Niente sushi per Olena – 6

Svengard il vichingo, elmo cornuto in testa,  è in piedi a prua del suo drakkar, assorto, con le braccia conserte. L’erede di una lunga stirpe di guerrieri scruta l’orizzonte con aria pensierosa.
Dietro di lui echeggia un canto virile, una antica melodia che rievoca l’epopea di quei popoli avventurosi:
«Trulla-llà! Trulla-llà! Trensum Storjorm Silverån! Karmsund Rågrund Soknedal! Trulla-llà! Trulla-llà!»
Svengard, distogliendo lo sguardo dal mare, volta lentamente capo ed elmo annesso, e rivolge un pensiero affettuoso agli autori di testi e musica, i suoi amici Uppallo I e Uppallo IV, gemelli monozigoti.
«O amici, compagni di innumerevoli bisbocce! Spero non prendiate queste mie parole come una critica, lungi da me questa intenzione. Ma sono due ore che cantate ‘sta lagna, non potreste cambiare disco? Ve ne sarei riconoscente»
«O Svengard, vecchio alce scornacchiato» – qui Uppallo IV rifila al gemello maggiore Uppallo I una gomitata nelle costole, per fargli notare l’indelicatezza del suo preambolo, ma quest’ultimo non se ne avvede –  «Finalmente hai parlato!» continua il maggiore degli Uppalli «Pensavamo che avessi inghiottito una lisca di balena, è dalla partenza che non apri bocca! Si può sapere che ti è successo?»

I tre erano salpati all’alba da Laivaniemi. Nella simpatica cittadina lappone si era svolto il campionato internorreno dei giochi vichinghi: le specialità più spettacolari erano come sempre la corsa con il barile, in cui Svengard aveva primeggiato, il lancio dei pigmei, la camminata sulle braci ardenti e la gara dei tagliaboschi ad occhi bendati.
Quest’anno era stata ammessa una nuova competizione, il salto della corda con la figlia in groppa, ma era scoppiato uno scandalo in quanto il vincitore, Kronon da Svartöstaden, si era rivelato essere un certo Cosmo da Bitonto¹, pugliese, che grazie all’affinità del suo dialetto con il norreno era riuscito ad intrufolarsi e vincere con largo margine. Una volta scoperti, Cosmo e figlia erano stati portati nel bosco dei taglialegna bendati e di loro non si era saputo più nulla.
Uppallo I e Uppallo IV avevano allietato i convenuti con tutto il loro repertorio di canti tradizionali e moderni, favorendo brindisi e mescolanze di generi.
Solo Svengard, nonostante le sollecitazioni, si era tenuto lontano dai baccanali, con il volto corrucciato.

«Insomma, si può sapere che hai?» insiste Uppallo I, il meno discreto dei due gemelli. Lentamente, Svengard risponde:
«O amici, fratelli, sedetevi, per quanto possa sembrare strano ho bisogno di un vostro consiglio.»
I due, colpiti dalla serietà del loro amico, si siedono su due ceppi dove sogliono tagliare le teste delle aringhe prima di salarle.
«Ci ho pensato tanto, amici, e sono arrivato ad una conclusione: Gilda non mi ama»
I gemelli spalancano gli occhi e si guardano increduli. Che cosa? La Calva Tettuta, la donna per la quale il loro amico ha spasimato una vita ed è ora finalmente diventata sua compagna, non lo ama, ma che storia è questa?
«Che cosa? Gilda non ti ama? Ma che storia è questa?» ripete a pappagallo Uppallo I.
«Ma non è possibile!» dice il gemello, più fantasioso. «Ma se dici sempre che passate tutto il tempo a fare l’amore! Allora millanti!» insinua Uppallo IV tra lo stupore dei due che ignorano il significato del verbo millantare.
«E’ proprio quello il problema, caro Uppallo» scandisce gravemente Svengard «Lei ama solo il mio corpo, non la mia mente!»
A questa rivelazione i due gemelli seduti sui ceppi, uno a destra e l’altro a manca, fissano sbalorditi l’amico. Poi, partecipando del suo struggimento, si guardano e scoppiano contemporaneamente a ridere, così forte che sono costretti a reggersi le pance ed appoggiarsi ai parapetti per non rotolare a terra. Svengard, offeso, stacca l’ascia bipenne dall’albero maestro a cui era appesa, pronto ad usarla sulla zucca dei suoi amici, quando sente una voce:

