Ferragosto con Olena (IX)

Nel bel mezzo della ampia camera di nonna Pina, dalle cui finestre si gode una splendida vista del palazzetto del ghiaccio padronale dove la nazionale sudanese di curling si sta allenando in vista delle Olimpiadi Invernali del 2022, un uomo ritto sopra uno sgabellino sta cercando di prendere le misure ad una donna statuaria che è in piedi di fronte a lui con le braccia allargate.
«Quanto tempo ancora io deve cuosì restare?» chiede la donna, mentre con uno sbuffo si rialza una ciocca di capelli biondi che le era calata sugli occhi.
«Chi bella vuol comparire qualche pena deve soffrire» risponde provocatoriamente James il maggiordomo, reggendo la cartellina delle misure che il sarto gli ha affidato.
«Tu non dire altra parola se tiene tuoi gingilli, si?» suggerisce amichevolmente Olena a James che assiste con aria divertita alla cerimonia.
«Uh, siamo permalosetti stamattina!» constata il maggiordomo, tenendosi ad ogni buon conto a distanza di sicurezza. «Cosa avrò mai detto di male? Solo che la divisa da suorina ti si confà, ti dona un certo qual  tocco sbarazzino. Tra l’altro mi ricordi una cara amica, assistente alla poltrona del mio dentista, che veniva spesso invitata a delle cene eleganti purché ci andasse vestita da crocerossina. Una carriera fulgida.»
«Chiudi tua buocca o io appalluottola te!» sbotta Olena.
«Devo solo avvisarti che dovrai cambiare qualche accessorio. Quelli, ad esempio» continua James, indicando gli stivali di pelle che le arrivano fin sotto il ginocchio. «Calzini bianchi, cara mia, e sandali. Fattene una ragione.»
«No, no, ferma, non muoverti, che ti pungo!» intima il sarto ad Olena, intuendo che questa si appresta a dar seguito alle minacce.
«Ma che impazienza carina, un attimo che Jean Astolphe tuo ha quasi finito. James bello, stai prendendo nota?» chiede il famoso stilista, Jean Astolphe Girifalchi, a suo cugino James, il maggiordomo.
«Certo Oronzo, non sto mica qui a pettinare le bambole!» risponde James, al quale il ruolo di ragazzo di bottega non aggrada.
«Ma come siamo tutti nervosetti oggi!» constata lo stilista. «Poi quante volte ti ho detto di non chiamarmi Oronzo,  quella dell’Oronzo è storia passata. Chiamami Jean Astolphe o Maestro, o Maestro Jean Astolphe, come preferisci» E dopo aver redarguito il cugino, che a fatica si trattiene dal ricordare al congiunto gli scappellotti scambiati da bambini insieme ai vestiti delle sorelline, si allunga con la fettuccia verso Olena e detta le misure:
«Petto 90. Vita 60 e… fianchi 90. E ti pareva. Qui ci vorrà un sacco di stoffa.» commenta il sarto, disapprovando l’opulenza della modella.

Nel sagrato del duomo di Pennabilli lo sposo Ubaldo Campetelli passeggia nervosamente avanti e indietro, aspettando l’arrivo della sposa, Iginia Passannanzi. I testimoni dello sposo sbadigliano, provati dalla nottata precedente dove avevano festeggiato l’addio al celibato dell’amico nella vicina Rimini, girovagando da un locale all’altro collezionando una discreta dose di birre scure doppio malto e whiskeis torbati. Al culmine della festa si erano ritrovati in un locale sudamericano dove impazzava una musica eseguita da un’orchestra cubana in tournée, gli “Adelante Compañeros”, ed in pista una mulatta considerevole, sebbene dai tratti un pelino troppo marcati, che mostrava di non avere pregiudizi di sorta verso la categoria dei testimoni di nozze.
L’organista Oscar Calatrava, vecchio jazzista costretto a suonare a matrimoni e ricevimenti per sbarcare il lunario, seduto davanti alla tastiera del grande organo a canne Aletti 1930 che troneggia nella Cantoria è pronto ad attaccare la Marcia Nuziale di Richard Wagner, al segnale concordato con il sagrestano Duilio Marangoni, terrore dei chierichetti.
Oscar sistema i registri del vecchio organo, e ringrazia che ci sia ancora qualcuno che abbia voglia di sposarsi, cosa che da parte sua aveva rimpianto da tempo e precisamente da quando aveva trovato sua moglie, Zelinda Cicconi, a letto con il portalettere Luigino Giovanardi, avvenimento che a suo tempo aveva arrecato scalpore in quanto non è usuale veder correre per le vie del paese un portalettere nudo inseguito da un organista munito di doppietta.
Lo scricchiolio delle scale di legno che portano alla Cantoria lo distoglie dai suoi pensieri.
«Ma chi cavolo…» fa appena in tempo a dire Oscar, prima che la porticina che da sulle scale si apra, cigolando.
L’uomo che gli si para davanti ha capelli lunghi, bianchi, ed una barba anch’essa bianca. Indossa una tunica marrone lunga, da monaco, con una sacca di juta a tracolla.
«Ma che…» dice Oscar, alzandosi in piedi di scatto, con la velocità che gli consentono i suoi ottantuno anni. «Tu?» dice infine all’uomo, che è sbiancato come alla vista di un fantasma «Johnny? Ma… non è possibile!»
L’uomo lo guarda, quasi con tenerezza, poi scuote la testa su e giù, annuendo lentamente.
Oscar capisce. Annuisce a sua volta, poi chiude il coperchio della tastiera dell’organo e spegne l’interruttore. Raddrizza le spalle, e mormora: «E’ da quarant’anni che ti aspettavo»

Finalmente la sposa arriva, scende dalla Torpedo d’epoca affittata per l’occasione e sale raggiante le scale del sagrato. Sposo e sposa, affiancati dai relativi genitori, si preparano a fare l’ingresso, attendendo le solenni e gioiose note della Marcia Nuziale. Duilio il sagrestano si sbraccia verso la Cantoria, dove Oscar non da segni di vita.
«Vecchio ubriacone, si sarà addormentato» pensa tra di se, e facendo cenno agli sposini di aspettare  si appresta a salire dall’organista.
«E che cazzo!» scappa detto al sagrestano, non trovando Oscar al suo posto.
«Ma dove cavolo è andato quel rimbambito?» osservando gli spartiti sparpagliati in terra; poi, sporgendosi dalla Cantoria, fa cenno al prete di aspettare un momento e si precipita giù dalle scale per comunicare al quasi sposo che dovrà fare a meno della musica.
«Cominciamo bene» pensa Ubaldo allargandosi il colletto della camicia, lanciando uno sguardo imbarazzato alla bella Iginia ed uno preoccupato a Ursus Passannanzi, il futuro suocero.

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31 pensieri su “Ferragosto con Olena (IX)

  1. Giò il sito l’ho attivato un paio d’ore fa, devo ancora perfezionare alcune cose (avrò fatto i miei soliti macelli tecnologici 😀 😀 😀 )
    ho visto che hai richiesto l’accesso, appena è tutto pronto ti “apro”, promesso!! 😉

    "Mi piace"

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