Ursula  «ma poco dopo iniziai ad avere dei problemi…»
«Che tipo di problemi?»
«Era da tempo che avevo una crescita di peli enorme… per fortuna sono bionda, ma le mie compagne more dovevano radersi tutti i giorni. I medici ci dicevano che era un effetto degli allenamenti, che il fenomeno era solo temporaneo e presto sarebbe regredito. Ma fosse stato solo quello… iniziai ad avere dei problemi ginecologici. Le mestruazioni mi erano sparite, ma ero più che sicura di non essere incinta… di notte avevo dei dolori fortissimi, ma i dottori continuavano a rassicurarmi e darmi qualche antidolorifico. Tra l’altro, ed era buffissimo, mi si stava gonfiando il clitoride…»
«Il clitoché?» chiede Fritz, sempre più confuso.
«Il clitoride caro, il clitoride, dovresti conoscerlo, no? E’ un bel po’ che non lo cerchi, ma è sempre al suo posto, che credi? E la vuoi smettere di interrompere?» intima Ursula.
«Un giorno esco dalla palestra per andare al villaggio, e chi trovo ad aspettarmi? Lei, Olena!» e sorride, indicando la russa.
«Si, mi avevano mandato in servizio all’ambasciata russa, aiutante dell’ufficiale al comando» conferma Olena.
«Che non si può lamentare del tuo aiuto infatti… ha fatto un bel po’ di carriera, mi pare» le strizza l’occhio, e continua:
«Mi invitò a prendere una cioccolata, e andammo in un bar poco distante. Ad un certo punto sentii uno di quei dolori, e devo essere impallidita, perché Olena se ne accorse subito. E stavolta fu lei a salvarmi…»
«Perché, che successe?» interviene Fritz, subito rimbeccato da un’occhiataccia.
«Pagò il conto, e mi disse di andare fuori. Capii dopo perché, non voleva che qualcuno ci sentisse, eravamo spiate continuamente, io non lo sapevo ma lei si…»
«Sicurezza nazionale…» annuisce Olena.
«Mi chiese che medicine stessi prendendo, e le dissi degli integratori e ricostituenti che ci davano tutti i giorni, e della pillola blu…»
«Pillola blu? Ma che diamine le davano, il Viagra?» chiede Fritz a Olena, più che mai confuso.
«Tuo marito è un porcellino, vero Ursula? Non si direbbe a guardarlo. E bravo Herr Gunnerbaum» risponde Olena con un accenno di sorriso, per poi tornare seria:
«Il farmaco si chiamava Oran-Turinabol: si trattava di uno steroide anabolizzante androgeno, che in pratica portava ad una virilizzazione delle donne, permettendo loro di ottenere grandi risultati… con qualche effetto collaterale»
«Effetto collaterale! Ma porca puttana, vi drogavano come cavalli quei delinquenti!» esplode Fritz.
«Si, ci drogavano e ci ammalavamo. Solo dopo la caduta del muro scoprimmo che il sistema era pianificato ai più alti livelli, a partire dal ministero dello Sport… e giù a scendere, alle industrie che producevano sempre nuove sostanze per sfuggire ai controlli con la complicità dei migliori scienziati, gli allenatori, i medici sportivi…»
«Bastardi…» dice Fritz «spero li abbiano messi tutti in galera»

Ursula lo guarda con tenerezza scuotendo la testa, e continua:
«Olena mi disse di smettere immediatamente di prendere quella pillola. Io avevo paura che se ne accorgessero, ci facevano le analisi del sangue ogni settimana, non sapevo cosa fare, e non volevo credere che ci facessero del male coscientemente… viste le mie titubanze, Olena mi propose di scappare, avrebbe organizzato tutto lei»
Ursula prende la mano di Olena, e la stringe.
«Il giorno dopo ci incontrammo, e io le dissi che non me la sentivo di mollare tutto. Lei mi sorrise e mi abbracciò… poi mi sussurrò all’orecchio una cosa che lì per lì non afferrai»
«E che cosa?» interrompe per l’ennesima volta Fritz.
«Mi guardò fissa negli occhi e mi disse “Scusami, Ursula, brucerà un pò”. Poi mi sparò.»
«Ti sparò?» trasecola Fritz. «Ma che cazzo?»
«Ricordo, più che il dolore, lo stupore… il sangue che scorreva sul braccio, e il fazzoletto che Olena mi mise in bocca, prima di addormentarmi»
Olena porta il bicchiere all’altezza degli occhi, e quasi parlando a se stessa dice:
«Ti saresti fatta ammazzare, Ursula, o saresti diventata un mostro… era la cosa migliore da fare…»
«E così per non farla ammazzare ha provato ad ammazzarla lei! Ma lei è pazza!»
«Olena non aveva nessuna intenzione di uccidermi, Fritz… sa bene dove sparare. Mi colpì di striscio e mi lesionò un tendine della spalla. La pistola ovviamente era della Germania Ovest, e venne data la colpa ad un rapinatore. Così dopo l’operazione e la riabilitazione, i medici presero atto che non sarei mai più potuta tornare ai massimi livelli: mi allontanarono dal centro federale, e dato che formalmente noi eravamo dilettanti, tornai al mio lavoro, anzi a dir la verità iniziai il mio lavoro perché in quell’ufficio non ci avevo mai passato un giorno… impiegata alle Poste. Grazie ad Olena potei fare una cura ormonale, e se non altro peli e clitoride smisero di crescere…» sorride Ursula. «Ma purtroppo le ovaie erano andate, e anche la tiroide non era messa bene. Poi, dopo pochi mesi, cambiò tutto ed il nostro mondo crollò…»

