Dieci piccoli indiani

Che bei tempi viviamo amici!
E’ senza alcuna ombra di dubbio il periodo migliore dell’umanità.
La qualità della vita migliora giorno per giorno, e la stessa cosa vale per le relazioni umane.

Prendiamo ad esempio il lavoro.

Quando ho iniziato a lavorare io, diciamo 35 anni fa più o meno, si iniziava come apprendisti e dopo poco tempo, quello necessario per imparare il mestiere e non oltre, si diventava operai o impiegati. Che noia! Che tristezza! Eravamo troppo rigidi, dicevano.
Ora si che si sta bene! C’è la flessibilità.
Contratti a tempo determinato, a chiamata, a somministrazione, co.co.co, voucher pardon “Presto”, partite Iva, società di comodo, cooperative fasulle, una cuccagna! E non dimentichiamo un tempo indeterminato che può finire a discrezione del padrone, dietro piccolo pagamento, che però detto così sembrava brutto e allora gli hanno dato un nome inglese, come una volta si parlava il latino per non far capire al popolino: jobs act. Volete mettere?

Ma poteva bastare tutta questa flessibilità per farci felici? Nossignore! C’è la globalizzazione, perbacco! E allora via alle esternalizzazioni, alle delocalizzazioni, con una rincorsa sempre più affannosa a chi costa di meno e accampa meno pretese: albanesi, rumeni, moldavi, indiani… gli indiani specialmente sono molto bravi in informatica, si dice, e parlano bene inglese. Uno magari si chiede per quale motivo se il lavoro è in Italia bisogna farlo fare agli indiani parlando in inglese, ma è ovvio che è la mentalità provinciale che tarda a scomparire. Chi non è contento di imparare le lingue, anche in tarda età?

Quando ero giovane pensavo che fosse un’ingiustizia dover lavorare negli anni più belli della vita, quando si sarebbe dovuto solo vivere spensierati; ed ora finalmente la mia aspirazione si è avverata, perché i giovani se va bene iniziano a lavorare a trenta anni, avendo tutto il tempo per godersela.
Purtroppo, poiché gli italiani si ostinano a non morire, la durata media della vita si allunga e per fare in modo che il sistema pensionistico sia sostenibile bisogna rimanere al lavoro più a lungo: quindi abbiamo legioni di vecchietti al lavoro, e questo se da un lato è un bene perché così non vanno a intasare le poste al sabato mattina dall’altro è un male perché non svolgono il loro compito istituzionale di controllare i lavori pubblici elargendo consigli non richiesti.

Ma in quale paese i governanti sono così immaginifici nel pensare soluzioni per i loro concittadini?

Dopo le prossime elezioni, chiunque vinca, avremo il Bengodi:
chi ci toglierà il canone Rai, dopo averlo inserito nella bolletta della luce per farlo pagare a tutti e dopo avere per anni insultato l’avversario che voleva fare la stessa cosa; chi ci darà il reddito di cittadinanza, spritz e salatini per tutti purché italiani; chi più orientato ai coetanei innalzerà le pensioni minime fino a 1.000 euro, indipendentemente dai contributi versati; chi toglierà le tasse universitarie, ottima cosa se non che il cammino per l’università è abbastanza lungo, e magari prima si potrebbe fare in modo che la scuola dell’obbligo sia gratuita, e che i bambini non debbano rimanere fuori dalle mense perché i genitori non hanno i soldi per pagare le rette.
Insomma, c’è di che essere fiduciosi!

COP7

Personalmente vivo bene questo periodo. Dopo aver cambiato sei società rimanendo sempre seduto sulla stessa sedia e facendo lo stesso lavoro, sono rimasto sulla stessa sedia ma cambierò lavoro. Perché quello di prima lo faranno gli indiani. Mi sono chiesto a dire la verità cosa avessero tanto di meglio questi indiani, a parte parlare in inglese; più flessibili dubito, dato che i contratti anche qua li rinnovano ogni tre mesi; più bravi può essere, anche se di solito se uno è più bravo viene pagato di più e non di meno, altrimenti Messi al Barcellona dovrebbe guadagnare quanto Scaccabarozzi del Benevento; comunque per carità, niente contro gli indiani, anzi. Sono amante dell’India fin dai tempi del Giro del Mondo in Ottanta Giorni di Jules Verne, quando Phileas Fogg salvava la giovane vedova dal rogo dove avrebbe dovuto essere immolata; Kabir Bedi per me è un mito e rispetto, pur non condividendola,  la loro venerazione per le vacche. Insomma, amici indiani, se proprio volete il nostro lavoro prendetevelo pure, ma almeno lasciateci qualche giovane vedova da salvare, please.

