Abbasso la quinoa!

Non sono una persona schizzinosa nel mangiare. A parte la panna nel latte mattutino, che non sopporto, ed il grasso nel coniglio che mi disgusta, mangio e bevo di tutto. Non soffrendo di particolari intolleranze se non verso talune persone e non dovendo attenermi ad un regime alimentare ne per motivi medici ne per motivi religiosi mi nutro sobriamente ma con sporadici e gioiosi eccessi e tengo fede alla natura biologica umana che è quella di essere animali onnivori.

Rispetto chi fa scelte alimentari diverse ma alcune forme di fondamentalismo cominciano sinceramente ad urtarmi; non patisco complessi di inferiorità verso chi liberamente decide di cibarsi esclusivamente di vegetali; non mi sento particolarmente in colpa nel mangiare costolette di agnello a Pasqua o qualche fetta di salame ogni tanto e le autoassegnate patenti di superiorità morale di certi salutisti mi fanno sorridere.

Anche le tirate pseudo-scientifiche mi stanno diventando insopportabili: e la carne fa venire il cancro, e il latte è dannoso… parto dal presupposto inoppugnabile che la vita media italiana, grazie in gran parte a quello che mangiamo, è arrivata a livelli record nel mondo. Dice: si, ma senza carne camperesti di più e meglio. E pazienza, mi accontenterò di campare un po’ di meno e peggio anche se ne dubito, perché al solo pensiero di una vita di insalata la mia joie de vivre (e non solo) scema, si affloscia, si spegne. E poi: ma quanto diamine vorremo campare? Ad un certo punto di qualcosa bisognerà pur morire, e che cavolo!

Le intolleranze, di qualsiasi genere, sono in crescita. Parlando di quelle alimentari, su questa crescita si è sviluppata una fiorentissima industria con fatturati miliardari, tanto che viene da chiedersi quante di queste siano vere e quante inventate per far fare soldi a chi vende gli integratori o i cosiddetti cibi funzionali. Possibile che nel giro di poco tempo il paese del pane, della pasta, della pizza e della polenta sia diventato il paese del glutine-free? Stento a crederlo.

A proposito di intolleranze, giusto per dar ragione a mio figlio che a volte si chiede dove io abbia lasciato la divisa da balilla, dirò che mi trovo d’accordo con la mia scimmia nuda sui seguenti argomenti: a) le Ong le Onlus le Caritas e tutte le cooperative devono essere estromesse dalla gestione dei migranti. Lo Stato deve prendere in mano in prima persona questa questione perché ci stanno mangiando in troppi b) sono d’accordo con Orban che ha messo fuori legge l’università di Soros. Non dimentico, io, che i peggiori attacchi alla lira sono partiti da questo signore. Se le tenga le sue università c) sono d’accordo con la Germania che ha deciso di non ammettere donne velate integralmente nei posti pubblici. Non è il momento di andare in giro mascherati d) i turchi hanno tenuto in ostaggio per due settimane un nostro connazionale (come quelli di altre nazioni) per non farci parlare del loro referendum. Vogliamo dirlo?

Non mi riconosco nei connazionali che, quando sono in giro per il mondo, vanno alla ricerca di ristoranti italiani o non resistono alla tentazione di chiedere un piatto di pasta per poi lamentarsi della cottura o del condimento. Sebbene sia intimamente convinto che la nostra cucina sia la migliore del mondo mi piace provare ogni schifezz le pietanze che hanno reso gli altri abitanti del pianeta quello che sono.

Ma ecco che, in omaggio alla globalizzazione, senza bisogno di recarsi nei posti più remoti per gustarli ci ritroviamo invasi da cibi che nella nostra mensa non si sono mai ne visti ne sentiti, e di cui personalmente non sentivo la mancanza, promettendoci paradisi di salute e benessere.

Prendete ad esempio la quinoa:
Originaria del Sud America, la quinoa è un alimento altamente digeribile, molto proteico e con poche calorie, dunque adatto ad ogni dieta; il suo delicato sapore, inoltre, ben si sposa con molte preparazioni. In più, porta numerosi benefici al nostro organismo, perché contiene fibre e minerali come fosforo, magnesio, ferro e zinco.

Sono davvero grato a quei popoli andini che si privano di tanto ben di Dio perché noi, intolleranti o semplicemente troppo sazi, possiamo goderne.

Meraviglia che, pur avendo a disposizione questo cibo degli dei, parecchi di loro siano costretti per sbarcare il lunario a venire in Italia a fare i corrieri express o i tuttofare di pulizie, cibandosi forse meno nobilmente ma almeno più frequentemente.

Da povero analfabeta alimentare qual sono, considerando che questa parte del mondo è prosperata per secoli pur essendo all’oscuro della quinoa, mi chiedo: continuerà così? E il dubbio mi assale.

