Niente sushi per Olena – 9

Due giorni prima.

Nonna Pina siede sul suo letto, con la schiena appoggiata alla spalliera in ferro battuto, protetta da due grandi cuscini con le federe ricamate in pizzo di Cantù.
Olena è in piedi vicino alla finestra, i suoi grandi occhi blu scrutano il giardino, nel quale si aggira il nuovo badante Miguel in tenuta da gondoliere veneziano. Si gira lentamente verso la vecchia, che ha in mano la lettera trovata in tasca al defunto Emilio Pallavicini.
La nonna sospira, raschia per bene la gola ed inizia a leggere:

“Cara Eusebia,
anche se leggendo il tuo vero nome, Eusebia, vorresti stracciare la lettera te ne prego, resisti all’impulso. Sei sempre stata troppo impulsiva, Eusebia. Per farti contenta ti chiamerò Wanda, come ai bei tempi!  Quando tu, soubrette sorridente e scintillante, discendevi la scalinata in fondo alla quale eravamo in attesa noi boys, con le braccia tese verso di te. Ricordi, Wanda? Eri bellissima e giovane, ed io più giovane ancora, ma bruttino e senza una lira. Come avrebbe potuto funzionare la nostra storia? Dovevamo rubare qualche attimo di amore tra una scena e l’altra, tra una trasferta e l’altra, sempre clandestini, sempre nell’ombra. Tu avevi mille corteggiatori, ma anch’io avevo mille corteggiatori e questo mi creava imbarazzo! Che tormento dover rimanere nell’ambiguità per non destare sospetti. Ricordi quando ci rincorrevamo felici sulle rive del Mincio e tu mi chiamavi trottolino amoroso dudù dadadà?” (l’ultima sillaba è macchiata da una lacrima)

«Truottolino amuoroso?» chiede la siberiana inarcando il sopracciglio destro, il più espressivo.
«Lascia perdere Natascia, dubito che tu possa capire. Stento io stessa a farlo» concede la vegliarda, e poi continua:

“Ma non è di questo che voglio parlarti, Wanda cara. E’ evidente che se stai leggendo questa lettera io sono morto e non di morte naturale.
Dio solo sa quanto avrei voluto rivederti in tutti questi anni. Perché non siamo scappati insieme, quando ormai la nostra missione era finita? Quante notti ho pianto ripensando a quell’anno in Argentina… la tournée, le serate alle ambasciate, le informazioni che riuscivamo a carpire ai diplomatici… poi successe quello che successe, tu fosti richiamata in patria, ed io dovetti rimanere. Giurammo di ritrovarci, ricordi? Ma la guerra travolse tutto, e alla fine seppi che avevi sposato un pastaio. Io nel frattempo ero rifugiato in Uruguay, salvando la pellaccia e la cosa più preziosa che possedevo, il frutto del nostro amore: tuo figlio, nostro figlio!”

«Che cosa? Nostro figlio?» esclama nonna Pina drizzandosi sul letto. «Figlio di puttana, mi aveva detto che era morto!» dice rivolta ad Olena, che la guarda stavolta con tutte e due le sopracciglia inarcate.

“Immagino il tuo stupore, Wanda. Quel bambino che partoristi in quella buia stanza d’albergo di Buenos Aires, e che ti avevo fatto credere morto, lo avrei dovuto portare al convento delle suore dell’Assuncion. L’avessi fatto! Invece lo portai dalla mia vecchia balia, Maricarmen Del Boca, che lo allevò come fosse suo figlio e forse proprio per questo lo fece diventare quello che è poi diventato: un perfetto coglione.”

«Tutto suo padre!» è la acida constatazione della cariatide.

