Mamma, solo per te la mia canzone vola: za zà! (V)

Nonna Annunziata, o meglio Nunziata come veniva chiamata, era la prima di sei sorelle.

L’altro giorno ho fatto lo spiritoso sui nigerini: ma anche noi non scherzavamo, qualche annetto fa. Ora tanti figli pare che li facciano solo i ricchi ed i ciellini: avremo quindi un futuro di ricchi ciellini e di poveri nigerini?

Suo padre voleva un figlio maschio: provava e riprovava ma niente, non c’era niente da fare: solo femmine uscivano. Ada era la più piccola e Nunziata, data la differenza di età, si era trovata a farle più da mamma che da sorella.

Faceva caldo, quel luglio; la notte prima i tedeschi se ne erano andati, di sorpresa, senza sparare, e si diceva che si fossero spostati al fiume più a nord, per difendere Ancona e il suo porto.

Ad Ada toccava andare a prendere l’acqua, alla fonte che era appena fuori dal paese; lo faceva volentieri, insieme alla sua amica Luisa, perché così potevano svagarsi un po’ dalle faccende di casa, chiacchierare e scambiarsi intimità, sogni, fantasie e progetti per il futuro.
Ada non era una bellezza: minuta, timida, a sedici anni aveva appena un accenno di seno ed i denti davanti un po’ troppo pronunciati; aveva dei bei capelli neri, che teneva legati in due trecce che usava arrotolare come appoggio per la brocca dell’acqua, ed un sorriso dolcissimo che gli illuminava il viso. Luisa invece si che era bella; alta, slanciata, un petto sodo, faceva girare la testa a tutti i ragazzi. Ma lei non guardava nessuno: era già fidanzata, ma il suo promesso era al nord a fare la guerra con Mussolini, e così lei non sapeva se essere contenta per la sconfitta dei tedeschi o dispiaciuta per il suo Mario. Che ne sapevano loro di politica! Loro volevano solo che quella guerra maledetta finisse al più presto e che si tornasse a vivere normalmente, a divertirsi, a ballare, a godersi i giorni di sole insieme alle famiglie, alle amiche.
Nei giorni precedenti avevano avuto paura ad uscire, con tutti quei soldati intorno; ma adesso per fortuna era finita, e si sentivano più tranquille; dicevano che sarebbero arrivati i liberatori, anche se non immaginavano bene da cosa le avrebbero liberate: dalla miseria, forse, o dalla fame?

Sprechiamo tanta di quella acqua che forse farebbe bene anche a noi doverla andare a prendere alla fonte con la brocca in testa. Riusciremmo contemporaneamente a chattare su Whatsapp?

Camminando affiancate così, con la brocca in equilibrio sulla testa, arrivarono all’ultima curva prima della fonte. Accovacciati a lato della strada, sull’erba, videro quattro uomini armati. Soldati sembrava, ma non come quelli che se ne erano andati; questi apparivano più dei predoni del deserto, almeno a sentire i racconti dei grandi, in testa avevano delle specie di turbanti, ed al posto delle divise sembravano indossare delle tuniche da beduini. Scuri di pelle, fumavano e discutevano tra di loro in una lingua che non riconoscevano.
Ada rimase paralizzata dalla sorpresa, Luisa invece più pronta capì subito che era meglio togliersi da quella situazione, la prese per un braccio e in silenzio cercò di spingerla a tornare sui loro passi.

Ma era troppo tardi. Dietro di loro comparvero altri quattro uomini, con un ghigno disegnato in faccia, come quello delle jene che fiutano la preda, facendo segno di non aver paura, invitando intanto i loro compagni ad alzarsi, a partecipare anche loro al banchetto.
“Scappa!” fece appena in tempo a dire Luisa. Poi, le brocche caddero.

Il numero di donne stuprate selvaggiamente e spesso uccise dalle famigerate truppe marocchine, al seguito dell’Armata Francese, è solo stimato, si parla addirittura di 60.000. Nemmeno le vecchie e le bambine vennero risparmiate; e nemmeno uomini e bambini, che i marocchini non guardavano in faccia a nessuno.

Solo alla sera Luisa riuscì a rialzarsi, e ad avviarsi verso casa. Aveva pregato Dio di farla morire, ma non era stata esaudita; chiamava piangendo “Ada! Ada!” ma quella non rispondeva.
Ada forse aveva fatto una preghiera diversa, era là ma non c’era più; la sua mente si era rifiutata di partecipare all’orrore, lasciando solo il corpo a subire gli affronti di quegli animali. Sul volto insanguinato aveva un sorriso; dalle labbra le usciva una cantilena, una nenia che sua madre usava per farla addormentare da piccola.

