Una birra per Olena (X)

Riassunto delle puntate precedenti:
Qualcuno ha preso di mira, con attentati e sabotaggi, gli stabilimenti Rana in Germania. Gilda, ritenendo che il direttore Jürgen Matthaeus non sia in grado di fronteggiare gli eventi, vola a Monaco con James, convocando la truppa: ma solo Olena li raggiunge dopo aver liberato il cantante Tom Jones rapito da un gruppo di stagionate fans, mentre Svengard veleggia dietro al pappagallo Flettàx scappato per amore, Miguel è in Messico per presentare Paio Pignola ai genitori e di Nonna Pina si sono perse le tracce. Incaricato delle indagini è il commissario capo Horst Tupperware con il suo aiutante Fritz Gunnerbaum, una strana coppia che più che indagare sembra tirare a indovinare con ipotesi campate per aria. Un passato comune sembra legare Olena ed Horst: per ora, comunque, a casa tutti bene.

«Pepe, mi sto annoiando»
Nonna Pina, seduta ad un tavolo della Bodeguita del Medio, a L’Avana Vecchia, sorseggia distrattamente un mojito, facendosi aria con un ventaglio brisé in avorio dipinto. Il suo accompagnatore e spasimante, Pepe Secundo, fratello minore di Compay Secundo, la guarda incredulo.
«Ma Wanda, come puoi annoiarte! Non te gusta hesta musica?» riferendosi all’orchestra sul palco, i ricostituiti Adelante Compañeros con il rientrante bassista Giorginho Torres che stanno eseguendo un pezzo dei Pupy y Los que Son Son, “Nadie Puede Contra Eso”.
«Ma no Pepe, non c’entra niente la musica. Anche se, salsa oggi, salsa domani, anche un Peppino di Capri tanto per cambiare non sarebbe male»
«Mi querida, non siente la magia de hesto locale historico?» chiede Pepe, indicando gli scaffali pieni di bottiglie di rhum e le foto in bianco e nero che tappezzano le pareti. «Aquì passava le serate Ernest Hemingway…»
«Non mi parlare di quel sacripante!» sbotta nonna Pina.
«Perché, tu e…» chiede sorpreso il cubano. Nonna Pina annuisce, beve un sorso di mojito e inizia a raccontare.
«E’ passato un bel po’ di tempo, caro Pepe… se non ricordo male doveva essere il cinquantadue. Dopo la guerra mi ero dovuta ritirare dalle scene, troppo compromessa col regime mi dicevano gli impresari… mi ero sposata con Camillo, un brav’uomo, ma i riflettori mi mancavano; così quando capitò l’occasione di questa tournée accettai senza pensarci due volte. Avevo trentotto anni, una bella voce, bella presenza…»
«Tu sei bellissima ancora oggi» dichiara l’adorante Pepe.
«Non dire sciocchezze Pepe, e fatti controllare la cataratta» ribatte la vegliarda, e riprende:
«Da Las Vegas a Miami… un successo enorme, pensavamo di tornare a casa dopo qualche settimana, rimanemmo sei mesi, e alla fine…L’Avana! Tu eri piccolo, Pepe, ma ti ricordi com’era L’Avana a quei tempi?»
«Seguro che me recuerdo! Ma non ero affatto piccolo, avevo già sedici anni e lavoravo in una fabbrica di sigari… è stato l’anno che Fidel iniziò la revolucion contro la dittatura, per abbattere Fulgencio Batista e portare il popolo al potere!»
«Pepe caro, non buttarla sempre in politica. Intendevo dire gli spettacoli, i ristoranti, la vita! C’era tuo fratello che impazzava, al Buena Vista… ti ricordi tutte le auto americane che giravano?»
«Eravamo diventati un parco divertimenti por los gringos, Wanda…»
«Oh si, era proprio un gran bel luna park per chi poteva permetterselo! E Ernest non si tirava certo indietro… allora era sposato con la quarta moglie, che aveva lasciato in Europa, e girava con la sua barca a vela, il Pilar, andava a pesca, e poi la sera lo trovavi sempre in qualche bar a bere e far baldoria con gli amici. Io cantavo al Tropicana… che spettacolo Pepe!»
«Verdad, mi querida… tu brillavi, eri una estrella, una stella… e che ballerine! Pensa che yo me arrampicavo sulla grondaia per arrivare fin alla ventana, la finestra dei camerini por mirar tanta bellezza…»
«Ah, ecco chi era quel porcellino. Le ballerine se ne erano accorte, sai, Pepe? Facevano apposta a lasciare scoperta qualche tetta, l’intraprendenza va premiata. A un certo punto però non ti hanno più visto, che ti era successo, gli inservienti ti avevano scoperto?»
«No, niente inservienti, Wanda… una sera Lola Montalvo si è voltata verso di me come mamma l’ha fatta, presi uno spavento che me caì dal cornicion… »
«Ah, ah, ma Pepe! Non avevi mai visto una donna nuda?» chiede ridendo nonna Pina.
«E’ proprio questo il punto, Wanda! Lola non era affatto una donna, cara mia, teneva un pitón sotto le sottane! Caddi abajo, e mi ruppi una gamba: da allora mai più cornicioni!»
«Lola un travestito? Questa mi esce da un fianco Pepe, comunque noi non nutriamo pregiudizi, non è vero caro? Ma dov’eravamo rimasti? Ah, si, il Tropicana» riprende la centenaria.

