E guardo il mondo da un oblò, mi annoio un po’

Nell’estate del 1980, quando Gianni Togni spopolava con la canzone “Luna”, io stavo felicemente servendo la patria cercando di essere il più possibile credibile, per non farmi sopraffare da militari coetanei e spesso più vecchi per niente disposti a farsi comandare da uno come me, e soprattutto a cercare di non fare troppo la figura del fesso con i marescialli del reparto, i veri dominatori della caserma.

Per sembrare più autorevole mi ero fatto crescere una bella barbetta, che mi donava qualche annetto in più e secondo me non stava male, correggendo anche una piccola sfuggevolezza del mento.¹
Dopo i sei mesi di addestramento a Sabaudia, ero stato mandato in servizio, che durava nove mesi, in una sede alquanto disagiata: Rimini.
Credo immaginiate tutti come le estati a Rimini possano essere un inferno; specialmente poi se alle 17, se non si era in servizio, si poteva andare in spiaggia; ed ancora di più la sera, fino al contrappello di mezzanotte, che per chi non è pratico è la conta dei presenti. Chi non si presentava in tempo veniva messo in punizione, che consisteva di solito  nella consegna ovvero  nell’obbligo di non uscire dalla caserma, o nei casi più gravi dalla camerata.²
Come ufficiali, dirlo adesso mi fa un po’ ridere, rispetto alla truppa eravamo privilegiati; innanzitutto il nostro stipendio non era di quelle striminzite 1000 lire al giorno che spettavano ai soldati di leva, ma era decente tanto che mi permise di mettere da parte qualche soldino (che poi spesi tutto nei primi mesi di lavoro a Parma per pagarmi vitto e alloggio) e godevamo di altri privilegi, come il circolo e la mensa Ufficiali; quest’ultima era situata nella caserma dell’Aeronautica, che era abbastanza lontana dalla nostra; gli aviatori ci squadravano un po’ con la puzza al naso, specialmente quelli di complemento come me che erano solo di passaggio, ed eravamo considerati un po’ dei parvenu.
Nella mensa ufficiali imparai a sbucciare la frutta con il coltello senza prenderla in mano; abilità utilissima in società ma che, non praticando da decenni, ho perso. Adesso se devo sbucciare un’ arancia prima la mordo e poi la sbuccio con le mani, tipo Manfredi in Pane e Cioccolata.

Tanti amici mi hanno chiesto nel tempo perché avessi fatto domanda per fare l’ufficiale. Non ero di certo un militarista, e anzi non avevo nemmeno grandi attitudini militari, in realtà credo di essere risultato agli ultimi posti del mio corso. Non lo sapevo nemmeno io: per la paga, senz’altro; ma soprattutto perché ingenuamente pensavo che se proprio dovessi essere comandato da un coglione, tanto valeva che quel coglione fossi io; non avevo considerato che nella catena di comando di coglioni se ne possono trovare ad ogni gradino ed a iosa; questo vale ovviamente anche nella vita civile, ma se capita da militare non c’è sindacato a cui appellarsi.³

Il 2 agosto 1980 era una giornata normale, una domenica. Il nostro unico pensiero era quello di arrivare a sera, toglierci la divisa ed andare in spiaggia, quando arrivò la notizia: alla stazione di Bologna era scoppiata una bomba.

Ricordo il senso di sbigottimento, lo sbalordimento davanti alla barbarie che era stata commessa, le notizie arrivavano a sprazzi ed i morti e feriti aumentavano sempre più: colpiti ragazzi, famiglie, turisti, gente normale che andava in vacanza o tornava a casa; ricordo la preoccupazione per i commilitoni, che non ne fosse stato colpito qualcuno che andava in licenza; l’angoscia delle persone care, ricordo che mi chiamarono da casa per sapere se stessi bene, io che non avevo nessuna ragione di trovarmi là, figurarsi la trepidazione di qualcuno che aveva una persona cara in viaggio.
Avevo appena vent’anni, come i miei compagni di Bologna che furono chiamati a prestare i soccorsi, soldatini di leva sbalzati in mezzo all’orrore ed alla distruzione; si rimboccarono le maniche piangendo, fecero quello che c’era da fare, avremmo potuto essere tutti lì ed avremmo fatto tutti le stesse cose. Li ringrazio e li abbraccio, dopo tanti anni.

Non mi addentro nella storia, che come tutte le stragi di quella troppo lunga stagione italiana è costellata di depistaggi, connivenze, omertà; di pezzi dello stato che operavano contro lo stato; a distanza di quasi trent’anni si è riusciti ad avere una sentenza giudiziaria definitiva per gli esecutori, ma è notizia di pochi giorni fa che la procura inquirente ha deciso di archiviare l’indagine sui mandanti.

