Natale con Olena (III)

Il laboratorio del cavalier Rana si erge staccato dal corpo della villa, e precisamente nel bel mezzo del boschetto di palme, banani e piante tropicali che il cavaliere ha fatto piantumare nel parco, di fronte ad una riproduzione in scala 1:10 del duomo di Milano.
Per rendere estremamente verosimile l’ambientazione il cavaliere ha scritturato una intera tribù di pigmei antropofagi dalla Repubblica democratica del Congo, che paga in natura con noci di cocco, impasti mal riusciti e sporadicamente con qualche riserva della squadra di curling sudanese.
I pigmei, abilissimi nell’uso della cerbottana e dei randelli in osso, sono anche incaricati della difesa del laboratorio da intrusioni esterne; a seguito di spiacevoli incomprensioni con alcuni fornitori che avevano dimenticato di mostrare il badge è stato loro vietato di rosolare ospiti allo spiedo, limitazione che non ha mancato di creare qualche rimostranza ma che è stata superata concedendo loro di rosicchiare Gamarra e Kily Gonzales¹.

Il laboratorio è schermato dalle onde radio per evitare intercettazioni, e comunica con la villa tramite interfono. E’ questo che trilla con un suono autoritario nel soggiorno della villa, ed è un James più che flemmatico, dal look impreziosito da un braccialettino di argento con perle di acqua dolce che gli cinge il polso destro, che va a rispondere.
«Pronto, casa Rana. Chi parla?» – chiede formalmente con voce baritonale James.
«James, pezzo di coglione, chi vuoi che sia? Si è alzata mia moglie?»
«La signora sta completando la toilette, signore. Devo riferire qualcosa?»
«Svengard è lì in giro?»
«Non lo vedo dall’altro ieri, signore, credo sia andato a piazzare trappole per alci nella tundra. Vuole che esca a cercarlo?»
«No, lascia stare, lo chiamo più tardi con il corno tibetano»
«Come desidera, signore»
«Dì a mia moglie, appena pronta, di fare un salto qua da me»
«Senz’altro signore»
«James?»
«Signore?»
«Togliti quel ridicolo braccialettino. E’ frivolo»
«Provvedo immediatamente, signore»

Chiusa a doppia mandata nella sua camera, dopo aver addormentato la vecchia facendole inalare sevoflurano² , la bella Olena si è posta in ascolto. Il sensibilissimo microfono piazzato nel braccialettino fatto recapitare a James è in grado di captare un sospiro di mosca ad un chilometro di distanza. Olena ascolta e prende nota mentalmente di tutto, specialmente di “pezzo di coglione” (annuisce) e “Svengard” (rabbrividisce), e poi decide di aver sentito abbastanza. E’ ora di passare all’azione, e lo farà quando la Calva Tettuta andrà a trovare il cavaliere.
Ma prima si tratta di neutralizzare quei maledetti pigmei.

Gilda entra raggiante nel soggiorno, dopo aver effettuato l’accurata opera di restauro quotidiana. Indossa una tutina fucsia attillata, costellata di Swaroski, abbinata ad un turbante di seta cangiante.
«La signora è splendida, se posso permettermi» – la saluta James, reprimendo l’invidia
«Grazie James, sei sempre caro. Non sarò un po’, come dire, eccessiva? » – riferendosi più che altro alle pantofoline foderate di pelo di castoro.
«Lei è la sobrietà in persona, signora»
«Sei un birbante adulatore, James. Senti, James caro, mi faresti uno dei tuoi caffè? Sento proprio di averne bisogno» – chiede Gilda, schioccando le labbra.
«Sarà un piacere, signora. E’ giusto stamani arrivata una partita di Kopi Luwak, se lo gradisce»
«Mi hai letto nel pensiero, James, adoro gli escrementi di zibetto»
«Ottimo signora, vado a preparare, con permesso»

James esce rinculando, movimento in cui è maestro, ed appena varcata la soglia del salotto cambia espressione. «All’anima ‘e ci tè stramuert’!» è il benevolo commento. Prende la cornetta del telefono e fa un numero. Dopo pochi squilli risponde una voce nota:
«Bar La tazzina d’Oro, dicaaa!»
«Totò, so’ James. Mandami un solito. Caldo, mi raccomando»
«Oh, sei tu Giemesse! Che gli prepariamo oggi alla tua signora?»
«Oggi cacca di zibetto. E non è la mia signora! Fai il Lavazza lungo, come al solito, che poi gliela condisco io. Caldo, no come ieri che l’ho dovuto scaldare con la fiamma ossidrica!»
«Ok Giemesse, cinque minuti che te lo mando da Alessia»
«Perché da Alessia? Non puoi mandare Salvatore?»
«No che a Salvatore gli fai perdere troppo tempo. E non è ora che impari a preparartelo da solo, ‘sto caffè? Lo dico contro i miei interessi, eh»
«Totò, una pigna di cazzi tuoi te la sai fare? Mandami ‘sto caffè e non rompere le palle»
«Obbedisco! Statte ‘bbuono, Giemesse!»

Cosa vorrà il cavaliere da Gilda? Come farà Olena a penetrare nel laboratorio? Qual è il segreto di James? Lo scopriremo nelle prossime puntate.

kiirainter

¹ Vecchi giocatori dell’Inter per i quali all’epoca i tifosi chiesero la pena capitale
² Anche se è una precisazione inutile per i lettori, si tratta di un anestetico derivato dall’etere

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41 pensieri su “Natale con Olena (III)

    • Ah, ah, ha ragione a proposito di arterie, l’età comincia ad esserci e si torna un pò bambini… 🙂 in verità uno dei miei lettori è un mio nipotino, che al netto delle parolacce si fa delle gran risate e pensa che lo zio sia un pò suonato… e non ha torto! 🙂

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  1. Quando James esclama: “… e non è la mia signora”, ho vacillato, e una lacrima ha bagnato la veletta.
    Diavolo di un James, e diavolo di un Gio! La trama trama e io tremo, e se Olena s’azzarda a sfiorare quello splendore di un butler, anche solo con un bazooka, qui lo dico e non lo nego, sguinzaglio i miei ninja e ti stermino flora e fauna prima del canto del gallo.
    Non c’è Rana che tenga.

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