Una birra per Olena (V)

«Quindici uomini, quindici uomini… craa! Sulla cassa del morto… craa!! E un barile di rhum! »
Flettàx, il pappagallo padano sovranista, dalla coffa del drakkar vichingo aguzza la vista per individuare terre emerse. Sul capo un cappellino da pirata e sull’occhio destro una benda nera, arruffa le penne ciangottando al vento.

Uppallo I e Uppallo IV, i cantanti gemelli monozigoti reduci dal successo nell’Air Guitar World Championship di Oulu, la bella cittadina nel centro della Finlandia che si affaccia sul Golfo di Bothnia, in pratica un festival di suonatori di chitarra senza chitarra¹ , dove hanno spopolato simulando di suonare in coppia uno dei loro più grandi successi: Sockerkaka Dragan Len, che alla lettera starebbe per stampo da forno – set per bagno da 4 pezzi – cuscino da allattamento ma nella cultura norrena è un inno alla trasgressività e alla libertà di costumi, strimpellano un vecchio Kantele² componendo il prossimo successo.

Il cinese Po, ultimo rimasto della guardia personale dell’ultimo imperatore Pu Yi, sulla tolda della slanciata nave da guerra esegue i consueti esercizi con la sua arma preferita, la racchetta elettrica, facendo particolare attenzione alla respirazione diaframmatica in modo che lo jin e lo jang entrino in armonia tra di loro.

Svengard il vichingo, con l’elmo cornuto in testa, è al timone e dirige l’agile barca verso l’aurora boreale. La voce di Uppallo I, il più importuno dei due gemelli, lo strappa ai suoi profondi pensieri:
«O Svengard, amico fraterno, compagno (senza riferimenti politici) di tante battaglie, perdona se ti distolgo dalle tue gravi meditazioni, ma non c’è modo di far star zitta quella bestia?»
Ma Svengard, assorto nei suoi pensieri, non dà segno di aver inteso la domanda.
Allora Uppallo IV, il più impulsivo dei due, lato del carattere che gli ha causato non pochi dispiaceri, lo riporta alla realtà usando meno tatto di quello che sarebbe forse necessario:
«Svengard, gran cornuto!» dice il cantante, in relazione all’elmo. «Vuoi far star zitto quel pappagallo? Che altrimento gli tiro il collo»
All’accenno alle corna Svengard ha un soprassalto e Uppallo I si scosta dal fratello, temendo che la somiglianza gli possa causare spiacevoli conseguenze.
«O amici cari» risponde finalmente il norreno. «Quel pappagallo ha più cervello di tutti noi tre messi insieme, ma non è per questo che vi impedirò di tirargli il collo, idea peraltro che mi ha accarezzato la mente non poche volte»
«Ah, si?» si sorprende Uppallo I. «E perché non l’hai fatto, allora?»
«Ahi, amici! Il pappagallo mi è stato affidato dalla dolce Gilda, e se dovesse succedergli qualcosa me la passerei parecchio male. Fatemi combattere contro mille nemici, ma non contro una Gilda infuriata. Perciò, miei aedi, il pappagallo resta ed ha facoltà di cantare quanto vuole. Fatevene una ragione»
Mentre i due Uppalli stanno per accennare una protesta, dal posto di vedetta si sente Flettàx lanciare un allarme:

« Terra! Craa…!! Terra! Craa…!! Terùn!!»

Il pappagallo ha infatti visto la sagoma della terraferma, probabilmente nelle vicinanze di Kokkola, e lancia i suoi richiami ai compagni di viaggio. Insieme alla fragranza della terra umida, però, al becco del pappagallo arriva un altro, inconfondibile odore: femmina! E’ un attimo e Flettàx, buttato il cappello e tolta la benda, si da una scrollata alle piume variopinte e parte alla volta dell’origine dell’effluvio.

Svengard, gli Uppalli e Po rimangono con il naso all’aria osservando le evoluzioni dell’uccello, che strillando il suo grido amoroso: «Sun chì, ammorre! Craa…!!!» si allontana dalla barca.
Un brivido percorre la schiena dell’impietrito Svengard, e proprio in quel momento squilla il telefono satellitare. Il norreno guarda il numero e impallidisce; il suo primo impulso è quello di gettare in mare l’apparecchio ma resiste. Infine, con voce che definire ferma sarebbe improprio, risponde alla chiamata:
«Ehm… pronto?»
«Sven, sei tu? Che voce strana che hai, ti sei ricordato di fare i gargarismi mattutini tesoro? » poi, non sentendo risposta, continua: «Svengard sono Gilda, non mi riconosci? Sven, che stai facendo?»
«Ecco, ehm, cara, sto navigando…»
«Perfetto Sven, allora fai una bella cosa, naviga fino a Monaco di Baviera che c’è bisogno di te»
«A Monaco, mia amata? Ma io stavo andando in Lapponia. E a Monaco non mi risulta ci sia il mare»
«Svengard Sundström, non cominciare a mettere scuse. Tieni presente che non facciamo l’amore da una settimana, tre giorni e quattro ore, e sono al limite. Perciò lascia stare la Lapponia e dirigiti subito dove ti ho detto. Ah, a proposito, come sta Flettàx? Passamelo che lo saluto»
All’udire la parola Flettàx Svengard inizia a sudare freddo, e coprendosi la bocca con la mano imita il verso del pappagallo: «Cra…!! Cra..!! Legittima difesa! Va a ciapà i rat!»
«Oh, sono proprio contenta che Flettàx stia bene. Allora ci vediamo domani, eh, amoruccio? E vedi di essere puntuale. Baci baci» e interrompe la comunicazione, lasciando Svengard a rimirare la cornetta grattandosi l’elmo.

 

drakkar_vichinghi

¹ Giuro che esiste.
² Strumento tradizionale finlandese e non solo.

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15 pensieri su “Una birra per Olena (V)

  1. Confesso che, questo frammento, mi ha rimandato alle atmosfere di Apocalipse now: il battello navigante nella densa foschia del tempo e senza tempo; l’eroe pensoso a prua; l’impulsivo flat tax che fa temere la tragedia al norreno…

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