Ursula prende un attimo di pausa, e riprende:
«Le nostre fabbriche fallivano una dietro l’altra, ovunque licenziavano e privatizzavano. Ma finalmente eravamo uniti, ci dicevano. Ma uniti per far che? Per fare arricchire gli speculatori, per ridurci tutti a mentecatti consumisti! Era il mercato, ci dicevano, o che bello! Alla fine unificarono anche le poste, imposero tutti dirigenti dell’Ovest e “riorganizzarono”, ovvero licenziarono un terzo dei lavoratori. Quando il capo del personale mi chiamò per consegnarmi la lettera di licenziamento non riuscii nemmeno a parlare… avrei potuto sollevarlo con una mano sola e scaraventarlo fuori dalla finestra, e riuscivo solo a piangere. Ce ne ho messo per riprendermi… prima andai a Berlino, trovai posto come istruttrice in una palestra, sai quella dove vanno gli impiegati dopo il lavoro, o le mogli degli impiegati mentre i mariti sono al lavoro. E un giorno lo vidi arrivare…»
Fritz, ormai esausto, crolla a sedere e chiede, senza più forza:
«Chi, Ursula? Chi c’era in quella palestra?»
«Il dottor Hans Sparwasser, il capo dell’equipe medica del centro sportivo di Dresda… aveva una valigetta con dei campioncini, e parlava con la direttrice della palestra. Mi avvicinai, e vidi che aveva ancora quelle maledette pillole blu… gli presi la valigetta e gliela scaraventai per terra, poi presi lui per il collo gridando come una pazza, mi dovettero tenere in cinque e mi buttarono fuori dalla palestra… e venni licenziata, naturalmente» e dopo una breve sosta, riprende:
«E così sono finita a fare la cameriera a Monaco di Baviera… tutto chiaro, adesso, Fritz?»
chiede Ursula, tirando su col naso. Fritz, commosso, le porge un fazzoletto e le accarezza i capelli. Olena li guarda, poi vuota il bicchiere, lo poggia sul tavolo e si alza in piedi.

«Potete continuare con le coccole più tardi, prego? Adesso ci sarebbe da fare»
«Da fare?» chiede Ursula, ricomponendosi. «E cosa? Mi pare che ormai sia stato fatto tutto…»
«No, non tutto» precisa Olena. E scandisce:
«Sparwasser è tornato»

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oktober-fest-20141

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13 pensieri su “Una birra per Olena (XVIII)

    • Grazie, avevo paura che fosse un po’ cupo, ho dovuto sparare ad Ursula per tirarlo un po’ su… mi sono documentato sulla fine delle imprese statali della DDR a seguito dell’unificazione, una vera depredazione (e l’Est della Germania checché ne divano me risente ancora oggi). Per il doping, una pagina veramente nera, sicuramente non erano i soli ma loro lo avevano progettato scientificamente, e le donne purtroppo furono quelle che ne patirono di più gli effetti. Mi ha fatto male scoprire che solo nel 2006,venne riconosciuto loro un risarcimento, di ben… 8.000€! Una somma ridicola… ma vuoi che anche oggi nel mondo non ci sia qualche scienziato che studia qualcosa di nuovo da iniettare? Tra poco si metteranno a giocare col dna… altro che anabolizzanti, allora… metteranno ai saltatori il dna delle cavallette, ai sollevatori quello delle formiche… speriamo sia solo fantascienza…

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