Ferragosto con Olena (XII)

Te Deum laudamus: te Dominum confitemur.
Te aeternum patrem, omnis terra veneratur.

Mentre nella chiesetta del convento le suore improvvisano una processione di ringraziamento per lo scampato pericolo, funzione a cui partecipa una compita Gilda che per l’occasione ha sostituito la bandana variopinta con una veletta di pizzo nero ed a cui James non manca di apportare la sua fattiva collaborazione oscillando ritmicamente il turibolo d’incenso come ebbe modo di apprendere dall’anziano prevosto don Vitaliano nei lontani trascorsi da chierichetto, al piano di sotto l’aria è decisamente più pesante.

Infatti le caritatevoli religiose, dopo aver soccorso e rattoppato i delinquenti alla bell’e meglio, li hanno affidati alle cure spirituali della atletica consorella.
«Suor Katiuscia, se hai bisogno fai un fischio che arrivo subito» si è offerta la volenterosa Suor Emerenziana, alla quale il ricordo delle pagine strappate dall’antico messale fa prudere le mani allenate per anni a distribuire scapaccioni agli alunni del vecchio asilo d’infanzia, prima di chiudere a chiave la robusta porta di legno massello di noce.
Un pesante silenzio è sceso nella cantina dove riposano botti centenarie, locale dove il vicino abate si trova particolarmente a suo agio e in cui trova sovente rifugio e conforto.

Olena, a capo scoperto, passeggia avanti e indietro impugnando un frustino di cuoio, squadrando dall’alto in basso i tre che, pesti ed a capo chino, siedono su di una panca di legno. Si ferma, ed in tono beffardo si rivolge a quello con la mano fasciata:

«Ma che bella sorpresa, caporale Kozlov. Sempre insieme ai tuoi compari, vedo…»
Ivan Kozlov deglutisce, alza appena la testa e prova a rispondere:
«Capitano Smirnoff, io…» ma una scudisciata all’orecchio destro gli consiglia di non proseguire.
«Non mi sembra di averti dato il permesso di parlare, dico bene caporale?» sibila Olena, pronta a far partire un’altra frustata se Ivan avesse provato a ribattere, ma questi capita l’antifona riabbassa la testa lanciando un’occhiata preoccupata ai vicini.

«Kozlov, Gusev, Prostakov…voi mi sorprendete, sapete? Vi avevamo dati per dispersi, catturati dai ceceni, fatti a pezzi e sparpagliati in qualche buca puzzolente… e invece eccovi qua, vivi e vegeti. La compagnia annientata, sterminati in quella maledetta imboscata, e solo voi salvi, decisamente una bella fortuna!» osserva Olena con finta ammirazione, e continua:
«Per essere morti vi trovo abbastanza bene, comunque. Voi che ne pensate, babushka?» chiede a Nonna Pina, che appoggiata al muro giochicchia con la sua nuova pistola Baikal Viking MP-446, regalo di un suo spasimante per il centoquattresimo compleanno.
«Natascia, questi morti di fame mi mettono tristezza. Che ne dici se gli sparo e andiamo a farci una pizza?»
Olena scuote il capo con tenerezza, poi si rivolge di nuovo ai tre prigionieri:
«Allora, finuocchietti, la situazione è: voi siete già morti da più di 20 anni, nonna Pina ha fame ed una pistola nuova da provare, ed io devo fare una doccia. Da dove cominciamo?»
Ivan, sorpreso e preoccupato, prova a riassumere: «Noi non sappiamo niente!» risposta sbagliata che gli attira una staffilata sull’altro orecchio.
Ci pensa Petr, il più intuitivo dei tre, a vuotare il sacco prima che la china diventi troppo ripida:
«Ecco, capitano… ehm… suora… un mese fa siamo stati contattati da un… ehm… amico…»
«Un avanzo di galera come voi, scommetto» ipotizza nonna Pina. Petr annuisce, e continua: «Si trattava di cercare un uomo, un vecchio» poi vedendo la mascella di nonna Pina irrigidirsi: «Chiedo scusa, madame, volevo dire anziano» e va avanti: «ci disse poche cose… che si nascondeva in un convento e si faceva passare per un santone…»
«Vi ha detto perché cercava questo… santone?» chiede Olena.
«No, ci disse solo che in passato avevano concluso degli affari insieme… ma ora il santone aveva deciso di non rispettare i patti»
«Che affari, che patti?» insiste Olena. «Noi non lo sappiamo! Ci disse solo che era roba che andava sepolta una volta per tutte» protesta Petr.
«E chi è questo vostro amico? Fuori il nome, forza!» intima la russa.
«Non posso, capitano, è troppo pericoloso…» chiude spaventato Petr.
Olena sospira, e poi gira le spalle al terzetto.
«Va bene, è una vostra scelta. Io vado a fare la doccia. Babushka mi raccomando, il grilletto è sensibile, attenta a non bucare le botti.»
«Tranquilla, Natascia» la rassicura nonna Pina, puntando la pistola alla testa del malvivente dopo aver tolto la sicura.
«No, no, ehi, ferma, ferma! Ok, ok, parlo…ma non le piacerà, capitano» dice il bandito, mentre una smorfia di delusione si dipinge sul volto della pistolera centenaria. Olena si volta, e lo fissa con una punta di scetticismo. Petr sostiene il suo sguardo, fissandola  a sua volta, e scandisce lentamente il nome:
« Evgeni Nikolaevič Levchenko… il colonnello Levchenko… vostro marito, capitano Smirnoff.»

