España cañí

Quello del turista è un mestiere impegnativo. Specialmente per un Ossimoro come me, che se ne starebbe beatamente in panciolle tutto il giorno con il suo libro ed un bicchierino di vino.

Una volta, quando non c’era Internet, era più facile. Innanzitutto si andava molto meno in giro. La prima volta che insieme alla mi señora visitammo la Spagna, che coincise come vi ho raccontato con il giorno che il mio secolo finì, ci mettemmo un bel po’ a scegliere la destinazione, e per tutte le prenotazioni ci rivolgemmo ad una agenzia di viaggio, oltre a doverci rivolgere alla banca per munirci di pesetas e travellers cheque.

Bisogna ammettere che la moneta unica ha molto semplificato lo scambio all’interno dell’Europa. Se non altro quando si è all’estero non si è costretti a portare la calcolatrice per capire quanti soldi si stanno spendendo. Gli altri vantaggi specialmente di questi tempi non sono evidentissimi. Ci bombardano tutti i giorni dicendo che uscirne sarebbe una catastrofe che anche la sciagura di restarci così com’è sembra rassicurante. La sensazione non molto piacevole è quella di essere tenuti per gli zebedei da dei cravattari.

Oggi tra Booking, Trivago, Tripadvisor, Ryanair e quant’altro ognuno diventa agenzia di viaggio di se stesso; avendo tempo e qualche soldino si può decidere di andare a passare un weekend in qualsiasi paese scegliendo il volo più economico possibile e portando il minimo bagaglio possibile.

A proposito di bagaglio, abbiamo passato una giornata a Toledo, antica capitale, stupenda cittadina ottimamente collegata a Madrid con i treni ad alta velocità; la cattedrale è un gioiello storico ed artistico; ho riflettuto sul fatto di conoscere pochissimo la storia spagnola come peraltro quella di quasi ogni paese e mi sono ripromesso di tornare per visitare il museo della cultura visigota. Avvincente la storia di questo popolo che pressato dagli unni chiese di poter entrare nell’Impero Romano in decadenza e finì poi per contribuire a disfarlo; sembra quasi storia di oggi.

Il bagaglio dicevo non mi ha aiutato perché avrei portato volentieri a casa una lama di Toledo, utilissima di sera sui treni delle Ferrovie Nord, ma a malincuore vi ho dovuto rinunciare perché non avrebbe superato i controlli di sicurezza dell’aeroporto.

La Camera ha approvato delle modifiche di legge in materia di legittima difesa notturna. L’iter proseguirà al Senato; speriamo non sia l’inizio del far west: ho sempre in mente l’atleta sudafricano Oscar Pistorius, il velocista senza gambe,  che in Sudafrica ha sparato alla fidanzata credendo (dice lui) che ci fosse un ladro in bagno.

Dunque siamo tornati a Madrid dopo più di 25 anni. Personalmente mi sento un po’ a disagio nell’andare in giro oggi. Voglio dire, non che non mi piaccia, ma sentirmi dentro al meccanismo del turismo di massa mi fa sentire un po’ un pollo in batteria. Anche se le città architettonicamente rimangono uguali, o magari si abbelliscono, l’impressione è che si amalgamino sempre di più; le stesse catene, gli stessi negozi, addirittura gli stessi prezzi… e gente che corre da una parte all’altra non tanto per vedere e capire, quanto per far vedere agli altri di esserci stato, di segnare un’altra tacca sul calcio del proprio I-Phone.

Oggi la gente del mondo si sposta molto di più; chi in aereo e chi in barcone, chi come me privilegiata per divertimento (o cultura se vogliamo esagerare) chi per cercare una vita migliore.

Non è elegante parlare di barconi dopo essere stato a bisbocciare, me ne rendo conto. Sono sempre più convinto che se le contraddizioni e ingiustizie del mondo non vengono risolte a partire da dove sono più gravi non ne usciremo. L’approccio solo caritatevole non basta, non può bastare e arrivo a pensare che sia addirittura deleterio: bisogna che in quei posti il popolo si prenda il potere, con le buone e se necessario con le cattive.

