Ferragosto con Olena (XIV)

«Contigo en la distancia, mi amor!» dichiara enfaticamente Miguel il giardiniere a Paio Pignola, al secolo Hector García, il transessuale cubano che si è intrufolato di soppiatto nel giardino di casa Rana.
«Miguel querido, ti ho detto un sacco di volte di non essere così appiccicaticcio. Tra l’altro, il tuo “amico” maggiordomo mi ha detto che vi esercitate insieme quotidianamente con la salsa. Non sarai un po’ troppo… zelante?» chiede Paio con una punta di gelosia nella voce.
«Tu me ofendes Paio, come puoi pensare una cosa simile! Lo sai che io amo solo te!» protesta Miguel.
«Bien, bien, Miguel. No pretendo l’exclusiva, ma non voglio che gli insegni i miei passi segreti, comprendi?»
«Ma certo, ma certo! E comunque… lui… no se mueve como ti!» la adula il giardiniere, cingendole la vita con un braccio.

Flettàx il pappagallo celtico interviene intempestivamente, imitando alla perfezione la voce di Miguel:
«Craaa!!! Craaa!!! James tu si che sei un vero macho!» – dice gracchiando – «Craaa… Non come quella zoccola cubana! Craaa!!!»

Miguel avvampa mentre il pomo d’adamo di Paio sobbalza su e giù.
«¿Qué dijo el pájaro?» chiede la cubana stizzita «Che ha detto l’uccello?»
«Quale uccello?» chiede Miguel, fingendo di non vedere l’enorme Ara Macao padano che torreggia sul trespolo dietro di lui.
«Como qual uccello! El papagallo aquì! Me ha dato de la socola!»
«No, ma quale socola mi amor! Ah, ah, il pappagallo ha detto trottola, trottola… voleva dire che balli come una trottola… ha qualche difettuccio de pronuncia…» e così dicendo strappa una penna dal didietro di Flettàx, che lo ripaga beccandogli il dito.
Miguel lancia un urlo e si appresta a strozzare il volatile impertinente, ma Paio lo richiama al dovere.

«Miguel, basta giocare, all’uccello penserai dopo. Veniamo a noi, ahora»

«Certo mi amor, dime todo. Che posso fare per te?»
«Sono stata umiliata, capisci Miguel? Insultata e umiliata. Devo vendicarme de quela bagascia russa»
Miguel si guarda intorno con apprensione.
«Volevi dire Natascia, non è vero Paio? » chiede il giardiniere, facendo segno a Paio di abbassare la voce, già stridula di suo.
«Potresti per favor non llamarla bagascia, perlomeno en mi presencia? Sai, querida, quella mena»
«Anch’io meno!» – proclama Paio che a volte fatica a contenere l’Hector che è in lei – «per tua norma e regola sono stata campeon regionale dei superwelter, entiendes?»
«Non ne dubito, cara, e non vorrei mettere el dito nella piaga, ma me parece che a Cuba te le abbia suonate… e qui sparso nel parco c’è ancora qualche pezzo di pigmeo e di cinese che gli si è messo di traverso…» dice Miguel, con un fremito di preoccupazione.
«E’ stata solo sfortuna!» grida Paio in falsetto. «Ho inciampato nella gonna, e quella ne ha approfittato! Ma la prossima volta non sarà asì fortunata, e la vedremo chi mena di più! E adesso basta parlare, Miguel, mi vuoi aiutare o no? Guarda che se me tradisci te stacco le bolas!»

Se c’è una cosa che non si può dire di Miguel è che, se messo di fronte a proposte ragionevoli, non sia collaborativo: tempo mezz’ora e ritroviamo i nostri due eroi a bordo di un furgoncino della impresa di pulizie Rana, diretti alla volta di Ladispoli.
Miguel è concentrato al volante mentre al suo fianco Paio, con le gambe sollevate ed i piedi nudi appoggiati sul cruscotto, canticchia “Yolanda”, una vecchia canzonetta. Dal vano di carico proviene un raspare metallico e delle grida soffocate che assomigliano stranamente a quelle di un pennuto al quale sia stato legato il becco con un bavaglio ed il quale nonostante l’impedimento si sforzi di insultare tutti i nati al di sotto del parallelo della Brianza.
«C’era proprio bisogno di portarsi dietro il pappagallo?» chiede Paio, spuntandosi le unghie dei piedi con una tronchesina.

«Mi amor, Natascia es terribile ma è niente in confronta alla mia padrona. Se succede qualcosa al pappagallo yo soy un hombre muerto»

furgone

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