Io non lo trovo giusto. In questi casi non si può ballare tarantelle di “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato”. Uno Stato degno di questo nome deve avere la forza di andare fino in fondo e scovare le verità “vere”, non quelle di comodo per chiudere la vicenda purchessia.
Lo deve in primo luogo alle vittime ed alle loro famiglie, a tutti quelli che ne furono colpiti direttamente e indirettamente, a tutti quelli che si prodigarono negli aiuti e si videro cambiare la vita, a quelli che si trovarono a scavare tra le macerie sentendo che solo per caso non era toccato a loro. Lo si deve a tutti quelli che hanno servito questo paese, anche se per un brevissimo tempo, e vogliono continuare ad essere orgogliosi di essere Italiani.

(154 – continua)

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Note.
¹ Purtoppo alla mia consorte non piace altrimenti me la farei ricrescere.
² O almeno credo che fossero quelli gli orari, ma la parte di neuroni relativa a quel periodo si è cancellata come una scheda SD difettosa.
³ A mio avviso qualcuno di noi avrebbe potuto essere utilizzato nell’amministrazione dello Stato, non necessariamente militare, anche alla fine del servizio. Tipo una scuola per funzionari statali, tipo quella francese. Mi sembra uno spreco non sfruttare le risorse quando ci sono.
³ La foto allegata potrebbe essere del mio collega Riccardo Malagigi. Lui c’era, e non credo che lo dimenticherà più.

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33 pensieri su “E guardo il mondo da un oblò, mi annoio un po’

    • Grazie a te cara, sono contento che una giovane come te si interessi di queste cose. Quando oggi sentiamo in televisione delle stragi che avvengono nel mondo, tendiamo a dimenticare (per fortuna!) che ci fu un periodo in cui anche da noi le stragi furono usate come lotta politica; le bombe nel mucchio dei neofascisti, e gli azzoppamenti e gli omicidi della lotta armata dei combattenti comunisti, o almeno così si definivano; ed in mezzo, tanti tanti morti. Ragazzi, che avevano vent’anni come me allora; da una parte e dall’altra, a volte per convinzione a volte per caso. Vite perdute… leggi Erri De Luca, lui l’ha vissuta dal di dentro, ti trasmetterà senz’altro più emozioni di quanto sia capace io… ciao

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  1. Sembri arrivare da lontano, da un passato remoto più attuale di quanto ci si possa immaginare oggi: anche oggi si ricorre alla stessa strategia per condizionare la vita e le scelte dei cittadini. Come è anche accaduto con le stragi del ’93 e le uccisioni di magistrati di allora. Della serie che”il lupo perde il vizio ma non il pelo”. Per il resto, lo Stato italiano è rimasto tale e quale: non si processano i suoi appartenenti. Dunque, perchè star qua a cercare ancora i mandanti?…

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    • La storia di quegli anni ci ha insegnato che quello che sembrava destabilizzazione in realtà era funzionale alla stabilizzazione di governi che dovevano garantire l’ordine contro gli “opposti estremisti”. Il tutto all’interno di un mondo bipolare e nel quale vigeva il divieto atlantico sulla vittoria democratica dei partiti comunisti, ed in generale per le sinistre. Con in più i fedayn palestinesi che usavano il nostro paese con qualche forma di salvacondotto… senza dimenticare la mafia. Schema che funziona sempre, del resto Erdogan cosa ha fatto di recente? Ma voglio credere che, dopo tanti anni, si possa finalmente arrivare ai responsabili, anche se nel frattempo magari saranno morti anche loro…

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  2. Io c’ero, ero nella stazione di Bologna esattamente il giorno prima, un segno del destino aver anticipato di un giorno la mia presenza a Bologna. E ricordo tutto, non dimenticherò mai, impossibile farlo. Ho un nodo in gola che non va né su né giù dopo aver letto il tuo articolo. Grazie, Giorgio, per le tue parole, per non aver dimenticato, per essere la memoria storica di chi non era ancora nato. Non bisogna dimenticare, mai! ❤

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    • Marianna mi emozionano davvero le tue parole. Un giorno, un’ora, a volte si ha l’idea che le nostre vite siano guidate dal caso, o l’arbitrio… questo volevo dire ai giovani: eravamo giovani come voi, e c’era chi pensava alla vita e chi si adoperava per la morte… con menti piene di odio e fanatismo, per cui ogni mezzo era lecito per vincere la loro abominevole guerra. C’è tanta differenza con gli odierni fanatici? Li era per la politica, qua per la religione… ma alla fine e’ sempre per il potere, per la negazione del bene. Non dimenticheremo, no! E spero proprio che non dovremo rivedere mai più quelle tragiche scene. Un grande abbraccio!