Di Madrid porterò a casa, alla rinfusa, i ricordi di: Il Palacio Real con l’Armeria, Il Prado e specialmente l’aula con i dipinti visionari di Jeronimus Bosch, i vù cumprà attrezzatissimi con lenzuoli legati con corde cucite agli angoli che gli permettono di trasformarli velocissimamente in sacco all’arrivo dei vigili e della polizia (molto presenti); la sangria e la paella che ho avanzato perché mi ero riempito troppo di tapas; il Parco del Buen Retiro con il laghetto artificiale; la Vecchia Cattedrale di San Isidro, ma anche la nuova di Santa Maria de la Almudena; la quantità di locali per mangiare e bere e la quantità di persone che mangia e beve; la tariffa calmierata dei taxi dall’aeroporto al centro; un valente suonatore di dixieland che è andato avanti per due ore sotto le finestre dell’albergo a scassarci i cabasisi a deliziarci; delle persone che sembrava scattassero foto a caso ma mi inquadravano e mi hanno fatto scattare la paranoia; l’orsa nella piazza della Porta del Sol, da cui parte tra le altre una via dove di sera si prostituiscono delle ragazzine; la trippa alla madrilena che ho mangiato in una taverna e che ha portato il mio colesterolo nel sangue a livelli preoccupanti; Guernica di Picasso, che avevo visto in copia al Palazzo Reale di Milano; i boccadillos con i calamaros; Plaza Mayor sempre suggestiva dove abbiamo mangiato nello stesso ristorante di 26 anni fa.

Questo è stato uno sbaglio che ci ha procurato una grande delusione: allora, circondati da madrileni,  avevamo gustato una paella spettacolosa, almeno così ci era sembrata anche perché era la prima che mangiavamo in vita nostra; stavolta, circondati da turisti come noi, una paella triste. I camerieri però erano abbastanza stagionati e avrebbero potuto benissimo essere quelli di allora. Ma è passata la Fornero anche in Spagna?

Passeggiando per il centro ci siamo imbattuti in una taverna dal nome evocativo di España cañí, che in effetti mi ha fatto tornare in mente che quando suonavo con l’orchestrina questo era uno dei pezzi forti del nostro fisarmonicista Mauro; un famosissimo paso-doble che faceva la gioia dei ballerini più abili.

Anche La Spagnola suonavamo, “stretti stretti nell’estasi d’amor, la Spagnola sa far così..”, e a proposito di spagnola con rammarico segnalo che allora avevo notato molte più madrilene con caratteristiche fisiche adatte alla pratica, se mi seguite; ora troppi fisici atletici e nervosi scolpiti da eccessi di diete e palestre, servirebbe un po’ di ciccetta in più.

Bella Spagna! Infischiamocene se gli invidiosi nordeuropei ci hanno accomunati nell’odioso acronimo Pigs, insieme ai fratelli portoghesi e greci. Che la smettano quei fanatici mangiatori di aringhe e sanguinacci di romperci le scatole! Viva el jamon, viva el sol, felicidad y salud a todo el mundo!¹

(137 – continua)

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¹ Non sono sicuro che si scriva proprio così dato che lo spagnolo lo orecchio solamente. Spero che il senso sia chiaro.

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26 pensieri su “España cañí

  1. Che meraviglia di paella che ci butti in primo piano!…Altra Spagna quella che ricordo io: ci voleva il passaporto per entrarci, Franco era appena morto. E Tejero voleva metterci del suo per proseguire col franchismo. Però gli è andata male. Del resto in pochi si ricordano cos’era l’Europa ancora nei primi anni ’70… Se lo ricordassero, di sicuro non vedrebbero l’Europa di adesso come oppressione e sfruttamento, ma come possibilità. A Madrid non ci sono mai stato. Però, adesso, leggendoti, mi sembra di esserci stato…
    Grazie per il viaggio

