Eppure noi ci credevamo…

Le prime elezioni per il Parlamento europeo si sono svolte, in Italia, il 10 giugno 1979. Io non avevo ancora vent’anni e stavo per partire militare: a breve mi sarebbe arrivata la cartolina che mi convocava a Sabaudia(LT) al corso per allievi ufficiali di complemento dell’Esercito; non ero mai stato fuori d’Italia ed a dire la verità ero stato poche volte anche fuori dal mio paese. Allora non erano molti quelli che potevano permettersi gite o viaggi, almeno tra i miei conoscenti; non c’erano corsi estivi, college, vacanze-studio, e se c’erano non era roba per figli di operai, contadini, artigiani, impiegati e piccoli commercianti, che quella era la composizione sociale del popolo.

Per chi ci riusciva comunque c’erano le frontiere, le dogane, i cambi delle monete; per non parlare poi dell’Europa dell’Est, quella dei paesi comunisti, dove per entrare era anche necessario richiedere il visto di ingresso.

A scuola avevo studiato un po’ di inglese, meglio alle medie che alle superiori dove dovetti ricominciare da capo dato che la maggioranza degli studenti alle medie aveva fatto francese, annoiandomi terribilmente: in teoria cittadino del  mondo, in pratica di un mondo molto piccolo.

I nostri genitori avevano conosciuto la guerra, con i suoi lutti, distruzioni, la fame, le privazioni… e l’Europa unita significava soprattutto pace, armonia tra i popoli e sviluppo per chi era più arretrato, per allinearsi ai livelli di quelli più progrediti.

Si parlava di Stati Uniti d’Europa…

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Che è rimasto di quei sogni, di quegli ideali, un’era geologica dopo?
Abbiamo sostituito il muro di Berlino, la Cortina di ferro, con altri muri, altre cortine… Oggi che possiamo spostarci liberamente da un paese all’altro, usando una stessa moneta, parlando la stessa lingua o quasi, è possibile che ci sentiamo meno europei di quaranta anni fa?

Ma che ci è successo?

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14 pensieri su “Eppure noi ci credevamo…

    • Mah… per quanto mi riguarda ho fatto mente locale a quello che mi piaceva allora (vedi ultima foto) e per fortuna non ho cambiato idea… 😁 per tutto il resto invece sento una responsabilità generazionale, non siamo stati capaci, non so bene di che ma se i risultati sono questi…

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  1. La spiegazione è semplice: col passare delle generazioni, ci si è dimenticati che qui si moriva bombardati in casa, che c’era la fame, che ti venivano a prelevare di notte senza che tu sapessi perchè e finivi fucilato fuori in strada come un cane o in un campo di sterminio. Ci si è dimenticati che questa era l’Europa, tutti contro tutti.
    I nati dopo di allora ignorano, credono che qui sia sempre stato così, brioche e Nutella, padroni di dire quello che pensi (e anche di offendere!) senza che ti succeda niente. Non sanno che bastava solo uno sguardo per finire dentro senza se e senza ma. E senza nemmeno che i tuoi a casa avessere di te notizie. Questa era ì’Europa, e così accadeva in queste strade, in Italia, ma l’ignoranza pare si ami a tornare a quei tempi.

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    • Proprio ieri due ragazzi, due giovani ingegneri, che lavorano vicino a me (ma con cui ci scambiamo a stento dei saluti: e’ il lavoro 2.0, dove si lavora in stanzoni fianco a fianco pur essendo di società diverse senza sapere chi e’ e che fa l’altro) parlavano di lavori fatti per l’anno 2000 (ricordi Guido? Sembrava che dovesse finire il mondo ed i computer esplodere tutti insieme) e si dicevano: si, ma io nel 2000 non avevo nemmeno 10 anni… la memoria e’ una brutta bestia, se non la si alimenta la si perde… e non bastano le ricorrenze che diventano parole vuote se poi la prassi giornaliera e’ il contrario di quello che si predica… noi abbiamo avuto un bombardamento di 25 anni di berlusconismo (adesso si scopre europeista: dopo aver sdoganato tutto lo sdoganabile, aver picconato Costituzione ed euro) che ha lasciato macerie e lacerato profondamente questo paese, ancora peggio di quando c’erano DC e PCI, perché almeno li c’era una base popolare comune ed una cultura dei dirigenti (non tutti, ma parecchi) ed un senso dello Stato che non vedo… ma ai ragazzi bisogna riprendere a parlare, a raccontare, a litigare…

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        • quello che vado ripetendo da tempo. Come pure degli sciagurati decenni a seguire. Fino ai tempi nostri, ora, dei quali mi sembra fin troppo evidente il giudizio. Il guaio è che chi potrebbe parlare e documentare ai giovani appartiene ormai a una generazione (i nonni) in via di estinzione. Chi cresce adesso ha i bei modelli (TV e social ecc.) che ha e che purtroppo contano. Con questo non mancano e sono tanti gli esempi incoraggianti, se non fosse che dice il vecchio proverbio (stavolta non è Confucio a dirlo): Una rondine non fa primavera.

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          • Hai toccato un argomento molto profondo, Guido, e bisognerà rifletterci bene… a cosa servono i nonni oggi? Io vedo che vengono usati come baby sitter, accompagnatori dei nipoti in tutte le svariate attività perché spesso i figli non hanno il tempo, parcheggiatori dei cani e pesci rossi quando si va in vacanza… tutto meno che gente dalla quale ascoltare delle storie, e tantomeno degli insegnamenti. E poi c’è anche un’altra cosa: che la distanza di età tra genitori e figli (quindi a maggior ragione i nonni) si è dilatata, quando i primi figli si fanno a 35 anni e oltre… non c’è nemmeno il tempo materiale per raccontare storie o la Storia! Io ad esempio sarei prontissimo a fare il nonno, ma campa cavallo! Mi andrà bene se mi ricorderò ancora come mi chiamerò, quando avrò un nipote in grado di capire queste cose…

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  2. Vedi, la memoria è qualcosa di molto particolare, anch’essa è un aspetto della natura umana che ne permette la sopravvivenza. Ci sono traumi che si possono superare soltanto grazie alla rimozione. Ma è, come tutto, un’arma a doppio taglio. A maggior ragione di questi tempi in cui, qualcuno, ha scoperto come entrarci e condizionarla a piacimento…

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    • Riscrivere la storia è un ottimo modo di orientare le masse… prima o poi riusciranno anche a tornare indietro nel tempo e la cambieranno proprio “dal vivo”, con tanto di Terminator mandati indietro a far fuori i ribelli…

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      • Non credo che abbiano bisogno di tanto: già adesso non sono pochi quelli che ti dicono che il fascismo è roba vecchia. E che il dibattito politico supera la contrapposizione. Peccato che poi stanno li a baciare il crocifisso, con un rosario per le mani, invocando dio, patria e famiglia.

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