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  3. Ce n’è talmente tante di cose da dire a cominciare da Piazza Fontana, Milano… il tassista Rolandi arrestato, poi Valpreda, altro che spendere i soldi in thriller! Bastano le cronache di tutti quegli e questi anni, ancora.
    Sintetizzo con la battuta di Bertold Brecht: “Fortunato quel popolo che non ha bisogno di eroi”.
    Ecco, noi non siamo un popolo fortunato.

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  4. Piena concordanza con le sue parole e pensieri. Poi quando cita Erri De Luca ancor di più. Per reati di strage Semplicemente non c’è ne deve esserci “archiviazioni ” il reato è perenne per i vivi quanto per. ..i morti ! ! ( almeno la damnatio. .) Saluti buona vacanza

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    • Quest’anno vacanzina breve e vicina… ho dato una mano ai miei fratelli per curare i nostri genitori. Speravo di farmi raccontare qualche altra storia e in parte ci sono riuscito, prima però devo fare delle verifiche perché a volte i ricordi si confondono… ad esempio mio padre prima di finire prigioniero in Algeria dice di essere passato a Ivrea, Bari e Ancona… ma sarà vero? Non ci sono rimasti molti testimoni! 😁

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  5. Eh si caro Giorgio, oggi si chiamano “Stragi di Stato”, azioni tanto cruente quanto crudeli da non poter essere dimenticate, il colore forse c’entra nulla, di sicuro c’entrano i servizi deviati gestiti da quelle forze “democratiche” interne, che prendevano ordini da una sola forza esterna autodefinitasi “DEMOCRATICA” il cui centro di comando è oltreoceano.

    Molte cose non sapremo mai, ma alcune erano e sono tutt’oggi sotto i nostri occhi come l’omicidio di Piersanti Mattarella avvenuto a gennaio di quell’anno, qualche mese prima della strage di Bologna, quell’omicidio in particolare non fu altro che un favore fatto al “governo ombra” da alcuni terroristi neri, infatti non furono mai trovati i mandanti come nemmeno furono trovati gli esecutori, incolpare la mafia di quell’attentato fu solo un pretesto per depistare le indagini.
    Io ho sempre pensato che il terrorismo non abbia avuto mai colore, i mandanti degli attentati e delle stragi si servirono di ambedue le fazioni in campo (neri e rossi) solo per l’esecuzione, gli obbiettivi erano invece programmati dalla politica, quella politica che instaurò lo stato di polizia e che fece fallire quel famoso “compromesso storico”.
    La “Strategia della tensione” che iniziò con la strage di Piazza Fontana a cui fece seguito il fallito golpe Borghese, continuò negli anni Settanta aumentando il valore degli obbiettivi da colpire, raggiungendo in questo modo il culmine con il rapimento Moro nel ’78 e con la strage alla stazione di Bologna nel 1980.
    L’Italia di quegli anni era territorio di scontro e di conquista, da una parte c’erano coloro che reputano il nostro paese una loro “colonia” e dall’altra c’era il grande PCUS sovietico che intratteneva speciali contatti con il PCI di Napolitano, Pajetta e Cossutta, era l’epoca dell’eurocomunismo e di una GLADIO ROSSA contrapposta all’altra GLADIO con interessi “democratici” gestita da politici di rango come Kossiga.

    Non bisogna dimenticare che qualche settimana prima della strage di Bologna, ci fu un’altra strage causata dai giochi sporchi di diverse potenze straniere che avevano interesse ad affermarsi sul nostro governo, parlo della strage di Ustica.
    Oggi di tutto questo rimane soltanto una cosa, la Politica ha giocato sempre sporco nei nostri confronti, ha intimidito, ucciso, fatto sparire centinaia di persone al solo scopo di mantenere il proprio Potere, e lo ha fatto facendo leva sulle ideologie politiche di destra e di sinistra, usando a proprio piacimento e secondo un programma ben definito, centinaia di giovani idealisti fatti passare in seguito come mandanti ed esecutori materiali, quindi terroristi, certo, chi esegue gli ordini ha le proprie respondabilità, ma altrettanta ne hanno coloro che hanno voluto quella stagione di terrore, solo per fini di Potere.

    Il giorno dell’attentato ero occupato in esercitazioni militari con altre forze alleate a Capo Frasca, pochi giorni dopo ero in Libano con la missione UNIFIL.