Passò due anni in manicomio. Nonna Annunziata, che era stata nominata sua tutrice, ogni tanto andava a trovarla; ad un certo punto i medici videro dei miglioramenti, e dopo un po’ pensarono che le avrebbe fatto bene passare un periodo a casa.

Così Ada, sempre con il sorriso dolce in faccia, tornò alla sua casa, dove i genitori non c’erano più ed erano rimaste solo due sorelle; queste la abbracciarono, e vedendola stanca la accompagnarono nella sua vecchia stanza, al piano di sopra; lei le salutò con gli occhi, ripose la piccola valigia di cartone, aspettò che tornassero in cucina e salì in soffitta. Alzò la scaletta di legno, impolverata, che giaceva per terra vicino ad un vecchio baule che conteneva i ricordi di famiglia; aprì la finestrella dell’abbaino e si trovò sul tetto; fece tre, quattro passi, forse sorrise ancora chissà, e si buttò.

(152 – quinta puntata)

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Nota.
La storia qui narrata è vera. Ada, la sorella più piccola di mia nonna, venne violentata da un gruppo di soldati, impazzì, fu ricoverata in manicomio e poco tempo dopo essere stata dimessa si suicidò.  Il luogo non dovrebbe essere quello, perché le truppe marocchine sfogarono le loro bestialità tra la Ciociaria e la Toscana, e non risulta che fossero stanziate anche nelle Marche. Quindi o Ada era altrove o non furono truppe marocchine; ma la sostanza non cambia. Luisa l’ho invece inventata io, in omaggio alla Ciociara di Alberto Moravia ed all’immensa Sofia Loren, classe 1934, quasi coetanea di mia madre.

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31 pensieri su “Mamma, solo per te la mia canzone vola: za zà! (V)

    • Si, penso anch’io, anche se l’uomo tende a rifare le stesse bestialità e anche maggiori, magari sotto altre latitudini ma non è detto… ieri leggevo di un’amica americana che sta promuovendo una commemorazione per i bambini vittime delle armi da fuoco. Non riusciamo proprio a fare a meno di violenza, a quanto pare.

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      • e non quanto sia istinto e quanto disagio a vivere con gli altri, o quanto: crudeltà. Penso più la seconda, o la terza, e la fascinazione del dominare che fa sentire un po’ più forti. Non so
        buona giornata, Giorgio
        e alimentiamo buoni pensieri e azioni efficaci, sempre

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  1. Una cruda narrazione per storie che sanno di sangue e sopraffazione, oltre ogni possibile mitizzazione della guerra. E fa ancor più male che, ancora oggi, ci siano persone che ricordino con nostalgia proprio quella volontà che ci portò a tanto sfacelo. Come fa male sentire dei tanti femminicidi in cui si perpetua la ferocia mascolina legata al diritto di possesso sull’altro… Molto apprezzato.
    Un caro saluto

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    • La guerra è atroce, anche nell’epoca delle armi intelligenti… alcuni episodi poi sono particolarmente efferati, e dimenticati per convenienza. Chi poteva scagliare la prima pietra, del resto? Noi, italiani brava gente, in Africa ne avevamo fatte di tutti i colori… la donna come bottino di guerra avvilisce e umilia, così come la donna oggetto posseduto di oggi… proprio stasera passava una “rassegna” di donne uccise da uomini che le avrebbero dovute amare… c’è ancora una bestia rimasta all’età della pietra in tanti uomini.

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      • E’ verissimo amico mio: non c’è guerra peggiore della prima guerra, ovvero di quella combattuta tra le mura familiari, tra persone che dovrebbero amarsi e solidarizzare, soprattutto sapersi lasciare andare quando il gioco ha fine. Ma noi uomini ci prendiamo troppo sul serio ed a sproposito, cercando di rivalerci sui più deboli per quanto ci fanno ingoiare quelli più forti: ci manca il senso umanitario…

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    • Grazie, sono partito da ricordi di mia madre ma ho cercato di farmi un’idea di quello che era lo schieramento dell’epoca. Tanti episodi non li conoscevo, e da spettatore in qualche modo affascinano. La mitologia del liberatore viene intaccata, e l’orrore della guerra risalta oltre ogni romanticismo. Sangue e merda, alla fine, ricordo più o meno una sua definizione, da incorniciare. Mi dispiace che avevo un bel libro su Montecassino e non lo trovo più, mannaggia!

