Una birra per Olena (XI)

Dedicated to Arto Paasilinna

Kokkola è una graziosa cittadina finlandese dell’Ostrobotnia Centrale, che si affaccia sul tratto di mare che separa la Finlandia dalla Svezia, il golfo di Botnia; fu fondata dal re svedese Gustavo II Adolfo il Grande nel 1620, nei tempi in cui la Svezia era una grande potenza e dominava il Mar Baltico: anni movimentati quelli, quando in Europa cattolici e protestanti se le suonavano di “santa” ragione e, tra guerre e pestilenze, ci vollero trent’anni e qualche milioncino di morti per farli smettere.
La cittadina crebbe e prosperò grazie al commercio ed ai carichi di catrame vegetale; i contatti e gli scambi le hanno permesso di maturare una vocazione internazionale che si è mantenuta fino ad oggi e che si manifesta nella dimestichezza con le lingue, l’affabilità e la distinzione dei suoi abitanti.
Kokkola è anche una città culturale, che attira visitatori con i suoi musei, come il K.H. Renlund, che illustra la storia della città e le sue tradizioni e mette in mostra le collezioni d’arte del fondatore in un ambiente piacevolissimo dove d’estate si può anche prendere il sole e bere una tazza di caffè, il Kieppi, il museo di storia naturale in cui si possono ammirare impagliati quasi tutti i mammiferi ed uccelli presenti in Finlandia, e persino un museo della pesca ed un altro dei pompieri.
Non c’è quindi da meravigliarsi se Pekko Karjalainen, il proprietario dell’omonimo emporio situato nei pressi del canale navigabile Sundet, all’altezza del Palazzetto dello Sport, non si sorprenda dell’apparizione di un drakkar sul cui ponte troneggia un vichingo con tanto di elmo in testa.

Il timoniere, un concentrato Svengard, accosta permettendo così all’amico Uppallo IV, il più agile dei gemelli cantanti, di saltare sulla banchina e fissare con una cima l’imbarcazione ad una bitta¹.
Pekko osserva la manovra con compiacimento, e con la cordialità che lo accomuna ai propri concittadini esprime ai nuovi venuti il proprio apprezzamento:
«Bella manovra, stranieri! Noi leghiamo la cima anche alla barca, ma c’è sempre da imparare a questo mondo» li elogia, mentre Uppallo IV tiene in mano perplesso l’altro capo della cima che il gemello gli ha gettato. « Scendete prego, facciamoci un goccetto di Kostenkorva² in segno di fratellanza fra popoli»
Svengard, rifilato un pedatone ad Uppallo I che si affretta a gettare un’altra cima al gemello, si affaccia al parapetto di dritta³ e risponde al commerciante:
«Niente ci farebbe più piacere che brindare con te con vodka alla liquirizia salata» dice il norreno rabbrividendo «ma purtroppo siamo di fretta, caro amico. Siamo in pena per un nostro animale, un pappagallo colorato: è scappato e temiamo che sebbene siate estremamente ospitali il vostro clima possa nuocergli fino a lasciarci le penne. E’ passato di qua per caso?»
Pekko Karjalainen rimane qualche istante pensoso, strofinandosi le mani con il grembiule che indossa sempre, poi si illumina e risponde :
«Quell’elmo ti rende giustizia, straniero! Se le corna che porti in testa testimoniano la tua sfortuna in amore, la fortuna ti bacia su tutti gli altri fronti. Il tuo pappagallo è passato di qua due giorni fa, tra l’altro mi ha mangiato un sacco di noccioline tostate e di caramelle alla liquirizia e aspettavo proprio qualcuno che me li risarcisse»
Svengard, leggermente piccato, risponde:
«Per tua regola, cordiale autoctono, io sono estremamente fortunato in amore e questi amici possono testimoniarlo» poi, vedendo che i due Uppalli scantonano e persino il vecchio Po si allontana tossicchiando, prosegue:
«Ma tralasciando questo argomento, sarò ben lieto di risarcirti delle spese se mi indicherai la direzione presa dal pappagallo»
«L’ho visto svolazzare con una certa premura verso nord-est. Suppongo si sia diretto verso il parco Toivonen: sapete, è un’area protetta dove è stata ricostruita la vita di campagna del secolo scorso, ed anche se un pappagallo non è certo un animale tipico di queste latitudini può aver sentito qualche richiamo che lo ha attirato»
«Lo so io cosa lo ha attirato…» pensa tra sé e sé Svengard. «E’ lontano questo parco?»
«No, straniero, non molto lontano. Con la barca però dovrai tornare indietro fino al golfo, costeggiare verso nord e rientrare seguendo il fiume Peronjoki. Oppure potete lasciar qui la barca e andare a piedi: sono appena quattro chilometri, un ragazzone come te anche se gravato da quelle protuberanze in mezz’oretta ce la può fare»
«Seguiremo il tuo consiglio allora, gentile nativo. Po, preparati a sbarcare, e voi due» intima ai due Uppalli «restate qua e vedete di non farvi smontare la barca»

