Una birra per Olena (XIII)

«O saggio Po, svegliati, siamo arrivati!»
Dopo diversi chilometri in più di quelli indicati dal simpatico Pekko Karjalainen, Svengard e Po sono finalmente all’ingresso del parco Toivonen, sotto l’arco dove spicca la scritta “Tervetuloa”, il benvenuto finlandese.
Appena il tempo di posteggiare il carretto che subito si fa loro incontro una graziosa e procace contadinella che li accoglie calorosamente.
«Siete appena in tempo, signori, presto, lo spettacolo sta per cominciare! Venite, seguitemi!»
«Ma veramente noi siamo qui per…» prova a spiegarsi Svengard, ma l’energica ragazzotta li spinge in uno spiazzo dove è stata allestita una rudimentale gradinata inchiodando delle assi di peccio finlandese sulla quale si trova assiepata una cinquantina di persone, per la maggior parte famigliole con bambini.
La ragazza richiama il pubblico al silenzio.
«Signore e signori buongiorno e grazie di essere venuti a trovarci. Mi chiamo Piia Pihlajamåki e sono una delle guide che vi illustreranno le bellezze e particolarità di questo parco e museo contadino: la fattoria, le stalle, gli attrezzi di lavoro, i metodi di coltivazione… quest’anno per voi abbiamo riservato una sorpresa che vi piacerà sicuramente: il parco Toivonen è lieto di presentare il nuovo spettacolo dell’estate: “Animali selvaggi!”. Inizieremo con una coppia tutta particolare… gli alci innamorati!»
Finita la presentazione, dal boschetto alle spalle di Piia risuona un possente bramito: gli spettatori aguzzano lo sguardo per cogliere i movimenti di queste bestie, i bambini eccitati dalla possibilità di vedere da vicino questi animali di solito timidi, ed i genitori un po’ preoccupati perché gli esemplari più grandi possono raggiungere anche i sette quintali di peso e, pur essendo di indole pacifica, è meglio non farli arrabbiare.
Ed è davvero una bella sorpresa quella riservata agli ospiti del parco: al posto di due alci della Lapponia fanno il loro ingresso una renna camuffata da alce con in groppa un pappagallo Ara Macao a cui è stato applicato un piccolo palco di corna in testa, che imita perfettamente il verso dell’alce in amore.
I bambini divertiti applaudono freneticamente i due beniamini, che si lanciano in evoluzioni e versi e fingono di litigare e riappacificarsi, con Flettàx che canta Felicità! come Albano a Romina.
Svengard spalanca la bocca stropicciandosi gli occhi incredulo, e lancia uno sguardo smarrito a Po: Flettàx è diventato l’attrazione del parco!
Seguono altre scene: Flettàx vestito da cowboy in groppa alla cavalla Flora, che imita la voce di John Wayne e gli spari di una Colt 45; Flettàx che fa l’urlo di Tarzan ricoperto da una pelle di leopardo mentre la gallina Kocca truccata da scimpanzé fa la parte di Cita e gran finale con tutti gli animali della troupe vestiti da Village People che ballano sulle note di YMCA.
Pubblico in visibilio! Alla fine dell’esibizione, i protagonisti si concedono a qualche foto ricordo e ricevono la giusta ricompensa di noccioline, carote e sale, ed è in questo frangente che succede il patatrac.
Sfilando davanti al pubblico Flettàx si accorge della presenza di Svengard ed inizia a strillare:
«Craa!!! Non voglio!!! Aiuto! Mi vuole rapire!!! Craa!!! Mi maltratta, mi droga, mi costringe a prostituirmi!! Craa!!!» e svolazza fino ad abbracciare la presentatrice, che lo accoglie sull’ampio petto.
Un silenzio di tomba cala sullo spiazzo. Tutti gli occhi degli spettatori si puntano sul povero Svengard, dal quale il saggio Po si è saggiamente allontanato; gli animali si schierano a formare una barriera davanti al pappagallo, fremendo di indignazione.