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      • Hai ragione… e’ meno spettacolare di altre capitali europee, in fondo è anche molto più recente; però ha molta vivacità, trasporti pubblici efficienti, molte cose da vedere e da fare… l’impressione e’ di una città per giovani con grande attenzione alla cultura, il fatto che quasi tutti i musei siano aperti gratis dalle 18 di sera in diversi giorni della settimana e’ una gran bella cosa. E a parte Plaza Mayor, ormai solo frequentata da turisti, tanti posti per mangiare e bere a prezzi onesti. Credo che tornerò prima di venticinque anni, se riesco… tu vai spesso in Spagna, dicevi, sei stata a Valencia? Vorrei andare l’anno prossimo, dammi qualche buon consiglio…

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    • La paella in effetti è quella che non siamo riusciti a finire… abbiamo voluto fare gli autoctoni e alle 20 ci siamo presi aperitivo e tapas; alle 22 cena, ma non sono i nostri orari… al nord poi che al massimo alle 19:30 facciamo cena! Le altre sere siamo stati più assennati. Se andrai dimmelo che ti passo i nomi di due-tre posti dove abbiamo mangiato bene! E’ vero, sugli anni 70 e specialmente la prima metà e’ calato un velo di oblio… i colonnelli in Grecia, la Spagna ancora sotto dittatura, il Portogallo… i colpi di stato in Turchia; e quello abortito qui da noi… sicuro che l’Europa unita e’ un grande passo avanti, ma questa costruzione non funziona… e non può reggere solo per la paura dei populismi. Deve cambiare, o crollerà, e farà un gran botto, temo…

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      • Sono le nuove generazioni a doversi rimboccare le maniche per aggiustare i meccanismi e regolare quanto non funziona… Sai una cosa? Mi vengono in mente i primi tempi della lega rampante e di Toma ladrona.Dicevano che l’Italia non funzionava. Che era tutta da rifare. Quindi meglio non perdere tempo ed andarsene per conto proprio. L’aria che tura rispetto all’Europa è la stessa: non finziona, dunque andiamocene. Senza nemmeno darsi da fare per rifondarla. E’questo il vero problema: se tutti costoro, invece di sbracciarsi per guadagnarsi un posto in politica, affondando il tutto, si dessero da fare invece per cambiare l’Unione in senso vero, sarebbe tutta un’altra cosa. Invece abbiamo soltanto individui marci e furbi come la LePen, Farrage, Salvini… Pronti ad intascare quattrini dall’Europa per poi spararle addosso, tranne poi quando gli si chiede di resttuire il malloppo… Ci hai presente la GB e la Brexit? Vogliono andarsene dall’Unione senza onorare gli impegni economici già presi.Però vogliono mantenere tutti i privilegi del mercato comune, tenendo a bagnomaria i cittadini comunitari che vivono in UK, mentre i loro si beano dell’extraterritorialità che è nè carne nè pesce. Insomma: il trionfo del Verdone che se ne va a vivere da solo, ma a spese dei genitori.
        Ecco ciò che, a mio modesto avviso, finirà per causare un bel botto: se gli egoismi e l’irresponsabilità avranno la meglio, sarà un disastro totale, una guerra di tutti contro tutti peggio delle ultime due…

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        • Ma non ci possiamo aspettare da Farage Salvini o Le Pen che cambino… sono le forze cosiddette responsabili che dovrebbero farlo e non lo fanno, correndo verso il suicidio … basta guardare in Francia, Hollande aveva grandi propositi, ma non è stato capace ed alla fine ha dissolto il suo partito… la Germania tiene perché sta prosperando sulle disgrazie altrui, ma se questa è la solidarietà europea, si capisce come si ingrossino quelli che dicono meglio fuori… insomma, non vedo capacità e volontà politiche. Come dicevo, si tira a campare con lo spauracchio del populismo, come facevano con lo spauracchio del comunismo..

