Ferragosto con Olena (XI)

«Pax vobiscum!»
La statuaria suora che ha varcato la soglia del refettorio del convento delle Suore della Carità del Beato Turoldo Cesanese del Piglio, a Ladispoli, così si rivolge alle consorelle ivi riunite.
Non le sfugge l’incongrua presenza di tre babbi natali vestiti di tutto punto e con tanto di barbe bianche d’ordinanza, dei quali uno ha appena strappato una pagina di un Messale del XIV° secolo con l’intenzione di farla mangiare a James, che cavallerescamente si era frapposto fra i manigoldi e le suore, nonché della Calva Tettuta di cui è devoto maggiordomo, ricevendone in cambio un paio di sonori ceffoni che ne hanno imporporato le gote.
Gilda Quacquarini, vedova Rana, alla vista della religiosa tira un sospiro di sollievo.
«Alla buonora!» esclama «ve la siete presa comoda! Si può sapere dov’eravate finite?»
«Perdonate, sorelle, noi fatto piccola deviazione» informa umilmente la nuova suora.

Ad un certo punto infatti nonna Pina, avvistata dall’alto la Maremma, era stata presa da una botta di nostalgia per le antiche cavalcate a pelo con un buttero suo amico, Ottavio Bonavolontà, che effettivamente era infaticabile nella monta tradizionale, ed aveva quindi convinto Olena a fare una piccola deviazione alle terme di Saturnia dove sapeva che il vecchio amico, ormai mitigati gli entusiasmi giovanili, svolgeva la funzione di custode, con una pletora di figli e nipoti intorno. L’improvvisa vista di Pina lo aveva commosso, e volle presentarle l’intera famiglia, che dimostrava quanto il ricordo della antica maliarda fosse rimasto vivo in lui: i figli Pino, Pinuccio e Peppino, i nipoti Carletto detto Pinetto, Pinin e Cio-Pin, adottato dalla Cina. Mentre Olena si sgranchiva le gambe cavalcando Aiace, il cui tris-trisnonno era appartenuto nientemeno che ai principi Torlonia, nonna Pina ed Ottavio andarono a prendere un bagno tonificante sotto le cascate del Mulino, dove Ottavio ben presto dimenticò il motivo che li aveva portati lì e si mise a disquisire di insaccati, dimostrandosi estremamente competente di salame di cinghiale, salame di cinta senese, finocchiona e salame chianino. Constatando quindi che non c’era trippa per gatti nonna Pina lo aveva infine salutato, accarezzandogli teneramente i pochi capelli rimasti, lasciandolo a mollo con le sue fantasie culinarie.

I tre babbi natali, sorpresi, si girano verso l’inconsueta apparizione. Non capita tutti i giorni, bisogna ammetterlo, di trovarsi di fronte ad una angelica suora bionda alta un metro e novanta con una tonaca modello Girifalchi, che già a prima vista aveva suscitato l’invidia delle giovani suor Pulcheria e suor Burialda mentre suor Emerenziana pur preoccupata per il messale scuoteva la testa pensando “o tempora, o mores”, che ruota il pesante rosario in biglie di acciaio come un gaucho farebbe con le sue bolas.
«Cattivi cattivi santa klaus, perché picchiate questo piccolo peccatore?» chiede la suora.
«Peccatore sarai tu» protesta James. «Ancora con questa storia di Sodoma e Gomorra? Uscite dall’oscurantismo!» rivendica orgogliosamente ma forse non del tutto opportunamente il maggiordomo.
«Da dove sbuca questa?» chiede uno dei babbi natali ai suoi compari. Poi, puntandole una pistola addosso, le intima: «Ferma dove sei, Zuccherino. Vieni da questa parte con i tuoi amichetti e nessuno si farà male».
E’ un attimo e un silenzio pesante cala sul refettorio. Gilda sgrana gli occhi, portandosi una mano alla bocca; James si stappa un orecchio col mignolo, per esser sicuro di aver sentito bene. Le suore, intuendo che qualche forza soprannaturale sta per sprigionarsi, si stringono tra di loro. Persino uno dei babbi natali, colto da un dubbio, tira per la manica quello che ha in mano il messale, convincendolo a posarlo sul leggio.