(177 – continua)

Miss India 2017 contest winners

 

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36 pensieri su “Dieci piccoli indiani

  1. Lei non la racconta bene! È condizionatore dalle letture Salgari anello, Yanez (“fratellino”di Sandokan )addirittura diviene Rajah sposando la mitica Maharani. …..attento una lettera -non anonima -a sua moglie e altro che Olena. ….lei fa una brutta fine!

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    • Ah, ah, per carità! Mia moglie quando si arrabbia è molto più pericolosa di Olena! 🙂 Salgari, Verne… quante ore passate a leggere e fantasticare! L’India per me è ancora quella… mica quella dei fucilieri o della Tata Group! Quanto è diventato piccolo il mondo nell’epoca in cui si sa tutto…

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  2. E comunque gli indiani parlano inglese con un accento incomprensibile o quasi.
    Non sono nemmeno granché bravi, anzi, ma costano in un giorno un quarto di quello che un impiegato costa qui in Italia per un’ora di lavoro.
    Se controlli dentro al motore della tua auto è possibile che ci sia un indiano per ogni pistone: tanto convengono al mercato del lavoro e tanto poco vale la loro forza lavoro alle aziende automobilistiche.

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    • Si, già qualche collega mi ha parlato dell’inglese degli indiani… sulla bravura non discuto, ci saranno bravi e meno bravi come qua, con la differenza che loro sono molto di più. Sull’automotive si erano dati degli obiettivi ambiziosi, che erano quelli di diventare la fabbrica di auto per il mondo intero; a lungo andare può darsi ci riescano, dovremo poi capire cosa fare noi ma questo non può certo interessare loro. Siamo noi che ho l’impressione non sappiamo dove vogliamo andare. Vogliamo che la gente consumi ma diamo lavoro all’estero; creaimo disoccupati e proponiamo redditi di cittadinanza. Comunque a me il curry piace, lo dico a scopo preventivo… 🙂

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  3. Io amo questi periodi di campagna elettorale. Sono gli unici che mettono un po’di effervescenza nella vita di ogni giorno. Dopo regnerà soltanto la noia mortale del già visto e già sentito. Poichè tutti ricorreranno alle classiche tecniche del tutto cambia affinchè rimanga sempre uguale…

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  4. ho capito dove ho sbagliato… il fatto dei 30… tutto quel tempo sprecato a non spassarmela e giunta quasi agli altri anta aver ricominciato comunque a far seriamente… Tengo pure un dubbio: n’è che sto sbagliando un’altra volta e devo aspettare gli anta appresso per far seriamente?

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    • Non mi dire che anche tu ti sei ostinata a voler lavorare prima dei trent’anni! Che sbaglio! Per altri anta non c’è da preoccuparsi, reddito di cittadinanza per tutti e spritz, grandi passeggiate in spiaggia e cielo sempre blu!

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  5. Io tanto bravi con l’inglese non li sento, e sono anche piuttosto cacaca**i. Ho conosciuto un solo indiano realmente adorabile: Sujit, che lavorava con me. Ogni volta che non mi funzionava il pc o la stampante arrivava lui e, imponendo le mani risolveva tutto (ecco forse sono bravi con i computer). Era dolce servizievole, comprensivo, disonibile…se non fosse già stato padre di famiglia lo avrei voluto adottare.

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    • Dove lavoro io ne sono arrivati parecchi, bravi ragazzi e ragazze. L’angolo per mangiare sa molto di curry ultimamente… un conto se uno viene a lavorare qua, pagato alla pari degli italiani, ed un conto se lavora millemila chilometri lontano pagato la metà della metà, questa non lo trovo giusto…

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