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          • Concordo pienamente con il tuo ragionamento, mio caro gio: sono le forze che si dicono antipopulistiche a dover fare gioco, cercando di governare i processi storici ed economici, facendo in modo che non ricadano del tutto sulle popolazioni. Ma ciò presupporrebbe un cambio di mentalità che non c’è nemmeno nel basso. Proprio oggi ho sentito di una tizia nelle Puglie,che si è appropriata di milioni di euro destinati al fondo contro il pizzo, probabilmente con l’aiuto di politici che hanno deviato un rivolo di rimborsi nelle sue tasche. Di fronte a questi casi, come si fa a dare solo la colpa alla Germania ed alle politiche dei paesi nordici? E non parliamo del caso Alitalia e delle banche: ce ne sarebbe abbastanza per metterli tutti quanti in galera. Ma questi non ci andranno mai. Casomai saremo noi a pagare. La cosa sarebbe comica non fosse cosi tragicamente estesa e pervasiva: la società è marcia nei suoi tessuti. Il populismo è solo il confondere le acque deviando l’attenzione di alcuni e permettendo ai partiti al potere di nascondere le proprie ed altrui responsabilità. In poche parole, quel che vorrei dire è che l’uno è funzionale all’altro, in quella sorta di politica gattopardesca alla quale non si sottrae nessuno nell’ambito europeo. Solo che, in paesi da sempre solidi economicamente, può essere dissimulata; in paesi deboli e fragili come il nostro c’è ben poco per dissimularla, si può solo ostentarla con pervicacia e faccia di bronzo, la stessa di quella tizia dell’associazione di vittime del raket…

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            • Non avevo sentir quella dell’antiracket… la malattia della corruzione e’ endemica, ieri per caso sono capitato su un programma che parlava dello scandalo della costruzione del “palazzaccio”, il tribunale, a Roma nel 1911.. per fortuna non c’era la Raggi se no davano la colpa a lei… scherzo… vorrei che questa classe dirigente, questi partiti, che si riempiono la bocca di Europa, si comportassero di conseguenza… come si può stare insieme facendosi una concorrenza spietata, costringendo a privatizzare le aziende pubbliche per comprarle a due soldi, rubandosi i “ricconi” l’un l’altro con le flat tax? Se stiamo insieme ci sarà un perché, cantava Cocciante, ma bisogna che si riscopra che tanto Macron o non Macron salta tutto lo stesso…

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  2. Globalizazzione in tutto…meno male che resta un po’ di cucina e i monumenti.
    Non sono contraria all’integrazione, ma essere cittadini dl mondo per trovare cloni mi fa quasi pensare che resto a crogiolarmi nella mia Roma, che per girarla tutta altro che una vita ci vuole 🙂

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  3. Avverto anche io la sgradevolezza di esser parte del turismo di massa e quel di angoscia e fastidio nel percorrere vie tutte uguali, il centro di Madrid, di Parigi, di Berlino, di Budapest ha gli stessi negozi, la stessa merce, la stessa tipologia di turisti che vanno a comprare le stesse cose che troverebbero a casa propria…

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    • Già nel 2009 tornammo a Vienna dopo 20 anni e l’impressione fu quella, di una città che aveva perso personalità, l’atmosfera era cambiata… ricordo che un uomo, sentendoci commentare questo ed evidentemente capendo l’italiano, ci disse che era d’accordo, anche lui sentiva così la sua città. In confronto forse proprio le nostre hanno mantenuto più originalità. Sui souvenir mi ha colpito a Toledo che vendevano anche i coltellini svizzeri. Ma come, avete le lame di Toledo e vendete i coltellini svizzeri? Ma quelle le compro a Chiasso!

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    • E’ un pò velata di nostalgia, un po’ per quello che si è perso e parecchio per i ventisei anni in meno… la corrida accidenti non sono riuscito a vederla nemmeno stavolta, ma temo che dovrò partire da solo. Ho sempre un pò di ritrosia a parlare di viaggi, provo come un fondo di senso di colpa. Penso ai miei, e ai tanti come i miei, che hanno lavorato tutta una vita e l’unica vacanza che hanno potuto fare magari è stato il viaggio di nozze… gente di una volta, con meno grilli per la testa ma con le idee più chiare, gente capace di fare sacrifici. Grazie per i complimenti, queste sono bazzecole, le sue si che sono cronache avventurose!

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  4. prendendo spunti qua e là, mi permetto di suggerirti un’idina per quando tornerai in Spagna a visitare il museo della cultura visigota: una minicrocera (barcone per naviganti privilegiati), così potrai anche portare in Italia la “lama” che comprerai a Toledo (conosco il suo splendore) … il est facile ^_^

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