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      • La BALLA dei liberatori è appunto un ennesima cretinata. Si parla delle stragi “tedesche “ma si dimentica che nella Wehrmacht vigeva una discipline di ferro. Esempio gli americani continuano a parlare della strage di Malmedy. ,ma anche a West Point si bisbiglia un riconoscimento che era una “scelta “militare ! (( sic )

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        • Mi sono dovuto informare perché questa vicenda non la conoscevo proprio… I resoconti (ed il processo) parlano di prigionieri fucilati dopo essere stati disarmati… in parte riuscirono a mettersi in salvo. La scelta era quella di non fare prigionieri? Ma non si trattava di “ribelli”, ma di truppe regolari… la fucilazione fu determinata dal tentativo di fuga di qualcuno? Per carità, poi con la convenzione di Ginevra ci si possono anche pulire gli stivali, però un prigioniero dovrebbe essere un prigioniero, no? Oppure la “narrazione” che è stata data non era proprio calzante coi fatti? Mi incuriosisce molto! (poi siamo sempre al punto di partenza: la storia la scrive chi vince, almeno subito… poi toccherebbe agli storici) saluti cordiali

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          • L’uccisione di prigionieri è stato sempre uno dei segreti e misteri in tutte le guerre. Porto un esempio,gli americani NON hanno -quasi mai -raccolto marinai giapponesi -non parliamo di piloti (con la scusa che non volevano essere salvati ) gli italiani abbattuti dagli uomini di Patton in Sicilia,-il celebre Niven avrebbe mitragliato marinai tedeschi nella manica. Un amico sovietico mi ha raccontato che il buon modo di farsi “prendere “prigioniero era di arrendere alla seconda ondata (meno adrenalinici ) se l argomento la interessa posso domandare a un amico (Usa ) di West Point che aveva studiato Malmedy e che -anche -gli americani erano parecchio dubbiosi sulla scelta “professionale “del ufficiale ssera. Che ha confermato la sua “scelta “Questo è uno dei strani casi -sovente i tedeschi -razionalizzavano le decisioni. (Anche i Sovietici ) a differenza degli “alleati “i francesi Non controllavano deliberatamente i loro “coloniali “

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            • A volte concentrarsi sull’episodio sembra irrilevante, uno pensa: cosa sono 60 o 70 morti di fronte ai 70 milioni della carneficina? Qunnado magari un bombardamento tattico ne causava 10, 100 volte tanti, civili non militari, e nessuno veniva incriminato per questo? Forse e’ anche inutile cercare una ragione… qualche prigioniero avra’ tentato la fuga, o qualcuno non ben disarmato ha sparato? Oppure davvero la scelta era di non avere il peso dei prigionieri data l’urgenza dei momenti? Comprendo che e’ utile per l’oggi capire cosa non deve essere fatto: per evitare di mandare in giro persone che possano comportarsi in modo da gettare disonore e discredito sul paese che rappresentano. Oggi poi che i tagliagole ricorrono (anche) alla barbarie sistematica, rimanere pur nel limite di una guerra nell’ambito di civilta’ e’ importante, se no che differenza c’e’? poi un conto e’ parlarne sul divano, come sono io, ed un conto essere li’… con gente con i nervi a fior di pelle e la morte a un passo. Se uno dei tuoi si mette a sparare gli spari? Non so cosa avrei fatto e sono sinceramente contento di non essere mai stato in condizione di deciderlo! buon pomeriggio, qui si prepara la battaglia per le ferie invece! 🙂

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  2. Mi perdo davvero in questi racconti e più ne leggo più mi rendo conto di quanto il passato venga velocemente dimenticato e di quanti insegnamenti si siano lasciati per strada.
    Chi ha avuto la fortuna (anch’io un pochino…) di raccogliere queste storie di vita, ha l’obbligo morale e civile di renderle note prima che il tempo inghiotta le testimonianze e divori le memorie.
    Applaudo al tuo lavoro. Bravo!

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    • Grazie tanto, questo come hai capito e’ il periodo della giovinezza dei miei genitori… storie che mi raccontavano non da piccolo che non avrei capito, ma più grandicello… ero stato un po’ restio a pubblicarle, ma poi e’ stata mia madre a spingermi a farlo, prima che fosse tardi, dice… un saluto

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  3. Uno dei miei rammarichi è non aver saputo apprezzare quello che erano i miei nonni, cioè un grande archivio di storie vissute in un periodo oscuro della nostra storia. Ora che non ci sono più quanto mi piacerebbe starli ad ascoltare…
    Grazie della condivisione.