«O glosso uomo del nold, che vuoi fale con quell’ascia?» Svengard si gira verso la voce e chi vede? Po il cinese, il cacciatore di zanzare con la racchetta elettrica, su un catamarano spinto con un ingegnoso sistema di trazione dal suo risció; approfittando della momentanea distrazione dei norreni  si è avvicinato al drakkar senza essere visto.
«Glan… glosso uomo, leggo nella tua anima soffelenza e colluccio. Cosa ti tolmenta? Dillo a Po»
Svengard, sollevato nel sentire una voce amica, ripone l’ascia bipenne con gran sollievo dei gemelli e risponde al cinese:
«O saggio Po, la mia donna mi ama solo per il mio corpo, ma io voglio essere amato anche per la mia mente, che posso fare?» chiede al cinese.
Po scruta a lungo il vichingo: fronte non particolarmente spaziosa, mani come due badili e spalle come un armadio a due ante, ed infine dando mostra di aver compreso perfettamente il problema rivolge a Svengard parole di consolazione:
«O possente uomo del nold, te lo dico flancamente: lascia stale. Lassegnati, è meglio. C’è chi è nato pel fal andale le mani, chi la testa e chi qualcos’altlo. La testa non fa pel te»
«Ma io devo sapere, o cinese, se sto vivendo con una donna che mi ama solo parzialmente!» sconfina nella poesia un ispirato Svengard.
«Sapele è soplavvalutato» dice il saggio cinese. «Non c’è bisogno di sapele quando due cuoli sono in sintonia. Anzi molto meglio non sapele» dice Po rivolto all’elmo; poi scrutando di nuovo in viso il vichingo: «Pelché voi siete in sintonia, velo glan… glosso uomo del nold? O pel tutti questi anni ti eli fatto tutto un cinema sbagliato?»
«Non so più niente, o saggio» risponde un confuso vichingo
«Hai messo a nudo i tuoi sentimenti, come già ti dissi tempo fa?»
«Fosse facile, o mandarino! Ogni volta che mi metto a nudo quella esclama “Frèchete!” e mi tappa la bocca! »
«Allola, o glan… glosso, non c’è che una soluzione: pallale! Adesso devo andale, ma mi laccomando: pallale!» e così dicendo il catamarano di Po, preso il vento e sospinto dalla corsa del cinese, si allontana dal drakkar dei norreni.

Svengard guarda malinconicamente il saggio Po allontanarsi. Poi prende una decisione, e drizzandosi sulla schiena annuncia:
«E così sia, Uppalli! Rotta a Varazze!»

Serviva proprio questa puntata? Vogliamo arrivare al dunque che la minestra si fredda? Che c’entrano i crucci amorosi di Svengard con il sushi, sempre che c’entrino qualcosa?

la-regina-ippolita-maxw-654

¹ Per quanto possa sembrare strano Cosmo da Bitonto esiste veramente, l’ho visto con i miei occhi in televisione, e saltava la corda con in groppa la figlia venticinquenne di 53 chili. Si ignorano i motivi per i quali lo faccia.

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49 pensieri su “Niente sushi per Olena – 6

  1. Finalmente un episodio più intimista, psicologico, che tanto attinge dal tuo background norreno di bergmaniane memorie.
    Con questo “Cosmo libera tutti”, che viene a scandire, come un ruspante deus ex-machina, un realismo sospeso tra aringhe taglialegna bendati.
    Sven annaspa e si strugge, ma noi lettori sappiamo ciò che lui non sa: la calva lo ama, anima e corpo, elmo compreso. Forse.
    E come direbbe Po: “E l’ultimo chiuda la porta”.

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  2. Or dunque m’accingo nella fremente attesa adornato da ceri cromoterapici e speziati sali da bagno, cercando di porre rimedio all’angustia. In fondo, non é forse l’attesa del piacere essa stessa un piacere?
    (si capisce che sto aspettando che mi passino a prendere?)

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