Mamma, solo per te la mia canzone vola: za zà! (II)

Ma per adesso lasciamo stare le suore, le riprenderemo più tardi.

Nei momenti peggiori, quando da mangiare c’era poco o niente, la nonna Giulia girava per le campagne portandosi dietro la piccola Ida, cercando di muovere a compassione i rudi campagnoli. La piccola doveva fare la faccia più sofferente possibile, parte che le risultava odiosa e la spinse a fare la promessa che da grande non avrebbe più chiesto niente a nessuno. Sembra che la nonna non fosse usa ad indossare mutande, cosa di cui nessuno si poteva accorgere dato che i vestiti arrivavano fino ai piedi; e che fosse capace di fare la pipì in piedi senza farsi accorgere dai vicini. Una bella abilità!

In un paese vicino c’era un parente alla lontana, Boezio, che aveva fama di essere un vero tirchio. Una sera la nonna, con la fame che superava di gran lunga l’orgoglio, andò a bussare alla sua porta. Questo parente aveva dei possedimenti, terreni, case, e viveva da solo con una governante, senza moglie ne figli.
Lo Scrooge accolse le due questuanti con malagrazia, e dopo avergli fatto fare il giro della dispensa, guardare e non toccare, invitò le due a tornare da dove erano venute.
“Ma piove, ed è notte, dove vuoi che vado con la bambina piccola?” – cercò di farlo ragionare Giulia.

La risposta gliela diede con versi che a Ida ancora bruciano:
“Piòe e mal tempè,
a casa d’altri non ce se vè,
se io stessi a casa d’altri
come l’altri sta a casa mia
piglirío la strada e me ne glirío via”¹

Incurante delle suppliche e rimostranze le mandò via; ed anzi, quando Giulia gli passò davanti, le intimò di posare la forma di cacio che si era nascosta sotto il vestito.

Questo Boezio, non avendo eredi, aveva fatto testamento a favore della sua devota governante. Un giorno conobbe però, non si sa come, una donna, una avventuriera romana; si può immaginare con quali arti la maliarda riuscisse a fare breccia tra le difese del misantropo. Sta di fatto che in poco tempo la Circe riuscì a far allontanare la governante, bruciò il testamento e stava per farsi impalmare dal rinvigorito Ganimede. Ma vuoi gli sforzi a cui non era abituato, vuoi l’aver troppo allargato le ante della dispensa, all’improvviso Boezio morì.

Una sera Giulia e Ida erano a teatro, a vedere una commediola della compagnia dialettale del paese, quando ecco presentarsi a loro l’ufficiale giudiziario con tanto di divisa. La vista le spaventò a morte: che voleva da loro?
L’uomo non aveva cattive intenzioni: doveva solo consegnare una lettera del notaio che curava l’eredità del Boezio. Non essendo stato possibile rintracciare eredi diretti, le ricerche avevano stabilito che la consanguinea più prossima fosse Giulia, e pertanto le spettava l’intera eredità! E fu così che Giulia, dopo essersi vista rifiutare una semplice caciotta, divenne proprietaria della fortuna di Boezio: che fortuna davvero era, perché solo per pagare la tassa di successione occorsero dieci milioni di lire, che dovettero naturalmente essere ricavati vendendo parte del patrimonio; l’altra parte fu venduta per pagare i debiti e qualcosa rimase anche da dividersi tra i figli. A mio nonno rimase un gruzzoletto, che va detto a suo onore non sperperò ma tenne da parte per i figli e per la vecchiaia; mia mamma ricorda ancora quelle 250.000 lire che costituirono la sua dote e con la quale anni dopo poté sposarsi.

Ma questo successe un po’ di anni dopo; voglio tornare invece al ’41 e spezzare una lancia a favore di nonno Gaetano.

Innanzitutto rettifico: nel ’41 non era partito volontario per la guerra. Era partito sì volontario nel ’35, quando si doveva andare a conquistar l’Impero; ma nel ’40 si trovava in Francia, per dei lavori che una impresa edile del paese aveva preso in appalto. Quando dichiarammo guerra alla Francia (i francesi non la presero molto bene: la “coltellata alla schiena”, la definirono) gli italiani che erano di là non si trovarono in una buona posizione, cercarono tutti di tornare il più velocemente possibile a casa. Purtroppo lui e i suoi amici vennero bloccati, com’era da immaginarsi, alla frontiera; vennero rinchiusi in un campo di concentramento, nel quale le condizioni erano terribili ma dal quale per fortuna si salvò; quando tornò a casa del bel Gaetano non c’era rimasto molto: pesava meno di 40 chili, aveva perso tutti i denti ed anche i capelli si erano diradati e ingrigiti. Aveva nemmeno 35 anni ma era già vecchio, la malaria se l’era già beccata in Africa, insomma di Amedeo Nazzari ormai c’era rimasto solo il baffetto.

Meglio malandato che morto, tuttavia; forse suo gemello Torello non la pensava allo stesso modo, ma questa è una storia che vi racconterò la prossima volta.

(145 – seconda puntata)

dichguerra

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