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  4. Ho ben presente, come tu appunto riferisci: l’accanita resistenza tedesca di Montecassino, con la celebre antica abbazia distrutta, e l’impiego da parte del comando alleato, di parte francese in questo caso (quella parte francese non alleata dei tedeschi con a capo Petain) – di truppe d’assalto marocchine. A cui fu espressamente dato in cambio, in caso di vittoria, la libertà di saccheggio e stupro. I comandi quindi sapevano benissimo cosa sarebbe poi accaduto. Da un lato usavano le truppe di colore come carne da macello, in cambio le premiavano in modo altrettanto sporco.
    Le considerazioni da fare sono talmente tante ma anche talmente ovvie, che preferisco un amaro silenzio.
    Dico solo che conoscere quello che è accaduto ieri è praticamente sapere già quello che ti può accadere adesso da un momento all’altro. Non devono ingannare le etichette diverse, il contenuto non cambia. Non ci si illuda che tanto è roba lontana, bene hai fatto a ricordare.

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    • La vicenda delle truppe marocchine è particolarmente efferata, anche se vista nel contesto dei milioni di morti è forse una quisquilia… è efficace per rompere una certa narrazione, un certo romanticismo come dicevo attorno alla guerra: capire che i buoni non stanno sempre da una parte ed i cattivi sempre dall’altra… fermo restando la considerazione sulle parti giuste (non credo che a parte qualche nostalgico qualcuno si senta di difendere Hitler) e le parti sbagliate. E tuttavia tanti si sono trovati dalla parte sbagliata per puro caso, o per fedeltà ad un giuramento.

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  5. Ho letto la storia tutta d’un fiato! Sono senza parole, anche se la storia di questi stupri la conoscevo dai racconti di mio padre.
    Purtroppo sono storie che spesso la storia vuole nascondere!
    Quanti manuali di storia parlano di queste atrocità?
    Quanti prof affrontano l’argomento?
    Un caro saluto
    Adriana Pitacco

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    • Le cosiddette marocchinate, ovvero le donne stuprate dalle truppe truppe marocchine in Italia, sono abbastanza famose, immortalate come dicevo nel famoso film La Ciociara con Sofia Loren, tratto dal libro di Alberto Moravia. E’ un libro che si dovrebbe ancora far leggere, così come La Storia di Elsa Morante… le atrocità della guerra sono state tali e tante che ricordarle tutte fa male, in primo luogo a chi c’è passato. La responsabilità storica è comunque di chi in quella guerra ci catapultò, non essendo nemmeno richiesto; ma forse, dato che per stessa ammissione di Hitler senza gli italiani avrebbe avuto più chance di vittoria, bisognerebbe riconoscere questo merito involontario. Per il resto, chi le guerre le perde ha sempre torto… e le donne ci vanno sempre di mezzo, da che mondo e’ mondo, purtroppo. Un caro saluto.

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  6. Ci ho messo un bel po’ a leggere tutti i tuoi post arretrati…su questo mi soffermo perchè mi fa rabbrividire. Ti dico solo che vivo in ciociaria, dove le truppe marocchine hanno raggiunto l’apice delle vioenze. Ho conosciuto tantissime persone che almeno hanno avuto una persona toccata da questa terribile vicenda. Alcune sono irripetibili.
    Comunque grazie per la storia della tua famiglia.

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    • Ah, ah, mi sono dilungato un po’ troppo, forse… cerco di scrivere un pezzo alla settimana, ma a volte mi scappa la mano. Questo in particolare ci ho pensato un po’ prima di scriverlo perché qualche parente e’ ancora vivente, e sono storie non proprio piacevoli… resta una forma di pudore ma di più, di vergogna, quasi come se fosse stata una colpa quella di essere state violentate. In Ciociaria si raggiunse l’apice di quell’orrore, ed in effetti sto cercando di capire (anche i ricordi dei narratori a volte vacillano) se Ada in quel periodo si trovasse da quelle parti, magari perché sfollata da Roma o Civitavecchia… ma come dicevo, la sostanza non cambia, con Ada furono decine di migliaia in Italia e in tutto il mondo, vittime di marocchini e non solo… vittime perché donne, principalmente.

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