Una birra per Olena (XII)

«Che cosa? Gli impianti sono sotto sequestro? Ma siamo impazziti, Jürgen, che diamine sta succedendo? Noi siamo la parte lesa, ma come ragionate qua in Baviera? Lo sanno i tuoi amici quanto ci costa ogni giorno di fermo produzione? E quale sarebbe il motivo, si può sapere? Non hanno già fatto tutti i rilievi del caso? Questo è ridicolo, ridicolo! »

Nella suite del Grand Hotel Ludwig II, situato sulla riva destra del fiume Isar a due passi dal Deutsches Museum, una Gilda infuriata e sbuffante lancia improperi girando per la stanza come una leonessa in gabbia, urlando contro il suo direttore della produzione.
James, preoccupato ma allo stesso tempo ammirato dalla mise della sua padrona, un lungo camicione in canapa e cotone biologico con frange in macramè, osserva in disparte pronto a fornire il necessario supporto di generi di conforto.
Jürgen Matthaeus siede sul bordo della squadrata poltrona dal design essenziale, affranto, scomodo e con la testa tra le mani.
«Sembra che la Guardia di Finanza abbia riscontrato delle irregolarità amministrative…» risponde con un soffio di voce.
«Irregolarità amministrative?» ruggisce Gilda «ma che stanno cercando quelle teste vuote? Ci danno fuoco ai macchinari e vanno a spulciare le bolle di consegna? Non ci posso credere! Ma non bastava convocare il nostro direttore amministrativo e farsi spiegare tutto da lui? E’ stato sentito, almeno?»
«Ehm, ecco signora, purtroppo il dottor Stielike è sparito, e con lui sono spariti anche i registri contabili ed il contenuto della cassaforte della sede centrale»
Gilda rimane per un attimo senza parole, e poi da fuoco alle polveri:
«Pezzo di somaro, quando pensavi di dirmelo? Vuol dire che la Finanza sta spulciando i nostri conti senza che sia presente nessuno dei nostri? Che ha combinato quell’idiota di Stielike, non avrà usato qualche nostro armadio per infilarci qualche scheletro? Me lo sentivo che non dovevo fidarmi di un commercialista e per di più tedesco! E’ stata denunciata almeno la scomparsa? Oddio, mi sento male» dichiara Gilda, accasciandosi melodrammaticamente sul divano, portando alla fronte il dorso della mano. James accorre prontamente, accostando al nasino della Calva Tettuta una fialetta di essenza di salicandro.
«Grazie, James, sei l’unica ancora di salvezza in questo mondo ingiusto e crudele»
«Faccio solo il mio dovere, signora» si schermisce il maggiordomo.
«Non essere modesto James, tu vai sempre oltre. Per non parlare del gusto squisito per gli accessori» dichiara Gilda, riferendosi alla cravatta Girifalchi sette pieghe con motivi marinari che il butler sfoggia con naturalezza.
«James caro, mi faresti un favore?» chiede sofferente la vedova Rana, indicando la porta della suite.
«Certamente signora, dica pure»
«Chiama Natascia e dille di prendere in consegna il qui presente ex-direttore»
«Subito, signora. Con permesso» e con un lieve inchino James esce, rinculando professionalmente.
«Ma, signora…» prova a protestare l’ingegner Matthaeus.
«Jürgen, Jürgen, non fare i capricci. Sai bene che quanto ti sta per capitare è giusto e meritato. Ti sei comportato da emerito coglione, affidati con letizia alla punizione redentrice»
«Noo!!!» urla Jürgen tentando di lanciarsi verso la porta finestra, prontamente bloccato da Olena, entrata silenziosamente.
«Qvanta fretta, finuocchietto! Se tu piace volare, più tardi io faccio volare te. Adesso tu segue me senza protestare, prego, schizzi sangue su tappeto difficili da lavare»
Gilda e lo rientrato James osservano la russa trascinare il piagnucolante Jürgen Matthaeus verso l’ampia stanza da bagno, fino a chiudersi la porta alle spalle.
«Credi che soffrirà molto, James?» chiede Gilda, in fondo affezionata all’ex sottoposto.
«Non credo, signora. Nell’attesa, gradisce un caffè? Ho portato qualche confezione di San Cristobal delle Isole Galapagos, completamente biologico»
«Biologico, James? Guardami negli occhi» dice Gilda dubitativa. «Beh, peggio del caffè tedesco non potrà essere, preparalo pure, caro»

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