Piia Pihlajamåki, con Flettàx in braccio, guarda il norreno con uno sguardo carico di disgusto e disapprovazione; ed è a questo punto che Svengard, vistosi perso, tenta il tutto per tutto: abbrancato un sacco di juta con il mangime per le galline, si lancia verso Flettàx con l’intenzione di infilarcelo dentro, lanciando un urlo di guerra vichingo: «Flettàaaax!!! Io ti spenno!». Nel parapiglia che ne segue Svengard viene scalciato dalla cavalla Fiona, preso a testate dalla renna Riitta mentre la tenera Piia gli rifila una ginocchiata nelle parti molli, non riuscendo nemmeno ad avvicinarsi al pappagallo che da parte sua riesce a becchettargli l’orecchio sinistro.
Quando infine tutto il pubblico scende in pista per compiere una giustizia sommaria, entra finalmente in scena Po che, recuperato il carretto, sottrae Svengard alla furia degli animalisti indignati e corre a perdifiato verso l’uscita.
Una volta in salvo, uno Svengard traumatizzato e ancora dolorante si rivolge all’anziano portantino.
«O saggio Po, perché mi hai salvato? La mia vita non ha più senso. E poi, se non riporto il pappagallo a Gilda mi ammazzerà lei stessa, perché sottopormi a quest’umiliazione? Sarebbe stato meglio per me morire con onore sul campo di battaglia!»
«A pagale e a molile c’è semple tempo» sentenzia Po. «L’uomo saggio impala dalle sconfitte più che dalle vittolie, pelciò tu avlai molto da impalale, o glande. Lasciamo questo lido insopitale,tolniamo alla nave e salpiamo velso il male apelto»
Così i due, modi e pensierosi, e Po per la verità anche affaticato dal dover trasportare un quintale di vichingo, ritornano all’emporio di Pekko Karjalainen, che li accoglie con la sua proverbiale bonarietà.
«Stranieri, vedo che tornate a mani vuote. Dunque il vostro uccello non si trovava al parco Toivonen? Mi dispiace di avervi mal indirizzati. Posso offrirvi un sorso di Kostenkorva in segno di rinnovata amicizia?»
«Sei gentile, amico» risponde un demoralizzato Svengard «e per quanto la Kostenkorva in questo momento potrebbe aiutarmi, non nutriamo nessun astio verso di te. Al contrario, avevi pienamente ragione: il pappagallo c’era, ma non ha assolutamente voluto seguirci»
«Ahi!» esclama il commerciante. «Brutto segno quando gli uccelli vogliono fare di testa loro. Ma forse posso aiutarvi lo stesso»
«Aiutarci, dici?» ripete Svengard, dubbioso. «E come? Disponi per caso di un pappagallo Ara macao scurrile e irriverente?»
«Ecco, il mio animale non ha proprio le caratteristiche che mi avete decantato, ma potrebbe fare lo stesso al caso vostro. Aspettata qua un momento» Pekko va nel retro nel negozio, dove ci sono delle grandi voliere; ne apre una, ne estrae il suo ospite e lo porta in visione ai due naviganti.
«E’ arrivato nel mio cortile tre mesi fa» lo presenta Pekko «è un uccello solitario e molto ordinato. Deve essere scappato a qualche economista tedesco: io mi faccio aiutare per la chiusura serale dei conti, non sbaglia un decimale!»
Po e Svengard guardano il pappagllo sbigottiti: la copia sputata di Flettàx!
«Amico, tu mi salvi la vita!» dichiara Svengard. «A quando lo vendi?» chiede pratico il norreno.
«Che fretta!» dice Pekko. «Capirete che per me è una grossa perdita, bisogna farci sopra una bella bevuta. Comunque direi che con un sacco di liquirizia salata ed un altro paio di barili di concime vegetale potrei separarmene»
«Ottimo!» esclama Svengard. «Allora sia, stappiamo subito la bottiglia e brindiamo all’affare. A proposito, ha un nome questo pappagallo?»
«O si che ce l’ha, ce l’aveva scritto su una medaglietta che portava al collo, guardate» e mostra ai due il collarino con la medaglietta.
«Spread?» legge Svendard sorpreso «Ma che razza di nome è “Spread”?»

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