Ferragosto con Olena (III)

Aaahh freak out!
Le freak, see’est Chic
Freak out!
Aaahh freak out!
Le freak, see’est Chic
Freak out!¹

Nel salottino dell’Air Force Rana che li sta riportando da Cuba a Milano, Olena, nonna Pina e James stanno occupando il tempo giocando una partita di Tressette con il morto; il posto di quest’ultimo è occupato da una foto del fu Evaristo Rana, nipote di nonna Pina e creatore dell’impero dei Rana, deceduto per problemi alla cervicale dopo un incontro troppo ravvicinato con Olena.²
Nonna Pina, sigaro in bocca, momentaneamente in coppia con il defunto, lo sprona a scegliere la carta da giocare:
«Evaristo, datti una mossa per piacere! Che si sta facendo notte» poi sposta una delle carte scoperte e la mette al centro del tavolo. La scelta non la convince, tanto da spingerla ad insolentire ancora il nipote:
«Ma che cavolo giochi! Da vivo eri un deficiente, a parte i soldi che quelli li sapevi fare, ma da morto sei completamente inutile!» concludendo la giocata con una risata gracchiante.

Olena piega l’angolo sinistro della bocca in qualcosa che assomiglia ad un sorriso, mentre James rimane imperturbabile dietro i suoi occhiali neri D&G.
«Busso» dichiara il maggiordomo.
«Bravo!» lo elogia nonna Pina  «Lascia che ti dica, caro mio, che come bussi tu bussano in pochi. Se ne è accorto anche Pepe e guarda che non è l’ultimo arrivato, eh? Ai suoi tempi era un peso welter» continua la vegliarda. «Se proprio devo farti un appunto, è che dovresti tenere la guardia un po’ più alta. Quel diretto l’avresti parato, almeno»
James annuisce, e si sfila gli occhiali facendo mostra di un bell’occhio nero.
«Ha ragione signora, ma tenga presente che sono stato colto alla sprovvista. Il mambo era quasi finito, e non potevo immaginare che Natascia sgambettasse Paio»
«Io non ha sgambiettato nessuno!» puntualizza gelida Olena. «Tua amichetta inciampata su mio piede, e detto poi me brutte parole» Poi, pizzicandogli una guancia: « Ma tu vero uomo, tesuoruccio, e difeso me. Vieni io da bacino su bua.» E così dicendo Olena appoggia le labbra sull’occhio chiuso di James, che si schermisce:
«Natascia, ti proibisco di chiamarmi “tesuoruccio”! E la prossima volta che ti vuoi azzuffare come uno scaricatore di porto sei pregata di non coinvolgere me!»
«Ragazzi, una rissa così non la vedevo da una cinquantina d’anni. Ne avete stesi una ventina, tra uomini e donne, e senza nemmeno versare una goccia di rhum. Pepe ha già prenotato un tavolo per l’anno prossimo» conclude allegra nonna Pina.

Prima che James possa ribattere si ode il trillo del telefono satellitare.
Tutti si rivolgono verso di lui, l’addetto alla risposta. Questi si schiarisce la voce e risponde in tono professionale:
«Qui Air Force Rana. Chi parla?»
«James, sei tu? Grazie al cielo» risponde Gilda, che continua con un rimbrotto affettuoso «James caro, non potresti lasciar perdere quel “chi parla?”. E’ pleonastico, se mi concedi questa licenza poetica.»
«Chiedo venia, signora, è l’abitudine» si giustifica il maggiordomo.
«E’ un vizietto che proprio non riesci a toglierti, vero? Ma non fa niente, caro, per il resto sei perfetto»
Poi Gilda lascia da parte i convenevoli, e viene al sodo:
«James, quanto tempo vi rimane al rientro?»
«Il pilota stima che manchino almeno tre ore all’atterraggio, signora»
«Non si potrebbe accelerare, caro? Perché qui ci sarebbe un problemino»
«Ha detto problemino, signora?»
«Si, James, problemino, problemino, non ripetere a pappagallo. Ah, a proposito, ti saluta Flettàx, senti» dice Gilda, girando la cornetta verso il giardino, da cui arrivano i versi dell’Ara Macao padano:
«Craa!! Craa!! Caccià i dané! Craa!! No, la Tanzania no!»
«Spero che Miguel l’abbia accudito bene, signora»
«Si, si, non preoccuparti, ormai hanno fatto amicizia. Dicevo che fareste meglio a prendere qualche scorciatoia, perché ci sarebbe un problemino da risolvere»
«Vedrò quello che posso fare, signora. Intanto vuole anticiparmi di che si tratta?»

Gilda risponde velocemente e riattacca. James rimane in piedi, guardando la cornetta, non del tutto convinto di aver capito bene. Nonna Pina, che ha cercato di captare il discorso, invita il maggiordomo a relazionare:
«Allora, James? Chi era?»
James si riscuote, e poggia la cornetta sulla base del telefono. «Era la signora Gilda, signora»
«E…?» lo incita a continuare nonna Pina
James prende fiato, e risponde:
«Dice che il Santone è scappato» riporta il maggiordomo «e chiede se Natascia non possa essere così gentile da entrare in convento»
«Ah be’, se è per così poco» constata la vecchia. «Natascia, come sei messa col catechismo?»
Olena solleva leggermente il sopracciglio sinistro «Niet, babushka. Io non crede in queste cose»

«Uhm, capisco» commenta pensosa nonna Pina «Del resto, figlietta mia, oggigiorno con questa Internet non si sa più cosa credere»

Chic-le-freak

¹ Chic – Le Freak – 1978
² Niente sushi per Olena – 2018
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22 pensieri su “Ferragosto con Olena (III)

  1. Io a catechismo sono messa malissimo: sono allergica ai dogmi (vedi? ne spuntano sempre di nuove, vai a capire come faccio a essere ancora viva), e la mia unica luce è quella prodotta dai brillocchi. Fanno rosari di diamanti? O non sta bene? La fede è una cosa così seria…

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    • I dogmi sono molto comodi: è così, e basta. Inutile star lì a cercare una spiegazione. Dei rosari si sta facendo un uso improprio ultimamente (o forse sempre?), e quelli che li sventolano in effetti coi diamanti ci giochicchiavano in Tanzania. Il catechismo è molto cambiato rispetto ai miei tempi, allora Dio era l’essere perfettissimo signore e creatore di tutte le cose in cielo e in terra, adesso ci fanno su un pò troppi giri di parole e alla fine uno si confonde. Comunque la Pantera Rosa ti farà vedere la luce, lo sento!

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      • Può intromettersi quando vuole! Anzi, vi presento: Missiswhite e’ una delle scrittrici più intelligenti e argute di wp, inventa personaggi e poi lascia che io li faccia vivere di vita propria. Poi occasionalmente se li riprende. Ama brillanti e spumantino, non necessariamente in quest’ordine. Il mondo del dottor Anghessa e’ affascinante, le sue notizie di geostrategie non si sentono certo sui notiziari serali… e tiene una periodica rubrica di cattiverie che vale la pena di frequentare!

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  2. “«Si, James, problemino, problemino, non ripetere a pappagallo. Ah, a proposito, ti saluta Flettàx, senti» dice Gilda, girando la cornetta verso il giardino, da cui arrivano i versi dell’Ara Macao padano:
    «Craa!! Craa!! Caccià i dané! Craa!! No, la Tanzania no!»”
    Magistrale, decisamente magistrale, carissimo Gio…
    Di meraviglia in meraviglia.
    complimenti

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