“Purtroppo, Wanda mia, quel figlio che non hai mai visto e di cui non ti ho mai fatto avere notizie era tanto bello quanto scemo. Figurati che da grande si rifiutava di far vaccinare il figlio perché sosteneva che i vaccini erano stati creati da società segrete per controllare le menti delle persone. Così il figlio, oltre ad essere anche lui un perfetto coglione, era anche brutto perché si beccò il vaiolo che non se lo portò via per un miracolo ma lo lasciò tutto butterato in faccia.
Ora seguimi Wanda, è complicato ma se ti applichi ce la puoi fare”

«Ma va’ a cagare Emilio! Anche da morto fai il saputello? Sputa il rospo, testa di pigna! » intima alla lettera nonna Pina.

“Quel nostro nipote butterato si chiamava Dieguito, per distinguersi da Diego che era il padre (avrei voluto chiamarli Emilio ed Emilito ma Maricarmen non me lo permise); ad un certo punto si mise a commerciare pentolame con l’Oriente, e tra una fumata di oppio e l’altra trovò moglie, una florida giapponese, Haruka Nagatomo, famosissima per interpretare pantomime kabuki fingendo di essere un uomo che interpreta una donna. Era lei che portava i pantaloni in quella famiglia. Anche se mi è difficile immaginare come, Haruka e Dieguito ebbero un figlio, Yuto; questo figlio non avendo ne arte ne parte ad un certo punto venne ingaggiato come mascotte da una famosa squadra di calcio italiana.”

«Nagatomo?» la russa drizza le antenne. «”Quel” Nagatomo?»

“Wanda, c’è in ballo qualcosa di molto grosso, come ai tempi di Enigma… devi scoprire che è successo al nostro bisnipote, e sventare questa minaccia terribile… Wanda… devi andare al Wang Chung… lì potrai avere risposte… addio Wanda,
cordiali saluti,
tuo Emilio”

«Cordiali saluti? Ma sei proprio deficiente Emilio! Ti pare il caso di chiudere una lettera del genere con cordiali saluti? Sempre così tu, preliminari per ore e poi una volta al dunque una punturina e via!»

Poi nonna Pina, rileggendo le ultime righe, si rivolge a Olena con decisione:
«Wang Chung… Natascia, vai tu a dare un’occhiata?»
«Nessun problema, babushka, nessun problema»

Ma qual’è questa minaccia terribile a cui allude il prolisso e defunto Emilio? E che c’entra il pur valido terzino nipponico? Olena è al Wang Chung apposta per scoprirlo, mi pare. Un pò di pazienza!

kabuki-1

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37 pensieri su “Niente sushi per Olena – 9

  1. Altro che”anche i ricchi piangono”! Qua dimostri di avere introiettato tutte le porcherie delle soap, fondendole con le schifezze delle telenovelas ed ottenendone un pastone che risulterebbe indigesto alle oche e pure ai maiali. Ma non certo a me che ne sto godendo alla grande. Specialmente dell’espediente Nagatomo: grandissima e genialissima trovata! Vista la sua evanescenza in campionato…….

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  2. Ahahahahah, le rivelazioni nella lettera mi ricordano quando, in Tootsie, il Dustin fa outing in diretta, inventandosi di sana pianta il copione!
    Sei cinematografico, mio caro, e lo dico come complimento: aspetto con ansia la Olena in azione (lo devo ammettere, maledizione, ormai la adoro).

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    • Ah, ah, ciao babushka Marianna! Olena e’ fedele ai suoi ideali e non tradisce mai le persone a cui si affeziona. Il suo mondo è semplice: O di qua o di la. Le hanno detto che tutto quello in cui credeva era sbagliato: ma lei si guarda intorno e non vede di meglio. E se c’è da sparare, spara… nonna Pina le assomiglia, anche il suo mondo non c’è più ed è ridicolizzato. Ma lei legge i cuori delle persone meglio delle app… e, anche se non li disdegna, per lei i soldi non sono tutto. E, se c’è da far sparare, fa sparare… 😁 (questo l’ho messo perché entri nel personaggio… fra un po’ ci sarà un monologo tutto per lei!) 😉

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