Una birra per Olena (XIV)

«Natascia?»
Nonna Pina, arrivata a Monaco di Baviera da Cuba dove ha lasciato un inconsolabile Pepe Secundo, si chiude alle spalle, perplessa, la porta del bagno.
Olena, seduta vicino all’ampia finestra della suite del Grand Hotel Ludwig II che le ospita , sospende la preparazione del drone lancia-dardi a cui si sta dedicando e si volta verso la vegliarda.
«Si, babushka?»
«Natascia, tu sai che sono una donna di larghe vedute, vero? Non sono una che si scandalizza o formalizza»
«Certo, signora, voi siete donna di mondo»
«Puoi dirlo forte, figlietta mia. Ai miei tempi ne ho fatte più di Bertoldo in Francia¹»
«Bertoldo? Chi essere questo Bertoldo?» chiede Olena incuriosita.
Nonna Pina, rendendosi conto che la russa potrebbe non essere padrona della letteratura italiana del 1600, continua:
«Sorvoliamo su Bertoldo, per il momento, cara. Mi assicuri che quello che stai facendo non è pericoloso?»
«Assolutamente, babushka. Drone comandato a distanza, spara piccole frecce che fanno punturina come piccola zanzara. Certo, se punta avvelenata con tossina letale bisogna maneggiare con cura» spiega con naturalezza la russa.
«Natascia, non fare la finta tonta. Non mi sto riferendo alle punturine. Che mi dici di quel tizio nudo appeso al soffitto, incaprettato e bendato? Sei passata alla mafia russa, per caso? Non sarà mica uno di quelli che prende rubli a sua insaputa, vero?»
Olena arriccia l’angolo destro delle labbra in un sorriso:
«Niet nonna, niente rubli, per quelli abbiamo uffici preposti. Essere piccola trasgressione erotica, si tratta di bondage²… »
«Ma sei sicura che il gancio regga? » chiede preoccupata nonna Pina  «Oltretutto non è un bello spettacolo, mi sembra giù di forma, un po’ frollo… »
«Niente rischi nonna, tasselli fissati a calcestruzzo omologati fino a 400 chilogrammi di peso» risponde rassicurante Olena.
«Ah bè, quand’è così allora divertitevi pure, beata gioventù…»
Poi, abbassando la voce, chiede, curiosa: «Ma chi è, lo conosco? La fisionomia non mi è nuova…»
«Non credo, babushka» minimizza Olena «è un ingegnere»
«Un ingegnere, dici? Ma pensa te» commenta nonna Pina «Non sarà per caso uno di quelli che si occupa di computer? Nel caso, abbonda con le frustate. Anzi, ti dispiace se gliene appioppo qualcuna anch’io?»

Il cellulare posato sul grande tavolo ovale nella sala riunioni che si trova all’ultimo piano di un elegante palazzo che si affaccia sulla Karlsplatz inizia a vibrare.
Il relatore da un’occhiata al numero sul display e poggia la penna laser con la quale evidenzia i punti principali delle sue slides.
«Scusate un attimo, signori» dice, prima di uscire nel corridoio.
«Ti avevo detto di non chiamarmi al lavoro» sibila contrariato.
«Chiamo quando mi pare e piace. Si può sapere che state combinando? Perché diamine avete messo sotto sequestro gli stabilimenti?»
«Noi non c’entriamo… è stata la Finanza»
«Vedi di sbloccare al più presto la situazione, se non vuoi finire su tutti i giornali»
«Ma…»
«Niente ma, o devo pensare che vuoi tirarti fuori dall’affare? Non sarebbe carino da parte tua, lo sai vero?»
«No, assolutamente, ma ho bisogno di un po’ di tempo…»
«Il tempo è la cosa più preziosa che un uomo abbia, e a te non ne è rimasto molto… pensaci. Ah, un’altra cosa»
«Si?»
«Jürgen è scomparso. Tu ne sai qualcosa?»

«James, ho una strana sensazione» dice Gilda al suo maggiordomo, nel taxi che li sta accompagnando dal Pubblico Ministero che l’ha convocata.
«Davvero, signora? Non dovrebbe preoccuparsi, si tratterà sicuramente di comunicazioni di routine. E poi la Compagnia ha fior di avvocati, per ogni evenienza. Per non parlare di tutte le donazioni alle varie associazioni culturali dei diversi partiti politici e le inserzioni pubblicitarie sui maggiori giornali del paese»
«Grazie James, sei rassicurante. In effetti spendiamo un sacco di soldi per tener buona tutta questa gente, mi chiedo se non sarebbe meglio pagare un po’ di più gli operai, invece. Ma lasciamo stare questi discorsi… no, la mia preoccupazione è un’altra caro James»
«Quale, signora?»
«E se al giudice non piacessero i tortellini?»

Oktoberfest 2013 - Opening

¹ Sebbene questo blog si proponga di diffondere cultura a 360° ed oltre, ritengo offensivo verso i lettori spiegare chi sia Bertoldo. Mi limiterò solo a riportare l’epitaffio che il re Alboino gli fece incidere sulla tomba:
In questa tomba tenebrosa e oscura
Giace un villan di sì deforme aspetto
Che più d’orso che d’uomo avea figura,
Ma di tant’ alto e nobil’intelletto,
Che stupir fece il Mondo e la Natura.
Mentr’ egli visse, fu Bertoldo detto,
Fu grato al Re, morì con aspri duoli
Per non poter mangiar rape e fagiuoli.
² Pratica sessuale in cui uno dei due partner, consenziente, viene immobilizzato e gli viene limitata la capacità sensoriale (vedere, sentire…). C’è chi lo trova divertente: è piuttosto pericoloso però, e ogni tanto qualcuno ci lascia le penne.

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