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¹ A questo punto credo sia utile ricordare che in Russia il nome ufficiale di una persona è composto da nome, patronimico (il nome del padre) e cognome; patronimico e cognome si accordano col genere, femminile o maschile. Tutto questo per dire che il vero nome della nostra eroina, figlia di Iosif Vasilievič Smirnov, sarebbe Olena Iosifovna Smirnova ma per colpa di una traduzione approssimativa e di una nota marca di vodka nella versione italiana si chiama Olena Smirnoff.

8 pensieri su “Ferragosto con Olena (XII)

  1. ma che mi lasci il racconto così???????
    ma che ti ho fatto!?!? 😦
    ora non dormirò chiedendomi:
    cosa dovevano seppellire?
    Olena ha un marito?! oh! questa poi…
    ma sopratutto, la Babushka riuscirà a non bucare le botti?!

    (suor Katiuscia mi puzza di falsa suora ahahahah!)

    Piace a 1 persona

    • Eh, hai ragione, ma che ci posso fare, questi fanno come vogliono! Gli dai un dito, si prendono un braccio. La sceneggiatura è saltata, vige l’anarchia. Adesso però riprenderò le redini, ed al più presto tutte le domande avranno una risposta. Olena è rimasta molto sorpresa di apprendere del marito, tanto più che pensava di averlo seppellito da tempo: ma qui ormai siamo ad una Dallas russa, un Posto al Sole sulla Piazza Rossa, una Schiava Isaura nel Cremlino. Senza contare che c’è ancora in giro Paio Pignola che cova vendetta, e la banda degli ottuagenari che non si è ancora capito cosa vada cercando. Insomma, ce n’è ancora per una ventina di puntate, spero tu non abbia fretta… 🙂 p.s.1: nonna Pina è dispiaciutissima di non aver potuto sparare ai tre gaglioffi. L’avrebbe fatto volentieri perché è una persona di cuore, ma sono sicuro che non mancheranno occasioni. p.s.2: dici che suor Katiuscia è poco credibile come nome? Forse adesso che mi ci fai pensare, in effetti… 🙂

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    • L’ho un po’ mitigato, nella prima versione nonna Pina sparava ad un ginocchio di Victor… ma non e’ ancora detto! 😁 mi diventa sempre più difficile scrivere d’altro, di fronte alle assurdità quotidiane mi sembra che qualsiasi cosa si dica sia inadeguata… bisogna reagire a questa forma subdola di depressione, ma non so bene come fare: sbattersene? Stasera per farmi del male sto vedendo Presa Diretta sullo stato della giustizia in Italia… masochismo allo stato puro, lo so… fai bene tu a rinunciare alla tv! Ciao!

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      • Anche tu alle prese con il tafazzismo di ritorno? Pensa che io ho rinunciato al trionfo dei comizianti ora e sempre che hanno trasformato, una banale estradizione d’un criminale assassino, nel loro successo personale… E’uno di quei momenti in cui mi sento davvero felice di avere rinunciato alla tv: tra un po’ ci trasmetteranno pure le esecuzioni pubbliche tra ali di folla deliranti…

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