Natale con Olena (VII)

Ringrazio Judith del blog “Judith Laughs Loudest” che racconta storie deliziose, di Perth e non solo, e disegna simpaticissime matrioskine, per avermi prestato il cinese. Tra l’altro mi ha fatto un bellissimo ritratto che trovate qua.

Svengard ed i gemelli Uppallo I e Uppallo IV approdano con il maneggevole drakkar al porto di Varazze. Qui il nostro vichingo scarica il barile di aringhe e saluta gli amici, intonando insieme a loro un solenne e virile canto propiziatorio:
«Ohoh, Ohoh Licia! Mjösa Grundtal Dragan! Ohoh, Ohoh Friken! Godmordon Möllesiön!»¹
Svengard si guarda intorno, e valuta per un attimo se iniziare a spingere la botte fino alla villa del cavalier Rana oppure cercare un mezzo di locomozione. Afferra per il collo il primo cinese con risció che vede passare, e educatamente gli chiede:
«Cina, quante svanziche per la Brianza?»
Il cinese ne soppesa mentalmente peso e volume, considera il tempo necessario per l’andata e ritorno e spara la tariffa:
«10 euli! più 5 pel balile»
Considerando che il prezzo è allineato agli standard, sia del taglio dei capelli che della sostituzione del vetro del cellulare, Svengard accetta e sale sul risció.
Il cinese, un chiacchierone, racconta di chiamarsi Po e di venire da Perth, in Australia, ma di averla dovuta abbandonare a causa delle molestie subite da una vicina, che allevava in casa ragni da combattimento e pretendeva di portarli a spasso nel giardino condominiale con il guinzaglio ma senza museruola. Lo raccontava con le lacrime agli occhi, il poveruomo, ripensando alla attività che aveva dovuto lasciare e che lo riempiva di soddisfazioni, che era quella di girare per i pianerottoli con una racchetta elettrica in mano a caccia delle fameliche zanzare di Perth. L’ingratitudine di cui è stato oggetto commuove anche il rude Svengard che si ripromette, se mai un giorno dovesse veleggiare verso la cittadina australiana, di portare con sé cinese, racchetta e risció.

La bella Olena sta affilando la lama della spada giapponese Shin guntō, ricordo di suo nonno che l’aveva avuta da un ufficiale giapponese non più in grado di protestare, quando avverte i segni inequivocabili del risveglio della vegliarda. Come una lima da sgrosso su un tondino di ferro del 12, la vecchia esegue l’accurato raschiamento della gola che prelude lo scaracchio. Olena corre a prendere l’ombrello, giacché la vecchia si diverte a prenderla di mira, ed è con qualche sospetto che decifra i movimenti della degente, che indica la padella. Sempre protetta dall’ombrello, Olena la prende ed avanza; appena arrivata a portata di tiro la vecchia scaracchia e centra in pieno la padella. Alla prodezza balistica la mummia, evidentemente compiaciuta, fa seguire una risata asmatica; dopodiché, divertita dallo sguardo preoccupato della russa, la omaggia con un: «Aahh! C’ho ancora una bella mira, eh! Te pijasse un colpo, grazie Natascia»
Olena non crede alle sue orecchie. Dopo due anni la vecchia l’ha ringraziata e addirittura chiamata per nome, pur sbagliandolo, che sta succedendo?
«Natascia, per piacere, guarda dentro quel cassetto. C’è un album di fotografie, pigliamelo figlietta mia»
Olena sbanda. L’uno-due “per piacere – figlietta mia” l’ha fatta vacillare, come quella volta che Oleg la bestia l’aveva colpita con una sbarra di uranio arricchito che teneva a mani nude. Sente la sua voce rispondere:
«Subito, signora» apre il comò e ne estrae un antico album di fotografie.
«Eccolo, signora» – dice deponendo l’album vicino alla nonna Pina. Sta per allontanarsi, quando la vecchia la ferma:
«No, sta’ qua» – e, invitandola a sedersi sul bordo del letto, apre lo scrigno dei suoi ricordi. E’ il ritratto di una vera bellezza, in costume da ballerina da saloon, che troneggia in prima pagina, attorniata da adoranti cowboys; la nonna alza lo sguardo verso Olena e le chiede:
«Che dici, Natascia… ero bella, vero?»

Gilda è tornata nella villa, lasciando il cavaliere al lavoro. Passa davanti allo specchio dove poc’anzi James si era rimirato con i suoi occhiali da sole. Si sta avvicinando alla cinquantina e si trova ancora bella. Sorride, appena qualche rughetta, niente che non si possa nascondere con un buon maquillage. Poi si toglie lentamente il turbante, lasciando scoperta la testa. Il ricordo dell’incidente le offusca per un attimo il sorriso, ma si riprende prontamente:
«James?» – chiama il fido maggiordomo, che si materializza prontamente
«La signora ha chiamato?» – chiede l’acuto James
«James caro, ho voglia di caffè. Me ne fai uno dei tuoi speciali?»
«Naturalmente, signora. Posso consigliarle un Bird Jacu?»
«I tuoi consigli sono oro James. Solo per curiosità di che si tratta?»
«Chicchi di caffè defecato dall’uccello Jacu del Sud America, signore»
«Ottimo James, ottimo. Adoro i chicchi biologici»

timthumb

¹ “Kiss me, kiss me Licia / Certo il loro cuore / Palpita d’amore / Amore sì per te”

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47 pensieri su “Natale con Olena (VII)

  1. Ahahahahah ho riso dall’inizio alla fine xD Spero che Svengard non prenda sul serio l’eventualità di venire qui a Perth o la situazione potrebbe sfuggire di mano (magari poi mi me lo ritrovo ad organizzare corsi a pagamento: “l’arte tecnica di uccidere le zanzare con la racchetta elettrica: corso pratico e teorico 120h”. Quanto al caffè cacato io conoscevo solo il Luwak coffee Balinese (oltretutto… se non pensi che lo hanno estratto dalla cacca di quella specie di ermellino è pure buono…ecco però solitamente lo estraggono…non ti servono le praline sul vassoio come nella tua immagine xD )

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