Olena stringe impercettibilmente le palpebre, fissando l’uomo con la pistola.
«Come tu ha chiamato me, piscialletto?»
Il “piscialletto” lascia interdetto il babbo natale armato, risvegliandogli ricordi sopiti. La barba che gli copre il volto impedisce di vedere il rossore che lo sta ricoprendo. Si gira verso i compari per chiedere appoggio, ma vede solo due barbe incredule, delle quali una fa appena in tempo a dire:
«Cazzo, Ivan, la suora è il capita…»
Il rosario sibila come una frusta verso la mano del babbo armato, ed il crocefisso appuntito si infilza sul dorso della mano, tra le ossa del metacarpo: Ivan Kozlov, questo è il nome del bandito, urla e spara inavvertitamente al piede del compare, Victor Gusev; il terzo, Petr Prostakov, vista la mala parata, decide di abbandonare il campo ma sfortunatamente si imbatte nel gomito di Olena che gli rompe il setto nasale, causando un copioso fiotto rosso che va a sporcare la barba immacolata.

«E che ca…rattere!» urla suor Emerenziana, scandalizzata. «Figlia mia, non è che non apprezzi due schiaffoni ben dati quando ci vogliono, ma mi pare che tu esageri! Cos’è di preciso che non hai capito nel “porgere l’altra guancia?”. Noi siamo qui per redimerli, i peccatori, non per mandarli direttamente all’altro mondo!»
Suor Matilda, la superiora, interviene per stemperare la tensione:
«Calma, calma, sorelle. Suor Katiuscia viene dal convento di Vladivostok e dovete capire che da quelle parti, avendo avuto a che fare per decenni con dei senza dio, per sopravvivere in continenza e castità abbiano dovuto affinare le arti della difesa personale. Per non parlare poi delle mani lunghe dei Pope ortodossi, alle quali le nostre sorelle spuntano le unghie a suon di bastonate.»
Olena annuisce con gravità, osservando con la coda dell’occhio i tre babbi natali che si danno alla fuga lasciando una scia rossa. Suor Pulcheria e Suor Burialda la osservano incantate.
«Insegnerai anche a noi, suor Katiuscia?» chiede adorante la baffuta suor Pulcheria.

I tre babbi natale corrono, cercando di mettere più spazio possibile tra loro ed il convento.
«Ivan, sei un idiota!» urla Petr, tenendosi un fazzoletto premuto sul naso.
«Aahh cazzo sono ferito, portatemi in un ospedale dannati coglioni!» urla Victor, che è costretto a scappare saltellando con un buco sul piede.
«Deficiente vacci da solo all’ospedale! Anzi vai addirittura dai carabinieri già che ci sei! Ma non potevate avvertirmi prima che c’era quella in giro? E poi, ma che cazzo ci fa il capitano Smirnoff in mezzo a delle suore?»
«Perché non glielo vai a chiedere? Anzi quasi quasi ci vado io, così gli chiedo anche come mai ti ha chiamato piscialletto! E adesso che cacchio facciamo, chi glielo dice al capo?»

«Oh, oh! Merry Christmas, finocchietti!»
Nonna Pina, seduta sull’Antonov An-2 posteggiato sul retro del convento, ridacchiando punta le due mitragliatrici Browning 12,7 sui macilenti babbi natali, che si guardano sconcertati.
Ivan Kozlov si gira perplesso verso Petr Prostakov. «Non avevi detto che sarebbe stato un lavoretto da niente?» e Petr, confuso quanto lui, risponde: «Ma io che ne potevo sapere…?» prima di prendersi un pugno sul naso già rotto che lo manda nel mondo dei sogni.

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8 pensieri su “Ferragosto con Olena (XI)

  1. Lei avrebbe “meritato “un periodo di Pensione alla Lubjanka. …ci FOSSE (Congiuntivo ) ancora la Santa Inquisizione lei se la beccava tutta. ….e dice di andare a cinquuettare in Vaticano??la sua presentazione di “”SuorOlena “è lasciva. ….la sua povera Santa compagna della sua vecchiaia le metterà il Guttalax nella minestra. Non la leggo per “almeno “un giorno. …vademecum retro! !

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    • Ah ah ma Olena e’ pura come un angelo, la sua rettitudine e l’attaccamento la rendono simile ad una vestale. Magari un po’ manesca… 😁 sicuramente le consorelle la adotteranno a braccia aperte. Come rappresaglie quella più temibile e’ la domenica all’Ikea, e temo proprio che tra poco mi tocchi… Essendo stato in Vaticano, per qualche tempo dovrei godere di qualche indulgenza, ma non so per quanto rimanga valida… Certo che chi entrava alla Lubianka non doveva essere molto sereno, ma nemmeno adesso immagino… no ma adesso Olena fino a dopo Natale 🎄 dovrei farla riposare, a meno che proprio non insista a uscir fuori dalla penna… insomma ha tra il 2,4 e il 2,04 di percentuale di essere protagonista di un’altra puntata a breve…

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