    Ciao Giorgio, un abbbraccio…

    n.b. Nel periodo passato in Sardegna ascoltavo spesso don’t stand so close to me dei Police e Another brick in the wall dei Pink Floyd.

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    • Un periodo travagliato e convulso… eppure sembrava quasi, in quel 1980, che gli anni “di piombo” fossero ormai alle spalle, ma ci sbagliavamo. Hai fatto un bell’excursus Nico, tutto inizia con Piazza Fontana, e da li in poi sarà tutta una sequenza di insabbiamenti e omissis. Eppure il controllo e’ più ferreo oggi che allora… siamo addirittura noi cittadini a chiedere l’esercito per compiti di presidio del territorio… allora sarebbe stata vista come una provocazione. Nico eri davvero rock! Io poppeggiavo, invece.

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      • Si sa come funziona il Potere, creano necessità di cui possiamo fare a meno per farci poi scegliere la soluzione che LORO hanno preparato, tema principale è la Sicurezza, noi chiediamo più sicurezza cedendo in cambio parte della nostra libertà, ed il bello è che questa sicurezza non esiste.
        Toglieranno il contatante con la scusa di neutralizzare le truffe e combattere l’evasione, invece sappiamo già che l’unico loro interesse è tenere in pugno il cittadino, togli il denaro e l’uomo non potrà fare nulla.
        Come vedi caro Giorgio, siamo parte passiva di un grande esperimento, e cioè, come si zittiscono le pecore!
        Una bella serata per te… 🙂

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        • Personalmente sono contrario all’abolizione del contante, lo trovo un ulteriore passo vera il controllo globale… siamo già abbastanza tracciati. Ed inoltre saremmo in balia dell’arbitrio delle istituzioni, che potrebbero decidere in ogni momento, come in Grecia, di quanti dei nostri soldi possiamo disporre. Non per fare del benaltrismo, ma se non fermano quelli che legalmente spostano sedi finanziarie all’estero, e si tratta di miliardi e miliardi di tasse in meno, poi pensano di tappare i buchi con gli idraulici che lavorano in nero? Già l’imposizione ai pensionati di aprire un conto corrente per ricevere la pensione e’ stata odiosa.. in nome dell’efficienza! Che siamo parte di un esperimento lo penso anch’io da tempo… per vedere fino a quanto si può tirare la corda. Purtroppo sembra che siamo mooolto elastici, e riescono a tirarla sempre più senza che diciamo niente, anzi con il nostro aiuto! Buona serata Nico, con questo caldo sei in barca vero?

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          • Non siamo ancora abbastanza alla fame, caro Giorgio, come non usiamo abbastanza il nostro cervello per capire che non ci sono vie d’uscita a questo lento ma progressivo impoverimento, penso che alla fine, giunti allo stremo delle forze, cederemo la nostra vita per non soffrire più.
            Il mare è libertà, libertà assoluta, quindi solo meraviglia. 🙂

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            • Altro che fame, Nico! Sono appena reduce da una mini-vacanza al mare… pance belle piene, altroche’! Il gioco forse sta li, quando una parte minoritaria sta male e gli altri se ne fregano, impauriti di perdere la loro parte di ombrellone. Ce lo siamo gia’ detto, non sara’ da queste parti che arriveranno rivoluzioni… Buona continuazione Nico, io domani torno al lavoro!

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  6. Sono fatti che cambiano la vita, anche se non sei coinvolto direttamente, soprattutto nelle piccole cose quotidiane. Ricordo che all’epoca ero adolescente e abitavo sull’Appennino tra Firenze e Bologna. L’estate con gli amici andavamo sempre al mare in Romagna, col treno, spesso anche dalla mattina alla sera. La raccomandazione dei genitori era di non prendere mai il treno da Firenze a Bologna, perchè in quelle gallerie spesso mettevano le bombe! E noi in alternativa prendevamo la ferrovia faentina… che ci impiegava delle ore ad arrivare a Marina di Ravenna ma risultava più sicura e tranquilla. Poi avremmo scoperto che era (ed è) una ferrovia bellissima che attraversa scenari naturali fantastici, ma all’epoca lo scopo era andare al mare sereni evitando il rischio bombe…

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    • Grazie dell’apprezzamento, confesso che avevo quasi rimosso quel periodo di vita… pensavamo, con l’omicidio di Aldo Moro, che in qualche modo si fosse “scavallata” la montagna, che il terrorismo non potesse che retrocedere… fu sicuramente così per quello “rosso”, ma quello delle bombe nel mucchio, odioso e vile come gli odierni fanatici coi furgoni, quello ancora era vivo… un caro saluto a te!

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