«Una sera dopo lo spettacolo eravamo a cena al Floridita al solito tavolo, con Ernesto Pintabal il regista, Flora Maricones la costumista e Alvaro Temblón Jr. il direttore d’orchestra. Ad un certo punto Hemingway, che aveva già fatto il pieno di daiquiri, si avvicina al tavolo e senza nemmeno salutare mi chiede se il giorno dopo voglio andare a pesca di Marlin insieme a lui»
«Che sfrontato! Tipico dei gringos» commenta Pepe. «E tu?»
«Lo squadrai come un insetto… poi gli chiesi se pensava di avere una canna adatta per quella pesca. Scoppiò in una risata poderosa, e se ne andò dicendomi di farmi trovare al molo la mattina seguente. Figurarsi, io ero abituata ad alzarmi alle due del pomeriggio… ma che ti devo dire, Pepe… beveva troppo, era trascurato e sovrappeso, aveva una quindicina d’anni più di me, ma era indubbiamente affascinante… andai all’appuntamento»
«Es incredibile… e poi?»
«Passammo un periodo di sogno… al mattino andavamo al largo con la sua barca, pescavamo e facevamo l’amore.. poi al pomeriggio mi riportava a terra, e mi preparavo per lo spettacolo. Lui iniziò a scrivere un libro su un vecchio che va a pesca, diceva che ero la sua musa; voleva lasciare la moglie e sposarmi! Ma, a parte che io ero già sposata e a quei tempi non si poteva divorziare, non avevo nessuna intenzione ne di diventare la quinta signora Hemingway ne di abbandonare le scene… e così lo lasciai»
«Non deve essere stato facil para él accettare il tuo rifiuto, Wanda…»
«Seppi poi che era caduto in una profonda depressione, e le bevute non lo aiutavano di certo. Si è sposato un’altra volta, ma non si è più ripreso… quando seppi del suo suicidio mi sentii molto in colpa, Pepe. Chissà, se le fossi rimasta accanto…»
«Esta es la vida, mi querida. Non si può prevedere il futuro…»
«Ecco, a proposito di futuro, Pepe, ho deciso di partire. Qui il clima è buono, la compagnia ottima, il cibo delizioso ma francamente non ne posso più. Mi manca quella brigata di scombinati, le scazzottate, il tirassegno ai pensionati e il prosecco: adios, Pepe!» e così dicendo nonna Pina si alza, stampa un bacio in fronte a Pepe Secundo, ed uscita dal locale con un fischio alla pecorara ferma al volo un taxi e si fa portare all’aeroporto.

Pepe Secundo rimane seduto, con la testa bassa. Una lacrima si incunea in una della profonde rughe che gli solcano il viso; quando rialza la testa seduto vicino a lui c’è un giovane che conosce bene.
«E tu?» chiede Pepe, sorpreso. «Perché sei tornato?»
Giorginho Torres poggia lentamente sul tavolo la bottiglia di Matusalem invecchiato 23 anni che apre solo per le occasioni speciali e due bicchieri colmi di cubetti di ghiaccio. Versa il rhum e porge il bicchiere al vecchio socialista.

«Volevano pagarmi con i minibot, nonno. Fottuti capitalisti»

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