Scesi dal drakkar, Svengard e Po adocchiano un carretto nei pressi dell’emporio di Pekko, per il quale Svengard intavola una trattativa alla conclusione della quale i nostri ottengono in prestito il carretto in cambio dell’acquisto di 2 barili di catrame, dieci confezioni sottovuoto di aringhe del Baltico e una dozzina di pregevoli riproduzioni del vaso Savoy di Alvar Aalto.
Svengard, notando l’anziano guidatore di risció prendere posto alle stanghe del carretto, lo ferma con un ordine affettuoso:
«Sali a bordo, saggio Po. Ho bisogno di fare una corsetta e sgranchirmi le gambe ed ho bisogno della tua sapienza e del tuo sostegno»
«Con piacele, glande uomo del nold. Il sindacato guidatoli di lisció non salebbe d’accoldo, ma del lesto non pago la tessela da tlent’anni, e dunque chi se ne flega? Ma dimmi, o glande, come posso aiutalti, che pene ti affliggono? Amole, salute, soldi?»
«Po, hai ancora a disposizione quella spada cerimoniale, vero? Perché temo che se non ritroverò Flettàx il mio onore sarà perduto e sarà meglio per me fare harakiri piuttosto che affrontare Gilda. Che posso fare?»
«Pel plima cosa allontana da te questi pensieli negativi. I pensieli negativi poltano allo scolamento, e dallo scolamento alla deplessione è un attimo. Ogni cosa a suo tempo e mai fascialsi la testa plima di esselsela lotta, questo è il succo della civiltà olientale»
«Si, ma queste sono che si dicono anche da noi, non ci vuole mica questa gran filosofia!» protesta Svengard.
«Se è pel quello da voi si dice anche “non dile gatto se non ce l’hai nel sacco” ma è una glossa stupidaggine. Vai con fiducia, o glande, colli come il vento e libela la mente: nel flattempo io falò una pennichella, ehm, lifletterò sul tuo caso, svegliami quando salemo allivati»

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¹ E’ una colonnina dove si legano i cavi di ormeggio.
² Vodka finlandese. Aromatizzata al salmiakki, la liquirizia salata, prende il nome di Salmiakki Koskenkorva ed è bandita come arma chimica dalla convenzione di Ginevra.
³ dritta=destra manca=sinistra. In effetti di questi tempi si sente la mancanza di una sinistra degna di questo nome.

 

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8 pensieri su “Una birra per Olena (XI)

  1. (credevi fossi svanita nel nulla, neh?! E invece eccomi qua 😛 )
    innanzitutto CHAPEAU Sig. Gio’ : dietro questo pezzo c’è un notevole lavoro di ricerca geografica, storica e non solo, che ne fa un capitolo davvero interessante.
    per il resto… lo “scolamento” del povero Svengard passerà sicuramente “scolandosi” una bottiglia di vodka al salmiak. 😉

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    • Mi stavo giusto chiedendo: dove sarà finita quella riccetta? Non sarà in letargo (ma non è inverno, e poi i ricci vanno in letargo? ) E quindi ti immaginavo spaparanzata su qualche bella spiaggia a prendere il sole e mangiare cocco cocco bello. Ho fatto qualche ricerca perché il nome Kokkole mi stuzzicava, e perché mi piace molto Aarto Paasilinna, divertentissimo, e le sue descrizioni dei paesaggi finlandesi sono davvero godibili… l’elefante Emilia è l’ultimo suo libro che ho letto, un grande. Forse mentre scrivo mi viene in mente che è morto da poco? E magari la dedica l’avevo fatta per quello? Ma ora come ora non ci giurerei, sono reduce da una festa di compleanno (non mio) e il vino scorreva generoso.

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