(136 – continua)

Quinua

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14 pensieri su “Abbasso la quinoa!

  1. Riguardo alla gastronomia all’estero, potrei scriverci un romanzo.
    Ovunque vado cerco di assaggiare i piatti tipici: sono i migliori, sono gli originali (non interpretazioni adattate ai gusti dei turisti), sono fatti bene, conosco ricette nuove e apprendo qualcosa della cultura locale. Appena posso scelgo anche ristoranti (bar, trattorie, brassserie, pub,…) tipici in cui vanno a mangiare i locali: cerco di mimetizzarmi nell’ambiente e “assorbire” il 100% dell’altmosfera. Domando SEMPRE al cameriere che bevanda consiglia di abbinare al cibo (se poi e’ il vinello di suo zio, sconosciuto fuori dalla localita’, lo assaggio subito) e, se non conosco la preparazione, chiedo consiglio (se non e’ ovvio) su come mangiarla (per esempio se ci sono 3 salse che non riconosco chiedo che cosa sono e a che pietanza vanno abbinate). Facendo cosi’ non ho MAI mangiato “schifezze”, come dicono gli italiani che disprezzano tutto cio’ che e’ diverso da quello che cucina la loro mamma.
    Riguardo ai ristoranti intaliani all’estero, ho scritto qui:
    https://lingeelinge.wordpress.com/2013/10/17/scegliere-il-ristorante/
    Ho anche conosciuto un britannico, che vive in Spagna, che mi ha detto che al primo viaggio in Italia era molto scettico riguardo alla gastronomia (il primo straniero che non si aspetta “le meraviglie della cucina italiana”), vista la proposta nei ristoranti in UK. Ha avuto conferma di come la cucina italiana in UK (ma mi sento di dire ovunque) fosse storpiata per adattarla alle aspettative dei clienti stranieri.

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    • Sicuramente fare esperienza della cucina locale è uno dei piaceri del viaggiare, almeno secondo me, e vale anche all’interno del proprio paese perché ci sono varietà e specialità diverse da regione a regione, da provincia a provincia, da paese a paese… a dir la verità schifezze non mi è mai capitato di mangiarne… forse la cosa peggiore in ristorante birmano (mi pare) a Londra , il riso odorava di piedi… 🙂

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  2. Riguardo alla carne: a me piace e parecchio. Sono altresi’ troppo curiosa di scoprire ricette, da provare parecchie rpeparazioni con le verdure.
    Riguardo ad allergie e intolleranze: quando ero piccola venivano considerati capricci, oggi siamo all’estremo opposto. Resta vero che allergie e intolelranze vanno prese per quello che sono e sul serio.

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    • Naturalmente, quelle vere vanno trattate seriamente. Che poi l’aumento ci sia davvero, causato da vari fattori tra cui il cibo che mangiamo, è vero… ma in tanti casi è la moda che fa fare certe scelte, e gli interessi non tanto dei produttori che prendono pochissimo, ma delle multinazionali che commercializzano. Poi ognuno mangi come vuole… basta che non cerchi di imporlo agli altri…

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  3. Mi piace la quinoa ma mal sopporto l’atteggiamento di sposare subito una opinione solo perchè “quel tale dice che” e non si sa nè chi sia quel tale nè cosa significa ed implica quello che quel tale dice. Evviva, sempre, l’opinione informata e il confronto.

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  4. La quinoa la mangio e mi piace molto anche se, fino a non molto fa, ne ignoravo l’esistenza. Credo che in ogni caso sia solo una questione di abitudine alle novità… Ti racconto due aneddoti.

    Oggi li mangi i kiwi? Eppure trenta anni fa erano una novità come oggi la quinoa… A tal punto che, in una pietra miliare della storia della musica, nel 1989 un giovine cantautore cantava “e mangiano i’ kiwi gli fa schifo i’ prosciutto, son vegetariani poi mangian di tutto. ahi ahi ahi ahi ahi i figliol di troia un moian mai!” (per la cronaca il giovincello smise di cantare e qualche anno dopo divenne un noto regista cinematografico).

    La mia mamma racconta che quando era bambina (quindi tra gli anni ’30 e ’40) arrivò in Italia un frutto esotico che (almeno nelle classi basse) non avevano mai visto e che le pubblicità dicevano che contenesse le stesse sostanze di un uovo… il frutto misterioso era la banana!

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    • Tra l’altro sembra che stiano cercando di coltivarla anche da noi, la quinoa… ma io credo di poter resistere anche senza. Le abitudini e i gusti cambiano, non c’è dubbio, e quello che ieri era strano oggi è normale, e domani sarà vecchio… se è un cibo valido davvero durerà, altrimenti tra un pò ce ne saremo dimenticati. Poco tempo fa avevo sentito parlare di un’erba miracolosa, la moringa, ma non mi pare abbia poi avuto grande successo. magari deve ancora scoppiare!

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