Una birra per Olena (VIII)

Nella sala d’aspetto di prima classe dell’aeroporto Franz Josef Strauss di Monaco di Baviera una donna bionda, alta ed elegante, avvolta in una pelliccia di colore violetto, con un largo paio di occhiali neri che ne nascondono buona parte del viso, sfoglia distrattamente l’ultimo numero di Vogue in versione russa.
Due uomini, in divisa della sicurezza, si avvicinano.
«Signora, ci può seguire per favore?» chiede gentilmente ma con fermezza quello dei due che sembra il più alto in grado.
La donna non dà segno di aver sentito, e continua indifferente a sfogliare la sua rivista. I due uomini si guardano, poi quello più impulsivo fa ancora un passo avanti, si china verso di lei e le sibila in un orecchio: «Sei sorda, bella? Non hai sentito quello che ti ha detto il collega? Vedi di alzarti subito, prima che diventi nervoso»
Finalmente la donna chiude il giornale, si raddrizza sulla poltroncina e alza gli occhi verso l’interlocutore. Si toglie gli occhiali e allarga i suoi splendidi occhi blu, poi con un’espressione leggermente annoiata, risponde.
«Voi agenti muolto gentili, volete perquisire me, si?» chiede alzandosi e allargando braccia e gambe scostando la pelliccia che nascondeva, sotto una minigonna succinta, due lunghe gambe accavallate avvolte fino alle ginocchia da stivali neri in pelle.
«Noi andiamo in camera riservata, si? Io faccio voi bua su culetto, cattivi cattivi bambini»
I due si scambiano uno sguardo interrogativo, indecisi se rispondere per le rime alla provocazione; ma poi il sorrisetto malizioso e soprattutto la prominenza del seno che la donna mette in mostra li convincono a rimandare a più tardi le discussioni.
«Prego, “madame”… sei una professionista, vedo» constata l’uomo, prendendo la donna per un braccio.
«Tu non sa quanto…» risponde lei, passandosi la punta della lingua sui denti superiori; poi, notando il manganello che pende dalla cintura dell’uomo, continua: «Bello giuocattolino, dopo proviamo con tuo amichetto, si?»
I due deglutiscono e guidano la donna verso un ufficio defilato. Appena entrati, la spingono verso il centro della stanza e chiudono la porta a chiave; il sospetto di aver commesso un terribile errore li coglie quando Olena, lasciata cadere in terra la pelliccia violetta, si rivolge loro con un sorriso beffardo:
«Speravo tanto voi fare questo, finuocchietti»

Gilda e James, recuperati i bagagli, sono appena entrati nella sala degli arrivi dei voli internazionali. Gilda si guarda intorno, poi con un lieve disappunto si rivolge al suo maggiordomo:
«James caro, la prima convocazione sembra andata buca, come una assemblea di condominio a ferragosto. Non avrei preteso un picchetto d’onore ne banda e pennacchi, se mi spiego, ma qualche volto amico ad attenderci mi sarebbe stato di conforto»
«Sono costernato, signora, avevo avuto le più ampie rassicurazioni. Mi informerò immediatamente»
«Lascia stare, James, ci penso io. Adesso chiamo Svengard, non sarà riuscito a parcheggiare la barca» ed immediatamente estrae il cellulare dalla borsetta di Hermès e chiama il suo uomo. Dopo qualche secondo finalmente si ode la voce del norreno:
«Ehm… Pronto? Gilda, sei tu? Dove sei, amore?»
Gilda prende un profondo respiro prima di rispondere. «Svengard, mi sembrava di essere stata abbastanza chiara l’altro giorno. Dove diavolo ti sei cacciato? Noi siamo appena arrivati, viene a prenderci!»
Un silenzio di piombo cala sulla linea. Gilda, che ha in orrore il vuoto, riprende: «Sven? Sei ancora lì? Insomma, si può sapere che stai facendo?»
«Sei arrivata, cara?» chiede finalmente il vichingo. «Ma anch’io sono arrivato, amore. Sono qui che ti aspetto»
«Sven, mi stai prendendo in giro? Qui non c’è nessuno, che stai blaterando?»
«Ma certo che ci sono cara, sono qui che ti aspetto, a Monaco»
Un sospetto si insinua nel cervello della Calva Tettuta che, con tutta la calma di cui è capace, chiede:
«Svengard, tesoro caro… in quale Monaco sei, di preciso?»

James accoglie con sollievo la vista della donna che gli si fa incontro ancheggiando e che lo saluta sbracciandosi.
«Scusa ritardo, amuoruccio, eri in pensiero?» chiede la russa statuaria, con un lampo di malizia negli occhi.
«Per fortuna sei arrivata, Natascia, mi serviva giusto uno scaricatore di porto che mi aiutasse con le valigie. Ma dove ti eri andata a cacciare?» chiede il maggiordomo provocatoriamente.
«Mi si era spezzata unghia» risponde Olena con un sorrisetto malizioso, giocherellando distrattamente con un manganello.

lady-gaga

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15 pensieri su “Una birra per Olena (VIII)

    • Veramente l’ultima volta che ho sentito mia madre mi ha chiesto: “O Gio’, ma che ti si’ scimitu?” , un giudizio non proprio lusinghiero sulla mia opera e sul benessere mentale. Sono soddisfazioni! Ciao Ale, buon weekend!

      Piace a 3 people

  1. Mi son ingarbugliata con i Monaco! ahahahah sono peggio di Sven… che è tutto dire ^_^

    (la Russa deve esere un portento: sta in piedi con le gambe accavallate fasciate da stivaloni neri??!?!? 😉 Perché io non riescoooooooo?!?!?!? :'(((( )

    Piace a 2 people

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